Anna, Teresa e le resistenti: la recensione

immMercoledì 4 gennaio, presso il Salotto Letterario Calliope della Libreria Mondadori di Siderno (RC), è stato presentato, a cura della giornalista Maria Teresa D’Agostino, il docufilm Anna,Teresa e le resistenti, del giovane regista calabrese Matteo Scarfò, presente in sala insieme al padre Giovanni (i due sono coautori della sceneggiatura e del montaggio) e agli attori Nick Mancuso e Paolo Turrà, facendo seguito alle varie proiezioni che si sono svolte sia in Calabria (Cittanova, Catanzaro, Reggio Calabria) che fuori regione (come quella avvenuta a Roma nel luglio dello scorso anno, nell’ambito della Festa dell’Unità, Terme di Caracalla), anche all’interno di alcune kermesse cinematografiche, dove l’opera ha ottenuto importanti riconoscimenti (“Menzione di Merito” nel 2010 al 64mo Festival Internazionale del Cinema di Salerno, “Ciak Calabria” al recente Mendicino Corto Festival di Cosenza).

Realizzato con il contributo del Consiglio Regionale della Calabria, la produzione esecutiva della ScarFord Produzioni e la collaborazione dei comuni di Cittanova (RC) e Genazzano (RM), Anna Teresa e le resistenti risulta alla visione come una pellicola pregevole nella sua costruzione complessiva, sfruttando felici intuizioni nell’accostare e miscelare cinema, teatro e documentario, senza ricorrere al classico materiale di repertorio nel visualizzare i vari eventi, preferendogli invece un’ attenta ricostruzione, sulla base di documenti e libri: un vero e proprio viaggio nella memoria, storica e cinematografica, del nostro paese, concretizzato in una serie di quadri apparentemente scomposti, a guisa dei ricordi che si susseguono nella mente, quindi estremamente vivi e pregnanti, efficaci nel conferire al film un forte impatto emotivo.

Sulle schermo scorrono così le vicende di un soldato italo americano (Nick Mancuso), i tratti salienti della vita di Anna Magnani (Antonella Civale), privata e in qualità d’attrice, sino al ruolo di Pina, determinante per la sua carriera, in Roma città aperta (Roberto Rossellini, ’45) e la storia della donna che ne ispirò la figura,Teresa Talotta Gullace: nata a Cittanova l’8 settembre 1907 morì a Roma il 3 marzo del ’44, uccisa da un soldato tedesco mentre tentava di consegnare un pezzo di pane al marito Girolamo, tra i “rastrellati” e condotti nella caserma di Viale Giulio Cesare. Seguono poi le rappresentazioni delle testimonianze di gente comune coinvolta nei bombardamenti o che si è vista uccidere un familiare dinnanzi agli occhi, rendendosi portatore di un dolore universale, facendo infine risaltare eventi spesso passati sotto silenzio, quali il ruolo determinante delle donne durante la Resistenza o figure dimenticate, come quella di Pietro Koch, interpretato da Pietro Faiella.

Il film vive e si alimenta dei suoi stessi contrasti, dovuti alla suddetta scelta di visualizzare le varie scene facendo leva su più generi, rendendosi visivamente affascinante ed intimamente coinvolgente, con una forte sottolineatura generata dal commento musicale (Maurizio Paciarello, pianoforte; Ars Ludi, percussioni; Roma Sinfonietta, ensemble), efficacemente straniante. Nei vari passaggi di testimone della memoria, dalla voce dei narratori alla rappresentazione e teatralizzazione dei vari accadimenti, ho trovato un po’ ostentata ed insistita la parte finale, man mano che ci si avvicina alla conclusione, con l’accostamento, per quanto idealizzato, tra la Resistenza propriamente detta e le resistenze quotidiane contro ogni sopruso, in nome della salvaguardia di una comune democrazia del vivere civile, in particolare quelle proprie del territorio calabrese nei confronti della criminalità organizzata.

Semplice impressione, puramente personale, che non inficia certo la concreta validità del lavoro di Matteo Scarfò, il suo assunto estremamente realistico e il monito complessivo che ne scaturisce, perché nel ricordo di ogni conflitto o ingiustizia subita l’essere umano possa ritrovare centralità e dignità spesso indebitamente sottrattegli se non quando, colpevolmente o meno, smarrite lungo il cammino.

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Nello scrivere la recensione del docufilm “Anna, Teresa e le resistenti” ho erroneamente indicato Giovanni Scarfò come fratello di Matteo, mentre in realtà è il padre: ho provveduto alla correzione e mi scuso con l’interessato per la svista in cui sono incorso.

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6 risposte a “Anna, Teresa e le resistenti: la recensione

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