Il cuore grande delle ragazze

345fsPresentato in concorso alla VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, Il cuore grande delle ragazze, regia e sceneggiatura di Pupi Avati, è, a parere di chi scrive, un film che avrebbe certo meritato una maggiore fortuna al botteghino, risultando alla visione estremamente gradevole, con una leggiadria ed una leggerezza nel tocco puramente avatiane.

Avati infatti stigmatizza il suo “marchio di fabbrica” tornando ancora una volta indietro nel tempo, tra toni elegiaci e favolistici (la voce narrante di Alessandro Haber), cristallizzando i suoi ricordi d’infanzia nel classico “piccolo mondo antico”, un non ben definito paese della campagna emiliana intorno agli anni ’30, durante il ventennio fascista: qui si delineano le vicende di due famiglie, quella degli Osti, capofamiglia Sisto (Gianni Cavina), proprietari terrieri, e quella dei Viggetti, i loro mezzadri, capofamiglia Adolfo (Andrea Roncato), con il figlio di quest’ultimo, Carlino (Cesare Cremonini), indomito sciupafemmine, offerto come promesso sposo ad una delle due figlie del primo, a sua insindacabile scelta, così da compensare i debiti e garantirsi l’affitto gratuito del fondo per altri dieci anni. Ma l’arrivo da Roma di una terza figlia Osti, Francesca (Micaela Ramazzotti), manderà all’aria il “contratto”…

Il vago sentore proprio dell’ Amarcord felliniano nel tratteggio dei vari personaggi si stempera man mano verso contorni più macchiettistici e grotteschi, meno surreali, ma ciò non inficia la validità della direzione di Avati nei confronti di ogni singolo attore, protagonisti (ottimo Roncato, a suo agio Cremonini, Ramazzotti a volte un po’ forzata) e non (Gisella Sofio, tra tutti), puntando soprattutto sul loro rilievo emozionale e giocando spesso sul filo del’ironia. Ne viene fuori un confronto dal sapore nostalgico (che, per inciso, non mi trova concorde) tra la mentalità maschile da fiero cacciatore e quella femminile della sopportazione paziente (“il cuore grande delle ragazze”, appunto) volta a mantenere il nucleo familiare, tipico dell’epoca descritta e appena mitigato dal personaggio di Francesca, tra autodeterminazione e proto femminismo.

In conclusione un film che fa della levità e della nostalgia le proprie muse ispiratrici, con il “gusto del racconto per il solo piacere di raccontare” come forza trainante e che meriterebbe un recupero alla visione, almeno in dvd, anche per “sciacquarsi la bocca”, mi si passi il termine, da certe cosiddette commedie nostrane il cui posto ai vertici del box office grida spesso vendetta.

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2 risposte a “Il cuore grande delle ragazze

  1. Ehi di queste parti! Scrivo in rappresentanza delle ragazze bruttazzole ma dal cuore e dal culo grande. Il film non l’ho visto, non è il mio genere, ma mi hanno raccontato che le due “sorellastre”, brutte e ricche, fanno la solita fine: cioè non beccano nessuno. Allora dov’è ‘sto cuore grande? Non dovrebbe il titolo essere una (giusta, finalmente!) apologia del fatto che le ragazze per essere amabili non devono per forza avere la taglia trentotto e indossare abiti griffati? Insomma, questo cuore grande io non lo vedo proprio. Il bonazzo del film cade nelle braccia della figona di turno.
    Il cuore grande delle ragazze rimane come al solito avvilito da simili storie con finale “il bello e la bella vivono insieme felici e contenti”. persino la Bestia diventa un bel principe, se no, te lo racconto io come anche Walt Disney ci faceva un film. La bellezza salverà il mondo, ma non la cosmesi.
    Grazie di niente, Avati il prossimo!

    • Care Genoveffa ed Anastasia, leggendo con attenzione il mio articolo avreste dovuto notare che “il cuore grande delle ragazze” si riferisce ad un retaggio proprio dell’epoca d’ambientazione del film, assecondando la nostalgia dell’autore al riguardo, un’idea sulla quale non mi trovo assolutamente d’accordo. Sono invece pienamente d’accordo con voi riguardo alla circostanza che a rendere una donna veramente e deliziosamente amabile non sia certo la taglia indossata o il semplice aspetto fisico, ma l’armonia complessiva che sprigiona dal suo essere, uno sguardo, un sorriso, un semplice gesto affettuoso, la voglia di comprensione e la complicità, che valgono certamente più di qualsiasi fisico statuario. E poi a pensarci bene, la Bestia “made in Disney” era molto più affascinante della versione principesca…Se ricordate la scena della trasformazione, Bella sembra quasi delusa… La bellezza dei sentimenti salverà il mondo.

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