The Boy

53110La giovane Greta Evans (Lauren Cohan) è giunta in Inghilterra dagli Stati Uniti, meta la dimora dei signori Heelshire, una villa tanto imponente quanto inquietante, sita nel folto della campagna inglese, “da qualche parte in mezzo al nulla”, il cui interno, opprimente nel suo austero arredamento, non è da meno dell’esterno. Dovrà fare da tata al figlio della coppia, un bambino di otto anni, Brahms, visto che “mammina” e “papino” dopo tanto tempo hanno deciso di prendersi una vacanza.
Ma il ragazzino, con vivo stupore di Greta, la quale inizialmente ostenta una malcelata ironia, non è altro che una bambola di porcellana a grandezza naturale, trattata dai coniugi in tutto e per tutto come fosse “viva”, tanto da seguire una sorta di cerimoniale comprensivo di pedisseque regole, dalla sveglia mattutina al bacio della buonanotte, dalla vestizione all’istruzione giornaliera, invitando l’attonita fanciulla a fare altrettanto. Greta, una volta sola, potendo contare comunque sulla presenza di Malcolm (Rupert Evans), titolare di un negozio di alimentari il quale provvede all’approvvigionamento settimanale di viveri, non si curerà minimamente del “bambino”, almeno fino a quando non andrà a verificarsi una serie di eventi inspiegabili e per lo più coincidenti con il mancato rispetto del prontuario lasciato dagli Heelshire…

Lauren Cohan

Lauren Cohan

Diretto da William Brent Bell su sceneggiatura di Stacey Menear, The Boy è un classico thriller con venature horror, che porta in scena tutti gli stilemi e i principi cardine propri dei citati generi, tanto da non sfuggire ad un più che evidente senso di déjà-vu, ma in virtù di un’abile regia, per quanto lontana da particolari picchi, riesce a sfruttarli al meglio nel dare vita ad una crescente suspense che si staglia all’interno di una cornice gotica dal fascino sinistro e “sanamente” inquietante, oltre a connotarli nel corso della narrazione con una certa originalità, in particolare riguardo la suggestiva confluenza fra immaginazione e realtà, sfalsandola o assecondandola. Potendo fare affidamento sulla buona interpretazione di Lauren Cohan, Bell mette in atto un particolare gioco con gli spettatori, facendo sì che più l’identificazione con Greta, l’immedesimarsi nel suo percorso dal sapore psicoanalitico volto a far riaffiorare l’inconscio sommerso, acquisti rilevanza il parteggiare o meno per le scelte che la donna metterà in atto, dall’iniziale assecondare, misto a compatimento, volto agli eccentrici Heelshire, all’acquiescenza completa dello status quo, con la messa in pratica di tutte le regole, una volta che si è convinta, e noi con lei, che “Bramhsy” goda di una vita autonoma, forse in virtù di una possessione spettrale.

Brahms

Brahms

Complice anche una fotografia (Daniel Pearl) incline ad assecondare la supposta “vitalità” del simulacro con giochi di luce dal sentore sinistro, unita ad una colonna sonora (Bear Mc Creary) non originalissima ma sicuramente funzionale, fra rumori improvvisi, apparizioni, sparizioni e colpi di scena trova linfa vitale quello che un tempo veniva definito “horror suggerito”, idoneo a garantire inquietudine e qualche balzo sulla poltrona. Gradualmente si rende intuibile la percezione che qualcosa stia per accadere, il cui verificarsi, lontano da ogni possibile intuizione prospettata, spariglierà ulteriormente le carte in tavola, fino a giungere ad un finale che andrà gradualmente a sgonfiarsi dopo la rivelazione della verità, ma efficace nel ridefinire i confini tra l’orrore percepito dalla nostra mente e quello che va ad insinuarsi fra le pieghe del vissuto quotidiano, quest’ultimo non meno devastante nei suoi tragici effetti. Spiraglio aperto, poco prima dei titoli di coda, per un possibile sequel. In conclusione The Boy, pur con una scrittura sempre in bilico fra riproposizione e voglia di tentare qualcosa d’inedito, appena ravvivata da una regia con più di un cedimento ma che sa come irretire gli spettatori, può essere considerato un buon thriller/horror d’atmosfera, sincero e genuino, lontano da ogni “moderno” desiderio revisionista, pseudo paranormale o finto amatoriale.

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