Hunger Games- Il canto della rivolta (Parte I)

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Al pari di produzioni similari (da Harry Potter a The Hobbit, passando per Twilight), anche il capitolo conclusivo della saga di Hunger Games, avviata cinematograficamente nel 2012 (con Gary Ross dietro la macchina da presa, poi sostituito da Francis Lawrence) e le cui basi poggiano sul trittico letterario opera di Suzanne Collins (edizioni Mondadori), ha avallato la suddivisione in due parti, assecondando finalità puramente commerciali. Questa circostanza, comunque, non deve far dimenticare i pregi de Il canto della rivolta, assicurati da una valida e funzionale regia, sempre il citato Lawrence, congiunta ad una solida sceneggiatura (ora opera di Peter Craig e Danny Strong), per quanto sia inutile negare che la sensazione predominante rimanga quella di trovarsi di fronte ad un episodio di transizione. Verrebbe da aggiungere “ancora una volta”, considerando che una certa tendenza alla serialità di stampo televisivo era già evidente nelle realizzazioni precedenti, con una serie di sorprese disseminate in crescendo all’interno di finali bruscamente portati alla conclusione, dal chiaro rimando “alla prossima puntata”.

Jennifer Lawrence e Liam Hemsworth (Movieplayer)

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I suddetti regista e sceneggiatori, sulla base di un impianto narrativo nel complesso fedele al testo d’origine, sono riusciti a delineare, mettendo in campo una calcolata ponderatezza e sfruttando una più che evidente dilatazione temporale, un clima di soffusa inquietudine, soffermandosi in particolare sulla sofferta maturazione psicologica della protagonista Katniss Everdeen, una brava Jennifer Lawrence.
Appare infatti convincente, ed anche piuttosto reale, la sua evoluzione da eroina combattente in nome della famiglia e degli amici a Mockingjay (Ghiandaia Imitatrice), pronta a battersi per la causa rivoluzionaria, così da riportare giustizia e libertà nella nazione di Panem, annientando definitivamente il regime tirannico di Capitol City, impersonato dal presidente Snow (un sempre ghignante Donald Sutherland). Ormai annullati i famigerati giochi nell’arena, abbandonato di conseguenza il ripetitivo schema da videogame, Il canto della rivolta, pur lontano dall’offrire una compiuta visionarietà, riesce a concretizzare un’efficace immagine di lotta e sopravvivenza nel visualizzare il Distretto 13, vero e proprio bunker militare sotterraneo, e la vita al suo interno, all’insegna dell’eguaglianza omologante (sensazione accresciuta dalla fotografia di Jo Willems, che asseconda efficacemente i toni grigiastri delle scenografie realizzate da Philip Messina).

Jennifer Lawrence (Movieplayer)

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E’ qui che si risveglia Katniss, sopravvissuta ai tragici eventi conseguenti alla 75ma Edizione della Memoria. La presidente Alma Coin (Julianne Moore) e il suo consigliere Plutarch (Philip Seymour Hoffman), scacchiere dietro le quinte, intendono servirsi dell’ immagine di ribelle acquisita dall’intrepida fanciulla presso la popolazione, da accrescere proporzionalmente con tutta una serie di accurate messe in scena, coreografate al millimetro e trasmesse via etere, come ulteriore sprone per l’ormai imminente rivolta.
A coadiuvarla sul campo di battaglia Gale Hawthorne (Liam Hemsworth), oramai divenuto un soldato, e nell’ambito dell’immagine, oltre ad una troupe cinematografica che ne coordina le mosse, la non più luccicante ma sempre efficace Effie Trinket (Elizabeth Banks), il redivivo Haymitch Abernathy (Woody Harrelson), ora sobrio, grazie all’imposta disintossicazione.
Ma a Capitol City non stanno certo a guardare e in parallelo mettono in atto una campagna di controinformazione, un talk show condotto dal “bravo presentatore” Caesar Flickerman (Stanley Tucci), protagonista un irriconoscibile Peeta Mellark (Josh Hutcherson), apparentemente passato al nemico …

Philip Seymour Hoffman (Movieplayer)

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Nell’alternanza di momenti statici, appena ravvivati dalla suddetta, intensa, interpretazione della Lawrence, cui basta un semplice sguardo per far intuire il dissidio proprio di una personalità in continua mutazione, (sostenuta dai primi piani del suo volto sofferente, i quali suppliscono alla voce narrante propria della pagina scritta), e altri più concitati, concentrati soprattutto, ça va sans dire, nella parte finale, Il canto della rivolta offre comunque un non disprezzabile afflato visivo e un discreto sentore del dramma in crescendo, tanto da conferire opportuna dimensione cinematografica e coerenza narrativa alla metafora propria del trittico letterario d’origine, forse semplicistica ma accettabile nell’ottica di un target adolescenziale: tratteggiare, all’interno di una società distopica, un futuro che guarda al passato per ammonire riguardo il nostro presente. Rimandano infatti a conflitti trascorsi ed attuali le immagini del Distretto 12, le macerie di edifici e abitazioni, i cadaveri di uomini bruciati vivi sparsi fra i calcinacci, le esecuzioni di massa eseguite nella sempre scintillante Capitol City e poi diffuse tramite i media, così come rivolta e contro mosse di risposta studiate a tavolino, con opportuni aggiustamenti in corso d’opera, da ambo le parti in lotta (efficace al riguardo la resa di melliflua sottigliezza offerta dal compianto Hoffman), suffragate inoltre dal diverso “senso pratico” offerto in campo dai rispettivi presidenti.

Lawrence e Julianne Moore (Movieplayer)

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La sequenza più riuscita, ad avviso di chi scrive, è quella che vede l’intonazione della canzone The Hanging Tree eseguita dapprima a cappella da parte di Katniss, esternazione di un personale ed intimo ricordo relativo alla figura paterna, per poi mutare in un vero e proprio canto rivoluzionario corale intonato dalle masse pronte a schierarsi a fianco dei “radicali” (denominazione scelta da Snow per identificare i ribelli), la quale è idonea, in guisa di opportuno guizzo inventivo all’interno della forse eccessiva linearità complessiva, a conferire un decisivo e vibrante sentore epico alla narrazione, in attesa del gran finale. Relativamente a quest’ultimo si spera, e ci si augura, possa essere davvero “esplosivo”, nella considerazione che sono occorsi tre film per preparare il pubblico alla sua attesa, pur nell’attenuante di una saga capace comunque di offrire, anche da un punto di vista strettamente cinematografico, toni più solidi e concreti rispetto ad altre opere rivolte al pubblico adolescenziale, come già avuto modo di scrivere in precedenti recensioni. Che dire in conclusione? Pur non approvando la bipartizione e avendo constatato il complessivo apprezzamento da parte della mia anima pop, mi unisco all’estemporaneo grido di Katniss, “Se noi bruciamo, voi bruciate con noi!” e resto in attesa del 20 novembre 2015… Are you, are you, Coming to the tree, They strung up a man, They say who murdered three. Strange things did happen here…*

*The Hanging Tree, composta dal gruppo folk dei The Lumineers. La canzone è la numero 15 della soundtrack ufficiale del film, composta da James Newton Howard.

2 risposte a “Hunger Games- Il canto della rivolta (Parte I)

  1. Io ho trovato molto tiepida l’interpretazione di Gale Hawthorne…

    • Credo perchè nei precedenti episodi si era delineato una sorta di triangolo fra Katniss, Peeta e Gale che qui ormai viene a scemare, ora Gale ha capito per chi batte il cuore della fanciulla e si mette da parte, dedicandosi totalmente alla causa rivoluzionaria. Certo Hemsworth, l’attore che lo interpreta, non è particolarmente incisivo, ma semplicemente funzionale al narrato (una sorta di post-it…). Un saluto, grazie della visita e del commento.

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