Archivi del mese: luglio 2012

Roccella Jonica (RC): N.O.I. Festival 2012

roccella-jonica-rc-noi-festival-2012-L-UyXhHLA partire da martedì 7 agosto e sino a venerdì 10, a Roccella Jonica (RC), si svolgerà il N.O.I. (Nuovi Ordini Indipendenti) Festival 2012, kermesse d’arti figurative e musica, organizzata e voluta dall’Associazione Culturale Musaeventi.

Marta sui tubi

Marta sui tubi

Le rappresentazioni in programma si suddiveranno tra l’ex Convento dei Minimi, dove, dalle ore 18:00 (aperiNOI) si svolgeranno attività creative, mostre fotografiche (L’instant Décisif, a cura di Servizifotografici.net e Libreria Mondadori di Siderno) e di pittura (DimostrARTI a cura di Giulia Murace, Jessica Calipari e Pietro Gagliardi), in collaborazione con Epizephiry International Film Festival e Altre Visioni, mentre dalle ore 22:00, la stessa struttura o l’Anfiteatro al Castello ospiteranno (N.O.I. Festival By Night) eventi musicali e teatrali, dai Marta sui Tubi a ScialaRuga, Nino Racco, Magiabunda, Francesco Loccisano, Niccolò Fabi e Gnu Quartet. Una parte degli incassi delle serate sarà devoluto all’A.I.V.A., l’associazione di Gioiosa Ionica che gestisce l’oasi per il recupero di animali abbandonati.

roccella-jonica-rc-noi-festival-2012-L-7BE_1e7 agosto, Anfiteatro al Castello ore 22:00:Marta sui Tubi & Scialaruga; 8 agosto, Ex Convento dei Minimi, ore 22:30:Nino Racco in Ciao amore ciao-Vita e morte di Luigi Tenco; 9 agosto, Ex Convento dei Minimi, ore 22:30: Magiabunda;10 agosto, Anfiteatro al Castello, ore 22:00: Niccolò Fabi feat Gnu Quartet & Francesco Loccisano.

Questi i cortometraggi che saranno proiettati a cura di Epizephiry International Film Festival: 7 agosto, Il nemico senza volto, Gianluca Mangiasciutti; Un nuovo corso, Leonardo Rodolico; In My Prison, Alessandro Grande; Habibi, David Del Degan; Volo senz’ali, Gerard Koloneci; Uno a zero per me, Guido Colla. 8 agosto: Nero, Stefano Sgambati; La colpa, Francesco Prisco; Prima o poi vedrai, Emiliano Cribari; Lecon de tenebres, Sarah Arnold; Stand By Me, Giuseppe Marco Albano; La Currybonara, Ezio Maisto.

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Festival del Film di Locarno 2012

festival-del-film-di-locarno-2012-L-LV4jNDDopo le anteprime costituite da alcune proiezioni in Piazza Grande, La finestra sul cortile, Alfred Hitchcock, 29 luglio, e quelle previste per stasera (1848, Dino Risi, La risaia, Raffaello Matarazzo, Shouting Secrets, Korinna Sehringer), prenderà il via domani, 1 agosto, per concludersi l’11 , la 65ma edizione del Festival del Film di Locarno (CH):la cerimonia d’apertura prevede la consegna del premio Excellence Award all’attrice inglese Charlotte Rampling e la proiezione del film The Sweeney, di Nick Love.

Il Direttore Artistico Olivier Père, ha espresso tra i suoi propositi quello di far sì che la kermesse possa rendere omaggio a tutto il cinema, sia ricordandone storia e artisti, sia ponendo attenzione, coerentemente con la tradizione propria di questa manifestazione, alle nuove correnti estetiche, ai fenomeni migratori, ai giovani cineasti, spesso rappresentativi dei vari mutamenti in corso, tanto materiali (i passaggi dalla pellicola al digitale, l’avanzare del genere documentario) che propriamente contenutistici, tenendo conto dei nuovi fenomeni in atto nella collettività.

Otto Preminger

Otto Preminger

Così, riguardo il primo aspetto, risaltano la nuova sezione Histoire(s) du cinéma, volta ad offrire una selezione di documentari sul cinema, classici restaurati e una programmazione di film legata agli omaggi nei confronti degli invitati al Festival, e la retrospettiva dedicata al regista Otto Preminger (1905-1986), del quale verrà rappresentata l’intera filmografia, sempre dominata da un certo equilibrio tra versatilità e mestiere, per uno stile crudo, essenziale, anche visionario, capace di ritrarre efficacemente situazioni psicologiche complesse e di caratterizzare con impronta personale i vari generi cinematografici.

Apichatpong Weerasethakul

Apichatpong Weerasethakul

Riguardo il secondo ambito, invece, la sezione Concorso internazionale (Presidente di Giuria Apichatpong Weerasethakul, regista, sceneggiatore, produttore e videomaker thailandese) proporrà 19 lungometraggi, di cui 13 in prima mondiale, alternando grandi nomi del cinema contemporaneo a giovani autori provenienti da tutto il mondo: i nostri colori saranno rappresentati da Padroni di casa, di Edoardo Gabbriellini, interpretato da Valerio Mastandrea, Elio Germano, Gianni Morandi e Valeria Bruni Tedeschi.

Edoardo Gabbriellini

Edoardo Gabbriellini

Cineasti del presente prevede, poi, 15 opere prime o seconde, quasi tutte presentate in prima mondiale, mentre Pardi di domani, dedicato ai cortometraggi, si suddivide ulteriormente nelle sezioni Corti d’artista, quasi una commistione tra cinema e arti plastiche, e Corti d’autore, una selezione di film di registi che hanno già realizzato lungometraggi.

Parallelamente ai concorsi, una quindicina di film Fuori concorso garantirà una panoramica sulle opere provenienti da tutto il mondo: documentari, saggi cinematografici, mediometraggi o film di finzione in prima mondiale, internazionale o europea.

Johnnie To

Johnnie To

Johnnie To riceverà il Pardo alla carriera per il suo contributo al cinema come produttore e regista: nell’occasione verrà presentata in Piazza Grande, prima europea, Motorway (Che sau), il nuovo film da lui prodotto, per la regia di Soi Cheang.

Concorso Internazionale: A Última Vez Que Vi Macau, João Pedro Rodrigues e João Rui Guerra da Mata (Portogallo); Berberian Sound Studio, Peter Strickland (Gran Bretagna); Compliance, Craig Zobel (USA); Image Problem, Simon Baumann e Andreas Pfiffner (Svizzera); Jack and Diane, Bradley Rust Gray (USA); La fille de nulle part, Jean-Claude Brisseau (Francia); Leviathan, Lucien Castaing-Taylor e Verena Paravel (Francia / Gran Bretagna / USA); Los mejores temas, Nicolás Pereda (Canada / Messico / Olanda); Mobile Home, François Pirot (Belgio / Francia / Lussemburgo); Museum Hours, Jem Cohen (Austria / USA); Padroni di casa, Edoardo Gabbriellini (Italia); Playback, Sho Miyake (Giappone); Polvo, Julio Hernandez Cordon (Guatemala / Spagna / Cile / Germania); Somebody Up There Likes Me, Bob Byington (USA); Starlet, Sean Baker (USA); The End of Time, Peter Mettler (Svizzera / Canada); The Shine of Day, Tizza Covi e Rainer Frimmel (Austria); Une Estonienne à Paris, Ilmar Raag (Estonia); When Night Falls, Ying Liang (Corea del Sud).

Piazza Grande:Bachelorette, Leslye Headland (USA); Buongiorno tristezza!, Otto Preminger (USA); Camille redouble di Noémie Lvovsky (Francia); Das Miss Schweiz Massaker, Michael Steiner (Svizzera); Lore, Cate Shortland (Germania / Australia / Gran Bretagna); Magic Mike, Steven Soderbergh (USA); More Than Honey, Markus Imhoof (Germania / Svizzera / Austria); Motorway, Cheang Pou-Soi (Hong Kong); Nachtlärm, Christoph Schaub (Svizzera / Germania); No, Pablo Larrain (Cile); Quelques heures de printemps, Stéphane Brizé (Francia); Ruby Sparks, Jonathan Dayton e Valerie Faris (USA); Sightseers, Ben Wheatley (Gran Bretagna); The Black Balloon, Ben Safdie e Joshua Safdie (USA); The Sweeney, Nick Love (Gran Bretagna); While We Were Here, Kat Coiro (USA); Wrong, Quentin Dupieux (USA).

Fuori Concorso:Age is… , Stephen Dwoskin (Francia); Chiri, Naomi Kawase (Giappone / Francia); Fairy Queen, Jean-Paul Civeyrac (Francia); Far from Afghanistan, John Gianvito, Jon Jost, Minda Martin, Yoo Soon-Mi e Travis Wilkerson (USA); I, Anna, Barnaby Southcombe; Ingrid Caven, musique et voix, Bertrand Bonello (Francia); L’enclos du temps, Jean-Charles Fitoussi (Francia); La richesse du loup, Damien Odoul (Francia); Les coquillettes, Sophie Letourneur (Francia); Light in the Yellow Breathing Space, Vimukthi Jayasundara (Corea del Sud / Sri Lanka); Nami no oto, Ryusuke Hamaguchi e Ko Sakai (Giappone); Perret in Frankreich und Algerien, Heinz Emigholz (Germania); Rio, Sarah Morris (USA); The Capsule, Athina Rachel Tsangari (Grecia); The Great Cinema Party, Raya Martin (Corea del Sud / Filippine).

Cineasti del presente: Ape, Joel Potrykus (USA); Arraianos, Eloy Enciso (Spagna); Boa sorte, meo amor, Daniel Aragão (Brasile); Inori, Pedro González-Rubio (Giappone); Ji yi wang zhe wo, Song Fang (Cina); Les gouffres, Antoine Barraud (Francia); Les mouvements du bassin, Hervé P. Gustave (Francia); Not in Tel Aviv, Nony Geffen (Israele); Orléans, Virgil Vernier (Francia); People’s Park, Libbie Dina Cohn e J.P. Sniadecki (USA / Cina); Tectonics, Peter Bo Rappmund (USA); Tower, Kazik Radwanski (Canada); Tutti giù, Niccolò Castelli (Svizzera); Vakansi yang janggal dan penyakit lainnya, Yosep Anggi Noen (Indonesia); Winter, Go Away!, Dmitry Kusabov, Elena Khoreva, Askold Kurov, Denis Klebleev, Anna Moiseenko, Anton Seregin, Sofia Rodkevich, Alexey Zhiriakov, Madina Mustafina e Nadezhda Leonteva (Russia).

Info: http://www.pardo.ch

Claudio Sottocornola e l’ Immagine della donna nella canzone, ultimo appuntamento con Working Class

claudio-sottocornola-e-l-immagine-della-donna-L-Z_NsiJUltimo appuntamento martedì 31 luglio con Working Class, il suggestivo web-concert tematico ideato e interpretato dal “filosofo del pop”, quando sarà disponibile in rete la quinta sezione del nuovo progetto, dal territorio a internet, Immagine della donna nella canzone, che ha come tema portante l’evoluzione della femminilità nel costume e nella società attraverso la canzone e le sue interpreti.

L’ultima, originale, iniziativa del professore lombardo, che ha reso così disponibili cinque percorsi scelti fra le famose lezioni-concerto tenute sul territorio fra Scuole, Terza Università, Centri Culturali e svariati luoghi del quotidiano, rappresenta una sua nuova sfida, un “laboratorio” volto a sfruttare le potenzialità della rete, per ribadire l’eclettismo creativo dell’artefice e certificare, inoltre, un itinerario di animazione culturale del territorio girato in presa diretta, “on the road”, da amici e spettatori che hanno assistito alle sue performance artistico-musicali, ma anche storico-filosofiche.

Cinque live antologici che spaziano fra canzoni e dissertazione storica, dall’analisi della condizione giovanile all’evoluzione dell’immagine femminile, approfondendo la mutazione sociale e del costume nel Secondo Novecento, mettendo in scena con quest’ultimo appuntamento canzoni come Ma l’amore no (Alida Valli), Meravigliosa creatura (Gianna Nannini), Cuore (Rita Pavone), Acqua e sale (Mina e Celentano), Un’emozione da poco (Anna Oxa) e tante altre, in gran parte riprese dall’Auditorium di Piazza della Libertà a Bergamo, ma con svariati inserti provenienti anche da eventi svoltisi in giro per l’Italia, dalla Lombardia alla Calabria, dalla Toscana al Veneto.

Testi, melodie, interpreti, che sono diventate vere icone dell’immaginario collettivo femminile, cui si sono ispirate donne di diverse generazioni nel ripensare la propria immagine, il proprio vissuto, il proprio modo di raccontarlo: ancora una volta è la canzone d’autore l’ambito privilegiato da Sottocornola, che affida alla sua visione ermeneutica del canto e della vocalità la rilettura di celebri brani, decisivi nel fotografare l’evoluzione di usi, costumi, sentimento e linguaggio della società italiana, senza temere il confronto con la musica leggera, diventandone egli stesso maschera e icona.

Il filosofo-performer ha intitolato il progetto di archiviazione dei suoi incontri con il pubblico Working Class proprio per sottolineare il rapporto sul territorio fra musica, didattica, divulgazione ed espressione globale, a contatto con il pubblico vero e vario che affolla i luoghi del quotidiano, privilegiando appassionatamente l’utilizzo di tecnologie essenziali come inerenti a un approccio estetico-performativo più “popular”, e perciò autentico e coraggioso, sottolineando il maggior impegno richiesto, per esempio, nell’utilizzo di basi standard, quasi “fogli bianchi su cui scrivere con la propria voce”, senza mimetismi o complicità estetizzanti.

L’iniziativa è supportata da Synpress 44, Terza Università, Scuole in Rete, CDpM, Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (Sezione Bergamo), la rivista della scuola Ecole e Moltimedia Fattoria Digitale. Info:www.claudiosottocornola-claude.com

Auschwitz solo andata! – Intervista a Domenico Scali-

auschwitz-solo-andata-intervista-a-domenico-s-L-1es_MYMartedì 24 luglio, presso l’ex Convento dei Minimi di Roccella Jonica (RC), nell’ambito de I caffè artistico-letterari 2012, organizzati dal Circolo di lettura dell’ A.R.A.S. e dal Comune della cittadina, è stato presentato il libro fotografico di poesie ed emozioni, Auschwitz solo andata! Viaggio di emozioni all’inferno! di Domenico Scali, capitolo conclusivo di un particolare percorso che ha avuto come filo d’Arianna il tristemente noto campo di concentramento, con le precedenti tappe rappresentate da un reportage fotografico e da un documentario.

Domenico Scali

Domenico Scali

In presenza dell’autore si è svolto un dibattito, intervallato da un’emozionante lettura delle poesie a cura della scrittrice Rossella Scherl (Le ragioni di Nora, 2011, Laruffa Editore) accompagnata alla chitarra da Mimmo Daniero, che ha visto come moderatore Giovanni Certomà, insegnante di Lettere e Filosofia, e lo scrivente nella qualità di relatore. Di seguito riporto la trascrizione della mia chiacchierata con Domenico, ringraziandolo di avermi coinvolto in questa toccante esperienza, esprimendo eguale sentimento ai sopra citati compagni di viaggio.

Domenico, nel leggere il tuo libro, mi ha particolarmente colpito la tua immedesimazione, che riesci a far divenire nostra, nella angosciante realtà di Auschwitz: esprimi una visione, nelle foto come nelle poesie, dolorosamente personale, come se avessi vissuto quegli orrori sulla tua pelle (“Ricordati di noi che siamo stati bambini i cui sogni sono stati rubati e vivono lontano”, recita un verso di Olocausto). Ricordando ciò che diceva Platone, “la poesia si avvicina alle verità essenziali più della storia”, ti chiedo di raccontarci questa tua esperienza, di come l’emozione, ma credo anche la rabbia, lo sgomento, l’angoscia, si siano tramutate in versi, così particolarmente immediati e spontanei.

auschwitz-solo-andata-intervista-a-domenico-s-L-ARvpRs“Ti posso sicuramente dire questo: studiare la tematica della Shoah mi ha condotto in una dimensione temporale che a volte mi ha fatto rivivere, con le dovute eccezioni, i momenti terribili affrontati dai deportati, oltre settant’anni fa.
Alla lettura ed alla visione dei documenti attinenti lo sterminio perpetrato dai nazisti, il mio animo si rattrista e spesso le lacrime rappresentano la liberazione da questo stato di trance che mi colpisce: ogni volta l’emozione e, come tu hai ben detto, l’angoscia, penetrano dentro di me come una lama tagliente, perché il pensiero dell’immane dolore delle madri separate dei figli, o mentre li stringono al petto poco prima d’incamminarsi per le camere a gas, suscitano sensazioni che non possono lasciare indifferenti, una ricerca d’immedesimazione in quegli stati d’animo che ho cercato di mettere per iscritto, come lampi di ricordi.
Molte volte, poi, cerco di dare voce a personaggi sconosciuti ai più, dandogli quella dignità e quell’onore di cui sono stati privati, provando a rinvenire nella lettura di testimonianze e biografie un perché di quanto successo: non c’è crimine nella lunga storia dell’umanità che ci abbia turbato come questo e che continui, ostinatamente, a negarsi ad ogni tentativo di spiegazione: come mai tutto ciò sia potuto accadere resta, in ampia misura, una domanda senza risposta. Credo sia importante lasciare un segno, tangibile, cercare di sensibilizzare l’animo nobile di chi vorrà accostarsi alla suddetta lettura, affinché quello che è stato possa rimanere nella nostra vita, pur appartenendo ad un’altra generazione e poi, concludo, l’onore maggiore che possa essere reso a queste “non persone” credo consista proprio nel ricordarle, considerando come, oltre alla vita, abbiano perso o, meglio, siano stati privati, di uno degli elementi primari dell’essere umano, la dignità” .

Cicerone diceva “La storia è maestra di vita”, ma la mia impressione è che noi uomini non abbiamo alcuna voglia d’apprendere: lo Olocausto rientra certo tra i casi più estremi di genocidio fra i tanti perpetrati dalla mente umana, nell’idea di sterminare un intero popolo, sino all’ultima persona e senza eccezione alcuna, ma oggi, tra facili negazionismi ed opportuni revisionismi, con l’avallo di calcolati oblii, a cui aggiungerei la tentazione di sentirsi più uguali degli altri nel contrastare il “diverso”, quanto può essere importante ed utile il ricordo e la sua sollecitazione anche a livello istituzionale (la scuola, per esempio)?

auschwitz-solo-andata-intervista-a-domenico-s-L-1SLmIC“La testimonianza, il ricordo, sono vitali per educare le nuove generazioni ed una delle istituzioni che può rendere questo lavoro al meglio è, certamente, la scuola: alcuni istituti vi riescono in modo egregio ma, mi duole dirlo, tanti altri concentrano la loro attenzione solo man mano che si avvicina la “Giornata della Memoria”, mentre io ritengo che bisognerebbe programmare un percorso didattico, letterario e multimediale, ed essere più incisivi con i ragazzi, in modo da far loro capire che episodi come quelli passati possono sempre essere in agguato.
Altro ruolo importante al riguardo devono rivestirlo le istituzioni politiche, considerando che la Shoah ha avuto le sue vittime anche nel nostro tessuto sociale: non possono certo esimersi ed essere sorde a tali tematiche, anzi, dovrebbero incentivare al riguardo diffusione e conoscenza, tramite convegni, proiezioni, un archivio multimediale, l’impiego dell’arte: non si può ridurre tutto (anche se è già qualcosa) alla celebrazione della già citata “Giornata della Memoria”, bensì programmare un cammino per le generazioni future, sensibilizzandole”.

Nella tradizione e cultura ebraica, lo vediamo nella sequenza finale del film Schindler’s List, di Steven Spielberg, quando un ebreo fa visita ad un defunto deposita sulla sua tomba una pietra a segno del suo passaggio, rappresentando legame e memoria: in qualità di essere umano, al di là del credo professato, ti va di considerare questo tuo libro, le profonde riflessioni e sensazioni che vi scaturiscono, come una simbolica pietra per i milioni di ebrei vittime dell’Olocausto?

“Mi piace, e mi onora, questo tuo accostamento del mio lavoro alla pietra depositata su di una tomba secondo la cultura e tradizione ebraica.
Sì, devo dire che questo libro, con il mio contributo e quello di tutti coloro che hanno collaborato alla sua stesura, può rappresentare simbolicamente una pietra posta sul sepolcro della Shoah, a memoria di tutti quelli che sono stati strappati dai loro affetti e condotti al martirio. Ci tengo inoltre a sottolineare come tutto il progetto di questo mio viaggio verso l’inferno della bestialità umana sia interamente dedicato agli oltre 230.000 bambini che in quel campo di concentramento si sono visti rubare i loro sogni”.

Venezia 2012 : il cartellone

Kasia Smutniak

Kasia Smutniak

E’ stato presentato oggi il cartellone della 69ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (29 agosto-8 settembre), Direttore Artistico Alberto Barbera; l’attrice Kasia Smutniak sarà la madrina sia della serata inaugurale che di quella conclusiva:la prima si svolgerà presso il Palazzo del Cinema, Sala Grande, cui seguirà la proiezione del film d’ apertura, The Reluctant Fundamentalist, di Mira Nair.
Tre gli italiani in gara, Francesca Comencini, Marco Bellocchio e Daniele Ciprì, atteso l’inserimento di un film a sopresa nei prossimi giorni.

Marco Bellocchio

Marco Bellocchio

Concorso: Apres Mai, Olivier Assayas; At any Price, Ramin Bahrani; Bella addormentata, Marco Bellocchio; È stato il figlio, Daniele Ciprì; Izmena, Kirill Serebrennikov; La cinquieme saison, Peter Brosens e Jessica Woodworth; Lemale Et Ha’Chalal, Rama Burshtein; Linhas de Wellington, Valeria Sarmiento; Outrage Beyond, Takeshi Kitano; Paradies:Glaube, Ulrich Seidl; Passion, Brian De Palma; Pieta, Kim Ki-Duk; Un giorno speciale, Francesca Comencini; Sinapupunan, Brillante Mendoza; Spring Breakers, Harmony Korine; Superstar, Xavier Giannoli; To the Wonder, Terrence Malick.

Francesca Comencini

Francesca Comencini

Fuori concorso: L’homme qui rit, Jean-Pierre Ameris; Love Is All You Need, Susanne Bier; Cherchez Hortense, Pascal Bonitzer; Sur un fil…, Simon Brook; Enzo Avitabile Music Life, Jonathan Demme; Tai Chi 0, Stephen Fung; Lullaby to my Father, Amos Gitai; Shokuzai, Kiyoshi Kurosawa; Bad 25, Spike Lee; The Reluctant Fundamentalist, Mira Nair; O Gebo e a Sombra, Manoel De Oliveira; The Company You Keep, Robert Redford; Shark (Bait 3D), Kimble Rendall; Disconnect, Henry-Alex Rubin; The Iceman, Ariel Vromen.
Fuori concorso – Proiezioni speciali: Anton tut Ryadom, Lyubov Arkus; Ya Man Aach, Hinde Boujemaa; Clarisse, Liliana Cavani; Sfiorando il muro, Silvia Giralucci e Luca Ricciardi; Carmel, Amos Gitai; El impenetrable, Daniele Incalcaterra e Fausta Quattrini; Witness: Libya, Michael Mann; Medici con l’Africa, Carlo Mazzacurati; La nave dolce, Daniele Vicari.

Daniele Ciprì

Daniele Ciprì

Orizzonti:Wadjda, Haifaa Al Mansour; Khaneh Pedari, Kianoosh Ayari; Ja Tozhe Hochu, Alexey Balabanov; Gli equilibristi, Ivano de Matteo; L’intervallo, Leonardo Di Costanzo; El Sheita Elli Fat, Ibrahim El Batout; Tango Libre, Frederic Fonteyne; Menatek Ha-Maim, Idan Hubel; Gaosu tamen, wo cheng baihe qu le, Li Ruijun; Kapringen, Tobias Lindholm; Leones, Jazmin Lopez; Bellas mariposas, Salvatore Mereu; Low Tide, Roberto Minervini; Boxing Day, Bernard Rose; Yema, Djamila Sahraoui; Araf, Yesim Ustaoglu; Sennen no Yuraku, Koji Wakamatsu; San Zi Mei, Wang Bing.
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80! Sezione retrospettiva di film rari provenienti dall’Archivio Storico della Biennale:Il brigante (1961), Renato Castellani, Italia; Pytel Blech (Un sacco di pulci, 1963), Vera Chytilova, Cecoslovacchia; Genghis Khan (1950), Manuel Conde, Salvador Lou, Filippine; Pagine chiuse (1968), Gianni da Campo, Italia; Dieu A Besoin Des Hommes (1950), Jean Delannoy, Francia; Poslednjaja Noc’ (L’ultima notte, 1936), JuliJ Jacovlevic Rajzman, Urss; Ahora Te Vamos A Llamar Hermano (1971), Raoul Ruiz, Cile; Stress-Es Tres-Tres (1968), Carlos Saura, Spagna; Free At Last (1968), Gregory Shuker, James Desmond, Nicholas Proferes, Usa; Zablacene Mesto (La città nel fango, 1963), Vaclav Taborsky, Cecoslovacchia.

Venezia Classici- Selezione di film classici restaurati e di documentari sul cinema: Camicie rosse (1952), Goffredo Alessandrini, Francesco Rosi, Italia; American Dreams (1984), James Benning, Usa, Canada, (documentario); Fanny & Alexander (1982), Ingmar Bergman, Svezia; Himala (1982), Ishmael Bernal, Filippine; Tell Me Lies (1968), Peter Brook, Gran Bretagna, Usa; La versione di Mario (Documentario), Mario Canale, F. Farina, M. Gianni, W. Labate, A. Morri, Mario Monicelli, Italia; Heaven’s Gate (1980), Michael Cimino, Usa; Gli anni delle immagini perdute (documentario), Adolfo Conti, Italia; Conteurs D’Images (documentario), Noelle Deschamps, Francia; South Seas Adventure (1958), Carl Dudley, R.Goldstone, F.Lyon,W.Thompson, B. Wrangell, Usa.
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Enrico Ghezzi

Enrico Ghezzi

Giornate degli Autori – Sezione autonoma promossa dalle associazioni dei registi italiani ANAC e 100 Autori: Heritage (Inheritance), Hiam Abbass, Francia, Israele, Turchia; Queen Of Montreuil, Solveig Anspach, Francia; My Friend Johnny, Alessandra Cardone, Italia; The Powder Room (Women’s Tales), Zoe Cassavetes, Italia, Gran Bretagna; Keep Smiling, Rusudan Chkonia Francia, Georgia, Lussemburgo; Gli intrepidi (Cinema Corsaro), Giovanni Cioni, Italia; The Woman Dress (Women’s Tales), Giada Colagrande Italia, Usa; Bob Wilson’s Life And Death Of Marina Abramovic (Eventi Speciali), Giada Colagrande, Italia; Iolanda, tra bimba e corsara (Cinema Corsaro), Tonino De Bernardi, Italia; Meshes Of Afternoon (1943) (Women’s Tales), Maya Deren, Alexander Hammid, Usa; Roberto Pellegrinaggio (Cinema Corsaro), Alessio Di Zio, Italia; Rodolfo Valentino-Work In Progress (Cinema Corsaro), Alessio Di Zio, Italia; Le cose belle, Agostino Ferrente, Giovanni Piperno, Italia; Blondie, Jesper Ganslandt, Svezia; Vers Madrid (People Have The Power) – Work In Progress (Cinema Corsaro), Sylvain George, Francia; Carta bianca a Enrico Ghezzi (Cinema Corsaro), Enrico Ghezzi, Italia; Le tigri di Monpracem(1974) (Cinema Corsaro), Ugo Gregoretti, Italia; The Weight,Kyu-Hwan Jeon, Corea Del Sud; Carmela, salvata dai filibustieri(Cinema Corsaro), Giovanni Maderna, Mauro Santini, Italia; Hayuta Ve Berl (Epilogue), Amir Manor, Israele; Il gemello, Vincenzo Marra, Italia; Muta (Women’s Tales), Lucrecia Martel, Italia, Argentina, Paraguay; Tralala, Masbedo, Italia; The Golden Temple, Enrico Masi, Italia, Gran Bretagna; Acciaio, Stefano Mordini, Italia; Nozze d’agosto, Andrea Parena, Italia; Finestre rotte, Stefano Pistolini, Francesco de Gregori, Italia; Stories We Tell, Sarah Polley, Canada; Erramatta.Il Novecento italiano di Vincenzo Rabito analfabeta siciliano (Eventi Speciali), Costanza Quatriglio, Italia; 6 sull’autobus (Eventi Speciali), Emiliano Russo, Rita de Donato, Antonio Ligas, Italia; Altrove (Cinema Corsaro), Corso Salani, Italia; Il risveglio del fiume segreto.In viaggio sul Po con Paolo Rumiz, Alessandro Scillitani, Italia; L’uomo che amava il cinema (Eventi Speciali), Marco Segato, Italia; It’s Getting Late(Women’s Tales), Massy Tadjedin, Italia, Usa; Non mi avete convinto (Eventi Speciali), Filippo Vendemmiati, Italia; Kinshasa Kids, Marc-Henri Wajnberg Belgio, Francia.

Luigi Lo Cascio

Luigi Lo Cascio

Settimana Internazionale della Critica- Rassegna di 7 film – opere prime – (autonomamente organizzata da una commissione nominata dal SNCCI): Kuf (Muffa), Ali Aydin, Turchia, Germania; No Quiero Dormir Sola (Non voglio dormir sola), Natalia Beristain, Messico; Kiss Of The Damned (Film di chiusura– Evento speciale Fuori Concorso), Xan Cassavetes, Usa; Welcome Home, Tom Heene, Belgio; Xiao He (Lotus), Shu Liu, Repubblica Popolare Cinese, La città ideale, Luigi Lo Cascio, Italia; O Luna In Thailandia (Un mese in Thailandia), Paul Negoescu, Romania; Äta Sova Do (Mangia dormi muori), Gabriela Pichler, Svezia; Water (Film d’apertura– Evento speciale Fuori Concorso), Nir Sa’Ar,Maya Sarfaty, Mohammad Fuad, Israele/Palestina, Francia.

Biancaneve e il cacciatore

biancaneve-e-il-cacciatore-L-HoLXwaCosì come non ho mandato giù la versione pacchianamente colorata, simil Bollywood, messa in atto dal regista indiano Tarsem Singh, della nota fiaba dei Fratelli Grimm, Biancaneve, uscita nelle nostre sale qualche mese addietro, le cui note ironiche si muovevano nella scia del citazionismo distruttivo in salsa Shrek, affidandosi ad una Julia Roberts manierata regina cattiva, ugualmente devo, purtroppo, ripetermi per Biancaneve e il cacciatore, regia dell’esordiente Rupert Sanders e sceneggiatura a più mani (Evan Daugherty, John Lee Hancock, Hossein Amini ).

biancaneve-e-il-cacciatore-L-E7mEuwLa pellicola, sospesa tra fantasy e gli stilemi propri dell’horror gotico, risente della mancanza di una vera e propria identità, accumulando nel corso della narrazione vari richiami al cinema fantastico degli anni ‘80 ( come La storia infinita, ’84, Wolfang Petersen o Labyrinth, ’86, Jim Herson) e, soprattutto, alla trilogia de Il signore degli anelli di Peter Jackson, evidenziando inoltre, a mio avviso, una mancata integrazione tra script e regia.
La sensazione dominante, infatti, è quella di aver assistito ad una serie di episodi assemblati tra loro, con passaggi fra l’uno e l’altro abbastanza bruschi (come la verdeggiante pianura popolata da fatine e soavi animaletti, debitrice sia verso la Disney, quella di Walt, beninteso, sia di Miyazaki e del suo Principessa Mononoke, vedi il cervo-divinità), per quanto l’impianto complessivo possa contare su una certa visionarietà, spesso annacquata da rallenty e patinature varie, che tradiscono le precedenti esperienze di Sanders nell’ambito degli spot pubblicitari.

Charlize Theron

Charlize Theron

La storia prende piede col classico incipit fiabesco, “c’era una volta”, l’unione felice tra il Re Magnus (Noah Huntley) e la Regina Eleanor (Liberty Ross), la nascita di una bella bambina, Biancaneve, per poi proseguire con la morte improvvisa della sovrana, il regno attaccato dall’Armata Oscura, subito respinta, e il salvataggio di un’affascinante donna, Ravenna (Charlize Theron): Magnus se ne invaghisce e la sposerà il giorno dopo. Mal gliene incolse, visto che la maliarda, ossessionata dall’odio verso il genere maschile, bramosa di potere e dell’eterna giovinezza, non esiterà a far fuori il consorte durante l’inaugurazione del talamo nuziale (prima dell’amplesso, peggio di una mantide …), impadronendosi del regno e facendo rinchiudere la figliastra in una torre, dalla quale però l’intrepida fanciulla (Kristen Stewart) riuscirà a fuggire circa quindici anni dopo; Ravenna darà allora incarico ad un avvinazzato cacciatore (Chris Hemsworth) di ucciderla e portarle il suo cuore, necessario perché resti giovane e bella …

Ciò che sostanzialmente nuoce al film è il non riuscire ad attuare la concretezza stilistica della “bella fiaba”, per quanto riveduta e corretta nei toni sopra descritti, con riferimenti all’attualità (il tema dell’eterna bellezza) e i tentativi, piuttosto grevi, di solleticare i palati più fini impiantando trascorsi infelici per Ravenna, personaggio ben reso da Charlize Theron, pur se spesso al di sopra delle classiche righe (ma un suo sguardo sarebbe capace d’erotizzare una fotocopiatrice), o del cacciatore Hemsworth, il divino Thor che ha sostituito il martellone con l’ascia, giusto per avere un nuovo oggetto come valido parametro di riferimento recitativo.
Riguardo Neve, ancora una volta indossa i panni dell’indomita guerriera, novella Pulzella d’Orleans, non riuscendo però a suscitare alcuna empatia causa la solita espressività monocorde di vampirella Stewart, pari solo ad un monolito di Stonehenge, che recita il Padre Nostro come una filastrocca per bambini e cerca malamente d’infervorarsi in un discorso volto ad incitare la folla prima della pugna finale, la cui “epicità” è data dalla confusione e mancanza di senso logico.

biancaneve-e-il-cacciatore-L-HOKj26Non mancano i nani, otto, che poi diverranno sette, attori “normali” rimpiccioliti digitalmente (nel gruppo vi è anche Bob Hoskins), ovviamente tutti zozzi e grifagni ma dal cuore d’oro, il buon principe giuggiolone (Sam Claflin) e la mela avvelenata, con al riguardo l’unico risvolto a parere mio particolarmente interessante: una volta addentato il frutto e ormai apparentemente destinata al riposo eterno, la principessa non sarà ridestata dal bacio del suo pari, ma, senza svelare troppo, verrà data inedita validità all’ormai vetusto adagio “l’uomo è cacciatore”…

Ciao “Mr. Jefferson”

Sherman Hemsley e Isabel Sanford

Sherman Hemsley e Isabel Sanford

Ho appreso casualmente, vagando sul web, la notizia della morte di Sherman Hemsley, avvenuta nelle scorse ore a El Paso, in Texas, attore famoso per il ruolo di George nella serie tv I Jefferson: “quando ero verde”, per usare un incipit caro a mio padre nel narrare episodi salienti della sua giovinezza, intorno agli anni ’80, era un programma che seguivo spesso, proprio perché ero conquistato dall’umorismo particolarmente acido del protagonista, interpretato appunto da Hemsley, probabile reazione ai tanti sacrifici, impiantando dal nulla una catena di lavanderie, che dai sobborghi del Queens, insieme alla moglie Louise, “Wizzy” ( Isabel Sanford), lo avevano portato nell’Upper East Side di Manhattan, in un lussuoso appartamento.

Si rideva, certo, assistendo ai litigi tra i coniugi o al continuo scontro- confronto tra George e la domestica Florence (Marla Gibbs), anche lei dotata di una tagliente ironia, o fra Louise e la nuora Olivia (Zara Cully), ma vi era spazio anche per più di una riflessione su vari temi sociali, credo per la prima volta in una sit-com americana, come quello dell’integrazione di una famiglia di “arricchiti”, di colore, nelle sfere dell’alta borghesia, prevalentemente composta da “bianchi”, ma al cui interno iniziano ad intravedersi i primi cambiamenti, vedi il matrimonio misto tra i vicini d’appartamento Thom (Franklin Cover), editore, ed Helen (Roxie Roker), sui quali George riversa una sorta di acre razzismo al contrario, sberleffo al loro impostato comportamento politically correct, soprannominandoli, senza tanti complimenti, “zebre”.

Il debutto di Hemsley in tv, dopo la breve carriera nell’aviazione, aver lavorato per le Poste, varie esperienze artistiche a Philadelphia (la sua città natale), e in uno show di Broadway (aveva seguito un corso serale di recitazione), avvenne proprio nel ruolo che gli diede la fama, nella serie All in the Family (1972-1979, da noi nota come Arcibaldo), per poi, due anni dopo debuttare da protagonista ne I Jefferson(1975-1985): anche se rivestì qualche ruolo per il grande schermo, sarà questa interpretazione del classico burbero di buon cuore, saltelli isterici e ringhio trattenuto, a lasciare il segno (una nomination per gli Emmy, nel 1984 come attore protagonista) e il ricordo indelebile in chi l’abbia apprezzata, tanto da riprenderla in telefilm (il pilot della serie tv P/S – Pronto soccorso, alcuni episodi di Willy, il principe di Bel Air e di House of Payne) e film (Mafia! , 1998, Jim Abrahams).