Archivi del mese: agosto 2012

Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli”: “Opera Migrante”

teatro-lirico-sperimentale-di-spoleto-a-belli-L-Bigd8nIl Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A.Belli” si conferma, ancora una volta, sia una importante fucina culturale, sia una realtà attiva sul territorio umbro che, intensificando quest’anno ulteriormente la sua attività con nuove collaborazioni e continuando a commissionare e produrre progetti, dimostra la possibilità, grazie alla sensibilità ed al contributo del Ministero dei Beni e Attività culturali e delle Istituzioni locali, di fare cultura anche in tempi difficili come questi.
Ecco quindi la grande attenzione, tradizionalmente propria, rivolta alle nuove forme di drammaturgia musicale ispirate alla realtà sempre più complessa del sociale, confermando la sua vocazione nell’ambito della sperimentazione e della creatività, diventando un vero e proprio esempio di “Umbria creativa”, un laboratorio di contenuti e idee.

teatro-lirico-sperimentale-di-spoleto-a-belli-L-dGTy4UAnche per la Stagione 2012 i testi del dittico di teatro musicale contemporaneo sono stati commissionati ad una personalità dello spettacolo e della cultura: quest’anno sarà la volta di Mario Perrotta (dopo, tra gli altri, Leo de Berardinis, Pippo Delbono, Paolo Rossi), figura di spicco del mondo del teatro, regista, autore, vincitore del Premio Ubu 2011 per il progetto triennale Trilogia sull’individuo sociale, cui è stata affidata la drammaturgia, la messa in scena e la regia dello spettacolo Opera Migrante, del quale è anche protagonista, insieme all’attrice Paola Roscioli, che sarà rappresentato a Spoleto nei giorni 7, 8 e 9 settembre presso il Teatro del Complesso di San Nicolò, inaugurando la 66ma Stagione Lirica Sperimentale.

teatro-lirico-sperimentale-di-spoleto-a-belli-L-4ueF8MI lavori di Mario Perrotta rientrano appieno nel teatro sociale, a cui si affida il compito indispensabile di educare e far pensare il pubblico, oltre che tramandare la memoria di certi momenti storici ed Opera Migrante lascia intendere la tematica che si cela dietro il titolo: la struttura della messa in scena sarà divisa in due momenti drammaturgici, due veri e propri atti, uniti da un filo conduttore comune, inerenti le problematiche dell’integrazione e della migrazione, del passato mai troppo remoto, attraverso lo sguardo degli italiani emigranti in Belgio che lavoravano nelle miniere e quello presente della migrazione di anime che arrivano sulle coste italiane ogni giorno; il tutto raccontato con un’ottica dello spazio scenico e della struttura narrativa di natura beckettiana.

La realizzazione della partitura originale delle due pièce che compongono lo spettacolo, entrambe della durata di circa trentacinque minuti, sono state affidate a due compositori:la prima parte intitolata Andante italiano alla belga a Lucio Gregoretti, mentre Fuga straniera con moto ad Andrea Cera, il quale ha collaborato nelle scorse stagioni per un’altra opera originale Ragaaazziii! ispirata all’Isola dei Famosi, una delle tre composizioni all’interno del progetto RealityOpera©

Marco Angius

Marco Angius

Lo spettacolo gode del Patrocinio del Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione. Per la parte musicale gli altri interpreti saranno i vincitori dei concorsi di canto Chiara Osella, Katarzyna Otczyk e Marco Rencinai. L’ensemble strumentale dell’OT.Li.S. (Orchestra del Teatro Lirico Sperimentale), sarà diretta, anche quest’anno, da Marco Angius, uno dei più qualificati direttori di musica contemporanea. L’opera si avvale della collaborazione come aiuto regista di Giovanni Dispenza, la creazione video è affidata a Chiara Idrusa Scrimieri, le luci a Eva Bruno.

Il Teatro Lirico Sperimentale si candida a realizzare un vero e proprio Sistema Cultura volto a coinvolgere le varie attività ed associazioni che sono presenti sul territorio: sulla scia di tale fil rouge si svolgeranno alcuni appuntamenti, fra cui spicca Cinema Migrante, in collaborazione con Il Parco del Mondo e con Nickelodeon Spoleto, che che si terrà dal 5 al 12 settembre al parco Chico Mendez. con cinque titoli in programma: 18 Ius Soli, di Fred Kuwornu (mercoledì 5 settembre, ore 21:15); Gran Torino, di Clint Eastwood (giovedì 6 settembre, ore 21:15), Soltanto il mare, di Dagmawi Yimer (lunedì 10 settembre, ore 21:15) , Il Giardino di Limoni, di Eran Riklis (martedì 11 settembre,ore 21:15) e Io sono Li, di Andrea Segre (mercoledì 12 settembre, ore 21:15).

I titoli scelti in collaborazione con l’Istituzione lirica umbra introdurranno idealmente lo spettatore alla serata di inaugurazione della 66ma Stagione Lirica. Ulteriori collaborazioni con altre associazioni sul territorio fra cui gli Amici delle Miniere Spoleto, l’Associazione Culturale Città Nuova ed il Comitato Permanente per l’Integrazione Socio-Culturale dei Migranti Spoleto sono in via di definizione.

Vendita Biglietti Stagione Lirica a Spoleto, in Umbria e a Roma:Ticket Italia,Tel.0743.222889.info@ticketitalia.com – http://www.ticketitalia.com-Rivendite abituali.

Per Informazioni:Cellulare 329.8529053; Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A.Belli”; Sede Legale: Piazza G.Bovio, 1 – 06049 Spoleto; Sede Operativa: Piazza Garibaldi,Ex Caserma Minervio – 06049 – Spoleto
Tel 0743.221645 – 0743.220440 – Fax 0743.222930.teatrolirico@tls-belli.it http://www.tls-belli.it

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Mario Perrotta

Mario Perrotta

Attore, regista e drammaturgo leccese, Mario Perrotta è considerato uno delle figure di spicco del nuovo teatro italiano, iniziando a farsi notare nel 2003, con la prima parte del Progetto biennale Cincali, Italiani cìncali: Minatori in Belgio (9 anni di tournée; 500 repliche tra Italia ed estero; targa della Camera dei Deputati “per l’alto valore civile e la straordinaria interpretazione”; nel 2011 va in scena la versione in lingua francese con una lunga tournée tra Francia e Belgio), cui segue la seconda, La turnàta, e la riscrittura dell’ Odissea, spettacolo con il quale vince il Premio Hystrio alla drammaturgia ed è finalista come Miglior attore al Premio Ubu.

Negli stessi anni dirige la collana in Dvd Teatro Incivile per il quotidiano L’Unità; scrive e interpreta Emigranti esprèss per Radio2 Rai, trasmissione vincitrice, ex aequo con la BBC, del Premio Speciale della Giuria al TRT International Radio Competition di Istanbul; pubblica due romanzi con Fandango Libri e con Terre di Mezzo; riceve il Premio Città del Diario, assegnato nelle precedenti edizioni a Marco Paolini, Ascanio Celestini, Rita Borsellino e Francesco De Gregori, per il lavoro sulla memoria.

Nel 2009 inaugura la sua Trilogia sull’individuo sociale, con la quale apre una nuova fase nel suo percorso teatrale che lo vede coinvolto come drammaturgo, regista e attore insieme ad altri attori e musicisti in scena. Con questo progetto vince il Premio speciale Ubu 2011 e, intanto, scrive e interpreta sei monologhi originali per il programma La grande Storia su Rai 3.
Da febbraio 2012 inizia, sempre per Rai 3, una nuova serie di monologhi televisivi intitolata Paradossi Italiani.

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Madagascar 3: ricercati in Europa (3 D)

madagascar-3-ricercati-in-europa-3-d-L-nxIrTzAllora, dove eravamo rimasti? Ah, sì, avevamo lasciato i nostri amici Alex il leone, Melman la giraffa, Gloria l’ippopotamo e Marty la zebra nel cuore dell’Africa centrale, in attesa che i terribili pinguini (Skipper, Kowalski, Rico, Soldato) ritornassero da Montecarlo con il loro aereo a propulsione scimmiesca per riportarli definitivamente allo zoo di New York. Ma la nostalgia di “casa”, in particolare per Alex, si fa sempre più pressante, per cui i nostri, insieme ai lemuri e al loro re Julien, approderanno sulle coste monegasche (una traversata snorkeling…) e ritroveranno pinguini e scimmie a far man bassa presso la roulette dell’ Hotel de Paris.

Dopo essersi fatto notare un po’ troppo, creando uno scompiglio generale e conseguente inseguimento della polizia, che fa capo al terribile capitano Chantel DuBois, per le strade del Principato, l’allegro gruppo troverà rifugio nei carrozzoni di un circo in viaggio verso Roma e poi Londra, con probabile tappa finale in America …

madagascar-3-ricercati-in-europa-3-d-L-LdwVJCTerzo capitolo del franchise targato Dreamworks, risalente al 2005, con in mezzo un numero 2 (2008) piuttosto deludente, Madagascar 3: ricercati in Europa conferma alla regia il duo Eric Darnell (sceneggiatore insieme a Noah Baumbach) e Tom McGrath, cui si aggiunge ora Conrad Vernon; sempre forte di quella stilizzazione irrealistica nel disegno propria dell’esordio, lungi da qualsiasi ricercatezza, il film si delinea, dopo un inizio abbastanza lento (del tutto inutile la sequenza onirica), come una comica d’antan, puntando su una comicità slapstick e mischiando con sfrontata nonchalance i temi propri di più cartoons: la serie Looney Tunes della Warner Bros, l’irriverenza sfrontata di Tex Avery nel cavalcare il surreale, certi toni del Disney di un tempo, per un risultato nel complesso gradevole e divertente.

 Chantel DuBois

Chantel DuBois

Certo, la sceneggiatura scricchiola parecchio e arriva ad un momento di stanca nella parte centrale, mancando l’obiettivo di una narrazione propriamente corale ed incentrando l’attenzione su singole scene, puntando ora su un ipercinetismo pronto a sfidare qualsiasi nesso logico o scientifico (l’inseguimento mozzafiato per le strade di Monaco, le stesse del Gran Premio di Formula 1), ora sui luoghi comuni propri di paesi come la Francia e l’Italia (qui sulle note di Con te partirò, Bocelli, tra un’udienza dal Papa e un tramonto ai Fori Imperiali, l’irriverenza sublima il delirio) ed infine su riferimenti cinefili (il risveglio dei poliziotti francesi sulle note di Non, je ne regrette rien, intonata da DuBois novella Piaf, come in Inception, 2009, Christopher Nolan) e coloratissimi giochi di luci tra lo psichedelico e il lisergico (i numeri circensi, ispirati in certo qual modo a quelli del Cirque de Soleil), con un 3d che pur non aggiungendo nulla in termini di profondità si rivela funzionale allo scopo e finalmente integrato alla narrazione.

Vitaly, Gia e Stefano

Vitaly, Gia e Stefano

I suddetti momenti di stanca, la ripetitività di molte situazioni, trovano una certa mitigazione nell’introduzione di validi personaggi ad affiancare i noti mattacchioni: la tigre Vitaly, la deliziosa Gia, un giaguaro, la simpatica orsa Sonya in tutù e grugnito d’ordinanza e, il mio preferito, Stefano, un leone marino che ricorda non poco, anche nel look, il buon vecchio Goofy (Pippo) delle origini nell’essere così fiero della sua intelligenza “ben al di sotto della media”.

Un film d’animazione che non chiede altro d’intrattenere stupendo e, tra alti e bassi, ci riesce in pieno, sia nei confronti dei più piccoli che in quelli degli adulti non accompagnati da minore: pur mitigando la mia nota idiosincrasia per i sequel in odore di serializzazione, considerando che mi sono effettivamente divertito, concludo ricordando la tradizione del tre come numero perfetto…

L'orsa Sonya e Julien

L’orsa Sonya e Julien

Roccella Jazz Festival 2012: la serata finale

Serata finale ad effetto, fortemente emozionale ed amabilmente evocativa delle suggestioni più diverse, sabato 25 agosto, presso il Teatro al Castello di Roccella Jonica e non solo per le ottime esecuzioni musicali andate in scena: il Festival che sembrava non dovesse esserci, i suoi trentadue anni ricchi di contaminazioni e sperimentazioni ritmiche, concreto confronto e integrazione tra etnie diverse in nome del linguaggio universale della musica, che molti ormai erano pronti a dare in pasto all’oblio, ha dato prova di ritrovato orgoglio ed inedita forza propulsiva.

Ilhan Ersahin

Ilhan Ersahin

I sopra citati concetti, l’incontro tra diverse culture, la concreta valenza da conferire allo spesso abusato ed astratto termine di “musica globale”, si sono piacevolmente manifestati nella splendida esibizione del celebre sassofonista e compositore Ilhan Ersahin insieme alla sua Istanbul Sessions (Ismail Alp Ersönmez, basso; Turgut Alp Bekoglu, batteria; Izzet Kizil, percussioni): sono rimasto letteralmente stregato dalla forza delle note espresse dal suo sax, così spasmodicamente vitali, energiche, capaci sia di evocare atmosfere esotiche, orientaleggianti, sia di creare un valido e suggestivo ponte musicale volto a mitigare, nel segno di una valida continuità sinergica, le sonorità più aggressive, dure, espresse dal basso di Ersönmez (geniale il batterne le corde con una bacchetta da tamburo) e quelle dai richiami tribali espresse da Kizil alle percussioni.

Siamo di fronte ad un jazz moderno, contaminato dal rock e dal funk in egual misura, con più di un richiamo a Miles Davis, omaggiato infatti nel corso dell’esecuzione con un brano a lui dedicato, capace di cedere e credere al potere della “sana” improvvisazione, senza compiacimenti o ricercati virtuosismi, in nome di una forte ed unitiva creatività.

Pino Pecorelli

Pino Pecorelli

Chiusura a dir poco strabiliante, una volta entrati nel “gioco” della contemporanea presenza sul palco di diverse espressioni musicali scaturenti da più origini culturali, con Orquestra Todos (Alì Regep, voce, Turchia-Romania; Dan Hewson, trombone, Regno Unito; Danilo Lopes Da Silva voce, chitarra, Capo Verde; Francesco Valente, contrabbasso, basso elettrico, Italia; Gueladjo Sane, Dunduns, Djembe, Guinea-Bissau; Johannes Krieger, tromba, Germania; João Gomes, teclados, Portogallo | Mozambico; Joaquim Teles (Quiné), percussioni; Kalimba, voce, Portogallo; Marc Planells voce, sitar, ud, saz, Spagna; Marcelo Araujo, batteria, Brasile; Mucio Sá, chitarra, Brasile; Max Lisboa Voz, chitarra, Brasile; Rubi Machado, voce, Índia | Mozambico; Susana Travassos, voce, Portogallo. Direttore Mario Tronco, Italia. Direttore Musicale Pino Pecorelli, Italia).

Orquestra Todos, foto di Pino Curtale

Orquestra Todos, foto di Pino Curtale

Si tratta di un complesso progetto interculturale, integrazione tra i gruppi di Largo Intendente a Lisbona e quello dell’ Orchestra di Piazza Vittorio (nata a Roma nel 2002, ideazione e creazione di Mario Tronco e Agostino Ferrente), con musicisti che fanno uso di strumenti diversi, spesso appartenenti alla propria tradizione, un’apparente “Babele musicale” che trova rimedio alla paventata confusione grazie al potere unente della musica, che in tal caso non può che fondatamente definirsi incredibile e straordinario: una volta “partiti”, in particolare grazie all’energica e ritmica direzione di Pecorelli, tutte le diversità si sono magicamente fuse in un unico suono e in un’unica vocalità, senza alcun tradimento delle origini, tra sonorità antiche e nuove, una coralità cosmopolita capace d’incroci musicali sulla carta forse impossibili e per di più con la valorizzazione di ogni singolo elemento.

Il clou è stato rappresentato dal bis richiesto a gran voce e concretizzatosi nelle note di What a Wonderful World, che riesce a far sognare tutti i presenti, facendoci sentire uniti da un abbraccio universale, dalla forte valenza simbolica, tanto da far venire in mente, sospinte dalle note, parole come pace e fratellanza, nel loro significato più profondamente umano e non politicamente etereo e vacuo: potere della musica, la forza di un Festival che ne traduce il linguaggio in parole, riportando il concetto di cultura al suo significato più puro, comprendendovi quanto degno d’essere trasmesso alle generazioni successive.

Pentedattilo Film Festival 2012: i vincitori

Ecco i vincitori della VII Edizione del Pentedattilo Film Festival, kermesse cinematografica internazionale dedicata esclusivamente ai cortometraggi (Direzione Organizzativa Americo Melchionda, Artistica Emanuele Milasi), proclamati nel corso dell’ultima serata, domenica 26 agosto.

Territorio in Movimento: Primo Premio, In Bread, Koray Sevindi; Secondo Premio, Glasgow, Piotr Subbotko, Terzo Premio, ex aequo, Chit Chat, Piet Sonck, e Kavinsky, Daniel Schraner; Menzione Speciale per Come what may, Mathieu Bergeron e Maxime Feyers e The future di Venetia Taylor. Animazione: Bear me, Anna Matacz. Corto Donna, ex aequo tra The dark outside, Darin Sallam, e Violet the courtesan, David Casals; un premio speciale al cortometraggio Annamaria, Aurelia Burckhardt. Thriller: Interview, Sebastian Marka. Menzione Speciale a 7×5, Rob Silva e Andrew Morris.

A tutti i vincitori un premio in denaro per incoraggiarli a proseguire la loro carriera cinematografica e il trofeo realizzato a mano da Francesco Palamara Mesiano dell’Accademia delle Belle Arti – Scuola di scultura.

L’inferno sulla terra

Italo Calvino[

Italo Calvino

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà, se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Italo Calvino (1923-1985), da Le citta’ invisibili (Einaudi,1972)

Roccella Jazz Festival: piacevoli conferme e pregevoli innovazioni

Un ammaliamento musicale dalle caratteristiche quanto mai diverse ha caratterizzato ieri, venerdì 24 agosto, la penultima serata del Roccella Jazz Festival, presso il Teatro al Castello, tra piacevoli conferme e pregevoli innovazioni (queste ultime, almeno per quanto mi riguarda, sono ancora in fase di lenta metabolizzazione).

Paolo Damiani

Paolo Damiani

Riguardo le prime, difficile non rimanere stregati e sentirsi piacevolmente avvolti dalla morbidezza e rotondità esecutiva espresse da ogni singolo componente della Radar Band di Paolo Damiani (Paolo Damiani, violoncello, composizioni; Cristiano Arcelli, sax, arrangiamenti; Ludovica Manzo, voce; Francesco Fratini, tromba; Luca Aquino, tromba; Massimo Morganti, trombone, sax baritono; Luigi Masciari chitarra; Michele Francesconi, pianoforte; Daniele Mencarelli, basso; Alessandro Paternesi, batteria; ospiti Francesco Loccisano, chitarra battente e tba percussioni etniche), sia in assolo che come ensemble, per una perfetta armonia vocale e strumentale.

Coerentemente con il tema di questa 32ma edizione, Cose turke, fil rouge tra i vari brani è stato il romanzo Il museo dell’innocenza (Einaudi, 2009) dello scrittore turco Orhan Pamuk (premio Nobel per la Letteratura nel 2006), del quale sono stati letti alcuni stralci, riuscendo a miscelare classicità e ricerca di nuove sonorità, grazie anche agli arrangiamenti di Cristiano Arcelli, con più di un’ attenzione volta alle sonorità proprie del bacino del Mediterraneo, da sempre luogo privilegiato d’incontro e confronto tra culture, lingue, religioni (il brano “popolare” interpretato da Ludovica Manzo, la chitarra battente di Loccisano).

Così come nel suddetto romanzo di Pamuk il protagonista dà vita ad una raccolta di vari oggetti appartenuti alla donna amata, per placare il dolore di un passato, forse lieto, che non tornerà più (“l’uomo può solo cercare di essere felice e sforzarsi di dimenticarlo”), cristallizzando in essi l’atmosfera di un tempo e i suoi lampi più luminosi, così questo nuovo progetto di Damiani, il cui tema conduttore ritorna più volte durante l’esecuzione, unendone l’inizio e la fine, rappresenta musicalmente la concentricità circolare della vita stessa, dove il ricordo dei tanti momenti vissuti, tra rimpianti e liete rimembranze, ne rappresenta il significato essenziale.

Nils Petter Molvaer

Nils Petter Molvaer

Venendo al secondo concerto in programma, Molvaer/Aarset/Bang (Nils Petter Molvaer, tromba; Eiving Aarset, chitarra; Jan Bang, live sampling), le note lancinanti e, a volte, inquietanti, della tromba di Molvaer, accompagnate dai graffi della chitarra elettrica di Aarset e dall’improvvisazione elettronica di Bang, hanno creato un’atmosfera tanto elegante, rarefatta e suggestiva, quanto straniante come impatto complessivo, probabilmente un po’ fredda e veramente coinvolgente solo per la pregevole mescolanza, apparentemente grezza, quasi una sorta di collisione, tra più generi musicali, con il filtro degli effetti elettronici a garantire una comunque apprezzabile linearità personalizzante: forse il futuro del jazz o il jazz del futuro, che dir si voglia, ma questa, come si suole dire, è un’altra storia e vi saranno certo altre occasioni per parlarne.

Locride Film Festival – Premio Naniglio d’Oro – III serata

 Gioiosa Jonica: interno della Villa romana del Naniglio

Gioiosa Jonica: interno della Villa romana del Naniglio

Mercoledì 29 agosto, alle ore 21:30, a Gioiosa Jonica, presso la Villa romana del Naniglio, si svolgerà la serata conclusiva della rassegna cinematografica Locride Film Festival- Premio Naniglio d’Oro, per la direzione artistica di Alberto Gatto ed organizzazione a cura del Comune della cittadina, in collaborazione con Bird Production; partner dell’evento EIFF, Epizephiry International Film Festival.

Queste le proiezioni in programma: i videoclip di Zenzero e cannella, Joe Barbieri e Passerà, Eugenio Finardi, per la regia di Giacomo Triglia; i cortometraggi Il ladro, Vincenzo Caricari; In my prison, Alessandro Grande; Giganti, Fabio Mollo; E Berta filava, Mattia Petullà.

Condurrà la serata Maria Teresa D’Agostino (giornalista); saranno presenti Vincenzo Caricari, Fabio Mollo, Americo Melchionda, Maria Milasi e, in qualità di ospiti, Marò D’Agostino (Architetto, Artista); Franco Stalteri (Presidente AGIS Calabria); Michele Geria (Calabria Film Commission); Antonio Tallura (attore); Antonio Falcone (giornalista e critico cinematografico).

Interventi: Mario Mazza ed Elio Napoli (rispettivamente Sindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Gioiosa Jonica); Alberto Gatto.