Immaturi- Il viaggio

4567789Forte dell’incasso record di 15 milioni di euro conquistato lo scorso anno, un po’ a sorpresa, dal precedente Immaturi, il regista Paolo Genovese ha pensato bene di sfruttare sino in fondo la classica gallina dalle uova d’oro, adoperandosi per sceneggiare in fretta e furia (parole sue) una sorta di sequel, Immaturi- Il viaggio, riproponendo lo stesso cast e trasferendolo nell’ “incantevole cornice” dell’isola greca di Paros: qui, in nome della nostalgia e dei ricordi all’insegna di “quant’è bella giovinezza …”, viene messo in scena il solito ameno girotondo, una sorta di danza tribale rievocativa del bel tempo che fu, intorno ad un nuovo totem, non più lo spauracchio di dover ripetere l’esame di maturità, ma poter finalmente attuare il sogno di un viaggio tutti insieme appassionatamente.

Tradimenti veri (Giorgio – Raoul Bova) o presunti (Lorenzo- Ricky Memphis) con turiste spagnole particolarmente allupate, giusto per filosofeggiare alla buona se in un rapporto di coppia sia più importante dimostrare di saper resistere alle tentazioni o cedere ad esse, tacendo, confessando o mentendo, non necessariamente nell’ordine, sciupafemmine eterni Peter Pan (Piero- Luca Bizzarri), uomini lasciati dalla moglie (Virgilio-Paolo Kessisoglu) intenti a trastullarsi con una conoscenza virtuale via sms, confortati da una presenza femminile reale (Eleonora- Anita Caprioli) che li costringe a fare i conti con la vita vera, donne, infine, ancora indecise e titubanti nel cammino dell’esistenza (Francesca – Ambra Angiolini) o semplici comparse funzionali (Luisa- Barbora Bobulova e Marta- Luisa Ranieri): Genovese, nella validità della direzione, punta ancora una volta alla “bella confezione”, alla gradevolezza complessiva, alla coralità garantita dall’affiatamento del cast, in realtà ben presente solo nel finale, al sorriso scaturente da una comicità per lo più di situazione, senza alcun tentativo di caratterizzazione, stilistica in primo luogo e poi, relativamente ai personaggi, psicologica, cavalcando l’ovvio e il banale.

Non si pretende chissà quale analisi, sociologica o di costume, ci si può anche accontentare della mancanza di volgarità o della suddetta gradevolezza, e il successo di pubblico è lì a dimostrarlo, ma continuare a volgere la rotta verso “la seconda stella a destra” per approdare nella classica isola che non c’è, rende difficile dare a pellicole di tal tipo, ibrido connubio tra i “telefonini bianchi” di Brizzi e gli ultimi baci mucciniani, una definizione che non coincida, almeno per quanto mi riguarda, con un’estrema delusione ed un vago senso di tristezza.

Quasi due ore (troppe, maledettamente troppe) per impiantare e sostenere l’assunto che il termine “maturi” sia quanto mai mutabile, perché la vita ti mette sempre alla prova, costringendoti a rimetterti in gioco, rivedendo le tue posizioni e facendoti subire vari compromessi: per rammentare ciò, a molti quarantenni, compreso lo scrivente, non serve un viaggio in Grecia, è sufficiente un lavoro precario e la costante incertezza dell’incedere quotidiano.

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3 risposte a “Immaturi- Il viaggio

  1. Forse il primo era esente da volgarità ma questo fino a un certo punto…

  2. Sono d’accordo, ma considerando quel che attualmente passa il convento…Senza giustificazione alcuna, comunque.

  3. Condivido! Molto edulcorato comunque rispetto a quello che passa!

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