Archivi del mese: ottobre 2013

Una piccola impresa meridionale

1Scritto (insieme a Valter Lupo) e diretto da Rocco Papaleo, Una piccola impresa meridionale, sua seconda prova registica dopo il felice esordio con Basilicata Coast to Coast (2010), conferma le buoni doti dell’artista lucano, capace ancora una volta di allestire un’opera fresca, genuina e spontanea, sempre fedele ai concetti e agli schemi a lui cari del teatro-canzone, privilegiati rispetto a quelli più propriamente cinematografici.
Questi ultimi, infatti, vengono in certo qual modo sacrificati sull’altare della massima libertà espressiva, uno sprone “anarchico” capace di dare vita ad un riuscito melange fra sapida levità, poesia, ironia e toni surreali, il quale accompagna costantemente il corso della narrazione, sottolineato inoltre da una coinvolgente colonna sonora (opera di Rita Marcotulli, Arturo Valiante, Pericle Odierna e dello stesso Papaleo).

Rocco Papaleo e Giuliana Lojodice

Rocco Papaleo e Giuliana Lojodice

Costantino (Papaleo), un prete che ha lasciato il sacerdozio dopo una storia d’amore (finita male), fa ritorno al paesello, giù al Sud. Si vedrà presto confinato dalla madre Stella (Giuliana Lojodice), dopo averle reso noto l’abbandono dell’abito talare, in una vecchia proprietà di famiglia, un faro dismesso dove il padre lavorava come guardiano: occorre infatti evitare un ulteriore scandalo in famiglia, dopo che la figlia Rosa Maria (Claudia Potenza) è fuggita con un misterioso amante.
Il vecchio stabile diverrà man mano casa d’accoglienza per vari diseredati sociali: Arturo (Riccardo Scamarcio), il marito di Rosa Maria, istruttore di scuola guida con sopite potenzialità artistiche, già “disonorato” dal paese con la nomea di cornuto, la prostituta (in pensione) Magnolia (Barbora Bobulova), sorella della colf Valbona (Sarah Felberbaum), ed infine una scalcagnata impresa di costruzioni, composta da Raffaele (Giovanni Esposito) con sua figlia Mela e Jennifer (Giampiero Schiano), ex acrobata circense aspirante stuntman

Papaleo e Riccardo Scamarcio

Papaleo e Riccardo Scamarcio

Papaleo accollandosi il ruolo di voce narrante, moderno cantastorie, e vestendo i panni dell’ex prete che continua però ad essere “un tifoso di Gesù Cristo”, e per il quale la religione è più espressione di un forte sentimento interiore che la stanca reiterazione di un ideale, riesce a mettere da parte qualsivoglia intenzione di protagonismo, così da lasciare spazio agli altri personaggi, introdotti gradualmente in scena, ognuno già delineato nelle sue caratteristiche essenziali, fra problemi e crisi esistenziali in corso d’opera. Pur nell’evidente lentezza di fondo, con qualche momento di stasi (come, ad esempio, la scena del funerale, che però “prende aria” ed assume piena consistenza surreale e poetica una volta usciti dalla chiesa), Papaleo riesce ad imbastire con buona efficacia complessiva una commedia certo atipica nel nostro attuale panorama cinematografico, lontana anni luci dai soliti schemi ridanciani, validamente supportata da dialoghi ironici e capace di slanci riflessivi, offerti in chiave di riuscita metafora.

Sarah Felberbaum, Barbora Bobulova, Claudia Potenza

Sarah Felberbaum, Barbora Bobulova, Claudia Potenza

Il faro dove trova rifugio una composita umanità, roccaforte di antichi valori, offeso dalle intemperie e prontamente restaurato per una nuova destinazione mantenendone la struttura di base, diviene infatti il simbolo di come posa rendersi necessario smarcarsi da una realtà sociale troppo spesso costruita sulle fondamenta di irreggimentate convenzioni e atavici pregiudizi duri a morire: solo così sarà possibile comprendere come il nostro essere “persona”, tra pregi, difetti e le inevitabili contraddizioni, rappresenti un qualcosa di unico, da esternare e valorizzare al meglio delle proprie inclinazioni e all’insegna di quanto si riesca a dare in un determinato momento della nostra esistenza, tanto verso se stessi, quanto a coloro che ci sono vicino.

Giovanni Esposito e Giampiero Schiano

Giovanni Esposito e Giampiero Schiano

Nel “mondo a parte” visualizzato da Papaleo è allora possibile che un ex prete continui ad essere un sacerdote, perché la pace interiore e la conseguente armonia col creato trovano attuazione anche nell’accettare le diversità come nuovo parametro d’eguaglianza, o che un uomo possa vincere le sue paure esistenziali e riconciliarsi con la figura paterna, pur se dopo la morte di quest’ultima, e prendere coscienza di un estro da compositore musicale sinora soffocato per paura o scarsa considerazione di sé.
Una coppia omosessuale riesce a vivere liberamente e serenamente il proprio amore, suggellandolo col matrimonio, “per sempre e finché dura”, perché non vi è alcuna diversità nell’esprimere con gioia condivisa un forte sentimento, i proventi dell’attività di una prostituta, ormai avviata alla “normalità” familiare, possono essere proficuamente investiti, ed infine un’anziana madre, con lo sguardo finalmente limpido e sereno, può farsi carico allegorico di “una piccola impresa meridionale”, superare ogni pregiudizio ed emanciparsi, in nome di una felicità partecipata, verso la più pura e semplice accettazione, ed implicita accoglienza, di un essere umano in quanto tale.

Papaleo

Papaleo

Certo, non siamo di fronte ad un capolavoro conclamato, ma, più concretamente, ad un’opera sincera, distante da ideologie e preconcetti che si avvale delle buone interpretazioni dell’intero cast (Lojodice in testa, splendida nei suoi “vaffa” espressi a denti stretti e nell’evoluzione verso toni più concilianti e comprensivi, confluenti nel bel finale sullo scorrere dei titoli di coda), improntate essenzialmente ad una naturalezza espressiva, per un film capace di trarre linfa vitale dalla forza congiunta delle buone idee e della gentilezza del tocco, non ancora propriamente autoriale, ma piacevolmente sospeso tra sarcasmo e disincanto.

“Nomadica” omaggia Augusto Tretti

loca_tretti_OKPer ricordare Augusto Tretti, scomparso lo scorso 7 giugno nell’anonimato più assoluto, emblema piuttosto particolare di regista indipendente, che si è sempre mantenuto lontano dagli schematismi imposti da qualsivoglia moda o corrente, Nomadica (Centro Autonomo per il Cinema di Ricerca / Festival perpetuo per il cinema e le arti), in collaborazione con Cineteca Nazionale e Rapporto Confidenziale, rivista digitale di cultura cinematografica, ha organizzato la retrospettiva Il potere autarchico del cinema. Omaggio itinerante al cinema di Augusto Tretti (1924-2013).

Augusto Tretti

Augusto Tretti

Martedì 5 novembre, alle ore 20.30, a Bologna, presso Cinema Europa @ Kinodromo (Via Pietralata 55/A) avrà luogo un’anteprima dell’evento, con la proiezione dell’opera seconda di Tretti, Il potere, 1971, in collaborazione con la Cineteca Nazionale, cui seguirà il cortometraggio Augusto Tretti. Un ritratto, di Maurizio Zaccaro, il quale sarà presente in sala.

“Negli scaffaloni della cinematografia italiana, Augusto Tretti […] è difficile da collocare. Bisogna rinunciarvi. Resterà un fenomeno isolato o, peggio, da isolare”. (Ennio Flaiano).
“Tretti è il matto di cui ha bisogno il cinema italiano”. (Federico Fellini, di cui Tretti fu aiuto regista per Il bidone, ’55).

31mo Torino Film Festival: in anteprima il restauro di “8 ½”

8Il Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, Rti-Gruppo Mediaset e Medusa Film hanno annunciato nei giorni scorsi la presentazione del restauro digitale di 8 ½, diretto nel ‘63 da Federico Fellini, pronto a tornare in sala in una versione a 2K, realizzata dai laboratori DeLuxe Digital Roma, a partire dal negativo originale.
La prima proiezione mondiale del film restaurato avverrà nel corso del Torino Film Festival, mercoledì 27 novembre.

Vincitore del Premio Oscar nel ‘64 per il Miglior Film Straniero e i Migliori Costumi (Piero Gherardi), e insignito di numerosi altri riconoscimenti, nazionali internazionali, 8 ½ può vantare una fotografia, in bianco e nero, realizzata da Gianni Di Venanzo e l’interpretazione di Marcello Mastroianni nei panni di Guido Anselmi, regista in crisi ossessionato dai fantasmi del passato e da molteplici figure di donne: la moglie Anouk Aimée, l’amante Sandra Milo, l’attrice Claudia Cardinale, l’inquietante Barbara Steele, Rossella Falk e tante altre. La sceneggiatura fu scritta da Fellini stesso, insieme a Tullio Pinelli, Ennio Flaiano e Brunello Rondi.

Federico Felllini e Marcello Mastroianni

Federico Felllini e Marcello Mastroianni

Proprio in questa pellicola iniziava a divenire più evidente nella filmografia di Fellini quella particolare sospensione fra sogno e visionarietà, suggestivamente delineata dalle musiche di Nino Rota, che assumerà carattere prevalente nel successivo Giulietta degli spiriti, anche se già ne La strada il regista aveva dato vita ad un inedito e più compiuto percorso cinematografico, nel visualizzare sullo schermo in chiave onirica e favolistica le proiezioni del proprio inconscio più recondito. Il restauro di 8 ½ segna l’inizio di una collaborazione tra la Cineteca Nazionale e Rti-Gruppo Mediaset, proprietaria di una delle più importanti library cinematografiche italiane, per la preservazione e la valorizzazione del patrimonio filmico nazionale.

Festival Internazionale del Film di Roma 2013: i componenti della Giuria Internazionale

Luca Guadagnino

Luca Guadagnino

Sono stati resi noti i componenti della Giuria Internazionale che nell’ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma (8-17 novembre) assegnerà i premi ai film in Concorso: ad affiancare il Presidente James Gray, già annunciato, ci saranno la regista argentina Verónica Chen, il regista, sceneggiatore e produttore italiano Luca Guadagnino, l’attore e produttore russo Aleksei Guskov, la regista, sceneggiatrice e attrice francese Noémie Lvovsky, il regista iraniano Amir Naderi e il regista cinese Zhang Yuan.

Anna Foglietta (Movieplayer)

Anna Foglietta (Movieplayer)

La Giuria assegnerà ai lungometraggi in Concorso il Marc’Aurelio d’Oro per il miglior film, il Premio per la migliore regia, il Premio Speciale della Giuria, il Premio per la migliore interpretazione maschile, il Premio per la migliore interpretazione femminile, il Premio a un giovane attore o attrice emergente, il Premio per il migliore contributo tecnico, il Premio per la migliore sceneggiatura. A condurre la serata di premiazione sarà l’attrice Anna Foglietta, la quale continuerà a fare gli onori di casa anche nel corso della cerimonia di assegnazione del Maverick Director Award a Tsui Hark, di cui sarà proiettato l’ultimo film, Young Detective Dee: Rise of the Sea Dragon 3D (Di Renjie zhi shendu longwang 3D).

Il cacciatore di donne

1Anchorage, Alaska, 1983.
La prostituta diciassettenne Cindy Paulson (Vanessa Hudgens) entra in un motel:fra urla e pianto, a stento riesce a raccontare quanto le è accaduto, di come sia riuscita a sfuggire ad una probabile uccisione da parte di un uomo, che è in grado di riconoscere, il quale l’ha rapita e stuprata.
Ma l’alibi di ferro dell’accusato, Robert Hansen (John Cusack), irreprensibile lavoratore e buon padre di famiglia, insieme ai beceri commenti dell’agente cui è stato affidato l’interrogatorio della ragazza, non giocano certo in favore di quest’ultima. Le cose saranno però destinate a mutare una volta che del caso se ne occuperà il sergente Jack Lancombe (Nicolas Cage), vita segnata da una grave perdita familiare ed in procinto di cambiare mestiere, da anni sulle tracce di un imprendibile serial killer, le cui vittime continuano ad essere rinvenute ormai cadavere nei boschi vicini, lungo il fiume Knik …

Vanessa Hudgens

Vanessa Hudgens

Basato sulla vera storia di Robert Hansen, che tra gli anni ‘70 ed ’80 rapì ed uccise circa venti donne, dopo averle condotte nelle zone più remote dell’Alaska per poi liberarle e dar loro la caccia come fossero prede, Il cacciatore di donne, diretto e sceneggiato dall’esordiente Scott Walker, è un film che curiosamente soffre dei suoi stessi pregi, i quali si rivelano nel corso della narrazione un’arma a doppio taglio, non sostenuti con forza dal regista e scarsamente avallati da una scrittura piuttosto zoppicante.
L’apprezzabile scelta stilistica volta al minimalismo, l’essenzialità della messa in scena, l’impianto narrativo a metà strada fra la cronaca e il documentario, sono tutte caratteristiche che avrebbero meritato di essere delineate con maggiore compiutezza, risultando irrisolti in particolare gli elementi thriller e noir inseriti nel corso della narrazione con modalità spesso confuse e dai risultati altalenanti.

Nicolas Cage

Nicolas Cage

I primi non riescono infatti ad innescare dei veri e propri picchi emotivi, atti a dar corpo ad un effettivo coinvolgimento (il classico gioco del gatto col topo si anima solo verso la fine, grazie al confronto incrociato vittima/carnefice/poliziotto), mentre riguardo i secondi è del tutto assente la correlazione fra i protagonisti e l’ambiente che li circonda: il paesaggio dell’Alaska, la sua naturale cupezza, meritavano una caratterizzazione fotografica più incisiva da parte di Patrick Murguia ed una maggiore attenzione registica, che non si risolvesse in un passaggio, scomposto e a volte frettoloso, dai primi piani dei personaggi alle panoramiche dei boschi innevati, nei cui oscuri labirinti sappiamo già nascondersi la triste e raccapricciante verità.
Anche la scelta, condivisibile, di raffigurare Hansen in un’aura di asettica normalità, nello svolgimento del proprio lavoro e in famiglia, così come nel perpetrare i suoi crimini, lontano da ogni possibile fascinazione, non sempre funziona al meglio, perché costringe il pur bravo Cusack a recitare sin troppo per sottrazione.

John Cusack

John Cusack

Riguardo Cage, nel ruolo dell’ostinato detective, per quanto appaia vagamente più espressivo che in altri film (almeno nella capacità di suscitare empatia, pur espressa al minimo sindacale), non può fare altro che adeguarsi al contesto ed offrire un’interpretazione di maniera.
Ecco perché, alla fine, a risaltare è il personaggio di Cindy, ben reso, con qualche affanno, da Vanessa Hudgens, quello più pertinente alle probabili primarie intenzioni di Walker, ovvero raffigurare “il terreno ghiacciato” (The Frozen Ground, è il titolo originale) rappresentato dal perbenismo ipocrita di certa provincia americana, immacolata all’esterno e colma di ogni sporcizia nei suoi meandri più reconditi, ed offrire al contempo un determinato ritratto di gioventù allo sbando, sbattuta come canne al vento da incomprensioni e problematiche familiari- sociali, che trascina il pesante fardello di traumi irrisolti, spesso avvenuti al’interno delle stesse mura domestiche.

Cage e Hudgens

Cage e Hudgens

E’ proprio la sua interpretazione, volta ad assecondare la raffigurazione di una convulsa e dolente rincorsa fra malizia, ingenuità e disfattismo autodistruttivo, sino alla presa di coscienza definitiva, in parallelo con quella di Halcombe, a conferire tono ed una certa sostanza alla narrazione complessiva, per un film che comunque si lascia seguire, grazie all’estrema linearità con la quale si dipana il filo del racconto.
Avrebbe giovato, in conclusione, oltre ad un equilibrio, formale e sostanziale, fra i vari (troppi?) elementi, soprattutto una maggiore convinzione nel percorrere la strada inizialmente intrapresa ed accantonare un certo schematismo di fondo, il quale rende la pellicola simile ad un procedural drama televisivo, senza particolari slanci inventivi che non siano costituiti da un’ordinaria rappresentazione.

EFA- European Film Awards 2013: premiati Morricone e Travaglioli

kkL’European Film Academy ha annunciato i primi vincitori della 26ma edizione degli European Film Awards: una speciale giuria composta da sette membri (Tuomas Kantelinen, compositore, Finlandia; Francesco Ranieri Martinotti, regista/produttore, Italia; Karel Och, programmatore di festival, Repubblica Ceca; Simón de Santiago Aréizaga, produttore, Spagna; Hervé Schneid, montatore, Francia; Marek Septimus Wieser, direttore della fotografia, Svezia; Jasmila Zbanic, regista, Bosnia Erzegovina) si è riunita a Berlino e ha decretato i vincitori per le categorie Direzione della Fotografia, Montaggio, Scenografia, Costumi, Musica e Sound Design, in base alla lista di selezione di quest’anno.

Direttore della Fotografia 2013 – Prix Carlo di Palma: Asaf Sudry (Lemale Et Ha’halalFill the Void – Israele). “(…) Per la sua capacità di riprendere i personaggi in maniera al contempo realistica e poetica, rappresentandoli con tenerezza in un ambiente sconosciuto alla maggior parte di noi e con una sensibilità che ci immerge nelle loro psicologie ed emozioni”. Montatore Europeo 2013: Cristiano Travaglioli (La grande bellezza – Italia/Francia). “(…) Per un montaggio che stimola continuamente i nostri sensi e crea un intreccio di infiniti significati nella narrazione”.
Scenografo Europeo 2013: Sarah Greenwood (Anna Karenina – UK) .
“(…) Per una scenografia che diventa essa stessa personaggio, integrata drammaturgicamente e che contribuisce in maniera essenziale alla narrazione e allo stile del film”.

Costumista Europeo 2013: Paco Delgado (Blancanieves – Spagna/Francia). “(…) Per un’attenzione ai costumi che riesce e combinare una meticolosa ricerca storica nella tradizione spagnola con la libertà di una favola gotica”. Compositore Europeo 2013: Ennio Morricone (La miglior offerta – Italia). “(…) Per aver dimostrato ancora una volta la sua straordinaria capacità di saper rinnovare il proprio stile restando comunque fedele allo stile del regista e del film – davvero un compositore universale e un vero maestro”.
Sound Designer Europeo 2013: Matz Müller e Erik Mischijew (Paradies:GlaubeParadise: Faith – Austria/Germania/Francia).
“(…) Per aver saputo creare un sound design puro e radical – quasi una colonna sonora che transforma i suoni di tutti i giorni in una composizione”.

Le candidature per le categorie Film Europeo, Commedia, Regista, Sceneggiatore, Attrice e Attore saranno annunciate il 9 novembre al Seville European Film Festival. I membri dell’European Film Academy voteranno i vincitori, i quali riceveranno la prestigiosa statuetta simbolo degli Efa nel corso della 26ma edizione degli European Film Awards, la cui cerimonia di premiazione si terrà all’Haus der Berliner Festspiele di Berlino, sabato 7 dicembre, e sarà trasmessa in diretta streaming sul sito http://www.europeanfilmawards.eu.

Luigi Magni (1928-2013)

Luigi Magni

Luigi Magni

E’ morto stamane, domenica 27 ottobre, a Roma, sua città natale, Luigi Magni, regista cinematografico e teatrale, sceneggiatore e soggettista. Non sempre, almeno a mio avviso, è stata tenuta nella giusta considerazione la sua abilità nel conciliare la spettacolarità propria di un accurato affresco storico con un ben calibrato senso drammaturgico e in particolare merita attenzione l’indubbia perizia affabulante nel narrare i vari accadimenti a misura di essere umano.
E’ riuscito, infatti, a rendere evidente come gli abusi del potere costituito (ecclesiastico e civile), per quanto circoscritti all’epoca della loro messa in atto, fossero ancora radicati nell’attualità di ogni giorno, una sorta di lascito obbligatorio, all’insegna della sopraffazione espressa dai più forti verso i più deboli.
Non ha poi trascurato di sottolineare, riguardo quest’ultimi, nell’ alternanza fra toni ora bonari ora sarcastici, l’incapacità di mutare l’ordine delle cose facendo forza comune, lasciando spesso l’azione a singoli gruppi o a qualche individuo intento a combattere l’ingiustizia con modi sottili, insinuandosi all’interno della stessa macchina governativa, ed entrambi destinati alla sconfitta o ad un calcolato ripiego.

00410003Quelli descritti sono d’altronde i tratti salienti dell’opera che conferì a Magni la grande popolarità, dopo l’esordio come regista nel ‘68 con la commedia Faustina, ovvero Nell’anno del Signore, ’69, ispirato alla condanna a morte subita dai repubblicani Angelo Targhini e Leonida Montanari nel 1825.
E’ un film in cui risalta tanto un notevole cast (Nino Manfredi, Claudia Cardinale, Ugo Tognazzi, Enrico Maria Salerno, Alberto Sordi) quanto, soprattutto, una messa in scena piuttosto partecipe, pregna di un sentito impegno sociale ancor prima che politico, attenta ad evidenziare ogni ingiustizia messa in atto dal potere temporale, una chiesa orfana, in quanto ordine costituito, di qualsivoglia misericordia o comprensione umana (non manca, anche se come vicenda secondaria, un riferimento all’antisemitismo espresso dal clero del tempo), e l’ ignavia popolare nell’assecondare l’andamento dei fatti, quasi senza colpo ferire.

jhjE’ il primo episodio di una ideale trilogia che proseguì con In nome del Papa Re, ’77 (David di Donatello come Miglior Sceneggiatura), film dove risalta ancora di più, anche per la bellissima interpretazione offerta da Manfredi, la prevalenza dell’umanità sugli eventi storici, grazie alla forza espressa da sentimenti quali amore e comprensione, elevati a valori dominanti contro ogni rifiuto di dialogo, almeno chiarificatore se non propriamente conciliante.
La conclusione si ebbe con In nome del popolo sovrano, ’90, ambientato ai tempi della Repubblica Romana, nel 1849, pellicola forse un po’ discontinua nell’impostazione complessiva, anche riguardo le caratterizzazioni dei personaggi, non tutte delineate con eguale vigore, ma sempre vitale nei suoi temi di fondo e nell’ispirazione genuinamente popolare, caratteristica quest’ultima che si ritrova facilmente anche in altri lavori di Magni come, fra gli altri, La Tosca del ’73 (tra gli interpreti, Monica Vitti, Gigi Proietti, Aldo Fabrizi, Vittorio Gassman), l’interessante dittico dedicato all’antica Roma con Scipione detto anche l’Africano, ’71, e Secondo Ponzio Pilato, ’87, o la sua ultima realizzazione per il grande schermo, La carbonara, girato nel ’99.

Nino Manfredi, "In nome del Papa Re"

Nino Manfredi, “In nome del Papa Re”

Da non dimenticare l’attività di sceneggiatore sia teatrale (la collaborazione con Garinei e Giovannini per Rugantino, ’62, Il giorno della tartaruga,’64, e Ciao Rudy,’66) che cinematografico, lavorando al riguardo per vari registi, prima e dopo aver esordito dietro la macchina da presa, come Camillo Mastrocinque (La cambiale, ‘59; Il corazziere, ‘60), Pasquale Festa Campanile (Un tentativo sentimentale, ‘63), Alberto Lattuada (La mandragola, ‘65), Mario Monicelli (La ragazza con la pistola, ’69), Nino Manfredi (Per grazia ricevuta, ’71). Ugualmente da ricordare i lavori televisivi, da State buoni se potete, ’84, a La notte di Pasquino, 2002, ancora una volta con Manfredi protagonista, l’ultima realizzazione del regista romano, cui va riconosciuto il merito di aver mantenuto vivo il ricordo del nostro passato, anche durante periodi dominati da confusi e calcolati revisionismi, per farci comprendere meglio il presente. Il mio pensiero finale è che Magni abbia saputo adattare al mutare dei tempi la famosa locuzione Storia maestra di vita, attribuita a Cicerone, nella beffarda consapevolezza che l’unico insegnamento appreso al riguardo dall’umanità nel corso dei secoli venga rappresentato dalla certezza di non voler apprendere alcunché.