Milano, Spazio Oberdan:in anteprima italiana “Wilde Salomè”

coverDa oggi, giovedì 12 e fino a martedì 17 maggio a Milano, presso Spazio Oberdan, Fondazione Cineteca Italiana presenta in anteprima italiana Wilde Salomè, un film che vede Al Pacino in veste di regista e interprete principale, intento ad esplorare tutta la complessità del dramma di Oscar Wilde interrogandosi allo stesso tempo sulle proprie fragilità e paure.
Presentato nel 2011 alla Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e mai distribuito in sala nel nostro paese, il film è , come ha dichiarato lo stesso Pacino “l’esplorazione di una pièce teatrale che mi ha impegnato per molto tempo. Non è un film di finzione né un documentario, è l’emancipazione di un’opera che continua a vivere. Jessica Chastain è sensazionale nel ruolo di Salomè e mi ha aiutato molto nella mia personale scoperta del mondo di Oscar Wilde”. Oltre al film di Pacino, del quale potete leggere di seguito la mia recensione, sono in programma altre due rivisitazioni del dramma di Wilde: la rarissima Salomè muta di Charles Bryant, opera dal gusto decadente e immaginifico con protagonista la celebre attrice di origine russe Alla Nazimova, autentica icona della comunità omosessuale più alla moda dell’epoca; la Salomè di Carmelo Bene, film visionario e dissacrante, dal registro quasi parodistico, nel quale l’attore raggiunge punte di puro genio.

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salome_carmelo_beneGiovedì 12 maggio ore 19 / Venerdì 13 maggio ore 17 / Sabato 14 maggio ore 16.30 e ore 20 / Domenica 15 maggio ore 20.15 / Lunedì 16 maggio ore 16.30 e ore 21.30 / Martedì 17 maggio ore 19: Wilde Salomè – Anteprima (Regia e sceneggiaura: Al Pacino, dal dramma Salomè di Oscar Wilde. Fotografia: Benoit Delhomme. Montaggio: Roberto Silvi, David Leonard. Interpreti: Al Pacino, Jessica Chastain. USA, 2011, 95’, versione originale sottotitolata in italiano). Domenica 15 maggio ore 18.45: Salomè (Regia: Charles Bryant. Sceneggiatura: Natacha Rambova, dall’omonimo dramma di Oscar Wilde. Interpreti: Alla Nazimova, Rose Dione, Mitchell Lewis, Arthur Jasmine, Nigel De Brulier. USA, 1923, 73’, muto). Accompagnamento dal vivo al pianoforte di Francesca Badalini.
Giovedì 12 maggio ore 17 / Sabato 14 maggio ore 21.45 / Lunedì 16 maggio ore 20: Salomè (Regia, scene e dialoghi: Carmelo Bene. Musiche (coordinate da C. Bene): Brahams, Schubert, Sibelius, R. Strauss. Interpreti: Carmelo Bene, Lidya Mancinelli, A. Vincenti, D. Luna, Veruschka, P. Vida, F. Leo, G. Davoli, T. Galieés, O. Ferrari. Int. spec.: G. Marotta. Italia, 1972, col., 80’).

Informazioni: info@cinetecamilano.it / www.cinetecamilano.it

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posterPresentato nel 2011, fuori concorso, alla 68ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ha conseguito il Premio Queer Lion, Wilde Salomè, quarta regia di Al Pacino (l’esordio dietro la macchina da presa è del 1996, Looking for Richard) è, come da esplicita dichiarazione del suo regista e sceneggiatore, un film sperimentale volto, al di là della pur felice ed affascinante contaminazione fra cinema e teatro, espressa non solo a livello visivo, ad offrire agli spettatori la rappresentazione di un’ossessione ispiratrice, suscitata in Pacino dal dramma Salomè, un atto unico composto da Oscar Wilde nel 1891, scritto in francese pensando all’attrice Sarah Bernhardt come interprete della figlia di Erodiade. La suddetta ossessione trova forma in una sorta di flusso di coscienza ininterrotto che si materializza nell’intenzione di mettere in scena l’opera in una forma possibilmente inedita e le cui riprese andranno a costituire l’asse portante di un film.
Pacino non si limita a visualizzare il making of relativo all’allestimento teatrale, fra riunioni, prove, dubbi, confronti tra i vari interpreti, difficoltà legate alla produzione o la scelta azzardata di dar vita ad una semplice lettura del testo da parte degli attori, coraggioso tentativo di far prevalere il contenuto sull’immagine, bensì ci accompagna all’interno di un suadente percorso di compenetrazione e ricerca relativo sia all’opera da rappresentare, sia alla figura di Wilde.

Al Pacino

Al Pacino

Ecco quindi un sopralluogo nel deserto del Mojave dove dar vita ad una rappresentazione il più possibile realistica, le cui riprese andranno ad intersecarsi con quelle teatrali, e i viaggi in Irlanda, nel Regno Unito e in Francia, alla ricerca dei luoghi dove il grande artista ha vissuto, sequenze quest’ultime in cui è avvertibile una caratterizzazione più documentaristica, con interviste a personaggi quali Merlin Holland, nipote di Wilde, Tom Hoppard, Gore Vidal, Bono, Tony Kushner. Ciò appare utile ad illustrare un prezioso lavoro di ricerca, nell’intento di far comprendere la profonda portata innovatrice dell’intera produzione di Wilde, intrisa di istintiva genialità, dai toni tanto semplici quanto sferzanti, troppo presto bloccata dall’intervento dei benpensanti del tempo inclini a manifestare una conclamata moralità.
Ci si sofferma in particolare sulla diversità espressa, rispetto al resto della sua produzione, da un’opera come Salomè, dove la protagonista diviene la personificazione di una forte pulsione erotica che, al pari di quella manifestata da Re Erode nei suoi confronti, non può trovare sfogo nella persona amata, il profeta Iokanaan (Giovanni Battista, interpretato da Kevin Anderson), refrattario alle sue profferte amorose (“Voglio baciare la tua bocca Iokanaan”), ed assumerà le sembianze distruttive di un totale annientamento, tanto di se stessa che dell’oggetto del proprio desiderio.

Roxanne Hart e Pacino

Roxanne Hart e Pacino

Particolarmente fluido nello sviluppo dell’intero arco narrativo, nonostante visivamente appaia come una sorta di collage la cui composizione si distende in un continuo divenire, Wilde Salomè mette in atto un frenetico rincorrersi fra arte e vita, illustrandone le possibilità di confluenza reciproca in un mutevole gioco delle parti, dove a fare la differenza è tanto l’essere umano in sé quanto la sua specificità d’artista. Si dà spazio quindi al desiderio imperituro di perfezione assoluta, al mantenere sempre accesa, sul set come nella vita, quella fiamma ispiratrice idonea a non professarsi mai sazi di ogni conoscenza; a riprese ultimate Pacino infatti non sarà ancora soddisfatto e tornerà con la troupe nel deserto, dove lo vediamo vagare del tutto perso in qualche ammaliante astrazione mentale.
Sequenza clou di Wilde Salomè, è, almeno a mio avviso, la ripresa della scena teatrale in cui la giovane donna, resa magnificamente nel suo acerbo ma conturbante erotismo da Jessica Chastain, dopo essersi esibita nella famosa danza richiesta da un lascivo e pavido Erode (interpretato dallo stesso Pacino), chiede al tetrarca come dono per la sua esibizione la testa di Iokanaan.

Jessica Chastain

Jessica Chastain

Qui un tradizionale “gioco” di campo e controcampo fra i personaggi di Erodiade (Roxanne Hart), Erode e Salomè porta efficacemente in scena un dolente, e sinistro, sentore di morte, mettendo a nudo ogni protervia umana, in un susseguirsi di recriminazioni e timori, fino a quando non verrà concesso alla principessa l’oggetto della sua richiesta. E qui la bravura della Chastain risalta ulteriormente, tanto da far venire la pelle d’oca nel vederla china sulla testa del profeta ormai spiccata dal busto, baciare e mordere ripetutamente quella bocca tanto desiderata, in preda ad un voluttuoso ed appagante delirio (“Ho baciato la tua bocca Iokanaan”).
Un film forse diseguale nella sua resa complessiva, ma proprio per questo particolarmente intrigante, del tutto idoneo a palesare l’intenzione onesta e sincera espressa da Pacino, ovvero ricercare sia la complicità degli spettatori, riprendendo quanto scritto nel corso dell’articolo, sia quella dei propri colleghi e dei vari addetti ai lavori, per condurli verso un percorso d’indagine sicuramente appagante, costituito da tante diverse tappe ma del tutto privo di un vero e proprio punto d’arrivo, al pari dell’umana esistenza, alla continua ricerca di un confine da varcare, un senso da conferire a quanto ci circonda, che diviene, nella trasmigrazione simbiotica fra arte e quotidianità, nucleo essenziale dell’arco vitale.

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