Veloce come il vento

veloce-come-il-vento-posterNostro signore del sangue che corre nel buio delle vene, reggi il mio braccio sul volante, regola la forza dei miei piedi sull’acceleratore e freno, proteggimi e fa che niente mi accada: è la preghiera recitata dalla giovane pilota Giulia De Martino (Matilda De Angelis), diciassette anni, mentre si appresta a partecipare ad una gara del Campionato GT; istruzioni via radio ed assistenza sono garantite da papà Mario (Giuseppe Gaiani) e dal meccanico Tonino (Paolo Graziosi). Ma proprio nel corso della competizione Mario si allontana dal box, un malore improvviso, accasciandosi al suolo.
Giulia, già abbandonata più volte dalla madre anni orsono, si ritrova sola, con il fratellino Nico (Giulio Pugnaghi) da accudire cui vanno ad aggiungersi problemi economici, visto che il padre aveva dato la casa come garanzia per assicurarsi il denaro necessario alla partecipazione al Campionato.
A complicare ulteriormente le cose, il ritorno del fratello maggiore Loris (Stefano Accorsi), che non vedeva ormai da dieci anni, un passato da asso dei rally (era noto come il ballerino per la sua abilità nei traversi) ed un presente da tossicodipendente, ormai del tutto incline a relegarsi ai margini della vita, al pari della sua campagna Annarella (Roberta Mattei).
Una volta trasferitosi nella casa di famiglia, Loris, scarsamente incline alle regole, entra da subito in contrasto con la sorella, che ha accettato la sua presenza solo per evitare l’intervento del Tribunale dei Minori, ma le cose cambieranno quando accompagnerà Giulia e Tonino alla prossima gara in programma.

Matilda De Angelis

Matilda De Angelis

Respirare nuovamente l’aria di un ambiente familiare, rivedere nella sorella quel talento che lui ha improvvisamente gettato alle ortiche, faranno riemergere sensazioni smarrite ed affetti sopiti da tempo, tanto da decidere di farle da allenatore, così magari la smetterà di “prendere le curve tonde”… Ma nella vita, ugualmente alla pista, dietro una curva c’è n’è subito un’altra, basta un attimo, per quanto navigati si possa essere, a perdere il controllo e finire fuori traiettoria …
Diretto da Matteo Rovere (Un gioco da ragazze, 2008; Gli sfiorati, 2011), anche tra gli autori della sceneggiatura (insieme a Filippo Grovino e Francesca Manieri), Veloce come il vento rientra a pieno titolo fra quei film che in quest’ultima stagione hanno contribuito a portare una salutare ventata di aria nuova all’interno del cinema italiano, riappropriandosi della nostra capacità di raccontare delle storie, spesso mutuate dalla realtà, idonee a coinvolgere gli spettatori con la qualità e l’intelligenza della proposta, aldilà di uno standardizzato intrattenimento “pronto cuoci”.
Rovere mette a servizio del genere cinematografico, in tal caso il film d’azione incentrato sul mondo delle corse automobilistiche, un racconto ispirato ad eventi realmente accaduti (le vicende del pilota di rally Carlo Capone), lo cala in un contesto realistico, quel microcosmo trasudante passione viscerale per i motori che è l’ Emilia-Romagna e lo caratterizza con i toni realistici di un dramma familiare.

Stefano Accorsi

Stefano Accorsi

L’incontro-scontro fra due diverse personalità e altrettanto differenti modalità di affrontare la vita, condurrà ad un percorso rigenerativo, volto alla definitiva rivalsa esistenziale, espresso dalla capacità di cadere in piedi, ponendo l’accento sull’importanza della lotta e del saper resistere rispetto alla vittoria pura e semplice. Il regista comunque non dimentica né la spettacolarità, funzionalmente ed artigianalmente garantita nelle riprese delle gare su vari circuiti (cui va ad aggiungersi l’adrenalinica sequenza di un inseguimento auto-moto ad Imola e dintorni), grazie ad inquadrature a “filo cordolo” ed immersione totale tanto nell’abitacolo quanto nel vano motore delle auto, con il rombo dei motori del tutto in sintonia con un’arrembante ed indovinata colonna sonora, né una certa ironia, sviluppata in particolare attraverso il personaggio di Loris. Lo stile registico appare comunque, almeno ad avviso di chi scrive, alla ricerca costante di un proprio equilibrio, alternando insistente platealità (la sequenza iniziale, con l’alternanza fra lo sfrecciare in pista di Giulia e il malore avvertito dal padre) e timore di andare più a fondo. in particolare riguardo la caratterizzazione dei personaggi secondari (Roberta Mattei e Paolo Graziosi avrebbero meritato una maggiore incisività nell’economia del racconto, già in fase di scrittura), sacrificati a favore della De Angelis ma soprattutto di Accorsi, predominante in scena al di là della sua pur encomiabile interpretazione.

Accorsi e De Angelis

Accorsi e De Angelis

La prima, attrice al suo esordio, ci regala uno splendido ritratto di giovane donna, probabilmente costretta a crescere in tutta fretta (molto bella la sequenza in cui ritornata da una festa la vediamo in preda ad un liberatorio esprit de jeunesse del tutto in linea con la sua età) fortemente determinata a lottare per ciò in cui crede ed ottenere con forte spirito di sacrificio il suo posto nel mondo, perseguendo il diritto alla conquista, se non propriamente della felicità, almeno di una affermazione personale.
Il secondo, attore ultimamente compresso un po’ nei soliti ruoli, almeno al cinema, esprime con encomiabile efficacia, dall’alta resa empatica, tutto il disagio esistenziale di Loris, a livello fisico (capelli lunghi ed unti, barba incolta, aspetto emaciato e camminata ciabattante) ma soprattutto psichico, evidenziando una sofferenza, a stento stemperata nel sarcasmo, per il suo sentirsi, fra i pochi “disperati veri” rimasti, estraneo e refrattario ad ogni ambiente sociale. Veloce come il vento può quindi vantare in buona sostanza un iter narrativo piuttosto sciolto, diretto, schematico a volte, ma sempre capace di coinvolgere ed appassionare dall’inizio alla fine, unendo, riprendendo quanto già scritto, spettacolarità e sentimento, esprimendo attraverso il racconto e la sua messa in scena tanto la forza propria di un ritrovato vincolo familiare quanto una possibilità di riscatto.

Accorsi

Accorsi

Quest’ultima, assecondata anche dal caso, viene concessa a coloro che, in apparenza “perdenti” e spesso ai margini della “normalità” del vivere sociale, riescono comunque a risalire la china in nome di un affetto ritrovato, rivolto a quanti sono loro vicino e a se stessi, opportuno sprone per ritrovare uno slancio vitale facendo leva sulle proprie capacità, momentaneamente assopite in seguito ad incidenti di percorso, ma mai dome e pronte a riemergere, fra ostinazione ed orgoglio. Veloce come il vento rappresenta dunque una ritrovata voglia di “fare cinema”, che, come ho avuto modo di scrivere in altri articoli, viene espressa in particolare dall’inventiva e dal coraggio dei suoi autori, delineando la volontà, finalmente concreta, di portare sullo schermo opere originali, diversificate nello stile e idonee ad essere apprezzate anche al di là dei nostri confini.
Sarebbe necessario però uno sforzo ancora maggiore a livello produttivo e distributivo, così da non sprecare un intuitivo rinnovamento che, con un filo ideale rivolto alle migliori realizzazioni del passato, trova il suo punto di partenza nella riscoperta dei generi e in una loro inedita, e convinta, caratterizzazione. Il traguardo finale è costituito dal rispetto per gli spettatori, intendendo al riguardo quanti frequentano abitualmente la sala cinematografica, attenti alla qualità delle proposte più di quanto calcoli commerciali e numeri di conto possano far credere.

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