Heidi

heidi-locandina_jpg_1400x0_q85Difficile, credo, che adulti e bambini non conoscano il personaggio di Heidi, soprattutto in virtù della celebre serie televisiva animata originaria del 1974 (Arupusu no shōjo Haiji, Heidi, la ragazza delle Alpi, coproduzione nippo-tedesca, Zuiyo Eizo e Taurus Film) composta da 52 episodi per la regia di Isao Takahata, scene/layout di Hayao Miyazaki e character design di Yōichi Kotabe, trasmessa per la prima volta in Italia nel 1978 su Rai Uno (dal 7 febbraio al 6 giugno) e più volte riproposta negli anni.
Un adattamento piuttosto fedele, con minime varianti ed una maggiore incisività di situazioni e personaggi, dell’opera originaria di Johanna Spyri, che rese l’indomita pastorella protagonista di due romanzi, pubblicati nel 1879 (Heidis Lehr und Wanderjahre, Gli anni di formazione e di peregrinazione di Heidi) e nel 1880 (Heidi kann brauchen, was es gelernt hat, Heidi può servirsi di ciò che ha imparato). Anche il grande schermo ha messo in atto varie trasposizioni del suddetto romanzo, come, per esempio, Zoccoletti olandesi (Heidi, 1937, Allan Dwan, protagonista Shirley Temple) e Heidi- Son tornata per te (1953, Luigi Comencini), piuttosto aderente al testo originario.

Anuk Steffen

Anuk Steffen

Proprio a quest’ultimo titolo si ispira la recente produzione svizzera-tedesca Heidi, sceneggiatura di Petra Volpe e regia di Alain Gsponer, ambedue sinergiche nel mettere in scena una visualizzazione dell’opera della Spyri il più possibile aderente alla pagina scritta, almeno nei suoi tratti essenziali, e alle intuizioni dell’autrice nell’offrire spazio al realismo sociale.
Predomina infatti all’interno dell’iter narrativo un’accurata ed esemplare ricostruzione storica, esaltata dalla scenografia di Christian M. Goldbeck e dalla nitida fotografia di Matthias Fleischer, tanto da rendere del tutto tangibile il contrasto fra lo spazio incontaminato delle Alpi svizzere, dove la vita scorre seguendo e rispettando l’andamento naturale di ogni evento apportato dal succedersi delle stagioni, svincolati da qualsivoglia costrizione e quello ristretto, caotico, della Francoforte precedente alla rivoluzione industriale.
Qui si fa strada un’ulteriore distinzione tra il mondo esterno, vivo e brulicante di ogni attività, e quello interno di casa Seseman, smorta prigione dorata costruita ad uso e consumo delle rigide regole comportamentali imposte da fräulein Rottenmeier (Katharina Schüttler) improntate al totale rispetto di ogni convenzione sociale, senza mediazione alcuna.

Quirin Agrippi

Quirin Agrippi

A fare da spartiacque fra le due contrapposte realtà ecco la figura di Heidi, interpretata con fresca naturalezza e allegra spontaneità dall’esordiente Anuk Steffen, la cui purezza le consente di recepire da entrambe quanto le occorre per una realizzazione completa di sé nel rispetto della propria indole, pur preferendo come posto per vivere le adorate montagne dove vi è la baita del burbero nonno Almöhi (Bruno Ganz). E’ a lui infatti, il temuto “vecchio dell’ Alpe”, malvisto dalla popolazione del sottostante paese di Dörfli, che la zia Dete (Anna Schinz) ha affidato la piccola Heidi, 5 anni, non potendosene più occupare una volta trovato lavoro a Francoforte. L’anziano uomo, che vive solo, con un piccolo gregge di capre da cui sembra dipendere la sua sussistenza, inizialmente non sarà particolarmente tenero con quella bambina, un’estranea venuta a scalfire il suo volontario esilio dall’umanità, ma già dopo pochi giorni il ghiaccio andrà a sciogliersi.
E così Heidi farà conoscenza con il “generale delle capre”, il pastorello Peter (Quirin Agrippi), andrà con lui nei pascoli sui monti, vivendo serenamente per circa tre anni, fino a quando un giorno non si rifarà viva zia Dete, che la condurrà a Francoforte, presso la famiglia del facoltoso signor Seseman (Maxim Mehmet).

Isabelle Ottmann

Isabelle Ottmann

L’intenzione è quella di farla divenire una compagna di giochi per la figlia Klara (Isabelle Ottmann), costretta su una sedia a rotelle.
Ma quel “nido sui monti” verrà presto a mancare ad Heidi e, mentre l’arcigna governante Rottenmeier è intenta ad imporre ferrei parametri comportamentali alla “piccola selvaggia” e Klara manifesta la sua gioia per avere finalmente un’amica accanto, solo nonna Seseman (Hannelore Hoger), che insegnerà alla bambina a leggere (oltre a consentirgli una visione del futuro), si accorgerà del suo malessere… Diretto senza particolari slanci inventivi, assecondando, riprendendo quanto scritto nel corso dell’articolo, la sceneggiatura e la scelta operata da quest’ultima di rimarcare essenzialmente le primigenie linee narrative, il film pone al centro del racconto l’essenza vitale espressa da Heidi, il suo essere libera come l’aquila che solca fiera il cielo osservando il mondo sotto di lei, la trasformazione che il suo modo di fare genuino e sincero attuerà nelle persone che le sono accanto, facendo sì che possano ritrovare la voglia di vivere, lasciandosi alle spalle rancori (il nonno) ed immobilismo esistenziale ancor prima che fisico (Klara), quest’ultimo dovuto anche ad un eccesso di protezione, ad una “gerarchia della vita” imposta dall’alto.

Steffen, Bruno Ganz, Agrippi

Steffen, Bruno Ganz, Agrippi

Anche la terribile ed impettita governante dovrà piegarsi di fronte alla naturalità della “montanara”, così come papà e nonna Seseman asseconderanno le sue inclinazioni.
Heidi ha il grande pregio di una mirabile linearità, sottolineata da un incedere semplice ed onesto, nel senso che evita di mettere in scena furbi ammiccamenti (niente “caprette che fanno ciao” per intenderci) o “ricatti” sentimentali, puntando su un concreto realismo e cercando di far sì che noi spettatori, grazie anche alle più che valide interpretazioni attoriali (splendido in particolare Bruno Ganz, cui basta un accenno di sorriso o uno sguardo per far comprendere il riemergere dell’empatia perduta), possiamo intuire quanto è sottaciuto o semplicemente accennato riguardo le psicologie dei personaggi. Un buon “film per famiglie” come si sarebbe detto un tempo, quali non se ne fanno più, almeno a questo livello di limpidezza ed immediatezza della proposta, capace di scaldare e rendere sereni gli animi più gelidi e foschi (sì, anche quello dello scrivente), edificante per tutti coloro che, grandi e piccini, ricercano un luogo dove poter essere se stessi, felici della propria raggiunta realizzazione.

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