Cineteca della Calabria: una riflessione costruttiva riguardo la Film Commission calabrese

Ricevo e pubblico la seguente riflessione a firma di Giovanni Scarfò ed Eugenio Attanasio, rispettivamente Direttore e Presidente-Legale Rappresentante della Cineteca della Calabria, sul ruolo avuto, e che dovrebbe avere, in previsione di un suo opportuno rilancio, la Film Commission calabrese riguardo la realizzazione di pellicole in Calabria.

untitledPremesso che questa nota si vuole sviluppare sul binario attivo di una riflessione costruttiva riguardo la Film Commission calabrese, non possiamo fare a meno di notare che tra i tanti film e docufilm realizzati negli ultimi anni non tutti hanno avuto il sostegno dell’ente regionale, ultimi in ordine di tempo “Anime nere”, “La terra dei santi” e “Onde road”: il primo sta spopolando in tutta Europa e in America, mentre il secondo e il terzo sono appena usciti nelle sale con un buon riscontro di critica. Altri film, già realizzati, sono in attesa da anni (citiamo soprattutto quello di Fabio Mollo “Il sud è niente”, quello di Alice Rohrwacher “Corpo celeste”, quello di Demetrio Casile “Melina, con rabbia e con sapere” e quello di Massimo Scaglione “ La moglie del sarto”), docufilm e cortometraggi hanno avuto buoni riscontri, sia nelle sale, sia nei circuiti culturali. Pensiamo per esempio anche ai docufilm realizzati dalla Cineteca della Calabria, “Melissa 49-99” e “Il caso Misiano”, che hanno fatto il giro del mondo insieme ai documentari raccolti, conservati e valorizzati dalla stessa Cineteca che, ultimamente, ha anche dedicato un docufilm al mitico pittore Mimmo Rotella di Catanzaro.

Ci scusiamo per l’autocitazione riguardo la Cineteca, ma è giusto ricordare che questa associazione, pur essendo privata, è stata riconosciuta, fin dalla sua fondazione (1998), dal Ministero per i Beni Culturali, con la possibilità quindi di operare in modo indipendente nel campo della cultura cinematografica.
Ed è stata la prima associazione di cultura cinematografica a ri/lanciare la produzione del cinema indipendente in Calabria, che ha avuto anche l’onore di essere studiato in due tesi di laurea. Oggi la Cineteca gestisce altre importanti iniziative cinematografiche che si svolgono in Calabria: il “Premio Mario Gallo” a Cosenza, il “Premio Internazionale alla Produzione Cinematografica Francesco Misiano” di Ardore (che si svolge anche in molte regioni europee) e la Casa del Cinema a Catanzaro, dove vengono programmati spesso film di grande spessore artistico e la rassegna “Opera a Sud”.

Questo incipit è stato necessario soprattutto per mettere in evidenza come queste produzioni non siano state sostenute dalla F.C. calabrese, soprattutto “Anime nere”, “La terra dei Santi” (che ha trovato comunque un sostegno in quella pugliese) e “Onde road” (nato con un bando regionale sulle radio libere). E ancora opere come “Marina” di Stjin Coninx, che, raccontando la storia di Rocco Granata , ha fatto il giro del mondo, o la recente fiction su Lea Garofalo che sta finendo di montare Marco Tullio Giordana, ambientante parzialmente in Calabria, sono finite in Puglia grazie alla collaborazione dell’Apulia Film Commission. Insomma tutte occasioni perdute dalla Calabria per promuovere il suo territorio. In alcune regioni è stato acclarato un effetto moltiplicatore per le attività delle Film Commission: per ogni euro di sostegno che viene elargito, le produzioni lasciano in loco un valore almeno quadruplo, producendo reddito per tutti gli operatori che forniscono servizi.

In Italia quasi tutte le regioni hanno una Film Commission deputata a sostenere e coadiuvare le produzioni che scelgono quei territori per girare, diventando di fatto uno strumento importante nelle mani dell’Ente, oggi più che mai.
Queste riflessioni sono doverose, per cercare di rilanciare la Calabria Film Commission con la quale come Cineteca, negli anni, abbiamo anche sviluppato delle collaborazioni, sul loro ruolo, sulla loro missione, maturando sugli errori commessi, alla luce del fatto che esse siano dei volani di sviluppo turistico-culturali dei comprensori, piuttosto che dei sovventori delle produzioni cinematografiche, che, come abbiano visto, vengono realizzate ugualmente e con successo. E’ necessario pertanto che l’eventuale prossima F.C. coinvolga, in qualche modo, tutto il sistema produttivo calabrese giunto già ad un buon livello di maturità; per evitare soprattutto che l’Ente Regionale nasca nel chiuso delle stanze dell’assessorato preposto con finalità che si richiudono all’interno di una politica di tipo clientelare-autoreferenziale e non per il vero obiettivo di una F.C.: operare affinché in Calabria nasca e si sviluppi una, pur piccola, industria cinematografica con personale qualificato e con un sguardo particolare ai giovani registi, come nelle più importanti F.C. italiane.

Eugenio Attanasio – Giovanni Scarfò
Cineteca della Calabria

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