Archivi del mese: luglio 2013

Wolverine-L’immortale (3D)

xmanIdeale prosecuzione di X-Men- Conflitto finale (Brett Ratner, 2006), Wolverine-L’immortale si è rivelato un film deludente, che non fa presagire nulla di buono per il personaggio del mutante James Howlett detto Logan, nato nel’74 sulle pagine dei comics Marvel (Len Wein, testi; Herb Trimpe, disegni), già protagonista assoluto in X-Men-Le origini:Wolverine (2009, Gavin Hood). La capacità rigenerante e i poderosi artigli d’adamianto, materiale di cui è composta anche la struttura ossea del nostro, subiscono ora la minaccia di un nemico particolarmente insidioso: una serializzazione improntata a schematizzare le caratteristiche psicologiche di un individuo sempre in lotta fra umanità e ferinità, dolori del passato e difficoltà esistenziali attuali, quest’ultime proprie di chi è condannato “a vivere per sempre senza una valida ragione di vita”.

Hug Jackman

Hug Jackman

Diretto da James Mangold, regista in egual misura poliedrico e altalenante nei risultati, sceneggiato da Christopher McQuarrie, Mark Bombak e Scott Frank (sulla base della miniserie a fumetti dell’82 scritta da Chris Claremont, per i disegni di Frank Miller), Wolverine-L’immortale appare improntato ad un’estetica a metà strada fra il cartoon e il film d’azione, ma soprattutto si distacca del tutto dalla originaria saga degli X-Men: il disagio dei mutanti nell’ adeguarsi alla “normalità”, anche facendo leva sulle loro caratteristiche di esseri “diversi” per poter essere accettati dalla società, si traduce qui in una caratterizzazione monodimensionale, che assume rilevanza solo grazie all’indubbio carisma del protagonista Hugh Jackman.
La citata tematica si risolve sbrigativamente dapprima in un confronto pseudo spirituale fra Logan e l’amata compagna Jean Grey (Famke Jassen), più presente da morta che in vita, poi nel contrasto fra il pragmatismo spicciolo, proprio del personaggio, inframmezzato da qualche nota ironica, e il codice etico- comportamentale della tradizione nipponica, con uno stridente accostamento della sua figura a quella del Ronin, il samurai senza padrone.

Rila Fukushima

Rila Fukushima

La storia ha inizio infatti con un prologo/flashback in Giappone, durante la II Guerra Mondiale, poco prima che Nagasaki subisse il lancio della bomba atomica, quando Logan (Jackman) salvò un giovane soldato da morte imminente, per poi tornare ai giorni nostri, nel territorio dello Yukon, dove il nostro eroe si è rifugiato lontano da tutto e da tutti, tormentato dai ricordi e carico di rabbia a stento trattenuta.
Viene richiamato al vivere civile da una ragazza, Yukio (Rila Fukushima), che lo conduce con sé a Tokyo, al capezzale del potente industriale Yashida (Haruhiko Yamanouchi), l’uomo salvato da Logan anni addietro, che ora vuole contraccambiare offrendogli la possibilità di divenire un essere normale.
Non è che l’inizio di una storia ricca di misteri ed intrighi in cui si troverà coinvolta anche la nipote di Yashida, Mariko (Tao Okamoto), ed avrà inoltre il suo ruolo determinante Viper (Svetlana Khodchenkova), mutante dai baci letali…

Svetlana  Khodchenkova e Tao Okamoto

Svetlana Khodchenkova e Tao Okamoto

L’incedere della narrazione appare lento e prevedibile, con una regia il cui unico guizzo creativo consiste nell’assecondare in tutto e per tutto una scrittura incolore, dando vita ad un ensemble ondivago fra thriller, dramma ed azione, senza alcuna mediazione o concreta definizione stilistica, se non scimmiottare un autore come Nolan per tracciare l’ormai consueto percorso dell’eroe in cerca della sua identità, fra discesa agli inferi e resurrezione. Le stesse sequenze d’azione, da un funerale particolarmente movimentato ad un inseguimento sul “treno proiettile”, le quali restituiscono un acidulo sapore anni’80, non appaiono particolarmente riuscite nel loro veloce e confuso svolgimento, più caciarone che propriamente coinvolgente.
Le varie interpretazioni attoriali, in particolare Okamoto e l’imbarazzante Khodchenkova, sono ben distanti da qualsivoglia empatia ed espressività, evidenziando ad ogni sequenza come l’intero film si regga sulle possenti spalle di Jackman, capace di apportare una buona dose di pathos e dare un senso compiuto al termine drammaturgia, altrimenti privato di ogni plausibilità narrativa.

In conclusione Wolverine- L’immortale è un film più inutile che brutto (bella lotta), coerente con la programmata presa per i fondelli grazie all’uso (ancora una volta in facile rima con abuso) di un 3D del tutto superfluo, e per l’inserimento del solito “arrivederci alla prossima puntata” dopo i titoli di coda. L’ennesima dimostrazione, mai definitiva purtroppo, di una brutta tendenza hollywoodiana, fatte salve le dovute eccezioni: sfruttare sino alla consunzione e totale perdita d’identità o caratteristica dominante, personaggi le cui potenzialità si sono già espresse, con successo, al di fuori del mondo cinematografico, e qui insabbiarle in una logica di compromesso fra fruibilità spettacolare buona per ogni palato ed un minimo di considerazione per le tipicità originarie, pur nell’ottica di una benvenuta reinterpretazione. Errare è umano, perseverare è noioso.

Annunci

La sala ritrovata

boLa Cineteca di Bologna e Circuito Cinema stanno per lanciare una nuova sfida, che andrà ad interessare la stagione 2013-2014: un classico restaurato in sala ogni mese, nei giorni lunedì e martedì, da inserire nel cartellone di prima visione.
La conservazione e il restauro del patrimonio cinematografico trovano così il loro compimento raggiungendo un pubblico il quale sembra ormai propenso a chiedere al mercato della distribuzione una decisa inversione di rotta, avendo accolto con interesse la riproposizione di film che hanno contribuito a creare la storia del cinema (eclatante al riguardo il recente successo di Vogliamo vivere!, To Be or Not To Be, Ernst Lubitsch, ’42) .

Anna Magnani e Aldo Fabrizi in "Roma città aperta"

Anna Magnani e Aldo Fabrizi in “Roma città aperta”

“Venticinque sale su tutto il territorio nazionale, la qualità irraggiungibile dei nuovi restauri digitali, la versione originale: questi i pilastri sui quali la Cineteca di Bologna lancia la sua nuova stagione come marchio di distribuzione – annuncia il direttore Gian Luca Farinelli –, Il Cinema Ritrovato.
Al cinema, naturale proseguimento dell’esperienza festivaliera del Cinema Ritrovato, capace in ventisette anni di far crescere e divulgare una rinnovata cultura cinefila, che non può prescindere dalla visione in sala, come esperienza estetica e sociale”.

Il via lunedì 23 settembre, con Roma città aperta di Roberto Rossellini, restauro simbolo proprio dell’ultima edizione del citato festival Il Cinema Ritrovato (presentato in prima assoluta a Bologna in Piazza Maggiore il 3 luglio), promosso da Fondazione Cineteca di Bologna, CSC – Cineteca Nazionale, Coproduction Office e Istituto Luce Cinecittà al laboratorio L’Immagine Ritrovata.

“Aspettando il TropeaFestival”: le novità della II Edizione

DSC_0038 copyHa avuto luogo ieri sera, domenica 28 luglio, a Tropea (VV), presso il Palazzetto dell’Antico Sedile, Aspettando il TropeaFestival, evento culturale che, alla presenza dei direttori artistici e delle istituzioni, ha dato ufficialmente il via alla kermesse la cui II Edizione si svolgerà dal 24 al 29 settembre.
Ad illustrarne le novità, sottolineandone l’importanza culturale per la regione, Mario Caligiuri (Assessore alla Cultura della Regione Calabria), Lucio Ruffa (Assessore alla Cultura del Comune di Tropea), gli scrittori Mimmo Gangemi e Carmine Abate, Vittorio Sgarbi e i tre direttori artistici delle rispettive sezioni del Festival, novità di quest’anno: Maria Faragò (Parabolè_narrazioni in corso), Gilberto Floriani (Una regione per leggere) e Pasqualino Pandullo (Premio Tropea).

timthumbUn calendario di circa 70 appuntamenti, distribuiti in sei giorni, fra inediti contenuti e decine di ospiti nazionali e internazionali (Marc Augé, Ramin Bahrami, Salvatore Settis), nella prospettiva, come nell’edizione 2012, di un festival itinerante, che valorizzi le potenzialità culturali e paesaggistiche della regione spaziando da Tropea a Vibo Valentia, da Serra San Bruno a Soriano Calabro. Una rilettura della Calabria che legge: “A dispetto della percezione esterna, la nostra regione produce ed esporta cultura” ha affermato Mario Caligiuri, mentre Gilberto Floriani, direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese (polo regionale della lettura e della conservazione dei beni culturali), ha insistito sullo scopo di colmare il divario con i livelli di lettura nazionali.
La sezione del TropeaFestival da lui diretta, attraverso ospiti di rilevanza nazionale come Marina Valensise e Marcello Veneziani, racconterà nuovi modi di leggere la propria regione e il mondo, inedite fruizioni della lettura (il digitale) e le nuove frontiere della scrittura collettiva.

Carmine Abate, Gilberto Floriani, Maria Faragò

Carmine Abate, Gilberto Floriani, Maria Faragò

Per Maria Faragò, direttrice artistica del Festival sin dalla sua prima edizione, “l’evento è il risultato di un lungo lavoro”, la sua storia attraversa tutta l’Italia, dalla partnership con il Festivaletteratura di Mantova al Salone del Libro di Torino, che ha scelto la Calabria come regione ospite della scorsa edizione. “Queste importanti kermesse, che raccolgono personaggi, qualità, contenuti, sono il modello a cui si tende, con la collaborazione fattiva di tutti”.
Un festival della comunità, quindi, che vanta firme prestigiose (Isabella Bossi Fedrigotti) e una storia densa di successi come quella del Premio Tropea, quest’anno giunto alla settima edizione. “Il cambiamento parte dalla parola”, prosegue Maria Faragò, la cui sezione prende il nome proprio dalla radice antica del termine, parabolè.

Mario Caligiuri, Vittorio Sgarbi

Mario Caligiuri, Vittorio Sgarbi

Ad animare ulteriormente la serata, il critico d’arte Vittorio Sgarbi, cultore e studioso dell’arte pittorica di Mattia Preti.
Tramite le pagine del suo libro (Mattia Preti, Rubbettino Editore) presentato all’uditorio di Aspettando il TropeaFestival, Sgarbi ha sottolineato il forte valore di artisti e intellettuali calabresi, come Preti precursori dei loro stessi tempi e anticipatori di tendenze culturali.
Attraverso iniziative in collaborazione con i luoghi dell’artista e con la città di Reggio Calabria, il critico si propone di valorizzare le attività di diffusione dell’arte e della cultura, nonché una migliore organizzazione di musei e pinacoteche, affinché la regione ottenga dalle istituzioni quello che merita di diritto, la conservazione e il mantenimento del proprio territorio ai vertici dell’offerta culturale.
(Foto di Salvatore Minervino)

Informazioni: http://www.tropeafestival.it

Giffoni Film Festival 2013: i vincitori

giffoni2013La 43ma edizione del Giffoni Film Festival si concluderà stasera (ospiti Alessandro Gassman e Sasha Baron Cohen, proiezione in anteprima de I Puffi 2), con la consueta cerimonia di premiazione, ma intanto sono stati resi noti i titoli dei film vincitori del Grifone d’Oro nelle varie sezioni competitive: Miglior Cortometraggio: Elements +3, The Catch (USA, Josh Carroll & Scott McWhinnie); Elements +6, Bobby (Tunisia, 2013, Mehdi M. Barsaoui); Elements +10, Weekend Daddy (Danimarca, 2013, Johan Stahl Winthereik); Generator +18, animazione, ex aequo, But Milk Is Important (Norvegia 2012, Anna Mantzaris, Eirik Grønmo Bjørnsenl) e Mamma mia (Italia, 2012, Francesca Marinelli, Milena Tipaldo); fiction, Penny Dreadful (Shane Atkinson, USA). Masterclass, ex aequo, Le Livre Des Morts (Francia, 2012, Alain Escalle) e Father (Bulgaria/Croazia/Germania, 2012, Ivan Bogdanov, Veljko Popovic, Moritz Mayerhofer, Asparuh Petrov, Rositsa Raleva, Dmitry Yagodin).

Miglior Film: Elements +6, The Famous Five 2 (Germania, Mike Marzuk). Elements +10, Mike Says Goodbye! (Paesi Bassi, Maria Peters); Generator +13, Regret! (Paesi Bassi, 2013, Dave Schram); Generator +16, La Jaula De Oro (The Golden Cage, Messico/Spagna, 2013, Diego Quemada-Díez); Generator +18, Any Day Now (USA, 2011, Travis Fine).

Premi speciali: Premio Cial per l’ambiente, La Jaula De Oro (sezione Generator +16), cui va anche il Grifone di Cristallo/Banca della Campania. Premio Amnesty International e Premio Bambin Gesù: Mike Says Goodbye. Giotto Super Be’-Bè Award: Where Are You Hiding (Italia, Nadia Abate, Francesco Forti, Victoria Musci, sezione Elements +3). Premio CGS Cinecircoli Giovanili Socioculturali – “Percorsi Creativi 2013”: The Inevitable Defeat of Mister and Pete (Paesi Bassi, Irlanda, George Tillman Jr.-sezione Generator +13), che si aggiudica anche l’Arca Cinema Giovani Award, il quale va invece a Lore (Germania/Australia/UK, Cate Shortland) per la sezione Generator +16.
Il premio La bottega digitale award è stato assegnato a Asphalt Playground (Francia, Julien Abraham, sezione Generator +13).

Perché indagare …

Alberto Sordi

Alberto Sordi

“Buongiorno contessa Elvira, moglie mia defunta! Ammazza quant’eri brutta, ahò… Eh, tutto è trascorso così rapidamente … T’innamorasti subito di me, di Alfonso, il tuo parrucchiere …
C’avevo allora il negozietto da barbiere che mi aveva messo su mio fratello Giuseppe, ti ricordi? Rammento la prima volta che ti vidi: te volevo fà a barba! E tu ridesti … E quel sorriso suggellò il nostro amore. Poi sposi: questa casa fu mia, tutto mio. Ma in due eravamo in troppi e tu lo capisti, ah se lo capisti! Ti colpii qui, ti ricordi? Poi tu proponesti qualche cosa che io al momento non capii: Andiamo a fare una gita in montagna! Ma come in montagna? In montagna, andiamo in montagna! Andiamo in montagna. E infatti lassù, fra i canti, l’allegria, l’euforia e il grappin … Il crepaccio! Sparisti nel crepaccio! Ma come sparisti nel crepaccio? Perché? Ma chi t’ha data a’ spinta? Mah! Perché indagare …”

immIl saluto mattutino, appena destatosi, rivolto dal “conte” Alfonso Pasti (Alberto Sordi) alla moglie Elvira, defunta, come ci tiene a precisare, la cui scomparsa in circostanze “misteriose” durante una gita in montagna gli ha permesso di entrare in possesso di una discreta fortuna, presto dilapidata fra vanagloria e sogni troppo grandi per essere gestiti in mancanza di qualsiasi oculatezza.
La scena è tratta dal film Arrivano i dollari!,’57, adattamento di un racconto di Fulvio Pazziloro ad opera di un nutrito gruppo di sceneggiatori (Giovanni Grimaldi, Ruggero Maccari, Giuseppe Mangione, Gigliola Falluto) e diretto da Mario Costa.

Sordi e Turi Pandolfini

Sordi e Turi Pandolfini

Un tentativo di commedia corale, incentrata sulle figure dei cinque fratelli Pasti, improvvisamente eredi delle sostanze di uno zio morto in Sudafrica, in attesa dell’arrivo della moglie di quest’ultimo e del notaio, per conoscere le disposizioni testamentarie.
In realtà nel corso della narrazione, pur con un’attenta regia e più di una situazione divertente, finiscono per prevalere e costituire asse portante gli apporti individuali dei vari attori: dal tombeur des femmes Piero/Sergio Raimondi all’avaro Giuseppe/Nino Taranto, passando per lo sfaticato Cesaretto/Mario Riva intento a tormentare il geloso fratello Nicoletto/Riccardo Billi, ma in particolare dell’ Albertone nazionale, che fra grettezza e cinismo delinea il memorabile ritratto di un uomo meschino e opportunista.

Forte con i deboli (indimenticabile il rapporto col maggiordomo Giovanni/Turi Pandolfini, costretto ad indossare il collare del cane, magna e cocce de’ noci …) e debole con i forti, le caratteristiche del personaggio, man mano stemperate in una dimensione più circoscritta, delineeranno un ben preciso tipo d’italiano, sino ai giorni nostri, dove saranno necessari pochi adattamenti perché possa inserirsi in una dimensione più “moderna” e attuale.

Venezia 70: le Giurie e la Settimana Internazionale della Critica

grrrrrrrrrrrEcco la composizione delle Giurie relativamente alle principali sezioni della 70ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (28 agosto-7 settembre):

Martina Gedeck (Movieplayer)

Martina Gedeck (Movieplayer)

Concorso: Bernardo Bertolucci (Presidente), Andrea Arnold, Renato Berta, Martina Gedeck, Pablo Larraìn, Virginie Ledoyen, Ryuichi Sakamoto, Jiang Wen. A breve sarà annunciato un altro giurato.
La Giuria assegnerà per i lungometraggi, senza possibilità di ex-aequo (tranne che per le Coppe Volpi e il Premio Mastroianni), i premi seguenti: Leone d’Oro per il miglior film; Leone d’Argento per la migliore regia; Gran Premio della Giuria (nuovo riconoscimento); Premio Speciale della Giuria; Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile; Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile; Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente; Premio per la miglior sceneggiatura.

Paul Schrader

Paul Schrader

Orizzonti: Paul Schrader (Presidente), Catherine Corsini, Leonardo Di Costanzo, Golshifteh Farahani, Frederic Fonteyne, Ksenia Rappoport, Amr Waked.
La Giuria assegnerà, senza possibilità di ex-aequo, i premi: Premio Orizzonti per il miglior film; Premio Orizzonti per la migliore regia (nuovo riconoscimento); Premio Speciale della Giuria Orizzonti; Premio Speciale Orizzonti per il contenuto innovativo (nuovo riconoscimento); Premio Orizzonti per il miglior cortometraggio.

Maria Sole Tognazzi

Maria Sole Tognazzi

Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis: Haifaa Al Mansour (Presidente), Alexey German Jr., Geoffrey Gilmore, Ariane Labed, Razvan Radulescu, Maria Sole Tognazzi.
La Giuria assegnerà senza possibilità di ex aequo, tra tutte le opere prime di lungometraggio nelle diverse sezioni competitive della Mostra (Selezione ufficiale e Sezioni Autonome e Parallele), il Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis, e un premio di 100.000 USD, messi a disposizione da Filmauro di Aurelio e Luigi De Laurentiis, che sarà suddiviso in parti uguali tra il regista e il produttore.

Riguardo la Settimana Internazionale della Critica, sezione parallela della Mostra organizzata dalla Biennale insieme al SNCCI (Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani), giunta alla 28ma edizione, si sostanzia in una rassegna di 7 film (opere prime), che concorreranno all’assegnazione di due riconoscimenti, Premio del pubblico RaroVideo del valore di 5.000 Euro e il suddetto Leone del Futuro.

criL’Armée du salut (Salvation Army/L’esercito della salvezza, Abdellah Taïa, Francia-Marocco, 2013 – World Premiere); Återträffen (The Reunion/La riunione, Anna Odell, Svezia, 2013 – World Premiere); Las niñas Quispe (The Quispe Girls/Le ragazze Quispe, Sebastián Sepúlveda, Cile-Francia-Argentina, 2013 – World Premiere); Razredni sovražnik (Class Enemy/Nemico di classe, Rok Biček, Slovenia, 2013 – World Premiere); White Shadow (Ombra bianca, Noaz Deshe, Italia-Germania-Tanzania, 2013 – World Premiere); Zoran, il mio nipote scemo (Zoran, My Nephew the Idiot, di Matteo Oleotto, Italia-Slovenia, 2013 – World Premiere). Film sorpresa. Film di apertura – Evento Speciale Fuori Concorso: L’arte della felicità (The Art of Happiness, Alessandro Rak, Italia, 2013 – World Premiere). Film di chiusura – Evento Speciale Fuori Concorso: Las analfabetas (Illiterate/Le analfabete, Moisés Sepúlveda, Cile, 2013 – International Premiere).

TropeaFestival Leggere&scrivere II Edizione: Ramin Bahrami fra gli ospiti

 Ramin Bahrami

Ramin Bahrami

Il pianista iraniano Ramin Bahrami sarà fra gli ospiti della II edizione del TropeaFestival Leggere&scrivere (24 -29 settembre): ad annunciarlo, Maria Faragò, direttore artistico della sezione Parabolè_Narrazioni in Corso. Considerato uno dei più autorevoli interpreti contemporanei della musica di J.S.Bach, Bahrami ha pubblicato per Mondadori il libro Come Bach mi ha salvato la vita, che pur essendo incentrato sulla vita dell’autore, non vuole essere una classica biografia ma piuttosto una testimonianza musicale, come Bahrami ci tiene a ribadire: “Con Bach ho imparato ad essere determinato, deciso, convinto, ma anche, benché l’opera non sia ancora conclusa, a dominare il mio demone, vale a dire la gelosia, le arroganze giovanili, gli scatti d’ira che hanno segnato qua e là il mio percorso umano e che ancora adesso, a volte, mi impediscono di essere contemporaneamente la persona e l’artista che vorrei”.

tflsGiovedì 26 settembre Bahrami sarà protagonista di uno storytelling in cui alternerà racconti alle note del compositore tedesco, spiegando come la sua musica, universale e multiculturale, possa rappresentare un mondo ideale dove realtà più diverse convivono in armonia preservandone la cultura, unica vera identità di una nazione e obiettivo condiviso del TropeaFestival Leggere&Scrivere. Anche quest’anno si conferma partner del Premio Letterario Tropea 20lines: grazie a tale collaborazione i finalisti della scorsa edizione hanno delineato tre incipit del tutto inediti, un prologo a quanto realizzeranno insieme prossimamente nell’ambito della kermesse.
Benedetta Cibrario ha scritto Un regalo di compleanno, Alessio Torino Meduse, mentre il vincitore del Premio Tropea 2012, Mimmo Gangemi, Ero solo un pensiero. Questi incipit ora sono in attesa della partecipazione dei lettori e dei 20liners che vorranno dar loro un seguito, così da completare tre storie che, in occasione del Festival, saranno raccolte in uno speciale eBook.