Archivi del mese: agosto 2013

Al via “Melt – a – Plot”, social game per creare film giocando in rete

jjE’ stato presentato ieri, venerdì 30 agosto, al Lido di Venezia, nel corso della 70ma Mostra Internazionale d’ Arte Cinematografica, Melt-a-Plot il nuovo gioco per “fare cinema” in internet: uno spazio di creatività collaborativa, un social game in cui i giocatori concepiscono, sceneggiano e creano un film, scegliendo anche gli attori, le musiche, le location, i costumi.

Si tratta di un progetto Tempesta, casa di produzione con sede a Bologna e Londra, fondata da Carlo Cresto-Dina nel 2009 per produrre film e progetti crossmedia di giovani autori europei pensati per la distribuzione internazionale (Corpo Celeste, diretto da Alice Rohrwacher; L’intervallo, per la regia di Leonardo Di Costanzo), che la Rai accoglie e promuove con grande interesse, proprio perché sperimenta le potenzialità delle nuove tecnologie, puntando a sviluppare altre forme di creatività; prevista anche la partecipazione della Cineteca di Bologna.

treterterIl gioco parte da alcune brevi frasi che avviano la trama di un film, fornite con cadenza periodica sui canali social di Melt-a-Plot da attori e registi che hanno prestato volto e idee, rendendosi testimonial del progetto: i giocatori inseriscono il loro contributo scegliendo uno tra gli incipit proposti e partecipano scrivendo frammenti di testo da 140 caratteri (brick), che ne continuano la storia, anche sulla base di quanto già scritto dagli altri partecipanti.
Mentre le trame crescono, “mattone su mattone”, Melt-a-Plot calcola il gradimento di ogni giocatore ed ogni volta che un contributo viene usato da un altro utente o che qualcuno si aggancia ad un brick per dare un seguito alla storia, il punteggio di chi ha creato quel contenuto cresce e ne fa ottenere di nuovi per continuare a scrivere.

Alla fine a decidere il vincitore non vi saranno né giudici né “esperti”, ma la community della rete costituita dai giocatori stessi, in quanto, attraverso un algoritmo sofisticato, saranno infatti gli utenti a scegliere chi avrà scritto e proposto le trame più feconde e seguite.
Inoltre la storia più amata diventerà un film prodotto da Tempesta con Rai Cinema, perché con Melt-a-Plot si può vincere un contratto per scrivere un film o stage relativi a quest’ultimo e anche ruoli da attore.
Per iniziare a giocare: http://meltaplot.rai.it

Ecco inoltre alcuni dei video incipit di attori e registi che hanno prestato il loro volto per cominciare una storia …
Cristiana Capotondi http://db.tt/ysa7FVzW
Alice Rohrwacher http://db.tt/chzePzsV
Anita Caprioli http://db.tt/wesXCKQb
Chiara Francini http://db.tt/n93bnPsB
Fabio Troiano http://db.tt/J4zzxETy
Marco Ponti http://db.tt/F4mUatCO
Andrea Bosca http://db.tt/kGTkddqY
… e un video di spiegazione del progetto : http://db.tt/ohMPRDgJ

Venezia 70: a Cuaròn il “Future Film Festival Special Award”

yyerw4w4E’ stato consegnato ieri pomeriggio a Venezia, presso Cà Giustinian San Marco, il primo Future Film Festival Special Award, premio previsto dai Direttori del FFF, Giulietta Fara e Oscar Cosulich, per opere o autori, fra i titoli selezionati dalla Mostra del Cinema, che abbiano ottenuto esiti particolarmente emblematici: il vincitore è Gravity, di Alfonso Cuaròn “per gli eccezionali risultati tecnici e poetici raggiunti nel suo nuovo film” .

L’inedito riconoscimento va ad aggiungersi al tradizionale FFF Digital Award, ufficialmente inserito dalla Biennale tra i Premi Collaterali ed assegnato da una giuria di critici e giornalisti al film della Mostra che utilizza al meglio le illimitate risorse dell’animazione e degli effetti speciali. La prossima edizione del Future Film Festival, che per il quindicesimo anno consecutivo rinnova la sua partecipazione alla kermesse veneziana, si svolgerà dal 1° al 6 aprile 2014.

Roccella Jazz Festival 2013: l’ arca di Noa

gggweGrande chiusura per il Roccella Jazz Festival lo scorso 24 agosto: presso il Teatro al Castello della cittadina jonica che dà il nome all’evento, Mira Awad e Noa si sono avvicendate sul palco, per poi trovarsi a cantare insieme (un duo da brivido), dando vita ad un concerto pregno di ottima musica e spontaneo coinvolgimento, offrendo, in particolare, un senso concreto e definitivo sia alla kermesse in sé sia alla sua denominazione, quel “shalom” che, insieme a parole come habibi (“mio amore”) e fratellanza, si è esteso con vivida forza dal proscenio verso la folta platea, entusiasta ed ammaliata dal carisma espresso dalle due cantanti, le cui diverse etnie hanno trovato unitarietà nella proposta musicale offerta.

Noa

Noa

In particolare Noa, felicemente accompagnata da Shay Alon (chitarra), Gil Zohar (tastiere e basso), Gadi Seri (batteria), Gil Dor (chitarre), ha condotto verso la sua arca una 33ma edizione che, mantenendo la linea itinerante degli ultimi anni (oltre a Roccella, Reggio Calabria, Locri, Martone, Marina di Gioiosa, Bivongi, Monasterace, Casignana) e mutando direzione artistica (passata da Paolo Damiani a Paola Pinchera e Vincenzo Staiano), è parsa partire un po’ in sordina, con la sensazione che non vi fosse un evento effettivamente trascinante ed identificativo, ma tanti concerti validi, ognuno con le proprie caratteristiche, spaziando tra tradizione ed innovazione.

Mira Awad

Mira Awad

Ma alla fine, tra polemiche e problematiche varie, il Festival, serata dopo serata, ha rivelato la concretezza ed il fascino del grande evento, musicale nello specifico e culturale in senso generale, perché proprio questo non va assolutamente dimenticato, che il significato più intimo e profondo di queste manifestazioni è da rinvenire anche, se non soprattutto, nella capacità d’esprimere una valenza simbolica e simbiotica alla parola “cultura”, nel senso di confronto con tutto ciò che ci circonda e quindi di opportuna crescita, fra miglioramenti ed affinamenti lungo il percorso.

Ecco perché il Festival che ogni anno, come il matrimonio di manzoniana memoria, “non s’ha da fare”, dato puntualmente per sopravvissuto quando non morto del tutto, grazie ai sacrifici “degli uomini di buona volontà” risulta più vivo che mai, anzi pronto a nuova vita, capace d’offrire con costanza e coerenza artistica esibizioni musicali e non solo (penso agli splendidi pomeriggi presso l’Auditorium) sempre caratterizzate dal felice incontro tra qualità della proposta e fascinazione complessiva, coinvolgendo cultori, semplici appassionati o curiosi in un afflato sincero e coinvolgente, esprimendo la forza della continuità e capacità di stupire.
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Articolo già pubblicato, in data 29/08/2013, sul sito “La zattera del pensiero” (http://www.zatteradelpensiero.it/), corredato dalle interviste di Giovanni Certomà a Paola Pinchera, Paolo Damiani, Sisinio Zito.

Al via “Venezia 70”

Alberto Barbera

Alberto Barbera

Dopo la pre-apertura con la proiezione del capolavoro di Francesco Rosi Le mani sulla città, film che si aggiudicò a Venezia il Leone d’oro 50 anni addietro, avvenuta ieri sera, martedì 27 agosto, presso il centro storico della città lagunare, l’Arena di Campo S. Polo, prende il via oggi la 70ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, diretta da Alberto Barbera, per concludersi sabato 7 settembre.
Il cartellone della kermesse, che con l’edizione di quest’anno raggiunge un importante traguardo di longevità, introduce elementi innovativi o, comunque, volti ad evidenziare un superamento dei confini tradizionali del cinema reale, in particolare riguardo i generi cinematografici.

Gianfranco Rosi

Gianfranco Rosi

Ciò appare evidente sia nel film d’apertura della serata inaugurale, madrina l’attrice Eva Riccobono, Gravity di Alfonso Cuarón (interpretato da Sandra Bullock e George Clooney), che si preannuncia come un’opera tanto mirabile dal punto di vista visivo quanto complessa nei contenuti, puntando a porre nuovi parametri di riferimento nell’ambito della fantascienza, sia, soprattutto, nella presenza, in Concorso, di due documentari, Sacro Gra, diretto da Gianfranco Rosi (Gra sta per Grande Raccordo Anulare, “vissuto” per un anno dal regista alla guida di un camper), e The Unknown Known di Errol Morris, basato sul personaggio di Donald Rumsfeld, Segretario della Difesa statunitense nel bienno ’75-’77, (Presidente Gerald Ford) e dal 2001 all’8 novembre 2006 (Presidente George W. Bush).

Hayao Miyazaki

Hayao Miyazaki

Ricorrono nelle varie proposte, rappresentative un po’ di tutti i paesi, elementi legati all’attualità, ponendo l’accento su temi quali la violenza nelle sue varie esternazioni a livello familiare, sociale, domestico, senza dimenticare la crisi economica (e di valori) ormai diffusasi a livello mondiale, con la precisa scelta di legare i film alla realtà presente, senza esternare metafore o possibili soluzioni ottimistiche per il futuro, bensì evidenziandone ogni problematica ed implicazione nei rapporti umani.
Fra i titoli italiani, oltre al citato Sacro Gra, L’intrepido di Gianni Amelio, protagonista Antonio Albanese, Via Castellana Bandiera, dell’esordiente Emma Dante, adattamento del suo primo romanzo (2009), mentre appare piuttosto felice l’inserimento, pur non costituendo una premiere mondiale, del nuovo film d’animazione di Hayao Miyazaki, Kaze Tachinu.

James Franco

James Franco

Certo interessante, ulteriore segno della volontà di dar spazio alle “nuove proposte”, la presenza nella qualità di regista dell’attore James Franco con Child of God (dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy), così come non può che rivelarsi gradito il ritorno in grande stile dell’Inghilterra al Lido, con titoli quali The Zero Theorem di Terry Gilliam o Philomena, Stephen Frears, senza dimenticare Jonathan Glazer, che con Under the Skin torna dietro la macchina da presa dopo circa dieci anni (Birth).
Anche le altre sezioni offrono comunque opere capaci di destare curiosità ed interesse, come Capitan Harlock diretto da Shinji Aramaki, o Moebius di Kim Ki-duk, il Leone d’Oro della scorsa edizione con Pieta, l’omaggio reso da Ettore Scola a Federico Fellini nella ricorrenza dei vent’anni dalla scomparsa (Che strano chiamarsi Federico-Scola racconta Fellini), Alex Gibney con The Armstrong Lie, documentario sul noto ciclista.
Riguardo i nostri colori, troviamo Costanza Quatriglio, Con il fiato sospeso, protagonista Alba Rohrwacher, e la coppia Mario Sesti e Teho Teardo (La voce di Berlinguer).

future_reloadedNella sezione Orizzonti, dedicata alle nuove correnti del cinema mondiale, risaltano titoli come la coproduzione italo-americana Medeas (Andrea Pallaoro), We Are the Best! (Lukas Moodysson) e Why Don’T You Play in Hell? del giapponese Sion Sono, senza dimenticare gli italiani, La prima neve di Andrea Segre, Il terzo tempo diretto da Enrico Maria Artale, Piccola Patria, per la regia di Alessandro Rossetto, e Valeria Allievi, con il documentario Quello che resta. Da segnalare l’opera collettiva Venezia 70 – Future Reloaded, composta dai settanta cortometraggi di 60-90 secondi realizzati da altrettanti registi di tutto il mondo per celebrare il 70mo anniversario della Mostra, il secondo film che andrà ad aprire la serata, proiettato in Sala Grande alle ore 22.00, dopo il citato Gravity di Cuarón.

Bernardo Bertolucci

Bernardo Bertolucci

Riguardo le giurie, quella della sezione Concorso risulta così composta: Bernardo Bertolucci (Presidente), Andrea Arnold, Renato Berta, Martina Gedeck, Pablo Larraìn, Virginie Ledoyen, Ryuichi Sakamoto, Jiang Wen, Carrie Fisher. Orizzonti vede invece Paul Schrader (Presidente), Catherine Corsini, Leonardo Di Costanzo, Golshifteh Farahani, Frederic Fonteyne, Ksenia Rappoport, Amr Waked.
Infine Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis: Haifaa Al Mansour (Presidente), Alexey German Jr., Geoffrey Gilmore, Ariane Labed, Razvan Radulescu, Maria Sole Tognazzi, Amat Escalante.

 William Friedkin

William Friedkin

Il Leone d’oro alla carriera sarà assegnato al regista statunitense William Friedkin, autore di polso e raffinato compositore d’immagini, visionario ma attento alle esigenze spettacolari e commerciali, esponente di quel movimento innovatore noto come New Hollywood, il quale ha portato aria nuova, fra l’altro, nell’ambito di due generi cinematografici piuttosto popolari quali il poliziesco e l’horror (rispettivamente Il braccio violento della legge, ’71, e L’esorcista, ’73).
Sarà inoltre presentata la versione restaurata de Il salario della paura (Sorcerer, ’77), altro titolo degno di nota nella filmografia di Friedkin, remake di Vite vendute, diretto nel 1953 da Henri-Georges Clouzot, il cui titolo originale, Le salaire de la peur, riprende quello dell’omonimo romanzo di Georges Arnaud, ’50.

Claudia Cardinale

Claudia Cardinale

Da non dimenticare Venezia Classici, sezione, introdotta lo scorso anno, dedicata ai restauri e ai documentari sul cinema, che vedrà come testimonial Claudia Cardinale, un’attenta riscoperta di opere del passato trascurate o sottovalutate, attraverso una selezione dei migliori restauri realizzati nel corso dell’ultimo anno da cineteche, istituzioni culturali e produzioni di tutto il mondo, a partire proprio dalla Biennale di Venezia, con le Collezioni del suo Archivio Storico delle Arti Contemporanee (ASAC), il quale ha fornito le copie d’epoca di quattro classici del cinema, come Vaghe stelle dell’Orsa di Luchino Visconti (Italia, 1965), film che conseguì il Leone d’oro alla 30ma edizione della Mostra, restaurato dalla Sony Pictures Entertainment e di cui Claudia Cardinale è stata protagonista.

venezia-70In chiusura di questa panoramica sulla 70ma Mostra Internazionale d’ Arte Cinematografica, uno sguardo al manifesto ufficiale realizzato da Simone Massi (animatore, regista e illustratore), omaggio al cinema di Theo Anghelopulos e Federico Fellini, rimandando a un’inquadratura del film diretto dal regista greco nel 1988, L’eternità e un giorno, interpretato da Bruno Ganz: un uomo di spalle agita le braccia in direzione di una barca che, in lontananza, trasporta un bambino e un rinoceronte, citazione autoironica del manifesto dello scorso anno (a sua volta ispirato a E la nave va, 1983, di Fellini), che segna una continuità e un superamento allo stesso tempo, un invito a guardare oltre, a viaggiare con l’immaginazione, da accogliere senza riserve anche di questi tempi, in cui la concretezza bussa alla porta e ci riporta alla realtà di ogni giorno.

Pentedattilo Film Festival VIII Edizione: i vincitori

imagesCAH0ICZUEcco il palmares del Pentedattilo Film Festival, kermesse cinematografica dedicata ai cortometraggi promossa e realizzata dall’associazione Pro Pentedattilo e dalla Ram Film, grazie anche al sostegno logistico dell’Agenzia dei Borghi Solidali e al patrocinio e sostegno della Provincia di Reggio Calabria, la cui VIII edizione è giunta a conclusione ieri sera, domenica 25 settembre, dopo un’intensa tre giorni di proiezioni (150 i film selezionati) ed altri eventi correlati.
La serata finale, oltre alla proclamazione dei vincitori, ha visto gli interventi di Emanuele Milasi, Americo Melchionda (rispettivamente direttore artistico e organizzativo), Maria Milasi (coordinatrice artistica), Alessia Rotondo (traduttrice) e dei vari giurati, nell’ambito delle diverse sezioni.

Territorio in Movimento, Primo premio: Kiran (Alexander Riedel & Bettina Timm), “per aver saputo raccontare l’originalità del suo protagonista e la complessità del mondo che lo circonda”. Secondo premio: Blu (Nicolae Constantin Tanase), “per essere riuscito, attraverso una piccola vicenda famigliare, a raccontare anche la storia contemporanea di un paese”.
Terzo premio: Danger Of Complete Extinction (Konstantin Kolesov), “per aver costruito una complessa rappresentazione dello scontro generazionale, che diventa anche scontro politico nella Russia post sovietica”.
Menzione speciale: Bounty (Finbarr Wilbrink), “per aver creato uno spazio cinematografico capace di raccontare la dialettica dell’identità nelle società contemporanee”; Shame And Glasses (Alessandro Riconda), “per aver reso con semplicità la forma narrativa del cortometraggio”; F5 (Timofey Zhalnin), “per una regia e la recitazione capace di adattarsi a diversi linguaggi, dal cinema alla danza, nel raccontare una storia che spinge lo spettatore a riflettere su cos’è davvero l’arte”.

Corto Donna, Ex aequo: Histoire Belge (Myriam Donasis), “perché, attraverso una costruzione narrativa originale e un montaggio accattivante, tratta una tematica che va oltre l’omosessualità ma tocca un desiderio universale”; More Than Two Hours (Ali Asgari), “per la messa in scena di un conflitto forte e credibile, con un finale aperto e inevitabile che lascia però una speranza”. Menzione speciale: Paper Mountains (Lynsey Miller), “perché, attraverso un’efficace direzione degli attori, racconta un sogno ad occhi aperti, il viaggio di una ragazzina motivato da un desiderio semplice e forte. Un film che insegna che tutto ciò in cui si crede è reale”.

Thriller, Ex aequo: Deux inconnus (Lauren Wolkstein), “per la linearità narrativa e la particolare cura della fotografia che conferisce all’intera opera una continuità tra regia e attori”; A tout prix (Danh Yann), “per l’originalità della trama, la complementarietà tra la linea narrativa e la liricità del montaggio che consentono allo spettatore di seguire senza difficoltà lo sviluppo degli eventi”. Menzione speciale: I Spy With my Little Eye (Gunda Aurich), “per la cura degli elementi narrativi propri del genere thriller sviluppati attraverso una fotografia e una recitazione di alto livello stilistico”.

Animazione: Emilie (Olivier Pesch), “per aver raccontato una fiaba moderna con un perfetto uso della stop motion che crea personaggi indimenticabili”. Videoclip:Flowers For Anytime (Diego Monfredini), “per l’utilizzo del linguaggio cinematografico applicato a quello musicale, con una regia interessante che sottolinea una fotografia di spessore”.

Sì, viaggiare

bebè“L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi”.
Marcel Proust (1871-1922)

Domenica d’agosto (1950)

Luciano Emmer

Luciano Emmer

Luciano Emmer (1918-2009) è stato tra i più validi registi e sceneggiatori del cinema italiano, la cui produzione meriterebbe un esame più approfondito, in particolare riguardo l’ efficace capacità di visualizzare le genuine emozioni di gente semplice, appartenenti al proletariato urbano e alla piccola borghesia, le cui storie sono generalmente destinate ad intrecciarsi, nella condivisione di attese, bisogni, sentimenti. Non manca nelle sue opere uno sguardo concreto, sospeso fra curiosità e sospetto, rivolto alle novità della società postbellica, anche in termini di mutati valori, nell’evidente antinomia tra un passato sulla via d’essere dimenticato e il nuovo che si fa avanti. Come avvenne per altri registi (il pensiero va a Due soldi di speranza, Renato Castellani, ’52) per definire la sua produzione fu coniato il termine, piuttosto sbrigativo, di neorealismo rosa, in quanto, anche se veniva mantenuto uno stile documentaristico, rivolgendosi più a “volti presi dalla vita” che ad attori professionisti, le problematiche sociali costituivano lo sfondo ai problemi sentimentali delle persone, i quali restavano dominanti.

fswqSenza indulgere in moralismi o vezzi stilistici che non fossero volti alla funzionalità narrativa più pura ed essenziale, evidente richiamo alla formazione documentaristica (attività che, a partire dagli anni Quaranta, in collaborazione con Enrico Gras, si concentrò sulle opere d’arte di pittori quali Giotto, Leonardo, Goya, Picasso), Emmer riuscì a portare sullo schermo, sin dal suo primo film, Domenica d’agosto, i prodromi della commedia di costume, ancora non propriamente “all’italiana”, anche per via di un’ironia un po’ indulgente, ma capace di focalizzare la “banalità del quotidiano”: venivano messe a nudo la complessità e l’ambiguità della vita, sottolineando con humour garbato e sottile l’ “eroismo” della gente comune, di quanti lottano per dare un senso alla propria esistenza.

frfrereNella sua filmografia vi sono titoli come Parigi è sempre Parigi, ’51, film- lancio per Lucia Bosè, racconto di una gita di persone di modesta estrazione sociale alla scoperta dei luoghi comuni sulla “città del peccato”, come veniva vista ai tempi; Le ragazze di Piazza di Spagna, ’52, attenta e minuta osservazione di un mondo femminile in via d’evoluzione; Terza liceo,’54, garbata commedia sull’ultimo anno scolastico di un liceo classico romano, esplorazione degli amori di giovani borghesi; Camilla, la scalata sociale di una famiglia borghese vista con gli occhi semplici e il cuore puro di una domestica; il controverso La ragazza in vetrina, ’61, storia di un minatore italiano che ad Amsterdam si innamora di una prostituta, le cui noie con la censura portarono il regista ad abbandonare momentaneamente il cinema. Emmer, autore anche della sigla del primo Carosello e regista dei relativi sketch volti a reclamizzare i vari prodotti, girò i suoi ultimi film tra il ’90 e il 2003 (Basta, adesso tocca a noi; L’acqua … il fuoco), ancora pregni del suo stile ma ormai lontani dai problemi di un’ Italia profondamente mutata tanto dal punto di vista antropologico che sociale.
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immSceneggiato dallo stesso Emmer (insieme a Franco Brusati, Giulio Macchi, Cesare Zavattini, su soggetto di Sergio Amidei), Domenica d’agosto presenta una struttura narrativa inconsueta per l’epoca, sicuramente innovativa, più episodi sviluppati in parallelo l’uno all’altro destinati ad incrociarsi fra loro, nel tentativo, riuscito in parte, di dar vita ad una commedia corale: Roma, domenica 7 agosto, San Gaetano. Una composita umanità sta per lasciare la capitale, intenta a dirigersi verso il mare di Ostia, con i mezzi più vari. L’autista Cesare Meloni (Andrea Compagnoni) insieme alla moglie Fernanda (Ave Ninchi) e la numerosa famiglia al completo, fra cui la figlia adolescente Marcella (Anna Baldini), stipata nell’asmatica vettura di piazza insieme a masserizie e pietanze; il giovane Enrico (Franco Interlenghi) è pronto ad inforcare la bicicletta insieme ai suoi amici; Alberto (Emilio Cigoli), vedovo, e la sua attuale compagna Ines (Pina Malgarini) stanno invece per salire sul treno, insieme alla figlia di lui, Cristina, da affidare ad una colonia estiva; Luciana (Elvy Lissiak) attende l’arrivo del corteggiatore Roberto (Massimo Serato), che giunge in fuoriserie, lasciando di stucco l’ex fidanzato della donna, Renato (Mario Vitale), disoccupato e con trascorsi da prigioniero di guerra, costretto invece a restare in città, così come il vigile urbano Ercole (Marcello Mastroianni), intento a risolvere i problemi legati all’ormai prossimo matrimonio con la domestica Rosetta (Anna Medici), incinta e in procinto di essere licenziata dalla famiglia presso cui presta servizio. A molti di loro, una volta che la giornata festiva volgerà al termine, il destino riserverà una serie di sorprese, nuove consapevolezze o un ritorno sui propri passi …

Anna Baldini e Franco Interlenghi

Anna Baldini e Franco Interlenghi

Emmer, avvalendosi di uno stile a metà strada fra il documentario e il servizio di cronaca, visualizza un paese che sta per risollevarsi dall’incubo della guerra ed è pronto ad accogliere il nuovo, con tutte le sue implicazioni contraddittorie nel mutamento dei costumi che troveranno terreno fertile nell’ormai vicino boom economico: in un sol colpo s’introducono nel cinema italiano il film d’ambientazione balneare, certo lontano anni luce dalle imitazioni che verranno in seguito, fra casarecci pruriti erotici ed operazioni nostalgia, il suddetto intreccio di più episodi paralleli (piuttosto “agile” il montaggio di Jolanda Benvenuti, che incrementa la già notevole linearità della narrazione) e la commedia di costume innestata su una linea neorealista, come testimonia la scelta degli attori, improntata alla copresenza di volti noti (Ave Ninchi, splendida matrona di borgata, Cigoli, celebre in particolare come doppiatore) ed altri sconosciuti o comunque al loro esordio (Mastroianni, curiosamente doppiato da Alberto Sordi) e in ascesa nel percorso attoriale (Interlenghi, reduce da Sciuscià, ’46, Vittorio de Sica).

Anna Medici e Marcello Mastroianni

Anna Medici e Marcello Mastroianni

Una pellicola ancora oggi fresca e deliziosa, dove la macchina da presa si nota appena, per una naturalezza di ripresa che diviene quasi pudica nel passaggio verso i primi piani, ma capace di rappresentare con estrema efficacia una sorta di sospensione temporale fra un doloroso passato ancora vivo (il riferimento alla prigionia di guerra, il cartello “zona minata” ) e la spensieratezza delle famiglie alla ricerca anche di un solo attimo felice, tra i primi balli moderni, pentolate di pasta, fiaschi di vino e frittate, l’ abbattimento ingenuo e simbolico da parte di Marcella e Enrico della barriera, con tanto di reti metalliche, fra i lidi popolari e quelli borghesi (dove si pranza al ristorante), nel fingersi ricchi per poi riscoprirsi abitanti dello stesso condominio a fine giornata. Non manca uno sguardo impietoso ad un certo modo di fare cinema, immutato negli anni (un attempato nobile in disarmo improvvisato produttore e incline a vagliare le capacità recitative delle fanciulle col tristemente noto “provino”), e un sottofondo musicale che alterna canzoni di Villa e Rondinella ai primi slogan pubblicitari, urlati via radio.

Ave Ninchi

Ave Ninchi

Un affresco prezioso, un documento d’epoca sempre valido, una delle pellicole italiane passate che prediligo maggiormente, e qui subentra il cinefilo al critico cinematografico, proprio per il suo cristallizzare un’ Italia genuina e ruspante, consapevole delle tante difficoltà ma capace di fare leva sulla consapevolezza delle proprie forze più autentiche e su una coscienza ancora pura, in attesa d’affrontare un percorso che nel corso degli anni, fra pacche sulla spalla autoassolutorie, demandare ciecamente ad altri il proprio destino, smarrimento d’identità, perdita di memoria e ideali pronto uso, la porterà a raggiungere più di un traguardo, ma sempre in bilico tra evoluzione ed involuzione, ciò che poteva divenire e ciò che è diventata.