“La musica è una pratica continua tra ragione e follia”, intervista a Luigi Cinque

Ag44Sabato 9 maggio a Roccella Jonica (RC), presso l’Auditorium Unità d’Italia avrà luogo la manifestazione Grande Evento-La musica transgenica, organizzata dall’associazione culturale Battente italiana con il patrocinio dell’amministrazione comunale, strutturata in tre parti: alle 20.30 Musica transgenica, concept/concert di Luigi Cinque e Francesco Loccisano, special guest Antonio Infantino. Con loro Silvio Ariotta al basso, Tonino Palamara alle percussioni, Federica e Simonetta Santoro lira e tamburello.
Alle 21.30 proiezione di Transeuropae Hotel, scritto e diretto da Luigi Cinque, film vincitore del Rome Indipendent Film Festival 2013, con Peppe Servillo e Pippo Delbono girato tra Napoli, la Sicilia e il Brasile.
Alle 23.00 Set Cinematografico con il pubblico, che sarà coinvolto da protagonista nelle riprese del nuovo film di Luigi Cinque Pollino 79/15.
Venerdì 8 maggio, sempre all’Auditorium, a partire dalle ore 9.00 è previsto l’incontro con le scuole. Dopo aver visionato la pellicola, ho contattato per un’intervista Luigi Cinque, che ringrazio per la cortese disponibilità.

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Dal mondo della musica a quello del cinema, il debutto come regista e sceneggiatore (in quest’ultimo caso con la collaborazione di Rossana Campo e Valerio Magrelli) di Transeuropae Hotel. Luigi, ho visto ed apprezzato il film, sia per le modalità di ripresa volte ad accogliere realismo (la macchina da presa che “entra” nella storia, si insinua lungo le favele brasiliane per poi avvicinarsi ai volti dei protagonisti, dando il via alla narrazione) sia per un’evidente confluenza verso la magia, ciò che riteniamo inspiegabile, irrazionale. Quanto, secondo te, quest’ultimo elemento può dare un senso alla nostra esistenza sempre più omologata, aggiungendoci anche l’apporto della musica come valido ed opportuno trait d’union fra realtà e sogno?

Luigi Cinque

Luigi Cinque

“Ci sono due elementi che orientano inizialmente la narrazione. Innanzitutto la “coincidenza”, vista, se vogliamo restare “occidentali”, in senso junghiano.
E’ intorno ad essa che nelle nostre vite quotidiane si svolge una sorta di teatro nascosto; è lì la chiave di interpretazione di una realtà che esuli dal sistema puramente razionale di cui ci siamo dotati per contenere la percezione dentro un paesaggio controllabile e funzionale. Il nostro tempo, la nostra cultura tende a fuggire dalla follia conoscitiva. La mantiene lontana.
Il segno improvviso, la coincidenza, il caso, l’errore apparente, il presagio vengono generalmente confinati dentro lo schema “facilino” del “circense”, del trucco da baraccone, della magia vista come sottocultura. Invece le leggi della “coincidenza” sono molto articolate. Non sono mai così casuali. Attengono alla psicanalisi. Appartengono alla dimensione del pensiero complesso.
Insomma, nel nostro piccolo, e quindi nel film, il rapporto narrativo che si instaura fra mondo razionale e mondo magico è in effetti il motore decisivo del racconto. Due donne brasiliane arrivano improvvisamente in un tranquillo luogo di prove di musicisti e parlano di un amico comune fatto scomparire.
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Dicono che bisogna intercettare un mago e possedere la formula per far riapparire l’amico scomparso. La ragione e la follia si dirà più avanti sono due lune nello stesso cielo e la musica sta al centro. E’ oltretutto interessante (e decisivo) – questo è il secondo elemento – che l’enigma posto dalle due donne arrivi alle orecchie di un fisico quantistico (uno scienziato vero che nel film si presta a interpretarne la parte) il quale sostiene che secondo i dettami della Fisica delle Particelle, dei Quanti, questa possibilità è contemplata. Da qui, anche nel viaggio picaresco – tra Sicilia e Brasile, fra razionale e occulto – degli eroi del film, parte il discorso che può riassumersi semplicemente nel dire che oggi la modernità – per uscire da una omologazione devastante, per capire se stessa e gli altri – deve assumersi la responsabilità di collegare ragione e magia, oriente e occidente, sud e nord del pensiero, corpo e anima, mondi artatamente tenuti separati e invece fortemente vincolati. La musica nel film fa in questo senso la sua parte… ma è una parte che, diciamo, gli viene più facile perché essa è di per sè una pratica continua tra ragione e follia, tra istinto e pensiero, tra matematica e formule dell’ultraterreno applicate al quotidiano.
La vibrazione molecolare collega tutte le cose di questo mondo.
La musica è una forma di organizzazione della vibrazione molecolare e dunque attiene alla “materia prima” dell’universo”.

Nel visionare Transeuropae Hotel mi ha particolarmente affascinato il rincorrersi tra immagini e suono, fino a giungere, a mio avviso, ad un loro efficace sincretismo. Credo che il film non sia inquadrabile in un genere ben preciso (musical/noir/road movie), ma, riprendendo le tue parole espresse lungo l’iter narrativo, metta in atto una connessione, idonea a stimolare determinate percezioni.
E’ così?

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“Ripeto, si trattava di parlare di mondi paralleli, visti dal punto di vista della natura quotidiana di personaggi comuni ma musicisti. Da qui ne deriva che la dinamica del film finisca per assumere una sua decisiva originalità.
Nei festival internazionali ma anche italiani ai quali con onore abbiamo partecipato tutti hanno colto questo fattore definendo il film – in alcuni casi – “il miglior musical del 2013” (Roberto Silvestri). Musical non solo perché si suona molto, ma perché ho montato personalmente il film su un criterio specifico di partitura musicale”.

Ritengo che tu sia riuscito a conferire la giusta consistenza ai personaggi, reali, che animano la scena e allo stesso tempo abbracciare una percepibile sensazione onirica nel rappresentare due mondi geograficamente ed umanamente diversi, la Sicilia e il Brasile, ma in realtà avvolti da un unico afflato, caratterizzato dall’intensa, suggestiva, liricità e allo stesso tempo da una tangibile concretezza relativamente alla loro realtà.
Come hai sviluppato l’idea narrativa del film?

Cinque e Pippo Delbono

Cinque e Pippo Delbono

“Partendo da un dato biografico preciso. Dalla mia esperienza artistica in Sicilia e in Brasile:Darcy, il percussionista brasiliano scomparso nel film, è stato un mio carissimo amico e maestro, “mestre” della Favela Madureira di Rio de Janeiro, una delle più popolose e pericolose ma, allo stesso tempo, con un patrimonio umano straordinario. Ma, a seguire nel risponderti, tutti i personaggi nel film interpretano se stessi. Questo dà alla recitazione una coloritura – perdona il paragone – iperneorealista. L’idea narrativa – anche se condensata in una sceneggiatura ad hoc con Valerio Magrelli e Rossana Campo – ha poi seguito la necessità che ogni singolo personaggio/persona richiedeva. Questo ha permesso anche di costruire la narrazione sulla base dell’essenza intima di ognuno. E su questo ho applicato un criterio molto in uso nell’improvvisazione musicale – il cosiddetto interplay – lasciando così procedere il sentiero narrativo.
Va detto, tra l’altro, che costituendoci tutti in personaggi reali e non interpreti si è posto un bel problema di regia. Nel senso, ad esempio, che se il regista può richiedere all’attore interprete tutta una serie di parti fiction nel nostro caso, invece, non era possibile chiedere a Pippo Delbono o ad altri, qualcosa che contraddicesse la loro specifica persona. La persona reale vinceva sul personaggio e la scrittura. Questo per me ha voluto dire cinema realtà davvero.
E poi la Sicilia (ma vale per tutto il Sud Italiano) e il Brasile hanno spesso la stessa luce e in questo senso sono anche lo stesso luogo. I viaggi sono essenzialmente viaggi nella luce che troviamo”.

Altro elemento che mi ha favorevolmente colpito è l’impatto visivo, la fotografia, il suo essere cangiante nell’assecondare la visualità delle diverse location. In Sicilia, tanto in esterni che in interni (le prove del concerto), mi sembra si sia inteso assecondare una certa staticità dall’impronta pittorica, mentre in Brasile un’alternanza fra stilemi documentaristici (le riprese degli scontri fra forze dell’ordine e narcotrafficanti) ed altri più “colorati” nel rappresentare le scene di danza/musicali. Spinto dalla curiosità, spulciando fra i crediti noto i nominativi di tre direttori della fotografia (Renaud Personnaz, Jacques Cheuiche e Michele Cinque).
Una particolarità voluta, ricercata, o semplicemente casuale?

Peppe Servillo

Peppe Servillo

“Nelle storie produttive di un film convergono elementi decisi a tavolino ed altri dovuti a necessità del momento che – se risolte – si fanno poi linguaggio.
Nel nostro caso girando in Sicilia ci siamo trovati nelle possibilità economiche di utilizzare camere a 4k, dolly, carrelli, filtri, binari e simili.
Siamo arrivati in Brasile in uno stato di prostrazione economica e dunque non potevamo fare altro che girare a mano con buone camere consumer ma, per fortuna, con due geni della ripresa come Jacques e Michele. Il risultato è stato quello di un linguaggio pittorico nella parte siciliana che poi è il luogo, nel film, del coro e, invece, tutta l’emotività della camera a mano nelle Favele e in luoghi decisamente al limite delle possibilità. Ho molto in quei casi pensato ad uno dei miei esempi luminosi di regia e linguaggio ovvero Werner Herzog”.

Transeuropae Hotel è un omaggio al musicista Darcy Do Jongo (Darcy Monteiro, 1932-2001), il quale fece sì che la danza Jongo uscisse dai tradizionali confini dei riti magici, tanto da essere insegnata anche ai bambini (la scuola Jongo Da Serrinha), distogliendoli così da un possibile futuro delinquenziale. La sua morte nel plot narrativo è messa in discussione in favore di una probabile sparizione e trasferimento in un’altra dimensione:credo possa costituire un’opportuna riflessione sull’odierna società che sembra vivere sulla esibita proposizione di un’ostentata apparenza, su di un “essere che è non essere”, riprendendo le parole di Pippo Delbono, così come sul “continuare a suonare” per “perdersi e ritrovarsi” …

Darcy Do Jongo

Darcy Do Jongo

“Darcy insegnava nelle Favele lo jongo, ovvero, l’arte della pace e della coesistenza, in un mondo che vedeva crescere i nuovi “traficantes” altra faccia del più brutale neocapitalismo applicato al quotidiano. Si uccide per un paio di scarpe alla moda, si brutalizza per uno sguardo sbagliato, conta solo il potere del denaro facile, si eliminano ogni giorno migliaia e migliaia di miserabili bruciandogli il cervello con il crack che è la droga ricavata dalla pasta già utilizzata per la coca, ottenendo, secondo i dettami del più spietato capitalismo, due risultati: fare ricchezza con il residuo ed eliminare la più degradata debolezza, quella che socialmente non avrà mai una carta di credito, un conto bancario, un lavoro, una speranza, un linguaggio proprio.
Lì il film non può fare a meno di diventare una denuncia sociologica importante e Darcy in questo senso un eroe di resistenza culturale da fare scomparire: ecco la metafora”.

Classica domanda finale: progetti per il futuro?
Hai in mente qualche nuova storia da proporre sul grande schermo o una inedita idea musicale?

Cinque, Antonio Infantino e Francesco Loccisano

Cinque, Antonio Infantino e Francesco Loccisano

“Siamo già partiti con un nuovo progetto che sicuramente prosegue il discorso iniziato e questa volta tutto in Italia, nel nostro sud, e uno dei protagonisti sarà certamente Antonio Infantino. La puntata di Roccella Jonica e il concerto con Francesco Loccisano e gli altri sarà un capitolo musicale del film. Sarà essenzialmente un set cinematografico con grande musica. Sarà, spero, un grande concerto di musica transgenica”.

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rtyryTranseuropae Hotel. Anno: 2012. Durata: 98′. Italia, Brasile. Colore. Genere: Giallo, Musicale. Produzione:Luigi Piccirilli e Luigi Cinque per Mrf5 Mus&Film, in collaborazione con Rossellini Film & Tv. Regia: Luigi Cinque. Attori: Luigi Cinque (se stesso); Pippo Delbono (se stesso); Peppe Servillo (se stesso); Keuri Poiane (se stessa); Jurema Da Matta; Marina Rocco (se stessa); Petra Magoni (se stessa); Ilaria Drago; Preto de Linha; José Araujo; Badara Sek; Giuseppe Vitiello. Soggetto: Luigi Cinque. Sceneggiatura: Luigi Cinque; Rossana Campo (collaborazione); Valerio Magrelli (collaborazione). Fotografia: Renaud Personnaz; Jacques Cheuiche; Michele Cinque. Musiche:Luigi Cinque, Hypertext o’rchestra. Montaggio: Lughi Faletra. Scenografia: Sergio Tramonti. Costumi:Stefania Benelli. Suono: Luca Bertolin; Rossana Cingolani. Sinossi: Un gruppo di musicisti si ritrova in un hotel siciliano per le prove di un concerto. L’arrivo di due donne brasiliane sconvolge però i loro programmi, visto che convincono Luigi a partire per il Brasile, accompagnato dall’amico Pippo alla ricerca di Darcy do Jongo, un famoso percussionista la cui scomparsa, nel corso di un’esibizione, è avvolta dal mistero. Insieme, i due avvieranno fra le varie favelas una ricerca del mago Candomblè, il quale è a conoscenza della formula magica idonea a far riapparire Darcy…

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