Un ricordo di Guy Hamilton

Guy Hamilton (The Guardian)

Guy Hamilton (The Guardian)

Ci lascia il regista cinematografico inglese Guy Hamilton (Parigi, 1922), morto ieri, giovedì 21 aprile, a Maiorca. Classico “cineasta artigiano”, si è misurato negli anni con i principali generi cinematografici, prediligendo in particolare gialli, film d’azione e spionaggio, che riusciva a connotare professionalmente, senza comunque giungere ad una dimensione propriamente autoriale, assecondando un umorismo disinvolto e sprezzante, in puro stile british, coniugando spettacolarità, intrattenimento e un certo coinvolgimento emotivo. Caratteristiche evidenti in particolare nei tre film della serie dedicata all’Agente Segreto al servizio di Sua Maestà, James Bond 007, da lui diretti: Goldfinger (1964), Diamonds Are Forever (Agente 007 ‒ Una cascata di diamanti, 1971), protagonista ancora Sean Connery, Live and Let Die (Agente 007 ‒ Vivi e lascia morire, 1973) e The Man With The Golden Gun (Agente 007 ‒ L’uomo dalla pistola d’oro, 1974), questi ultimi due con Roger Moore.
La capacità di Hamilton volta ad offrire spazio ad un particolare sense of humour era già presente nel suo primo film, il mystery The Ringer (L’uomo dai cento volti), girato nel 1952, dopo un’attività di aiuto regista iniziata nel 1939 presso gli studi Gaumont de La Victorine, a Nizza, che lo vide al fianco di autori quali Carol Reed e John Huston.

image_5420322f49b51_I_due_nemici_1961Particolarmente a suo agio nel dirigere adattamenti teatrali (An Inspector Calls, 1954, dal dramma di J. B. Presley; The Devil’s Disciple, 1959, Il discepolo del diavolo, da George Bernard Shaw) o letterari (Funeral in Berlin, 1966, Funerale a Berlino, con Michael Caine nel ruolo di Harry Palmer, personaggio creato da Len Deighton, i gialli di Agata Christie The Mirror Crack’d, 1980, Assassinio allo specchio, ed Evil Under The Sun, 1981, Delitto sotto il sole), Hamilton girò con piglio divertito ancor prima che divertente tutta una serie di titoli che lo resero molto amato dal pubblico, sempre spaziando fra i generi, riprendendo quanto già scritto, da quello bellico-avventuroso (The Colditz Story, 1954, La giungla degli implacabili; I lunghi giorni delle aquile, Battle of Britain, 1969; Forza 10 da Navarone, Force 10 from Navarone, 1978 ), anche trattato in forma di commedia (I due nemici, 1961, con David Niven e Alberto Sordi), al melodramma (Stow-away girl, 1957), fino alla commedia parodistica (Remo Williams ‒ The Adventure Begins, 1985, Il mio nome è Remo Williams; Try This One for Size, 1989, Se ti piace… vai…, suo ultimo lungometraggio), sempre all’insegna di un consolidato mestiere, in nome “del cinema per il cinema”.

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