Alice attraverso lo specchio

alicettlg_payoff_1-sht_v13_sm_jpg_1400x0_q851875. Alice Kingsleigh (Mia Wasikowska) fa ritorno a Londra, dopo tre anni trascorsi a bordo della propria nave, ricalcando le orme paterne nell’instaurare ottimi rapporti commerciali con la Cina.
E’ divenuta un abile capitano, tanto da riuscire a sfuggire con perizia e sprezzo del pericolo ad un attacco dei pirati al largo dello stretto di Malacca.
Purtroppo il rientro non sarà del tutto lieto, oltre ai consueti pregiudizi la giovane donna si trova infatti a dover affrontare il suo ex promesso sposo Hamish Ascot (Leo Bill), sempre più amebico e sinistramente mellifluo, il quale non solo ha rilevato la compagnia di navigazione un tempo appartenuta al padre di Alice, ma intima a quest’ultima di cedergli la nave, altrimenti dovrà rivalersi sulla casa, ipotecata dalla madre durante la sua assenza. Disgustata e piena di rabbia, Alice si allontana di corsa dalla dimora degli Ascot, ma una volta incontrata una splendida farfalla blu, palesatasi come il Brucaliffo di un tempo, viene invitata a seguirla, fino ad attraversare uno specchio, trovandosi presto in un posto a lei noto, Underland, il Sottomondo.

Mia Wasikowska

Mia Wasikowska

Ed ecco i suoi vecchi amici: Bianconiglio, Stregatto, Ghiro, Leprotto Marzolino, Pancopinco e Pincopanco, Mirana la Regina Bianca (Anne Hathaway), anche loro, purtroppo, ambasciatori di brutte notizie.
Il Cappellaio Matto (Johnny Depp) ha perso la sua moltezza, dopo aver intuito che i suoi familiari, dati per scomparsi in seguito all’attacco del Ciciarampa, potrebbero essere ancora in vita. Unico rimedio possibile per la guarigione è costituito dal ritornare indietro negli anni, così da sincerarsi sulla morte o meno dei propri cari.
Una nuova impresa per Alice, la quale però dovrà fronteggiare Tempo (Sacha Baron Cohen) per poter usare la cronosfera, il cui utilizzo fa gola anche alla perfida Iracebeth, la Regina Rossa (Helena Bonham Carter)…
Sequel di Alice in Wonderland (2011), più che fedele trasposizione del secondo romanzo di Lewis Carroll (Through the Looking-Glass, and What Alice Found There, 1871), Alice attraverso lo specchio resta sempre sotto l’egida Disney ma con un avvicendamento dietro la macchina da presa (James Bobin in luogo di Tim Burton, ora produttore), mentre la sceneggiatura è ancora opera di Linda Woolverton.

Johnny Depp e Mia Wasikowska

Johnny Depp e Mia Wasikowska

Così come non avevo al tempo particolarmente apprezzato la trasposizione burtoniana, devo ripetermi per questo secondo capitolo, egualmente compresso tanto da logiche di facile fruibilità quanto da effetti digitali certo pregevoli ma tendenti a soverchiare la visionarietà propriamente detta, puntando più sulla facile mirabilia visiva pronto uso che sul traino immaginifico tipico di quel mondo parallelo, caoticamente grottesco ed irriverente, creato da Carroll, idoneo ad irridere nella sua caratterizzazione, forte di nonsense, calembour e personaggi bizzarri, la rigida moralità vittoriana. Woolverton e Bobin al seguito non fanno altro che servirsi di quanto già delineato, anche figurativamente, nel precedente film ed aggiungere un pretesto narrativo piuttosto abusato, la “passeggiata” temporale attraverso la quale non sarà possibile imprimere un nuovo corso agli eventi della storia, ma, piuttosto, delineare una graduale maturazione del singolo individuo a prendere consapevolezza di essere faber fortunae suae, avere nelle mani il proprio destino.

Sacha Baron Cohen

Sacha Baron Cohen

Se non si possono alterare gli avvenimenti ormai trascorsi, è possibile però apprendere da essi, dandosi da fare perché tutte le caselle vadano al loro posto, assicurando al’interno del mosaico della vita un avvenire migliore per sé e i propri cari.
Si offre dunque spazio all’interno del film, forza venite gente, paghi uno e ne prendi due, anche ad un prequel, spiegando, sempre senza osare alcun slancio inventivo che vada al di là della mera razionalità didascalica, il motivo della “stranezza” di alcuni personaggi, dal conflitto genitoriale del Cappellaio (un Johnny Depp al minimo sindacale di gigionismo, in parte è un bene) alla causa principe del perché la macrocefala Regina Rossa preferisca essere odiata piuttosto che amata (per dirla con Troisi più che un complesso tiene in testa un’orchestra intera …), con i presunti buoni, l’affabile Regina Bianca (Hathaway quanto mai incolore fra leziose moine e sorrisini d’ordinanza), a celare i loro bravi scheletri nell’ armadio. Dell’intero cast forse Cohen, pur confondendo spesso e volentieri il senso del grottesco con l’essere sopra le righe, è l’unico ad offrire un’interpretazione nel complesso convincente.

Helena Bonham Carter

Helena Bonham Carter

Così come nel precedente Alice in Wonderland, scenografie e costumi (rispettivamente Dan Hennah e Colleen Atwood) appaiono certo rimarchevoli (molto bello il contrasto fra lo scintillante vestito cinese di Alice e il grigiore dei vestiti propri dei componenti dell’alta società, en pendant con l’arredamento), ma non contribuiscono, al di là del loro luccichio in guisa di panem et circenses cinematografico, a far sì che la fantasia dal sogno si proietti nella realtà per poi compiere il percorso inverso.
I riferimenti sull’importanza dei valori familiari, così classicamente Disney, alla pari del recente, e benvenuto, slancio di personalità delle varie protagoniste femminili (da La bella e la bestia in poi), normalizzano Alice all’interno di un percorso iniziatico già scritto, a disagio in ambedue i mondi fin quando non riuscirà a costruirsi una realtà tutta sua, rafforzata dall’autoaffermazione e consapevolezza della propria “diversità”.
In conclusione, un buon film d’intrattenimento, a tratti tedioso e soporifero, sfavillante e colorato ma emotivamente vacuo, mai sanamente lisergico come lo era il “vecchio” film d’animazione, sempre made in Disney, del 1951: Alice non abita più qui.

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