Archivi del mese: gennaio 2013

Giffoni-São Paulo Film Festival I Edizione

giffoni-sao-paulo-film-festival-i-edizione-L-X7u1V3Ha preso il via lunedì 28 gennaio, per concludersi il prossimo 1 febbraio, la Prima Edizione del Giffoni-São Paulo Film Festival (direttore Marco Scabia), adozione da parte del Brasile della formula di successo propria di Giffoni Experience (per la direzione di Claudio Gubitosi), con la partecipazione di 400 giurati internazionali, ragazzi provenienti da diverse nazioni (Italia, Venezuela, Bielorussia, Corea del Sud, Albania, Ungheria, Armenia, Messico, Sudafrica, Spagna e, ovviamente, Brasile), selezionati attraverso uno scouting effettuato negli istituti scolastici e nelle associazioni culturali, i quali dovranno decidere i vincitori tra i film in concorso. Il tema è “Love”, lo stesso che ha caratterizzato i quarant’anni del Giffoni Film Festival. Riguardo la giuria internazionale, il Giffoni Experience si è occupato di scegliere 50 ragazzi attraverso i rapporti che intrattiene con organizzazioni e associazioni in tutto il mondo.

Giancarlo Giannini (da Wikipedia)

Giancarlo Giannini (da Wikipedia)

Ospite alla conferenza stampa di presentazione Giancarlo Giannini, che martedì ha incontrato i giovani giurati, discutendo con loro di Ti ho cercato in tutti i necrologi, seconda esperienza come regista, in attesa della sua presentazione, in anteprima mondiale, al Memorial de America Latina.

Il programma cinematografico prevede 16 film in concorso (provenienti da 11 paesi), di cui 14 selezionati tra le migliori produzioni presentate negli ultimi due anni al Giffoni Film Festival, ponendo l’accento su tematiche quali i difficili rapporti familiari e il complicato mondo dell’adolescenza, spesso causa di incomprensioni e disagi tra adulti e ragazzi:Kaddish For A Friend (Leo Khasin), Spud (Donovan Marsh), Stay! (Lourens Blok), Il sole dentro (Italia, Paolo Bianchini), Cool Kids Don’t Cry (Dennis Bots), Frisson Des Collines (Richard Roy), Victor And The Secret Of The Crocodile Mansion (Cyrill Boss e Philipp Stennert), Norman (Jonathan Segal), Otelo Burning (Sara Blecher), Hunky Dory (Marc Evans), King Of Devil’s Island (Marius Holst), Simple Simon (Andrea Ohman), Submarine (Richard Ayoade), Suicide Room (Jan Komasa).

giffoni-sao-paulo-film-festival-i-edizione-L-9O16bFGli altri due film in concorso sono produzioni brasiliane selezionate dall’organizzazione del Festival di São Paulo: O Palhaço, di Selton Mello, e Xingu, di Cao Hamburger, mentre sono poi previste 5 proiezioni fuori concorso aperte al pubblico: Os Desafinados (Walter Lima Jr.), Gonzaga – De Pai para Filho (Breno Silveira), Lisbela and the Prisioner (Guel Arraes), O Contador de Histórias (Luiz Villaça), A Busca (Luciano Moura).
In programma incontri con i produttori e i registi dei film in concorso e fuori concorso, dibattiti, workshop, concerti e spettacoli dal vivo.

Informazioni:www.giffonifilmfestival.it

La migliore offerta

la-migliore-offerta-L-jsXOt4Virgil Oldman (Geoffrey Rush), stimato antiquario ed apprezzato battitore d’asta, ha dedicato totalmente la sua vita al lavoro e osserva il mondo con distacco, senza entrarvi materialmente in contatto (indossa sempre i guanti, anche a tavola).
Vi è comunque qualcuno con cui condivide il segreto di una condotta professionale non proprio adamantina, l’amico Billy (Donald Sutherland), grazie al quale riesce ad entrare in possesso, tra l’altro, di ritratti femminili dal valore inestimabile, oggetto di una sua personale, segreta, collezione. Un giorno Oldman riceve la telefonata di Claire Ibetson (Sylvia Hoeks), una giovane donna che gli chiede di occuparsi della valutazione dei beni della villa lasciatele dai genitori: la circostanza che la ragazza non si faccia mai vedere (ne sente la voce, dalla stanza in cui si è rinchiusa), unita alla scoperta di alcuni ingranaggi risalenti ad un prezioso reperto, l’automa di Jacques de Vaucanson, ne intaccheranno man mano la ruvida scorza …

Geoffrey Rush e Jim Sturgess

Geoffrey Rush e Jim Sturgess

Scritto e diretto da Giuseppe Tornatore, La migliore offerta mi è parso un film pregevole sotto ogni punto di vista, che fa dell’atmosfera, sospesa, e dell’ambiguità di ogni situazione, i propri punti di forza, con la suspense, inserita in un apparato complessivo da classico noir, predominante sull’emozionalità propriamente detta. L’opera, comunque, non può essere circoscritta in un genere ben preciso, specie se si considera come base essenziale una storia d’amore soffusa di una certa melodrammaticità, cara al regista, qui mitigata in quanto frammista ad altri modelli cinematografici, quali il giallo e il thriller.
Ho trovato affascinante l’ambientazione astratta, un pregevole crogiolo visivo (ottima la fotografia di Fabio Zamarion) comprendente varie città europee (Milano, Trieste, Vienna e Praga) e sempre coinvolgente l’abilità registica nel comporre fluidamente le immagini, “giocando” anche sui movimenti di macchina, assecondati dall’ottima prova di Rush, che impone la sua presenza sullo schermo.

Sylvia Hoeks

Sylvia Hoeks

La sua caratterizzazione, a tratti dolente, di un uomo distaccato, sorprendentemente ingenuo nella visione del mondo, integrato relativamente alla professione, ma disadattato riguardo le relazioni umane e sentimentali in particolare, ben si integra con le altre interpretazioni, l’incedere sornione di Sutherland, la pudica ritrosia di Sylvia Hoeks, o l’apparente normalità espressa da Jim Sturgess, nei panni di Robert, un giovane restauratore confidente di Virgil.
Tutto contribuisce a mettere in scena un raffinato intarsio sui rapporti arte/vita, sul “falso che nasconde sempre qualcosa d’autentico” e su quella simulazione, complicato gioco di specchi, che può essere presente in ogni rapporto umano, complice la nostra innata dualità, ad iniziare dall’amore, qui funzionalmente sublimato a ciò che è artistico (la galleria dei ritratti femminili, nel bunker di Virgil), oltre che, spesso, una sua derivazione, nelle varie esternazioni estetiche, riguardo le quali gioca anche un determinante ruolo la propria sensibilità.

Donald Sutherland

Donald Sutherland

Peccato per il calo di tensione evidente nella parte finale, dove, mi unisco a quanto già scritto da altri, una volta caduti i veli che coprivano un’amara realtà, Tornatore sembra preso dalla frenesia di spiegare quanto già era chiaro o comunque intuibile, svelando con ridondanza, anche dal punto di vista visivo, ogni meccanismo messo in funzione a sostenere la messinscena (in parallelo col prendere forma del suddetto automa). Si riscatta però nella bellissima sequenza conclusiva, avvolta dalla suggestiva musica di Ennio Morricone: la visualizzazione della lucida illusione di un uomo ancora una volta solo, tradito dalla vita e dalle sue implicazioni proprio quando aveva deciso d’affidarsi ad essa, incondizionatamente. La migliore offerta è un film certo da vedere, per la narrazione vivida, partecipe, in cui è evidente il gusto del racconto, il sentirlo proprio, con la volontà di far avvertire identiche sensazioni agli spettatori: a fine proiezione, almeno questa è stata la mia sensazione, si è presi da una certa inquietudine su quale “migliore offerta” ci potrà riservare la nostra esistenza, ove non l’abbia già fatto, una volta che si sia deciso di metterci in gioco e di conferirvi qualcosa di veramente prezioso.

Berlino 2013: i componenti della giuria

Athina Rachel Tsangari

Athina Rachel Tsangari

Sono stati resi noti ieri, lunedì 28 gennaio, i nomi dei componenti della Giuria che, presidente il regista Wong Kar Wai, dovranno decidere la premiazione dei film in concorso, con l’assegnazione degli Orsi d’Oro e d’Argento, alla ormai prossima 63ma edizione della Berlinale (7-17 febbraio): i registi Susanne Bier, Andreas Dresen, Shirin Neshat, Athina Rachel Tsangari, l’attore Tim Robbins ed Ellen Kuras, direttore della fotografia.

Sundance Film Festival 2013: i vincitori

sundance-film-festival-2013-i-vincitori-L-e1x_NYSi è conclusa ieri, domenica 27 gennaio, con la cerimonia di premiazione condotta da Joseph Gordon-Levitt, l’edizione 2013 del Sundance Film Festival, kermesse cinematografica dedicata al cinema indipendente, nata nel 1978 come Utah/US Film Festival e ancora oggi felice testimonianza di un modo di fare cinema lontano dalla grande distribuzione, spesso anticipando nuove tendenze e con una certa attenzione al reale, piuttosto vicina anche alle aspettative degli spettatori. A conferma di ciò, come già accaduto altre volte, quest’anno Premio del Pubblico e Gran Premio della Giuria hanno trovato coincidenza: vincitore di entrambi è stato infatti il film Fruitvale dell’esordiente regista Ryan Coogler (26 anni). Di seguito, l’elenco dei vincitori.

Ryan Coogler ( da www.sfexaminer.com)

Ryan Coogler ( da http://www.sfexaminer.com)

Gran premio della giuria – U.S. Dramatic: Fruitvale (Ryan Coogler). Gran premio della giuria – U.S. Documentary: Blood Brother (Steve Hoover). Premio per la regia – U.S Dramatic: Jill Soloway, Afternoon Delight. Premio per la regia – U.S. Documentary: Zachary Heinzerling, Cutie and the Boxer. Premio Waldo Salt miglior sceneggiatura: Lake Bell In a World… (Lake Bell).

Premio per il miglior montaggio – US Documentary: Matthew Hamachek, Gideon’s Army (regia di Dawn Porter). Premio per la miglior fotografia – U.S. Dramatic: Bradford Young, Ain’t Them Bodies Saints, di David Lowery e Mother of George Ain’t Them Bodies Saints, di Andrew Dosunmu. Premio per la miglior fotografia – U.S. Documentary: Richard Rowley, Dirty Wars (regia di Richard Rowley). Premio speciale della giuria per il sonoro – U.S. Dramatic: Shane Carruth e Johnny Marshall, Upstream Color (regia di Shane Carruth).

Premio speciale della giuria per il miglior attore – U.S. Dramatic: Miles Teller e Shailene Woodley, The Spectacular Now (regia di James Ponsoldt). Premio speciale della giuria – U.S. Documentary: American Promise (Joe Brewster e Michèle Stephenson). Premio speciale della giuria – U.S. Documentary:Inequality for All (Jacob Kornbluth).

sundance-film-festival-2013-i-vincitori-L-r5JeB_Premio del pubblico U.S. Dramatic: Fruitvale (Ryan Coogler). Premio del pubblico U.S. Documentary: Blood Brother (Steve Hoover).Premio del pubblico – World Cinema Dramatic: Metro Manila (Sean Ellis). Premio del pubblico – World Cinema Documentary: The Square (Al Midan) (Jehane Noujaim). Premio del pubblico – Best of Next:This is Martin Bonner (Chad Hartigan).

Gran premio speciale della giuria – World Cinema: Jiseul (Muel O). Miglior regia – World Cinema Dramatic: Crystal Fairy (Sebastián Silva). Miglior sceneggiatura World Cinema: Wajma (An Afghan Love Story) (regia di Barmak Akram). Premio speciale della giuria – World Cinema Dramatic: Circles (Serbia, Germania, Francia, Croazia, Slovenia, regia di Srdan Golubovic). Gran premio della giuria – World Cinema Documentary: A River Changes Course (Cambogia, U.S.A., regia di Kalyanee Mam).

sundance-film-festival-2013-i-vincitori-L-RmOrDlPremio per la regia – World Cinema Documentary: The Machine Which Makes Everything Disappear (Georgia, Germania, regia di Tinatin Gurchiani).Premio miglior montaggio – World Cinema Documentary: The Summit (Nick Ryan). Premio miglior fotografia – World Cinema Documentary: Who is Dayani Cristal? (Marc Silver). Premio speciale della giuria – World Cinema Documentary: Pussy Riot – A Punk Prayer (Russia, UK, regia di Mike Lerner e Maxim Pozdorovkin).

Gran premio speciale della giuria – cortometraggio: The Whistle (Polonia, regia di Grzegorz Zariczny). Premio della giuria al miglior cortometraggio americano di fiction: Whiplash (Damien Chazelle). Premio della giuria al miglior cortometraggio internazionale di fiction: The Date (Finlandia,Jenni Toivoniemi). Premio della giuria al miglior cortometraggio Non-fiction:Skinningrove (U.S.A., Michael Almereyda).Premio della giuria al miglior cortometraggio: Irish Folk Furniture (Irlanda,Tony Donoghue). Premio speciale della giuria al miglior attore in un cortometraggio: Joel Nagle, Palimpsest (Michael Tyburski). Premio speciale della giuria – cortometraggio: Until the Quiet Comes (Kahlil Joseph).

“Auschwitz”, Salvatore Quasimodo (1954)

auschwitz-salvatore-quasimodo-1954-L-oYvvmY
Laggiù, ad Auschwitz, lontano dalla Vistola,
amore, lungo la pianura nordica,
in un campo di morte: fredda, funebre,
la pioggia sulla ruggine dei pali
e i grovigli di ferro dei recinti:
e non albero o uccelli nell’aria grigia
o su dal nostro pensiero, ma inerzia
e dolore che la memoria lascia
al suo silenzio senza ironia o ira.
Tu non vuoi elegie, idilli: solo
ragioni della nostra sorte, qui,
tu, tenera ai contrasti della mente,
incerta a una presenza
chiara della vita.
E la vita è qui,
in ogni no che pare una certezza:
qui udremo piangere l’angelo il mostro
le nostre ore future
battere l’al di là, che è qui, in eterno
e in movimento, non in un’immagine
di sogni, di possibile pietà.
E qui le metamorfosi, qui i miti.
Senza nome di simboli o d’un dio,
sono cronaca, luoghi della terra,
sono Auschwitz, amore.
Come subito
si mutò in fumo d’ombra
il caro corpo d’Alfeo e d’Aretusa!
Da quell’inferno aperto da una scritta
bianca: “Il lavoro vi renderà liberi”
uscì continuo il fumo
di migliaia di donne spinte fuori
all’alba dai canili contro il muro
del tiro a segno o soffocate urlando
misericordia all’acqua con la bocca
di scheletro sotto le docce a gas.
Le troverai tu, soldato, nella tua
storia in forme di fiumi, d’animali,
o sei tu pure cenere d’Auschwitz,
medaglia di silenzio?
Restano lunghe trecce chiuse in urne
di vetro ancora strette da amuleti
e ombre infinite di piccole scarpe
e di sciarpe d’ebrei: sono reliquie
d’un tempo di saggezza, di sapienza
dell’uomo che si fa misura d’armi,
sono i miti, le nostre metamorfosi.
Sulle distese dove amore e pianto
marcirono e pietà, sotto la pioggia,
laggiù, batteva un no dentro di noi,
un no alla morte, morta ad Auschwitz,
per non ripetere, da quella buca
di cenere, la morte.

(da Il falso e vero verde, 1954)

(foto Mosaico-Cem.it)

(foto Mosaico-Cem.it)

César 2013: le candidature

cesar-2013-le-candidature-L-zivMBFSono stati annunciati stamane i candidati nelle varie categorie ai César 2013, i cosidetti “Oscar francesi”, che saranno assegnati il 22 febbraio prossimo al Théâtre du Châtelet di Parigi. Il premio César è stato istituito nel 1976, conferito con i voti espressi dai membri dell’ Académie des arts et techniques du cinéma ai migliori film usciti nelle sale cinematografiche francesi fra il 1º gennaio e il 31 dicembre dell’anno precedente.

cesar-2013-le-candidature-L-OwcYpVDi seguito, l’elenco delle candidature, le quali danno per favorito Camille redouble, di e con Noémie Lvovsky (13 in totale), cui seguono due ex aequo: la coppia costituita da Amour, Michael Haneke, e Les adieux à la reine (Farewell, My Queen), Benoit Jacquot (10), e quella di De rouille et d’os (Un sapore di ruggine e ossa), Jacques Audiard, e Holy Motors, Léos Carax (9).

Miglior Film: Les adieux à la reine (Benoit Jacquot); De rouille et d’os (Jacques Audiard); Amour (Michael Haneke); Camille redouble (Noémie Lvovsky); Dans la maison (Francois Ozon); Holy Motors (Leos Carax); Le prénom (Cena tra amici, Alexandre de La Patellière, Mathieu Delaporte). Miglior regista: Benoît Jacquot (Les adieux à la reine); Jacques Audiard (De rouille et d’os); Leos Carax (Holy Motors); Noémie Lvovsky (Camille redouble); François Ozon (Dans la maison); Stéphane Brizé (Quelques heures de printemps).

cesar-2013-le-candidature-L-QJv8t2Miglior attore protagonista: Jean-Pierre Bacri (Cherchez Hortense); Jérémie Renier (Cloclo); Jean-Louis Trintignant (Amour); Patrick Bruel (Le Prénom); Denis Lavant (Holy Motors); Vincent Lindon (Quelques heures de printemps); Fabrice Luchini(Dans la maison). Migliore attrice protagonista: Marion Cotillard (De rouille et d’os); Catherine Frot (Saveurs du Palais); Noémie Lvovsky (Camille redouble); Corinne Masiero (Louise Wimmer); Emmanuelle Riva (Amour); Léa Seydoux (Les adieux à la reine); Hélène Vincent (Quelques heures de printemps). Miglior attore non protagonista:Guillaume De Tonquedec (Le prénom); Samir Guesmi (Camille redouble); Benoit Magimel (Cloclo); Claude Rich (Cherchez Hortense); Michel Vuillermoz (Camille redouble). Migliore attrice non protagonista: Valerie Benguigui (Le prénom); Judith Chemla (Camille redouble); Isabelle Huppert (Amour); Yolande Moreau (Camille redouble); Edith Scob (Holy Motors).

cesar-2013-le-candidature-L-TdjHg2Migliore sceneggiatura originale:Bruno Podalydès e Denis Podalydès (Adieu Berthe – L’enterrement de mémé); Michael Haneke (Amour); Noémie Lvovsky, Florence Seyvos, Maud Ameline e Pierre-Olivier Mattei (Camille redouble); Leos Carax (Holy Motors); Florence Vignon e Stéphane Brizé (Quelques heures de printemps). Migliore sceneggiatura non originale: Lucas Belvaux (38 témoins); Gilles Taurand e Benoît Jacquot(Farewell, My Queen); François Ozon (Dans la maison); Jacques Audiard e Thomas Bidegain (Un sapore di ruggine e ossa); Matthieu Delaporte e Alexandre de La Patellière (Cena tra amici).

cesar-2013-le-candidature-L-4JtL6rMiglior film d’animazione:Edmond était un âne; Ernest et Célestine; Kirikou et les hommes et les femmes; Oh Willy…; Zarafade. Miglior film straniero:Argo (Ben Affleck); Bullhead (Michael R. Roskam); Laurence Anyways (Xavier Dolan); Oslo, August 31st (Joachim Trier); The Angels’ share (Ken Loach); Royal Affair (Nikolaj Arcel); A perdre la raison (Joachim Lafosse).

Miglior colonna sonora originale: Bruno Coulais (Farewell My Queen); Alexandre Desplat (Un sapore di ruggine e ossa); Gaetan Roussel e Joseph Dahan (Camille Redouble); Philippe Rombi (Dans la maison); Rob e Emmanuel D’Orlando (Populaire). Miglior suono:Amour, Cloclo; Farewell My Queen,
Holy Motors; Un sapore di ruggine e ossa. Miglior montaggio:Luc Barnier (Farewell My Queen); Annette Dutertre e Michel Klochendler (Camille redouble); Nelly Quettier (Holy Motors); Juliette Welfling (Un sapore di ruggine e ossa); Monika Willi (Amour).

Miglior fotografia:Caroline Champetier (Holy Motors); Stéphane Fontaine (Un sapore di ruggine e ossa); Darius Khondji (Amour); Guillaume Schiffman
(Populaire); Romain Winding (Farewell My Queen). Miglior scenografia: Philippe Chiffre (Cloclo); Sylvie Olive (Populaire); Jean-Vincent Puzos
(Amour); Florian Sanson (Holy Motors); Katia Wyszkop (Farewell My Queen). Migliori costumi: Pascaline Chavanne (Augustine); Charlotte David (Populaire); Madeline Fontaine(Camille Redouble); Christian Gasc (Farewell My Queen); Mimi Lempicka (Cloclo).

Mai Stati Uniti

mai-stati-uniti-L-y27okhMai Stati Uniti, l’ultima fatica dei fratelli Vanzina, Carlo ed Enrico, il primo regista e co- sceneggiatore insieme al secondo e ad Edoardo Falcone, rappresenta, per l’ennesima volta, una commedia italiana in cui è evidente lo sforzo d’imbastire qualcosa di più strutturato, dai personaggi meglio definiti, anche riguardo la loro psicologia, ma che non riesce ad andare al di là della solita bastevole gradevolezza d’insieme. Scivola via piatta e anodina, tra sketch ripetitivi o comunque già visti ed uno sguardo al passato incapace di concretizzarsi, dal punto di vista cinematografico, come spunto per proporre finalmente qualcosa di nuovo.

Vincenzo Salemme, Giovanni Vernia, Ricky Memphis

Vincenzo Salemme, Giovanni Vernia, Ricky Memphis

Nel plot narrativo è evidente infatti un richiamo a certe realizzazioni degli anni ’50-’60, l’occhio pudico ed insieme curioso di papà Steno (Stefano Vanzina), per esempio, nell’introdurre le figure dei cinque protagonisti, persone comuni alle prese con una serie di problemi, in un clima di crisi economica: Angela (Ambra Angiolini), aspirante segretaria, schizofrenica farmaco (e psicanalista) dipendente, Antonio (Vincenzo Salemme), cameriere col vizio del gioco e oberato dai debiti, Nino (Ricky Memphis), ex meccanico, divorziato, che cerca di sbarcare il lunario proponendosi come intrattenitore alle feste di compleanno dei bambini, Carmen (Anna Foglietta), precaria attenta all’immagine, piuttosto disinvolta riguardo l’ambito sessuale, ed infine Michele (Giovanni Vernia), Forrest Gump sui generis, appena licenziato dallo zoo dove lavorava. Il loro destino cambierà una volta convocati da un notaio, quando apprenderanno di essere figli dello stesso padre e di aver diritto ad una cospicua eredità, purché ne spargano le ceneri in un posto ben preciso, Arizona, USA…

Maurizio Mattioli

Maurizio Mattioli

Nuoce al film in primo luogo un certo squilibrio tra voglia di riflessione (il tema della famiglia, la rilevanza dei suoi valori) e risata: quest’ultima nasce più per simpatia verso gli attori presi singolarmente che per la rilevanza di battute o situazioni, in un apparato sin troppo citazionista (Antonio/Salemme che viene battuto a carte da un bambino, come in un episodio de L’oro di Napoli, ’54, Vittorio De Sica, o il rapporto di Nino/Memphis col figlio, ripreso da Il giovedì,’63, Dino Risi, già richiamato dai Vanzina in Un’estate al mare, 2008), falsamente ingenuo (un casino scambiato da Antonio e Nino per l’abitazione di un gommista, il solito “no spik inglish”, tra equivoci verbali, e gestuali, con le addette ai lavori) e, a volte, inutilmente movimentato (la comparsata di Maurizio Mattioli, trucido in trasferta).

Ambra Angiolini e Anna Foglietta

Ambra Angiolini e Anna Foglietta

L’intenzione di una connotazione corale, poi, rimane sulla carta, perché non sempre si viene a creare un vero e proprio amalgama tra le varie interpretazioni, in particolare quando i fratelli inizieranno a conoscersi e il loro rapporto si farà più complice ed intenso. Peccato, soprattutto per i due personaggi femminili, sin troppo stereotipati, tra Ambra schizzata d’ordinanza e Foglietta “prigioniera coatta”, che solo tra le righe lasciano intuire un loro probabile miglior sfruttamento, mentre del tutto spaesato appare Vernia, il cui parodiare continuamente Travis/De Niro di Taxi Driver meriterebbe di essere annoverato tra i reati perseguibili penalmente, con la recidiva della coazione a ripetere.

Carlo ed Enrico Vanzina

Carlo ed Enrico Vanzina

Resta la sensazione che i Vanzina Brothers, una volta accantonate sia la facile risata, spesso becera e cialtrona, sia la compiaciuta e compiacente messa alla berlina degli italici vizi, non riescano a dare una definitiva coerenza, narrativa e visiva, alla loro capacità di osservazione delle mutazioni in atto nella società, a livello di costume in particolare.
Smarriti tra i rivoli di una meccanicità preordinata della messa in scena, i due hanno da tempo perso quel minimo di allegra spontaneità propria di alcune loro pellicole (almeno sino al triste subentro di varie derive triviali e scatologiche), in certo qual modo lungimiranti nella loro pur superficiale descrizione del reale. Un onesto richiamo alla genuinità di un cinema “sanamente” popolare, che sembra difficile possano recuperare, in particolare nei confronti delle nuove generazioni.