Ritratti femminili nel cinema italiano tra emancipazione e autodeterminazione

untitledRiporto di seguito la trascrizione del mio intervento d’introduzione e commento relativo alla rassegna cinematografica “Ritratti femminili nel cinema italiano tra emancipazione e autodeterminazione”, che ha avuto luogo nei giorni 11 marzo, 18 marzo e 1° aprile presso l’ex Convento dei Minimi di Roccella Jonica (RC), evento compreso nel cartellone dei Caffè artistico-letterari 2016, organizzati dal Circolo di Lettura dell’ A.R.A.S. – Progetto Cinema e dal Comune della cittadina.
Ad entrambi rivolgo nuovamente da queste pagine i ringraziamenti per la cortese ospitalità, così come rinnovo un caloroso grazie allo staff tecnico e al pubblico presente in sala, sempre piacevolmente attento e partecipe nel corso delle presentazioni e proiezioni dei titoli proposti (Il segno di Venere, La ragazza con la pistola e Scusate se esisto!).

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Laragazza%20conla%20pistolaBuonasera a tutti voi, grazie della vostra presenza, un grazie al Comune di Roccella Jonica per la cortese ospitalità, vi do il benvenuto a questa prima rassegna all’interno del Progetto Cinema organizzato dal gruppo di lettura dell’ARAS, Ritratti femminili nel cinema italiano, tra emancipazione ed autodeterminazione. Attraverso la proposizione di tre film, compresi nel genere della “commedia all’italiana”, si è inteso rappresentare altrettante figure di donne nell’ambito di diversi anni, dal 1955 ai giorni nostri, dalla pungente e sarcastica Franca Valeri de Il segno di Venere, qui contrapposta ad una spigliata Sophia Loren, passando per Monica Vitti, siciliana in cerca d’emancipazione ne La ragazza con la pistola arriveremo alla forte determinazione di Paola Cortellesi in Scusate se esisto!, nei panni di un brillante architetto che, dopo i cospicui successi all’estero, decide di offrire il proprio talento al suo paese natale, che però non la ripaga come dovrebbe.
Sono tutti titoli che ci permetteranno di notare tanto i vari mutamenti di costume nell’ambito della vita sociale, del lavoro, della famiglia, vissuti da donne appartenenti a diverse generazioni, quanto ciò che è ancora passibile di cambiamento, considerando come le suddette mutazioni vengano affiancate da dietrologie ed atavici pregiudizi duri a morire, sempre presenti e senza il rischio di generalizzare.

scusate-se-esisto-locandina-lowEvidente poi, all’interno della narrazione dei titoli descritti, il fermo e concreto auspicio che divenga definitivo il superamento di qualsivoglia negatività volta ad impedire quell’effettiva emancipazione ed autodeterminazione, individuale e collettiva, consona al poter scegliere, con forza e convinzione, la propria essenza vitale, sociale e lavorativa, al di là delle pari opportunità espresse per legge.
Un percorso per l’affermazione definitiva di sé che permetta un continuo confronto con le proprie ed altrui capacità e l’affrancazione definitiva da ogni pregiudizio o stereotipo di sorta.
Venendo al film in programma questa sera, Il segno di Venere rientra fra le prime regie di Dino Risi, uno dei maestri del nostro cinema. Si tratta di un’opera minore se consideriamo altri titoli del regista, penso a capolavori assoluti come Una vita difficile o Il sorpasso, ma ha la sua importanza all’interno della nostra storia cinematografica in primo luogo perché mette in scena una delle prime commedie di costume, staccandosi in parte da quella corrente che i critici dell’epoca definirono “neorealismo rosa”, ovvero film che, pur all’interno di una cornice realista, facevano leva più sul privato delle persone che sul sociale, affrancandosi dall’impegno civile e politico del neorealismo propriamente detto.

$T2eC16h,!zQE9s3suFrkBRiTFHvde!~~60_35In secondo luogo riporta all’interno del cinema italiano quella centralità dei personaggi femminili che era stata propria di precedenti realizzazioni quali, ad esempio, L’onorevole Angelina, Due soldi di speranza, Pane amore e fantasia, dove, anticipando istanze femministe, si delineavano figure di donne padrone del proprio destino contrapposte ad uomini spesso indecisi, imbelli o complessati, e che era stata sacrificata in coincidenza con la forte affermazione di attori come Sordi o Totò, rimettendo in scena una femminilità più tradizionale, meno incline ad una dichiarata indipendenza.
Il merito di questa rinnovata centralità va attribuito al sagace acume di Franca Valeri, autrice della sceneggiatura (insieme a Risi, Ennio Flaiano, Edoardo Anton e la collaborazione di Cesare Zavattini) e che in origine doveva essere la protagonista assoluta de Il segno di Venere, inizialmente nato come La chiromante, su regia di Luigi Comencini, autore del soggetto con la stessa Valeri. La produzione, ecco la confluenza tra realtà e finzione cinematografica, impose però, oltre alla Loren come coprotagonista, un particolare cast di stelle nostrane, Alberto Sordi nel consueto ruolo di maneggione truffaldino, Peppino De Filippo, l’aitante Raf Vallone, l’elegante Vittorio De Sica, oltre a splendidi caratteristi come Tina Pica e Virgilio Riento.

Franca Valeri

Franca Valeri

Il film nel suo insieme funziona proprio in virtù delle interpretazioni offerte dai vari attori, tutti intenti a dare il meglio di sé e valorizzati dall’attenta e fluida regia di Risi, ma a risaltare è proprio la figura di Cesira ritratta con ironia ed una certa amarezza di fondo dalla Valeri: è lei a fare da cartina di tornasole idonea a svelare ogni limite o pregio sia dei personaggi femminili sia, soprattutto, di quelli maschili, che risultano dominanti solo in apparenza, in particolare una volta messi al suo confronto.
La pungente intelligenza, quell’aria di sottile disincanto nell’affrontare la quotidianità e quel senso di ordinario che vorrebbe respingere ed adattare al suo modus vivendi composto da modi garbati e gentili, forte senso dell’amicizia ed innato romanticismo, ma che spesso gli si rivolta contro, la riporta nei confini di una dolente rassegnazione ma allo stesso tempo consente di mettere in luce l’inconsistenza di molti uomini, quel becero maschilismo che continua a pretendere dalle donne ben altre virtù. Vi lascio al film, ricordandovi il prossimo appuntamento venerdì 18 marzo, La ragazza con la pistola, di Mario Monicelli. Grazie, buona visione.

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