Un ricordo di Lino Toffolo

Lino Toffolo

Lino Toffolo

Che poliziotto Johnny bassotto come una freccia nella notte schizza via, passa dal tetto, entra nel letto d’ogni bimbo che racconta una bugia … Quante volte ho ascoltato, tenero bimbetto, questa canzone! Johnny bassotto era la sigla della trasmissione televisiva Anteprima di Chi?, nell’anno 1976 abbinata alla Lotteria Italia, e il testo, opera di Bruno Lauzi, veniva illustrato da un cartone animato che vedeva protagonista il simpatico cane del titolo, realizzato graficamente da Guido Manuli per la Bozzetto Film.
Ad eseguirla, insieme al coro I nostri figli di Nora Orlandi, Lino Toffolo, che all’epoca non conoscevo come quel poliedrico artista che tanto ha caratterizzato vari settori del mondo dello spettacolo italiano, spaziando dal cabaret alla musica, dal teatro al cinema, senza dimenticare le partecipazioni e le realizzazioni televisive, ma rimanevo egualmente colpito dalla particolarità della sua voce, che mi dava la sensazione di un adulto che non aveva del tutto perso la voglia di giocare e scherzare.

Senta Berger e Toffolo, "Un'anguilla da 300 milioni"

Senta Berger e Toffolo, “Un’anguilla da 300 milioni”

Una volta grandicello, ho potuto approfondire la sua conoscenza attraverso la televisione e il cinema, mi piaceva quel suo modo di presentarsi spontaneo, diretto, ironico, la cadenza veneta a caratterizzare il modo di parlare vagamente “arruffato”, sempre coinvolgente grazie anche al dosaggio di un’ autoironia dalla consistenza sapida e leggiadra al contempo. Toffolo è venuto a mancare oggi, mercoledì 18 maggio, a Murano, sua città natale (1934), e la sensazione che ho avuto apprendendo la notizia è stata quella che se ne sia andato un vecchio amico, come già successo con altri personaggi del mondo dello spettacolo che ora non sono più fra noi.
Ne ripercorrerò brevemente la carriera, iniziata già nel 1950 con la composizione di una serie di canzoni in lingua veneziana, mentre nove anni più tardi ottenne una piccola parte nella commedia Sior Tita Paron di Gino Rocca.
Venne notato da due produttori della RAI (“Praticamente è successo tutto per caso. Pippo Baudo ancora non c’era”, si legge nella biografia riportata sul suo sito), che gli proposero di comporre la sigla del programma radiofonico regionale El Liston.

1288569352Nel 1963 debuttò al Derby di Milano, insieme a personaggi come Franco Nebbia, Enzo Jannacci, Bruno Lauzi, Felice Andreasi, Cochi, Renato Pozzetto, Massimo Boldi. Nel 1953 ebbe un piccolo ruolo, non accreditato, ne I vitelloni di Federico Fellini, ma il suo vero e proprio esordio cinematografico avvenne nel “musicarello” Chimera (1968, Ettore Maria Fizzarotti), cui seguiranno molti altri titoli, fra i quali mi piace ricordare Brancaleone alle crociate (Mario Monicelli, 1970), Un’anguilla da 300 milioni (Salvatore Samperi, 1971), Yuppi Du (Adriano Celentano, 1976), Telefoni bianchi (Dino Risi, 1976).
Nel 2006 esordì come regista cinematografico (Nuvole di vetro, girato interamente in dialetto veneto). Interessante anche la sua attività teatrale, come interprete di alcune commedie di Goldoni ed autore (Gelati caldi, Fisimat, Lei chi è), e quella televisiva, a partire dalla Canzonissima del 1971 a fianco di Alighiero Noschese per arrivare alle fiction Dio vede e provvede (due serie, 1997 e 1998), Scusate il disturbo (2009), Tutti i padri di Maria (2010), queste ultime due accanto a Lino Banfi, e L’ultimo papa re (2013).

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