Archivi del mese: ottobre 2012

Viva l’Italia

viva-litalia-L-RI15qwRoma. L’onorevole Michele Spagnolo (Michele Placido) è colto da malore mentre sta valutando le capacità recitative di una procace fanciulla, destinata ad un “qualunque apparire” televisivo (tanto per iniziare), poco dopo aver tessuto durante un convegno, tra l’altro, le lodi del nido familiare. Affetto da una particolare sindrome, il nostro sarà indotto a dire sempre la verità, con ripercussioni sia per la immagine pubblica che la vita privata: i figli, infatti, hanno goduto di opportune segnalazioni riguardo la loro posizione lavorativa, a partire da Susanna (Ambra Angiolini), attrice di fiction e interprete di spot pubblicitari, nonostante la dizione più che perfettibile, passando per Valerio (Alessandro Gassman), manager senza arte né parte in un’azienda alimentare, e finendo con l’integerrimo Riccardo (Raoul Bova), medico ospedaliero, che ha usufruito dei suddetti vantaggi, ma a sua insaputa …

 Ambra Angiolini, Michele Placido, Alessandro Gassman

Ambra Angiolini, Michele Placido, Alessandro Gassman

Dopo il buon esordio alla regia rappresentato da Nessuno mi può giudicare (2010), con Viva l’Italia Massimiliano Bruno, autore anche della sceneggiatura, insieme, ora come allora, ad Edoardo Falcone, tenta il colpo grosso, ispirandosi agli stilemi propri della commedia all’italiana, per narrare in maniera più articolata i malanni della nostra società, in particolare malefatte e storture dell’apparato politico. E di tentativo, purtroppo, si tratta, perché, se è evidente, nel dare privilegio ad un’ ironia dai toni amari, la volontà di evitare la solita farsa intrisa di volgarità gratuite, concedendo spazio anche a vicende parallele o conseguenti a quelle narrate, lo è altrettanto un’assoluta mancanza di organicità e di concretezza stilistica. Tutto si risolve in un’intercalarsi di scene dal sapore fortemente didascalico, con in più un senso di straniamento da fiction televisiva, vedi l’impiego, a volte eccessivo, della musica.

 Rocco Papaleo

Rocco Papaleo

Si passa dalla satira volta alla politica del malaffare, dove la parola democrazia assume il sinistro significato di essere tutti egualmente invischiati in un sistema all’interno del quale nessuno può proclamare purezza, alla critica, grezza, verso una società basata più sull’apparire che sull’essere, affidata, giocando su questa contrapposizione, ai personaggi dell’agente di Susanna, Tony (Rocco Papaleo), e della guardia del corpo, aspirante attore, Marco (Edoardo De Leo). Si alternano quindi sequenze riuscite (la passeggiata-presa di coscienza dell’onorevole Spagnolo durante gli scontri conseguenti ad un comizio, debitrice, ma in un altro contesto, della scena finale de In nome del popolo italiano, ’71, Dino Risi) ed altre dal sapore qualunquista (tre escort, con parrucche riecheggianti i colori della nostra bandiera, chine alle “necessità” di maggioranza ed opposizione) o irrisolte, forti ma non tanto da costituire un valido pugno nello stomaco (ancora Spagnolo che mostra al figlio Valerio le macerie nel centro storico dell’ Aquila, confessando le bustarelle prese per la costruzione di un edificio ora distrutto).

Raoul Bova e Mario Mattioli

Raoul Bova e Mario Mattioli

Del ricco cast, certo a suo agio nelle varie interpretazioni, a partire da Placido, mi hanno colpito soprattutto le caratterizzazioni offerte da personaggi secondari, il loro riuscire a recitare con poche battute, uno sguardo o un gesto (più che Mattioli infermiere, i vari pazienti dell’ospedale, Isa Barzizza, Sergio Fiorentini, Remo Remotti), questo sì nella tradizione della nostra migliore commedia. La regia di Bruno mi è parsa priva soprattutto di un mordente che non sia solo d’intenti, affidando alla volontà di riscatto dei protagonisti e ad un utopico discorso finale (l’auspicio di un art. 140 della Costituzione, l’obbligo di conoscere la verità) il simbolo di un’augurabile rinascita, morale in primo luogo, del nostro paese, con tanto di reunion tutti insieme appassionatamente; in sostanza, una semplice constatazione dello stato delle cose, un bonario j’ accuse, mancante del necessario distacco. Viva l’Italia? Certo, in nome del botteghino.

EIFF 2012: Premio Fimmina Tv a “Variabili femminili”

Barbara Enrichi

Barbara Enrichi

Il Premio Speciale Fimmina Tv, all’interno della VI Edizione di Epizephiry International Film Festival, è stato attribuito al docufilm Variabili Femminili- Di madre in figlia storie di donne in tre generazioni, per la regia di Barbara Enrichi e collaborazione tecnica di Matteo Querci, con la seguente motivazione: “l’autrice è riuscita a visualizzare con estrema sensibilità tematiche quali il lavoro, la famiglia, la vita sociale, in base alle esperienze di donne appartenenti a tre diverse generazioni, narrate attraverso interviste incrociate, facendo risaltare, con tono asciutto e realista, lontano da ogni retorica, cosa sia mutato nel corso di un secolo e quanto invece sia ancora passibile di un cambiamento, nel fermo e concreto auspicio che divenga definitivo”.
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Chi cerca trova

J. D. Salinger

J. D. Salinger

“A chi precipita non è permesso di accorgersi né di sentirsi quando tocca il fondo. Continua soltanto a precipitare giù. Questa bella combinazione è destinata agli uomini che, in un momento o nell’altro della loro vita, hanno cercato qualcosa che il loro ambiente non poteva dargli.
O che loro pensavano che il loro ambiente non potesse dargli.
Sicché hanno smesso di cercare.
Hanno smesso prima ancora di avere veramente cominciato”.

A parlare è il professor Antolini, rivolto ad Holden Caulfield, un estratto dal cap. XXIV, pag. 218 e seg. (Collana Gli struzzi Einaudi, 1998, traduzione di Adriana Motti) del romanzo di J. D. Salinger (1919-2010), Il giovane Holden (The Catcher in the Rye, 1951).

Torino Film Festival 2012: apertura con Dustin Hoffman

torino-film-festival-2012-apertura-con-dustin-L-GdLL2bDalla mezzanotte del 23 ottobre è iniziato in Piazza Castello il conto alla rovescia in vista del Torino Film Festival, XXX Edizione, Direttore Artistico Gianni Amelio, con due monitor inseriti nella tradizionale installazione (a cura di Elena D’Agnolo Vallan e Marco Ostini) a scandire il tempo in attesa dell’apertura (il 23 novembre, per concludersi l’1 dicembre): la conferenza stampa di presentazione si svolgerà martedì 6 novembre, con un duplice appuntamento, alle 11:00 a Roma (Casa del Cinema) e alle 18:30 a Torino ( Multisala Cinema Massimo).

Dustin Hoffman

Dustin Hoffman

Il Gran Premio Torino in quest’edizione verrà assegnato a due registi: Ken Loach, del quale verrà proiettato in anteprima La parte degli angeli (The Angels’ Share) ed Ettore Scola, mentre il film d’apertura sarà Quartet, esordio alla regia di Dustin Hoffman, per la sceneggiatura di Ronald Harwood, su soggetto tratto dalla sua omonima commedia: madrina della serata, presso l’Auditorium del Lingotto, l’attrice Claudia Gerini.

Careri (RC) : nasce il Parco d’Autore “Francesco Perri”

Careri (RC), dal sito locride.altervista.org

Careri (RC), dal sito locride.altervista.org

“È con grande gioia e soddisfazione che l’Associazione Culturale Francesco Perri ha accolto la notizia che la Regione Calabria ha finanziato il progetto del Comune di Careri per valorizzare e far conoscere il proprio territorio, istituendo il Parco Letterario Francesco Perri. Giulia Perri, presidente dell’Associazione e nipote del grande scrittore calabrese, commenta così il finanziamento, rientrante nell’ambito dei Progetti Integrati di Sviluppo Locale 2007‐2013, nella previsione della valorizzazione dell’area sotto vari aspetti, da quello culturale a quello naturalistico, con la realizzazione di un museo e la diffusione delle opere degli autori d’Aspromonte.

“Tale progetto è stato fortemente voluto e appoggiato dall’Associazione, non per seguire una “moda” culturale, ma per evidenziare lo strettissimo legame tra Francesco Perri e la sua terra – aggiunge Giulia Perri -. Un amore antico che diventa, nelle intenzioni degli ideatori del progetto e dell’Associazione, occasione di rinnovo di questo sentimento ed occasione di rilancio di una zona di bellezza incantata, con iniziative concrete. È vero, altresì, che il territorio necessita di interventi urgenti di altra natura, come il miglioramento dei collegamenti, per esempio, e la realizzazione di infrastrutture…

Ma senz’altro le forze e le energie dei calabresi, che tanto amano la propria terra e sono orgogliosi della propria storia e delle proprie tradizioni, sapranno rendere onore ad un proprio figlio, facendone conoscere la storia e le opere sulle tracce della memoria, su sentieri attuali, bellissimi e ricchi di suggestione.
Ci auguriamo che questo sia un punto di inizio per uno sviluppo che sia culturale e turistico, al tempo stesso, avviando un circolo virtuoso di cui potrà beneficiare l’intero territorio della Locride”.
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Per ricordare la figura dello scrittore Francesco Perri, ospito volentieri un articolo scritto dalla collega Maria Teresa D’Agostino, Francesco Perri, una voce sempre viva, che potete leggere qui di seguito.

Francesco Perri

Francesco Perri

Che cosa aveva, dunque, in sé quella terra per conquistare il cuore, per essere ricordata e rimpianta in ogni angolo del mondo? Nessuno l’avrebbe saputo dire, se non forse il cuore. Così Francesco Perri nel suo straordinario romanzo Emigranti, del 1928, esprime il legame sanguigno tra il popolo calabrese – smarrito in una dolorosa diaspora – e il proprio paese. Ed è solo uno dei tanti passaggi dolenti quanto veri di una narrazione talmente viva da scuotere, ancora oggi, con la stessa intensità – se non maggiore – quanti vi si avvicinano. Eppure negli anni difficili del primo dopoguerra e del fascismo, ogni posizione, ogni giudizio era inevitabilmente esasperato, a volte anche distorto.

Così fu che Antonio Gramsci tacciò il romanzo di “antistoricità” per la questione demaniale raccontata e da lui ritenuta anacronistica, dimostrando – forse scusato dal fatto di essere allora costretto in carcere e, quindi, in una visuale incompleta – di non averne compreso proprio la profonda verità storica.
Ma Perri non reagì e vi oppose solo un nobile silenzio.
Lo stesso atteggiamento dignitoso con cui Filomena Perri, pronipote dello scrittore calabrese ed erede della sua passione per le buone letture e per l’impegno sociale, ci dice di ritenere superato quel contrasto e ci mostra – in qualità di esponente e anima della Fondazione Perri, voluta dal nipote Vincenzo Perri, di cui oggi è presidente il prof. Giuseppe Pipicella – una preziosa raccolta dei suoi articoli e di documenti originali.

fgfgdNato a Careri nel 1885 e, per motivi di lavoro, trasferitosi al nord, dove morì nel 1974, Francesco Perri ha amato e raccontato la Calabria, soprattutto la striscia di terra stretta tra il Mar Jonio e l’Aspromonte.
Per essa ha speso impegno intellettuale e posizioni coraggiose. Per un attaccamento tenace, vibrante eppure consapevole, scevro da illusioni. Antifascista, militante repubblicano, incapace di qualsivoglia compromesso, riuscì a imporsi per la fierezza della personalità e della scrittura. Atteggiamenti più morbidi gli avrebbero guadagnato, forse, migliori fortune ma proprio la coerenza gli ha consegnato stima e successi ben più duraturi. Scrittore, poeta e giornalista, trasfuse la propria passione letteraria e l’impegno civile in ogni forma di comunicazione legata alla parola.

wwwwE la sua opera è letteratura senza tempo e senza confini –Emigranti, vincitore di un concorso indetto dall’Accademia Mondadori, fu tradotto in cinque lingue, I conquistatori è oggi considerato un documento imprescindibile per la comprensione del ventennio fascista, ma l’elenco sarebbe lunghissimo – e, al tempo stesso, denuncia, fotografia di una situazione drammatica e dei tentativi di risolverla: le terre usurpate, la fame dei contadini, le rivolte sterili e irrazionali. E, poi, il dolore dell’emigrazione, quasi sempre raccontato dalla parte di chi resta: un popolo “svuotato”, sospeso in un’attesa angosciante, ferito dalle sconfitte dei figli che l’America non l’hanno trovata.

La sua è un’analisi lucida e rigorosa dell’intera questione meridionale, di cui finisce con l’additarne le cause: dalla mancanza di sviluppo all’assenza dello Stato, fino all’invadenza della criminalità organizzata come sintesi di tutte quelle cause. Tanto da far scrivere a lui, antifascista per cultura e sangue: per il giorno in cui questo, o qualunque partito, anche quello del diavolo, partisse in guerra contro le camorre locali, chiedo un posto di squadrista. Una provocazione, forte e assoluta. Come la voglia di non arrendersi. Un grido per chiamare all’azione, allora come oggi. Una lezione di vita da un artista che appartiene alla sua terra in maniera viscerale quasi, al di là del tempo.

Ted

ted-L-BoFmwePiù passano i giorni dalla visione di Ted, esordio alla regia di Seth MacFarlane (“papà” di serie animate come I Griffin, Family Guy, ’99 e American Dad!, 2005) e più mi convinco che la pellicola in esame non contenga alcunché di autenticamente irriverente e trasgressivo o, meglio, nulla che non rientri nel manuale standard del “bravo sporcaccione” o del politicamente scorretto di facciata.
Siamo infatti di fronte ad una classica commedia americana, strutturata nei suoi stilemi portanti come molte produzioni degli anni ’80, del resto omaggiate a piè sospinto nel corso della narrazione (il clou è costituito dal Flash Gordon di Mike Hodges, ’80, e apparizione del redivivo protagonista, Sam J. Jones).

Mila Kunis e Mark Wahlberg

Mila Kunis e Mark Wahlberg

Qualche trovata divertente e soluzioni registiche non del tutto pedestri, vengono annacquate da una sceneggiatura (ancora MacFarlane, insieme a Alek Sulkin e Wellesley Wild) che annaspa nell’alternanza, “agitata non mescolata”, tra gag da cartoon “cattivo” e momenti melensi, grondanti melassa e giulebbe d’ordinanza. Confortati da un incipit fiabesco, con tanto di voce over, torniamo indietro nel tempo, è il 1985, a Boston, il giorno della Vigilia di Natale: John, bimbetto solitario, promettente disadattato in fieri, riceve in dono dai suoi genitori un Teddy Bear, il classico orsetto di peluche, ed esprime il desiderio (ricordate When You Wish Upon a Star del Pinocchio disneyano?) che il pupazzo, chiamato Ted (viva la fantasia), possa essere il suo miglior amico, per sempre.
Detto, fatto! Tra sgomento e stupore Ted gode ora di vita autonoma, s’ inserisce tranquillamente nella consueta atmosfera da vita americana di provincia e cavalcherà con disinvoltura i soliti frizzi e lazzi da star televisiva buona per ogni occasione.

ted-L-TqpzYiDopo questi toni stranianti e surreali, si precipita nell’ovvio della suddetta trasgressione programmata, tutto va facilmente in fumo, concedendosi anche un po’ di arie e cadendo spesso in fallo, adeguandomi in tal guisa al linguaggio metaforico con cui MacFarlane e soci cercano di conferire spessore al film. Ted, infatti, altro non è che la materializzazione dell’amico immaginario, quando John è ancora un bambino, e la proiezione materiale della sua mancata crescita una volta adulto (Mark Wahlberg), trentacinquenne impiegato in un società di noleggio auto, senza impegnarsi minimamente per uno scatto di carriera, trastullandosi con l’amico orsacchiotto sul divano di casa, tra canne e film “recupera adolescenza”, mentre la fidanzata Lori (Mila Kunis) attende, ormai da quattro anni, di ricevere anello e fatidica domanda cui rispondere con l’altrettanto fatidico “sì”.

ted-L-NSDX5oIl tutto viene visualizzato senza alcuna caratterizzazione, stilistica e di contenuti, risultando anche un po’ stancante alla lontana, mentre riguardo i protagonisti, tra un Wahlberg rintronato, perfettamente in parte, e la Kunis che sbatte le sopracciglia facendo risaltare gli occhioni da Bambi, a brillare è proprio Ted reso in motion capture da MacFarlane (animato in computer graphics), suo doppiatore nell’originale (come Il Peter de I Griffin, dualità che si ripete da noi, con la voce di Mino Caprio). Mi sia concessa, in chiusura, una provocazione: se per simboleggiare una Sindrome da Peter Pan, votata all’eterno cazzeggio, MacFarlane ha messo in campo un pupazzo digitalizzato, in Italia ce la siamo cavata, anni addietro, e risultati altrettanto volgari, trash, senza tanti ammennicoli e pastoie sentimentali, con il Pierino interpretato da Alvaro Vitali.

Reggio Calabria: “Marilyn Monroe nel cinquantenario della morte”

reggio-calabria-marilyn-monroe-nel-cinquanten-L-hJGJGnVenerdì 26 ottobre, alle ore 17:00, presso la Sala Conferenze dell’Archivio di Stato di Reggio Calabria (via Lia, Traversa Casalotto) a cura del Circolo Culturale L’Agorà avrà luogo l’incontro Marilyn Monroe nel cinquantenario della morte, incentrato sia sulla carriera cinematografica dell’attrice, sia sui temi culturali – politici degli Stati Uniti propri del periodo in cui visse: previsti gli interventi di Mirella Marra (Direttore Archivio di Stato di Reggio Calabria), Gianni Aiello (Presidente Circolo Culturale L’Agorà), Tonino De Pace (Presidente Circolo del Cinema Cesare Zavattini), Antonino Megali (socio Circolo Culturale L’Agorà) ed Alessandro Crupi (giornalista Calabria Ora).