Archivi del mese: gennaio 2014

César 2014: le candidature

affiche-2014-a4-webSono state annunciate oggi, venerdì 31 gennaio, le candidature relative ai César 2014, i cosiddetti “Oscar francesi”, la cui 39ma cerimonia d’assegnazione si svolgerà il prossimo 28 febbraio presso il Théâtre du Châtelet di Parigi. Il premio César è stato istituito nel 1976, conferito con i voti espressi dai membri dell’Académie des arts et techniques du cinéma ai migliori film usciti nelle sale cinematografiche francesi fra il 1º gennaio e il 31 dicembre dell’anno precedente. Ottiene il numero più alto di nomination, 10, Tutto sua madre di Guillaume Gallienne, seguito da La vita di Adele (Abdellatif Kechiche, 8) e Venere in pelliccia (Roman Polanski, 7). Fra i candidati come Miglior Film Straniero vi è anche La grande bellezza di Paolo Sorrentino, cui fanno compagnia Woody Allen (Blue Jasmine), Alfonso Cuarón (Gravity), Quentin Tarantino (Django Unchained), Félix Van Groeningen (Alabama Monroe), Pablo Berger (Blancanieves) e Patrick Ridremont (Dead Man Talking). Troviamo i nostri colori anche tra i nomi relativi alla categoria Miglior Attrice Non Protagonista, Marisa Borini (per Un castello in Italia, Valeria Bruni Tedeschi). Di seguito, l’elenco delle candidature. Continua a leggere

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Philomena

1Film in concorso alla 70ma Mostra Internazionale d’ Arte Cinematografica di Venezia, dove ha conseguito, fra l’altro, il Premio Osella per la migliore sceneggiatura (Steve Coogan, anche protagonista della pellicola, e Jeff Pope), in attesa che si pronunci l’Academy*, Philomena rappresenta un felice connubio fra lo stile registico di Stephen Frears, elegante, semplice e diretto, mai invasivo, sempre attento ad offrire il giusto risalto a situazioni, eventi e personaggi, oltre che alla denuncia sociale, ed una scrittura pressoché perfetta, volta a delineare un intreccio particolarmente suggestivo e coinvolgente, grazie anche ad un efficace intarsio di dialoghi capaci di conciliare dramma, riflessione e sorriso, ben resi dalle ottime prove attoriali di Judi Dench e Coogan.

Judi Dench

Judi Dench

Basato su una storia vera, che ha già dato vita al libro The Lost Child Of Philomena Lee (Martin Sixsmith, edito in Italia da Piemme), il film mette in campo in primo luogo una diversa visione del mondo e delle umane vicende espressa dai due protagonisti, il tema classico di uno scontro iniziale che volge al confronto sino a giungere alla comprensione reciproca, valida a conferire un senso inedito alla propria esistenza pur mantenendo diversità di vedute.
In seconda analisi risalta la durezza di un cattolicesimo istituzionalizzato, arroccato nei crismi di un credo punitivo e rancoroso, che non riesce ad amare il prossimo come se stesso, anzi lo relega in una situazione di sottomissione e disprezzo, cui si contrappone la fede più pura, scaturente dal cuore di chi dalla vita ha saputo accettare tutto, senza rimpiangere o recriminare alcunché, mantenendo fierezza e dignità pur nell’imposizione del “marchio dell’infamia” da parte di quanti hanno dimenticato la limpidezza della parola “perdono”, al di là di qualsivoglia connotazione offerta dalla religione professata. Continua a leggere

“Il Mese del Documentario”, l’anteprima romana di “The Machine Which Makes Everything Disappear”

ttrttrreSarà proiettato giovedì 30 gennaio presso la Casa del Cinema di Roma (Largo Marcello Mastroianni, 1), alle ore 21.00, il film The Machine Which Makes Everything Disappear, opera d’esordio della regista georgiana Tinatin Gurchiani, che ha partecipato ad oltre 30 dei più importanti festival del mondo inerenti al documentario, tra cui IDFA 2012, Hot Docs 2013, Hong Kong Film Festival 2013 e il Sundance Film Festival 2013, dove ha vinto come miglior regista nella sezione World Cinema Documentary. Ora è in concorso nella Sezione Internazionale del più rilevante festival di settore italiano, Il Mese del Documentario.
“Il talentuoso primo film della georgiana Gurchiani offre una impressionistica e poetica visione della vita attuale di un ex paese sovietico (…). Di grande interesse umano e ricercate le immagini” (Dennis Harvey, Variety).

ioiThe Machine Which Makes Everything Disappear inizia con un esperimento: la regista annuncia un casting per ragazzi dai 15 ai 23 anni. Molte sono le persone che rispondono all’annuncio.
Di fronte alla telecamera, gli aspiranti attori confessano le loro lotte, i propri sogni, rivelando qualcosa di umanamente inaspettato. “L’ispirazione per questo film deriva da un mio personale tentativo di colmare il divario tra due mondi”- spiega la regista- “Io ho studiato in Europa e quando sono tornata in Georgia mi sono resa conto che la gente non era più come me la ricordavo. Non potevo costringere le persone ad essere come io me le aspettavo quindi ho dovuto riscoprire queste persone, il mio popolo, e ritrovare con contatto intimo con loro”.

Tinatin Gurchiani (www.viennale.at)

Tinatin Gurchiani (www.viennale.at)

Dopo l’anteprima romana, alla quale Tinatin Gurchiani presenzierà via Skype, seguiranno altre proiezioni, a partire dalla replica presso la Casa del Cinema sabato 2 febbraio alle ore 18.30, per poi proseguire in base al seguente calendario: NapoliCinema Astravenerdì 31 gennaio, ore 21.00; NuoroIstituto Superiore Etnografico della Sardegna – venerdì 31 gennaio, ore 19.00; Palermo – Centro Sperimentale – venerdì 31 gennaio, ore 16.00.

Trailer, sottotitolato in inglese: http://www.youtube.com/watch?v=PwKlRTrkJM4

Informazioni: Il Mese del Documentario

“Ad Auschwitz … Un solo grande silenzio!”- Intervista a Pino Curtale

rtNell’ambito delle manifestazioni indette dal Comune di Roccella Jonica (RC) per celebrare la Giornata della Memoria, da martedì 28 gennaio è in corso di svolgimento (orari 9-12 / 17-20) presso l’ex Convento dei Minimi della cittadina (la conclusione giovedì 30), la mostra fotografica di Pino Curtale Ad Auschwitz un solo grande silenzio! La memoria in 35 fotogrammi che non potranno cancellare la Storia. Ho avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con Pino ed il risultato è l’intervista che potete leggere di seguito.

Pino, dopo aver visitato la mostra ed osservato le 35 fotografie che la compongono, mi ha accompagnato la primaria sensazione che tu non abbia voluto tralasciare alcun particolare dei campi di concentramento, nell’intenzione di voler condividere insieme a quanti visioneranno i tuoi scatti ogni dettaglio idoneo a suscitare immedesimazione, sdegno e commozione per quanto avvenuto all’interno dei lager. Mi ha particolarmente colpito il passaggio dai primi piani, comprensivi dei dettagli di molti oggetti, ai campi lunghi, per lo più all’esterno, il voler rendere proprio tutto ciò che la macchina fotografica potesse riprendere, farlo tuo ancora prima che divenisse immagine materiale.

Pino Curtale

Pino Curtale

“Effettivamente questa sistematica sequenza è da me voluta nell’ordine espositivo delle foto, per dare un messaggio di contestualità dei due campi (Auschwitz e Birkenau), ma in realtà quando mi trovavo davanti a quei particolari, vi era una spontaneità nello scattare più foto possibili quasi per paura di non riuscire poi a rendermi conto di dove fossi stato.
I campi lunghi di Birkenau, venivano fuori perché non credevo a quella immensa distesa di cui a stento riuscivo a scorgere l’orizzonte”. Continua a leggere

Locarno 2014: la retrospettiva sarà dedicata alla “Titanus”

u585La 67ma edizione del Festival del film Locarno (6–16 agosto) dedicherà una retrospettiva alla casa di produzione italiana Titanus, fondata nel 1904 da Gustavo Lombardo, nell’intenzione di riscoprire in tutta la sua ampiezza, grazie alla stretta collaborazione con l’attuale Titanus, il ruolo avuto nel cinema italiano dalle origini fino ad oggi, incentrando in particolare l’attenzione su quello che viene definito “il periodo d’oro”, dal dopoguerra agli anni Settanta.
Il programma sarà quindi comprensivo tanto di opere ormai entrate nella memoria collettiva, quanto di realizzazioni meno conosciute, dai melodrammi diretti da Raffaello Matarazzo che hanno visto protagonista la coppia Amedeo Nazzari- Yvonne Sanson ai film rivelatori di grandi autori (Fellini, Visconti, Lattuada, Olmi, Pietrangeli, Zurlini), passando per il neorealismo rosa di Luigi Comencini (Pane, amore e fantasia; Pane, amore e gelosia) e Dino Risi (Poveri ma belli e relativi seguiti), senza dimenticare i maestri di genere (Bava, Margheriti, Freda) o i nostri grandi interpreti come, fra gli altri, Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassmann, Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Claudia Cardinale.

Carlo Chatrian (cinematografo.it)

Carlo Chatrian (cinematografo.it)

Il Direttore artistico della kermesse, Carlo Chatrian, ha dichiarato: “L’idea di raccontare la storia del cinema italiano attraverso la sua più grande “fabbrica di sogni” si collega direttamente a quel percorso di rilettura del passato, volto a rompere steccati e pregiudizi consolidati che caratterizza la programmazione del Festival. Guardare all’universo Titanus è gettare uno sguardo a quel laboratorio dove il cinema popolare e quello d’autore si confondono e si nutrono vicendevolmente. L’idea di spettacolo che sta alla base della spinta creativa di Lombardo padre e figlio è trasversale ai generi e alle epoche, trova una sua unità nel senso di una narrazione capace di rappresentare un paese senza eliminarne le diversità. È specchio di un’Italia la cui identità è frutto di un continuo processo di ricostruzione, pensato a partire da linee di frattura che non vengono mai camuffate. Un’Italia capace anche di proiettarsi oltre i suoi confini e pensare collaborazioni ambiziose con le major americane o con altre grosse società di produzione francesi. (…) (…)”.

uu56La retrospettiva, sostenuta per il secondo anno dalla Posta Svizzera, è organizzata in collaborazione con la Cineteca di Bologna, depositaria del Fondo Titanus, il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, l’Istituto Luce Cinecittà e la Cinémathèque suisse di Losanna. Numerose le istituzioni europee e americane che riprenderanno il programma: la Cineteca di Bologna, la Cineteca Nazionale, il Museo Nazionale del Cinema di Torino, la Cinémathèque suisse, Les Cinémas du Grütli di Ginevra, il Filmpodium di Zurigo, la Film Society of Lincoln Center di New York, l’American Cinematheque e la USC School of Cinematic Arts di Los Angeles.

Uno sguardo al cielo

Charlie Chaplin

Charlie Chaplin

“Hannah, puoi sentirmi? Dovunque tu sia, abbi fiducia, guarda in alto Hannah, le nuvole si diradano e comincia a splendere il sole.
Prima o poi usciremo dall’oscurità verso la luce e vivremo in un mondo nuovo. Un mondo più buono, in cui gli uomini si solleveranno al di sopra della loro avidità, del loro odio, della loro brutalità. Guarda in alto, Hannah. L’animo umano troverà le sue ali e finalmente comincerà a volare, a volare sull’arcobaleno verso la luce della speranza, verso il futuro. Il glorioso futuro che appartiene a te, a me, a tutti noi. Guarda in alto, Hannah. Lassù”.

Paulette Godard

Paulette Godard

Il finale de Il grande dittatore (The Great Dictator, 1940, Charlie Chaplin), un estratto dal “discorso all’umanità” del barbiere ebreo (Chaplin), scambiato per il dittatore Adenoid Hynkel.
Un particolare e sempre efficace melange di populismo, utopia anarchica e speranza, in cui risaltano, come in tutto il film, tanto l’assurdità della guerra e le sue nefaste conseguenze su vincitori e vinti, quanto l’anelito fiducioso, condiviso con la donna amata, Hannah (Paulette Godard), che l’amore verso il prossimo possa tornare ad essere la vera spinta propulsiva di ogni azione umana.

“Jona … Ti stanno ricrescendo i capelli … Jona … Ricordati … Guarda sempre il cielo e non odiare mai”.

locandinaMemoria e perdono come unica via possibile alla speranza di un mondo migliore, nell’ultimo saluto rivolto dalla madre Hanna (Juliet Aubrey) al figlio Jona (Jenner del Vecchio), ormai liberi dopo aver conosciuto gli orrori di un campo di concentramento.
Il film è Jona che visse nella balena, Roberto Faenza, ’93, dal romanzo autobiografico di Jona Oberski, Anni d’infanzia, Giuntina Editore.

Gam Gam Gam Ki Elekh
Be Be Ge Tzalmavet
Lo Lo Lo Ira Ra’
Ki Atta’ Imadi’
Shivtekha Umishantecha
Hema Hema Inaktamuni’

Anche se andassi
nella valle oscura
non temerei nessun male,
perché Tu sei sempre con me;
Perché Tu sei il mio bastone, il mio supporto,
Con Te io mi sento tranquillo.

Gam Gam, canzone scritta da Elie Botbol che riprende il quarto versetto del testo ebraico del Salmo 23, inserita nella colonna sonora di Jona che visse nella balena, opera di Ennio Morricone.
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The Counselor- Il procuratore

1Spiazzante punto d’incontro fra il gusto figurativo proprio di un regista come Ridley Scott e la vivida scrittura di Cormac McCarthy (qui alla sua seconda sceneggiatura dopo The Gardener’s Son, ’76, un episodio della serie tv Vision, diretto da Richard Pearce), la cui arguzia e il sottile humour nero conferiscono un’inedita dimensione al risvolto nichilista delle umane vicende che prende vita nelle sue opere, The Counselor si delinea come un noir d’impronta classica, il quale affonda le sue radici nella tradizione hollywoodiana del genere. La rappresentazione sullo schermo si dipana con i toni propri della tragedia, dallo svolgimento dell’azione in tempo reale, intervallata da singoli accadimenti ad essa coevi o antecedenti, i quali andranno poi a concatenarsi tra loro (anche se solo l’essenziale sarà svelato e molto resterà nell’ombra), fino al dualismo fra necessità e libertà nel mettere in atto una scelta, rappresentato dal protagonista principale, interpretato da Michael Fassbender, che offre con una certa efficacia il passaggio dalla sfrontata arroganza iniziale alla cupa disperazione una volta trovatosi lungo il sentiero della discesa agli inferi senza appello.

Michael Fassbender

Michael Fassbender

Non a caso il personaggio viene indicato e nominato sempre e soltanto col titolo conseguente alla sua professione (avvocato, d’ufficio, e non il procuratore del titolo italiano), così da rendersi simbolo evidente della deriva propria di un’umanità intenta a giocare a dadi col destino, convinta che ad un’azione criminale, pur esercitata in via occasionale, non debba necessariamente seguire un castigo, di qualsiasi natura, senza pensare alle tragiche conseguenze per quanti gli sono vicino.
E fra questi vi è la fidanzata del nostro, Laura (Penélope Cruz), le cui sembianze d’ingenuità e disincanto si ammantano di toni ambigui (come fa sospettare un dialogo fra un tagliatore di diamanti, Bruno Ganz, e l’avvocato, in apparenza incentrato su una serie di tecnicismi inerenti dimensioni e purezza delle pietre), propri del resto a ciascuno dei personaggi rappresentati, i quali entrano in scena ognuno con delle caratteristiche già delineate, conseguenti ad eventi già verificatisi in precedenza e che noi spettatori possiamo semplicemente intuire relativamente al loro rapporto causa/effetto. Continua a leggere