Pranzo di Ferragosto (2008)

pranzo-ferragosto-locandina1Gianni (G. Di Gregorio) è un uomo di mezza età, figlio unico di madre vedova (Valeria De Franciscis), una nobildonna decaduta, con la quale vive in una vecchia casa nel centro di Roma.
Il suo lavoro consiste nell’assisterla con ogni premura ed attenzione possibile, come d’altronde l’anziana donna richiede puntualmente, non gradendo altra assistenza che quella del figlio.
Gianni si dedica con pazienza alle varie faccende domestiche, preparandosi all’imminente pranzo di Ferragosto. Proprio alla vigilia della festività, Luigi (Alfonso Santagata), l’amministratore del condominio, lo rende edotto di tutte le sue inadempienze nei pagamenti, che ormai si trascinano da anni, con proteste degli altri condomini. Ma una soluzione vi sarebbe per condonargli in un attimo tutti i debiti: Gianni dovrà ospitare la mamma (Marina Cacciotti) di Luigi per qualche giorno. E così Gianni, costretto dalla necessità e consultatosi con la propria madre, finisce con l’accettare. Ma le sorprese non sono finite: Luigi oltre la genitrice affida a Gianni anche la zia Maria (M. Calì), mentre un amico medico, impegnato con un turno in ospedale, gli chiede un favore …

Gianni Di Gregorio

Gianni Di Gregorio

Pranzo di Ferragosto rappresenta il felice esordio alla regia di Gianni Di Gregorio, dopo le esperienze teatrali e i trascorsi di sceneggiatore ed assistente alla regia per autori, fra gli altri, come Matteo Garrone e Sergio Castellitto. Un’opera, a mio avviso, capace di far sorridere e indurre alla riflessione con grazia e leggerezza, puntando al sottotono e al minimalismo rappresentativo, lontana da certi standard cinematografici nostrani volti al facile riso o mutuati dalla fiction televisiva. Si avvale poi di un’invidiabile compostezza formale, riflesso di quella propria del protagonista interpretato dallo stesso Di Gregorio, il quale ha derivato il soggetto dalle sue esperienze di vita con l’anziana madre.
Si viene così a creare un’ulteriore contrapposizione con alcuni modelli di comportamento spesso imposti nell’odierna società, confluenti a volte nella maleducazione o nel cattivo gusto. Sorprende nel corso della narrazione la naturalità dell’insieme, l’estemporaneità della recitazione e delle battute, sempre accompagnate comunque da una valida regia, attenta a catturare con frequenti ed intensi primi piani ogni espressione degli interpreti.

Valeria De Franciscis

Valeria De Franciscis

Le quattro anziane protagoniste, tutte attrici non professioniste alla prima esperienza cinematografica, si impongono con la loro personalità, i loro vezzi, le loro piccole manie, le abitudini quotidiane dalle quali non intendono fare a meno, o in forza di improvvisi slanci vitali che possono consistere tanto nella preparazione della pasta al forno quanto in un’improvvisa fuga notturna, a cercare divertimento in qualche locale, fra una sigaretta ed un bicchiere di birra a scacciar via la malinconia. A far loro da improvvisato badante il 60enne pensionato anzitempo Gianni, che si rivela una persona estremamente educata, mite, accondiscendente, capace di affrontare la vita con distaccata ironia (e qualche bicchierino di vino a dargli conforto), passando le sue giornate sbrigando le commissioni affidategli dalla mamma o che si offre spontaneamente di svolgere.

Marina Cacciotti

Marina Cacciotti

Si concede opportuno spazio ad un delicato, e a suo modo sorprendente, intreccio di umorismo, poesia e romanticismo, che ci permette di entrare in quella sorta di “mondo a parte”, come è spesso considerato l’universo delle persone anziane, capace di sorprendere per la sua grande forza vitale.
Non vi sono sconti “buonisti” nel film o artefici narrativi, tutto è estremamente reale e attraversato anche da un pizzico di cinismo, vista che il buon Gianni troverà comunque il modo di volgere a suo favore l’insolito ruolo che si è trovato a coprire.
Certo, la naturalità dell’insieme di cui ho scritto a volte si paga con qualche cedimento del ritmo, ma ci si passa sopra, proprio in virtù tanto degli splendidi personaggi femminili quanto del candido Gianni, simbolo di quanti non si adeguano a modelli comportamentali imposti, ovvero coloro che hanno fatto pace con la vita nel preferire la concreta felicità di un compromesso a quella, apparente, indotta da un’artefatta realtà e dai suoi falsi valori.

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Premio Luigi De Laurentiis per la Miglior Opera Prima alla 23ma Settimana Internazionale Della Critica, Mostra Internazionale d’ Arte Cinematografica di Venezia 2008. Premio Francesco Pasinetti (SNGCI) come Miglior Film e Premio Isvema per un’opera prima o seconda. David di Donatello 2009 come Miglior Regista Esordiente. Nastro D’argento 2009 a Gianni Di Gregorio come Miglior Regista Esordiente .

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