Un ricordo di Silvana Pampanini

Silvana Pampanini (interviste romane.net)

Silvana Pampanini (interviste romane.net)

Ci lascia l’attrice cinematografica Silvana Pampanini, morta oggi, mercoledì 6 gennaio, presso il Policlinico Agostino Gemelli di Roma, sua città natale (1925), dove era ricoverata da circa due mesi. Donna estremamente sensuale, sguardo penetrante ad acuire quel modo di fare sfrontato ed ironico al contempo, ha rappresentato nell’immediato secondo dopoguerra uno dei primi sex symbol del nostro cinema. Spesso interprete all’interno di pellicole ancora genuinamente popolari, la cui ruspante comicità era mutuata direttamente dal proscenio della rivista, in realtà la Pampanini, grande appassionata di musica (studiò canto, pianoforte e danza), era intenzionata a seguire le orme della zia Rosetta, celebre cantante lirica, tanto da essere decisa a divenire soprano. Ma dopo aver partecipato, nel 1946, al concorso di Miss Italia (fu iscritta dalla sua maestra di canto), dove la vittoria di Rossana Martini venne oscurata da una sorta di ex aequo a furor di popolo in favore dell’attrice romana, per Silvana iniziarono ad aprirsi le porte del cinema, debuttando ne L’apocalisse (1947, Giuseppe Maria Scotese).

untitledeDa qui in poi ecco un susseguirsi di ruoli che ne mettevano in risalto il fascino seducente e, a volte, se non doppiata, le citate doti canore, in film come, fra gli altri, Il segreto di Don Giovanni (1947, Camillo Mastrocinque), Totò in 47 morto che parla (1950, Carlo Ludovico Bragaglia), Bellezze in bicicletta (1951, Carlo Campogalliani), dove formava una splendida coppia con Delia Scala, I pompieri di Viggiù (1949, Mario Mattoli), O.K. Nerone (1951, Mario Soldati), Un giorno in pretura (1953, Steno). Ma la Pampanini offrì anche valide interpretazioni drammatiche, per esempio nelle pellicole Processo alla città (1952, Luigi Zampa) o Un marito per Anna Zaccheo (1953) di Giuseppe De Santis, col quale girò inoltre, nel ’58, La strada lunga un anno. Rivelando una certa versatilità, diede inoltre prova di poter sostenere dei ruoli brillanti al di là della mera presenza “estetica” a fianco di noti attori comici.

untitledeghPenso a film come La presidentessa per la regia di Pietro Germi (1952) e, in particolare, La bella di Roma diretto da Luigi Comencini nel 1955, forse una delle prove recitative più riuscite dell’attrice, il cui personaggio interpretato, Nannina, donna padrona del proprio destino, riecheggia la Mirandolina goldoniana, un po’ come la Maria de Ritis/Pizzicarella La Bersagliera di Gina Lollobrigida in Pane, amore e fantasia (sempre di Comencini, 1953).
Dagli anni Sessanta in poi la Pampanini iniziò a diradare la sua attività cinematografica, spesso preferendo ruoli sul piccolo schermo; fra i pochi film interpretati in questo periodo merita, a mio avviso, di essere ricordato Il Gaucho (1964, Dino Risi), dove risalta un’altra sua gran bella interpretazione, intensamente autobiografica.
La verace irruenza e la prosperosa fisicità degli esordi, quest’ultima orgogliosamente esibita, riemergono in una gustosa sequenza de Il tassinaro (1983, Alberto Sordi),  cui affido il ricordo di una delle nostre dive più genuine e popolari, espressione di un cinema altrettanto sincero nel suo afflato spontaneo e diretto.

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