Addio Bud, gigante dal cuore d’oro

Bud Spencer

Bud Spencer

Il tempo di salutare il regista Giuseppe Ferrara ed ecco che un altro lutto colpisce il cinema italiano: è morto ieri, lunedì 27 giugno, a Roma, Bud Spencer, il corpulento Bambino di Trinità, lo sbrigativo Piedone, poliziotto dal cazzotto facile, giusto per citare alcuni titoli, tra i più famosi, di una vasta filmografia. Se ne è andato alla sua maniera, con l’umiltà che contraddistingue i puri di cuore, rivolgendo un grazie a quanti gli stavano accanto, come il figlio Giuseppe, che ne ha dato al notizia via twitter. All’anagrafe risultava come Carlo Pedersoli (Napoli, 1929) e nella sua biografia, prima ancora del cinema, risalta un palmares sportivo di tutto rispetto: punta della Nazionale di nuoto e pallanuoto negli anni ’50, con entrambe le quali partecipa alle Olimpiadi (Helsinki,1952, Melbourne, 1956), centroboa per la squadra della Lazio vincitrice dello scudetto nel ’56, detentore per dieci anni del record italiano dei 100 metri stile libero (59 secondi e un decimo nel 1950, per la prima volta si scende sotto il minuto), conquistando poi il titolo italiano anche nei 100 rana.

6Sul grande schermo, a partire dal 1967, sul set di Dio perdona…io no! (Giuseppe Colizzi), il nostro impiegò invece il nome d’arte Bud Spencer, omaggio alla sua birra preferita e all’attore Spencer Tracy; prima aveva preso parte con il suo reale nome in qualità di comparsa a film come Quo vadis? o Annibale per ricoprire il suo primo vero ruolo in Un eroe dei nostri tempi, 1955, di Mario Monicelli.
Nel citato Dio perdona…io no! recitava accanto ad un tale Mario Girotti, alias Terence Hill, con il quale costituirà una delle coppie più famose del cinema italiano, con tanti film di successo, basati su trame magari ingenue, a volte anche ripetitive, ma di sicura presa presso il pubblico, in particolare quello più giovane, che non si stancava mai di rivedere le loro avventure. Ecco Bud, gigante buono, spesso trascinato suo malgrado in varie avventure dal compare Hill, con il quale ristabilisce i torti subiti dai più deboli menando sberle a più non posso, ricorrendo spesso ad un sempre più perfezionato e risolutivo pugno a martello, in uno stile da cartone animato, dove dopo ogni scazzottata ci si rialza sempre, dovesse anche cascarti un masso in testa, magari con qualche dente rotto e indolenzimenti vari…

indexIl sodalizio vero e proprio tra i due prese avvio con Lo chiamavano Trinità (1970, E.B. Clucher, alias Enzo Barboni), che arrivò in un momento di crisi del nostrano spaghetti-western, ormai spremuto all’inverosimile.
Trasformato in commedia, il citato genere riuscì ad andare avanti per un po’, anche se secondo molti fu una sorta di virus che impedì la realizzazione di western “seri”.
Si proseguì con …Continuavano a chiamarlo Trinità (1971, sempre Clucher regista), e poi giunsero titoli ormai cult, commedie quali …Altrimenti ci arrabbiamo! (1974, Marcello Fondato) o Io sto con gli ippopotami (1979, Italo Zingarelli) per arrivare stancamente a fine anni ’80, dove complici i cambiati gusti del pubblico, ora più attento e smaliziato, copioni ormai odorosi di déjà-vu, ed anche l’età che avanza, non fu più possibile riproporre gli stessi stilemi e Botte di Natale (1994, regia di Hill) ne rappresenta l’estremo, e anche patetico, tentativo.

piedone-lo-sbirro-2Il nostro caro Bud ha comunque girato circa una trentina di pellicole come protagonista unico (la serie ad opera di Steno iniziata con Piedone lo sbirro, 197373, poliziotto atipico e dai modi spicci, proseguita con Piedone a Hong Kong, 1975, Piedone l’africano, 1978, Piedone d’Egitto, 1980), con incursioni nel cinema d’autore (Quattro mosche di velluto grigio, Dario Argento, 1971; Torino nera, Carlo Lizzani, 1972; Cantando dietro i paraventi, Ermanno Olmi, 2003), e ha preso parte a varie serie televisive (Big Man, 1988; Detective extralarge, 1991-1997; Noi siamo angeli, 1997; I delitti del cuoco, 2010), dal buon successo di pubblico. Protagonista, da solo o insieme all’amico Hill, di commedie alla buona, popolari (nel senso “alto” del termine), Bud meriterebbe maggiore considerazione ed una certa rivalutazione dalla critica cinematografica, se non altro per le spontanee risate che ha saputo elargire, da solo o insieme al “compare” attraversando varie generazioni, come testimoniano i ripetuti e sempre premiati passaggi televisivi delle tante pellicole interpretate. Addio Bud, sarai per sempre il nostro eterno, eroico, gigante con il sorriso da bambino e il cuore d’oro.

(Modifica di un mio articolo, pubblicato in data 06/11/2009 sul blog, nella ricorrenza degli 80 anni di Bud Spencer)

2 risposte a “Addio Bud, gigante dal cuore d’oro

  1. Sì, meriterebbe una maggiore attenzione dalla critica, perché i suoi film nonostante tutto sono i più trasmessi e i più seguiti, ti fanno trascorrere quelle poche ore in totale spensieratezza e con sane risate senza alcuna volgarità e non ci si stanca mai di rivederli, io per primo.

    • Ciao Fabio. Era l’unico cruccio espresso da Bud Spencer riguardo la sua carriera, pur nella gioia di sapere quanto il pubblico apprezzasse anche a distanza di tempo i suoi film, con tanto di passaggio generazionale. Grazie della visita e del commento, un saluto.

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