Archivi del mese: dicembre 2013

Il cinema italiano trova il Sacro Gra, scopre la Grande Bellezza, ma serve sempre uno Zalone a far primavera

Gianfranco Rosi

Gianfranco Rosi

Il 2013 cinematografico ha visto il cinema italiano concentrato ancora una volta sulla commedia, con qualche tentativo volto a diversificare l’offerta, puntando finalmente su più generi, accompagnato da segnali importanti. Mi riferisco tanto al Leone d’Oro conseguito da Gianfranco Rosi per il suo Sacro Gra alla 70ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia quanto al Marc’Aurelio d’Oro assegnato ad Alberto Fasulo (Tir) all’ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma. Rappresentano infatti il segnale di una tendenza, ancora non del tutto definitiva, volta ad annullare la distanza, in fondo ideologica, fra il documentario e il “film di finzione”, ed evidenziano inoltre quanto sia necessario al nostro cinema riscoprire gusto ed intuito per una “sana” sperimentazione e porre attenzione al reale con uno sguardo finalmente inedito e non standardizzato, che possa stimolare il pubblico più che assecondarlo.
Resta da sciogliere il nodo della distribuzione, non sempre particolarmente coraggiosa nei confronti di determinate realizzazioni, preferendo, fatte le dovute eccezioni, puntare per lo più su fenomeni di risonanza mediatica, in nome dell’incasso garantito. Pensiamo a Salvo, il film diretto da Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, vincitore de La Seimane de la Critique al 66mo Festival di Cannes, la cui uscita in sala era stata inizialmente garantita in Francia ma non in Italia, ponendovi infine “salvifico” rimedio.

Alberto Fasulo

Alberto Fasulo

Anche il cinema d’autore ha dato qualche segno d’inedita vitalità, riuscendo spesso ad abbandonare rigidi schemi rappresentativi, fra accademismo e virtuosismi fini a se stessi, per rinnovarsi con intelligenza ed intuitivo spirito d’adattamento, così da andare incontro alle diverse esigenze fruitive di un pubblico sempre più eterogeneo. Sono state quindi messe in scena delle opere diseguali nella loro resa complessiva e forse non del tutto all’altezza di precedenti realizzazioni, ma comunque capaci di offrire un respiro più ampio, valide anche al di là dei nostri confini. E’ il caso de La migliore offerta di Giuseppe Tornatore, in cui appaiono evidenti sia caratteristiche proprie dell’autore, come la composizione fluida delle immagini, una narrazione vivida e il piacere del racconto, sia la volontà di riscoprire i generi cinematografici ed esplorare diverse modalità nella loro caratterizzazione complessiva, dal melodramma al thriller, offrendo alla pellicola una connotazione ed una validità complessiva di stampo europeo.
E’ quanto si può riscontrare anche in Educazione Siberiana, adattamento dell’omonimo romanzo di Nicolai Linin (2009, Einaudi Editore) messo in atto da Gabriele Salvatores insieme agli sceneggiatori Guido Rulli e Stefano Petraglia. Continua a leggere

Buon Anno

214px-Leopardi_Operette_Morali_Napoli_1835Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l’anno nuovo?
Venditore. Si signore.
Passeggere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore. Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere. Come quest’anno passato?
Venditore. Più più assai.
Passeggere. Come quello di là?
Venditore. Più più, illustrissimo.
Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore. Saranno vent’anni, illustrissimo.
Passeggere. A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?
Venditore. Io? non saprei.
Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore. No in verità, illustrissimo.
Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore. Cotesto si sa.
Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
untitledyyVenditore. Cotesto non vorrei.
Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro? Venditore. Lo credo cotesto.
Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore. Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.
Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?
Venditore. Appunto.
jljklPasseggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore. Speriamo.
Passeggere. Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.
Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere. Ecco trenta soldi.
Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

Giacomo Leopardi, Dialogo di un Venditore d’almanacchi e di un Passeggere, in Operette morali, 1827.

Colpi di fortuna

1Sulla scia del successo conseguito lo scorso anno con Colpi di fulmine, per quanto ridimensionato rispetto ai fasti passati, la premiata ditta De Laurentiis (produzione), Filmauro (distribuzione), Neri Parenti regista e sceneggiatore (insieme a Domenico Saverni, Alessandro Bencivenni, Volfango De Biase), si presenta puntuale al consueto appuntamento natalizio con Colpi di fortuna, perseguendo il nobile intento di bonifica già avviato nel 2011 (Vacanze di Natale a Cortina): uno sguardo agli stilemi propri della commedia americana e di quella italiana degli anni ’50, mettendo al bando, in un sol colpo, gratuite volgarità (beh, quasi …), gag scatologiche, pseudo analisi di costume e location vacanziera esotica. Se il citato Colpi di fulmine si presentava strutturato in due episodi, l’uno separato dall’altro, entrambi con il comune denominatore della forza improvvisa dei sentimenti, che può sconvolgere e cambiare da un momento all’altro la vita delle persone, ora Colpi di fortuna ne mantiene l’impianto, con l’aggiunta di un episodio, e delinea la narrazione su di un tema altrettanto universale, oltre che fortemente radicato nell’italica tradizione: l’alternanza della buona e della cattiva sorte nelle umane vicende e le molteplici sfumature che può assumere ora l’una, ora l’altra, a seconda degli individui coinvolti e delle circostanze.

Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu

Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu

Aprono le danze Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, nei panni di due amici, Mario e Piero, che lavorano in una nota società di crociere a Napoli e sono innamorati della stessa donna, Barbara (Fatima Trotta), con la differenza che il secondo non ha mai avuto il coraggio di dichiararsi.
Scoperto che Barbara ha una relazione con un altro uomo, senza capire chi sia, Piero va in crisi e passa una notte brava di cui al mattino dopo non ricorderà assolutamente nulla, in particolare dove possa essere finita la giacca in cui si trovava la ricevuta di una vincita milionaria al lotto …
Questo, bella lotta, è certo l’episodio più brutto, in primo luogo perché i due attori appaiono come bloccati in una struttura che li rende dei disadattati della comicità, dove più che le loro gesta domina il product placement (squadra del Napoli compresa) ed in secondo luogo la girandola di situazioni in cui i due si trovano coinvolti, insieme alle varie gag che ne scaturiscono, sono ancora una volta qualcosa di visto e rivisto, in debito derivativo sia con l’americano Una notte da leoni (The Hangover, 2009, Todd Philips) sia con Ho vinto la lotteria di Capodanno, diretto con ben altro brio ed inventiva dallo stesso Parenti nell’89 (per quanto ispirato a The Twelve Chairs, Mel Brooks, ’70). Continua a leggere

Torino: si rinnova il Museo Nazionale del Cinema

uiSarà all’insegna dello slogan Il Museo per Tutti, il Museo per Te il vasto progetto di rinnovamento che interesserà allestimenti e contenuti del Museo Nazionale del Cinema di Torino, a sette anni di distanza dall’ultimo importante restyling realizzato in occasione delle Olimpiadi invernali del 2006.
L’ampio ricorso alle nuove tecnologie digitali sarà volto in particolare a migliorare l’esperienza di visita per tutte le tipologie di pubblico (ed una particolare attenzione alle persone con disabilità), a facilitare la conoscenza delle opere esposte, a consentire la scelta di percorsi personalizzati e ad ampliare l’esperienza anche prima e dopo la visita al Museo. Prima tappa di un work in progress è il riallestimento dell’intero piano dedicato all’Archeologia del Cinema (livello +5), realizzato con il contributo della Compagnia di San Paolo. I lavori infatti, iniziati nell’autunno 2013 con la messa in opera di nuove vetrine conservative (60 metri lineari di lunghezza per 700 opere esposte), verranno completati entro aprile 2014 con parziali o totali rifacimenti delle attuali otto sale tematiche e la creazione di nuove istallazioni spettacolari.

Alberto Barbera

Alberto Barbera

L’impiego delle nuove tecnologie digitali, con il sostegno della Camera di Commercio di Torino e il coordinamento tecnologico di Torino Wireless, prevede l’utilizzo di una rete WiFi aperta e gratuita, accessibile da tutti i livelli della Mole Antonelliana, la creazione di 250 TAG disposti lungo il percorso di visita per consentire la visualizzazione di contributi aggiuntivi attraverso smartphone personali o iPad in dotazione, didascalie digitali su tablet da 9 e 7 pollici e l’introduzione di inedite postazioni interattive.
Come ha affermato il direttore del Museo, Alberto Barbera: “E’ il più ambizioso progetto di rinnovamento dalla sua apertura, un work in progress che ha preso il via oltre un anno fa e ci vedrà impegnati per altri due almeno, con l’intento di rendere la visita del Museo un’esperienza ancora più ricca, appagante e indimenticabile. I nuovi contenuti e l’utilizzo intelligente delle tecnologie digitali generano inedite possibilità al servizio della conoscenza e di ogni tipo di pubblico. Mi piace sottolineare il grande impegno che questo vasto progetto comporta, reso possibile dal sostegno di numerosi partner che come noi credono nella necessità di investire sul futuro delle istituzioni culturali anche in tempi di ridotte risorse economiche e finanziarie”.

Indovina chi viene a Natale?

1Dopo la visione di Indovina chi viene a Natale?, regia e sceneggiatura (quest’ultima scritta insieme a Fabio Bonifacci e Marco Mantani) di Fausto Brizzi, ancora fresco il ricordo della pressoché totale impassibilità del pubblico nel corso della proiezione (giusto qualche risatina a denti stretti), mi sono chiesto quale senso abbia, da un punto di vista cinematografico, proporre un film palesemente finto, riproduzione live action di quelle sfere di vetro che tu agiti e viene giù la neve, riproposizione di situazioni viste e riviste, con grande spreco di un cast all stars schierato stile plotone d’esecuzione. Per non parlare della morale d’accatto volta ad irridere il politicamente corretto sbandierato da certe classi sociali “illuminate”, giusto per dimostrare un minimo di sensibilità sociale e ricordarsi del mondo che vi è al di fuori del microcosmo “brizzi e lazzi”, il cui consueto melange fra toni ironici e sentimentali da un po’ di tempo a questa parte sembra aver smarrito la bussola di un’originale modalità rappresentativa, adeguandosi, pronto cassa, agli stilemi propri dell’ intrattenimento generalizzato.

Diego Abatantuono e Angela Finocchiaro

Diego Abatantuono e Angela Finocchiaro

Giulio (Diego Abatantuono) e Marina (Angela Finocchiaro), imprenditori liberal , hanno appena finito di festeggiare con i dipendenti, omaggiandoli con opportuna gratifica, il successo di vendite riscontrato, nonostante la crisi, dalla fabbrica di panettoni di proprietà del primo.
Di ritorno nella loro villa in montagna, i due si preparano a celebrare il Natale insieme alla madre di Giulio, Emma (Isa Barzizza), che ancora non ha elaborato il lutto per la dipartita del marito, noto cantante melodico degli anni ‘60, in attesa di tutti gli altri parenti in arrivo: la loro figlia Valentina (Cristiana Capotondi), insieme al fidanzato Francesco (Raoul Bova), diversamente abile, Chiara (Claudia Gerini), sorella di Giulio, insieme ai suoi due figli e al nuovo compagno Domenico (Claudio Bisio) ed infine il loro fratellastro Antonio (Carlo Buccirosso), con la moglie Elisa (Rosalia Porcaro) e tre frugoletti.
Fra difficoltà nell’accettare la condizione di Francesco, incomprensioni, gelosie di bimbetti pestiferi e litigi vari, lo spirito natalizio incontrerà non poche difficoltà a trovare opportuno albergo … Continua a leggere

Roma: presentazione de “Il Mese del Documentario” II Edizione

untitledMercoledì 8 Gennaio 2014, alle ore 19.00, presso la Casa del Cinema di Roma (Largo Marcello Mastroianni 1) sarà presentata, a cura di Doc/it Associazione documentaristi italiani, la seconda edizione de Il Mese del Documentario, che si terrà dal 13 al 22 gennaio in Italia e in Europa.
Dopo la presentazione, alle ore 21:00, seguirà la proiezione del film Below Sea Level, diretto da Gianfranco Rosi, su presentazione di Jacopo Quadri.

La Casa del Cinema, Roma

La Casa del Cinema, Roma

Dieci i documentari in competizione, italiani e stranieri, (Doc/it Professional Award, Doc.International), per uno sguardo d’eccezione sul cinema del reale contemporaneo, sulle sue storie e sui suoi modi di raccontare, con proiezioni che quest’anno avranno luogo non solo alla Casa del Cinema di Roma, sede principale del Festival, ma anche a Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Nola, Nuoro, Palermo, Torino e in Europa a Barcellona, Berlino, Londra e Parigi.

Informazioni: http://www.documentaristi.it/

Buon Natale da “Sunset Boulevard”