Un ricordo di Omar Sharif

Omar Sharif

Omar Sharif

Ci lascia l’attore Omar Sharif (Michael Shalhoub all’anagrafe, Alessandria d’Egitto, 1932), morto oggi, venerdì 10 luglio, in un ospedale del Cairo. Interprete dal notevole fascino e carisma, sguardo penetrante ed un sorriso di quelli che non si dimenticano, da cui scaturiva tanto un fare sornione quanto una prorompente sensualità, in virtù di queste doti riuscì a sopperire ad un’espressività forse non particolarmente incisiva, ma comunque congeniale ai ruoli interpretati, spesso del tutto distanziati dall’etnia d’origine, in particolare una volta affermatosi nel cinema hollywoodiano.
Dopo aver frequentato le scuole inglesi e il British Victoria College a Il Cairo, Sharif esordì sul grande schermo con Ṣirā῾ fī al-wādī (Lotta nella valle, 1954, Youssef Chahine), per poi recitare in numerosi film, spesso diretto dai più importanti registi egiziani, e al fianco della star Faten Hamama, che sarebbe divenuta sua moglie nel 1955.

Lawrence_of_arabia_ver3_xxlgDivenne presto una star del cinema egiziano, grazie a titoli come, fra i tanti, Goha (1958, coproduzione franco-tunisina per la regia di Jacques Baratier), Arḍ al-salām (1957, La terra della pace, Kamal al-Cheikh), Lā anām (1957, Notte insonne, Salah Abu Seif), Eḥnā al-talāmiḏa (1959, Noi, gli studenti, Atef Salem). Nel 1962 ecco il ruolo che gli permise di acquisire, primo attore arabo, una rilevante notorietà internazionale, lo sceicco Ali in Lawrence of Arabia, per la regia di David Lean, un’interpretazione che gli valse la nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista e l’assegnazione di un Golden Globe a medesimo titolo.
Ma la parte che gli permise d’entrare definitivamente nella storia del cinema, dopo essere stato diretto da Fred Zinnemann ne Behold A Pale Horse (… E venne il giorno della vendetta, 1964), fu quella di Jurij in Doctor Zhivago, 1965, tratto dal romanzo di B.L. Pasternak, ancora una volta Lean dietro la macchina da presa.

DrZhivago_AsheetUn’interpretazione certo intensa, soffusa di romanticismo e amarezza nel visualizzare l’impetuosa storia d’amore con Lara (Julie Christie), che gli valse nel 1966 il secondo Golden Globe, ora come Miglior Attore in un Film Drammatico.
Un ruolo decisivo quindi, ma che lo rese presto prigioniero all’interno dell’iconico cliché di uomo fascinoso e romantico che bene si prestava a parti in costume (C’era una volta, 1967, Francesco Rosi; Mayerling, 1968, Terence Young), anche se una certa poliedricità è possibile rinvenirla in titoli quali il western L’oro di Mackenna (Mackenna Gold, J. Lee Thompson, 1969), Funny Girl (1968, William Wyler) e nel suo sequel Funny Lady (Herbert Ross, 1975), o nel delizioso The Tamarind Seed (Il seme del tamarindo, Blake Edwards, 1974).

afficheA partire dagli anni ’80 e fino a tutti i’90 Sharif ha concentrato la sua attività soprattutto nel settore televisivo, ritornando a recitare anche nella propria terra d’origine.
Fra le sue ultime prove sul grande schermo, si possono ricordare Viaggio d’amore (Ottavio Fabbri, 1990, dove recitò accanto a Lea Massari) e soprattutto Monsieur Ibrahim et les fleurs du Coran (Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, François Dupeyron, 2003). L’interpretazione di Monsieur Ibrahim gli valse nel 2003 il il premio del pubblico per il miglior attore alla 60ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, cui si aggiunse, nello stesso anno, il Leone d’Oro alla carriera.

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2 risposte a “Un ricordo di Omar Sharif

  1. Un altro grande del cinema che se ne va. Lui rimarrà sempre il Dottor Zivago!

    • Purtroppo… Sì, credo anche io che quella sia stata la sua parte “definitiva”, pur avendo rivelato doti apprezzabili un po’ in tutti i ruoli svolti. Lo ricordo con piacere ne “Il seme del tamarindo”, in coppia con Julie Andrews, Grazie Cristian, un saluto.

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