Archivi del mese: ottobre 2011

Cosenza: “Le strade del paesaggio” V Edizione

imagesCA00S1TGSi svolgerà a partire dal 4 novembre a Cosenza, presso il Museo delle Arti e dei Mestieri (Corso Telesio, 17), per concludersi l’11 dicembre, la Quinta Edizione della manifestazione Le strade del paesaggio, dedicata quest’anno alla figura del condottiero e politico cartaginese Annibale, promossa dalla Provincia di Cosenza, allo stesso tempo evento multidisciplinare incentrato sulle arti visive, in particolare sul fumetto come linguaggio artistico diretto, e progetto culturale volto a valorizzare il contesto ambientale e il patrimonio umano esistente, offrendo nuove strade per il turismo ed opportunità lavorative ai giovani del luogo.

Il via sarà dato dall’inaugurazione, accompagnata da esibizioni artistiche e musicali, delle mostre Astarte & Zanardi, Andrea Pazienza at the war, a cura di Marina Comandini Pazienza, e Annibale, una collettiva europea nell’ambito della quale diversi artisti hanno conferito visualizzazione al racconto di Paolo Rumiz, nato come reportage per il quotidiano la Repubblica e in seguito diventato un libro edito da Feltrinelli, poi le attività della kermesse avranno la loro continuazione per circa un mese, suddividendosi in laboratoriali e di formazione, con la previsione di due corsi, volti alla realizzazione e pubblicazione di un volume a fumetti: dall’11 al 13 novembre si terrà un corso di sceneggiatura guidato dallo scrittore e giornalista Sergio Nazzaro, mentre dal 24 al 27 novembre si terrà un corso di disegno che vedrà impegnato come docente l’autore Maz Frezzato.Come aggiunta al laboratorio di disegno vi sarà una lezione aperta anche ai non partecipanti al corso, dedicata ai cartoni animati in tre dimensioni,con lo staff degli OGM Animation Studios a rendersi protagonista di un interessante viaggio dietro le quinte; termini e modalità di iscrizione saranno resi noti a breve e pubblicati sul portale della Provincia di Cosenza.

Sezioni speciali sono costituite dalla mostra Nostalgia Canaglia, inaugurazione il 19 novembre, una collettiva omaggio alla musica pop italiana a cura di Luca Scornaienchi e David Vecchiato, e da una esposizione rivolta ai più giovani, alcuni lavori realizzati nell’ambito di un workshop dedicato alla figura di Annibale ed organizzato dall’ Associazione Ludus in Fabula.
Di seguito, il programma dell’evento.

Venerdì 4 novembre, ore 17:30:inaugurazione delle mostre (apertura da martedì a domenica – orari 10:00- 13:00/15:00-19:00) Astarte & Zanardi. Andrea Pazienza at the war, a cura di Marina Comandini Pazienza, Catalogo Fandango libri; Annibale Segni e disegni di un mito , opere di:Nicola Alessandrini, Federico Appeal, Nikko Barber, João Vaz de Carvalho, Elisa Cesari,Elda Cingolani, Coen Met E en C, Marina Comandini Pazienza, Sonja Danowski, Jan Van Doornspeek, Katia Kaduk, Artem Kostyukevic, Alexis Marcou, Mireia Macip Padrell, Sac Magique, Martina Peluso, Elena Rapa, Macus Romero, Roberta Maddalena, Rasa Joni, Anna Sedziwy, Soju Tamaka, Bruna Troise, Thanos Tsiovsis, Marianna Venczàc”.Catalogo a cura di Tempesta Editore con testi liberamente tratti dai racconti di Paolo Rumiz; Annibale degli elefanti , opere di: Aldo Barrese, Alessia Battaglia, Chiara Bongiovanni, Federica Castagnoli, Giuseppe Caputo, Giuseppe Filippelli, Ilaria Guarducci, Isabella Conti, Jole Savino, Marisa Vestita, Orazio Sparano, Oreste Tropea, Rosalia Santini.Ore 19:00: performance Sulle tracce di Annibale, disegni di Roberta Maddalena aka Birò, musiche di Suz e Alessio “Manna” Argenteri.11/12/13 novembre: Corso di Sceneggiatura con Sergio Nazzaro; 19 novembre, ore 19:00:inaugurazione della mostra Nostalgia canaglia, a cura di Luca Scornaienchi & David Vecchiato, opere di Nicola Alessandrini, Birò, Cesko, Allegra Corbo, Alberto Corradi, Diavù, Max Frezzato, Francesca Ghermandi, Massimo Giacon, Ale Giorgini, Miss Miza, Ombrascura, Marilina Ricciardi, Andrea Scoppetta, Flavia Sorrentino, Tokidoki, Daniela Volpari. 24/25/26/27 novembre: Corso di fumetto con Max Frezzato.
27 novembre, ore 15:00: seminario Creare un cartone animato 3D , a cura di OGM Animation Studios (http://www.ogm3d).
Info:www.lestradedelpaesaggio.com

Carnage

fghjLegato da sempre all’idea a me cara della sala cinematografica come luogo ideale per godersi un film, inguaribile romantico o lungimirante postmoderno che dir si voglia, ho atteso a lungo la programmazione in qualche cinema della mia zona, anche solo per una giornata o in orari “carbonari”, di Carnage, ultima fatica di Roman Polanski, presentato in concorso alla 68ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia (unico premio, Leoncino d’Oro Agiscuola) ed ormai in distribuzione da più di un mese.

Finalmente non solo l’attesa è stata premiata, ma la visione mi ha lasciato abbastanza contento e soddisfatto come non mi capitava da tempo. Derivato dalla pièce teatrale The God of Carnage di Yasmina Reza, sceneggiatrice insieme a Polanski, il film più che un esempio, magistrale, di “teatro filmato”, nel pieno rispetto dell’unità spazio- temporale, è, in primo luogo una raffinata, elegante, esposizione di cinema allo stato puro: grazie alle notevoli interpretazioni degli attori che rendono al meglio i brillanti dialoghi, e ai rapidi, flessuosi, quasi impercettibili, movimenti di macchina rivolti verso oggetti e persone, supportati da un efficiente montaggio (Hervè de Luze), Polanski riesce infatti a conferire una certa dinamicità ad una vicenda che si svolge all’interno del classico salotto buono di un appartamento newyorkese della media borghesia, ordine e costruita eleganza leggermente ostentata, vedi il tavolo centrale con un vaso di tulipani gialli e cataloghi di gallerie d’arte in bella mostra.

Dopo il prologo iniziale, in campo lungo, dove assistiamo ad un litigio tra ragazzini in un parco, veniamo quindi condotti all’interno del suddetto appartamento: i coniugi Longstreet (Jodie Foster e John C. Reilly) e Cowen (Kate Winslet e Christoph Waltz) sono intenti a comporre una sorta di bonario componimento, visto che il litigio di cui sopra riguardava i rispettivi figli; tutto sembra ormai risolto, gentilezze, moine, sorrisi, una tazza di caffè, una fetta di torta, ma basta qualche parola di troppo a scatenare un feroce gioco al massacro…

Tra scontri verbali, battute dilanianti, idealismi, non poi così concreti, pronti ad andare in frantumi, un cellulare che squilla continuamente, in competizione con il telefono di casa, vengono fuori tutti i malanimi, i vezzi, le idiosincrasie di una classe sociale ormai allo sbando, i cui unici valori sono rappresentati dal voler mantenere a tutti i costi la solita facciata perbenista, facendo affidamento su opportunismo e convenienza. Una modalità intimamente egoistica di improntare il proprio modus vivendi, sia che si tratti di sbarazzarsi di un “puzzolente criceto”, sia di farsi garante di un farmaco passibile di effetti secondari nocivi per la salute o, infine, d’atteggiarsi a paladini di valori progressisti.

Uno spietato ritratto di “sepolcri imbiancati”, splendidamente reso in particolare dalla Winslet e da Waltz, bel mix di cinismo e sarcasmo al vetriolo, anche se non è da sottovalutare l’occhietto particolarmente acceso della Foster, una santabarbara pronta a scoppiare da un momento all’altro, con un briciolo di speranza nella scena finale, speculare, anche nella modalità di ripresa, a quella iniziale: i “piccoli” hanno ormai fatto la pace, mentre poco prima, nel campo di battaglia dei “grandi”, dopo rese condizionate ed inedite alleanze, il trillo del telefonino assumeva le sinistre sembianze dello squillo del trombettiere annunciante la carica …

I tre moschettieri- 3 D-

3I tre moschettieri di Alexandre Dumas (padre), nasce come feuilleton pubblicato a puntate sul quotidiano parigino Siecle, dal 14 marzo al 14 luglio del 1844, dando vita a due seguiti, Vent’anni dopo (1845) e Il visconte di Bragelonne (1848-1850), avvincendo più di una generazione grazie ad un felice estro narrativo, volto a far uso della Storia come sfondo e per conferire valida patina di plausibilità ad ogni iperbole presente lungo il corso del racconto. Logico che il cinema provvedesse alla visualizzazione di pagine tanto ricche di ritmo, avventura, romanticismo, intrighi, facendone man mano uno dei romanzi più trasposti sul grande schermo: la mia memoria di cinefilo va subito all’elegante versione del 1948, per la regia di George Sidney, con, tra gli altri, Gene Kelly nel ruolo di D’ Artagnan e Lana Turner perfida e sensuale Milady, per poi unirsi a quella del fanciullino che ogni tanto riemerge, ricordando il divertimento in sala con la interpretazione scanzonata, dissacrante, ma molto fedele al testo originario, di Richard Lester, ’73, cui fecero seguito Milady, ’74, e Il ritorno dei tre moschettieri,’89.

La rilettura che ora offre, soprattutto ai teneri virgulti, Paul W.S. Anderson (Mortal Kombat, ’95, Soldier, ’98, Resident Evil, 2002), si presenta come una pellicola nella sostanza contraddittoria, che può lasciare interdetti per uno strano e non ben controllato mix tra rispetto, nelle linee di massima, dell’opera di Dumas ed estrema, spavalda, disinvoltura, ai limiti dell’arroganza, nello stravolgerla adeguandola ai frenetici e rutilanti ritmi, anche visivi, odierni: la sceneggiatura (Alex Litvak e Andrew Davies) punta essenzialmente sull’azione pura piuttosto che sulla caratterizzazione, anche psicologica, dei personaggi, tutti delineati sommariamente o comunque con molti punti in sospeso, un ormai consueto “arrivederci alla prossima puntata”, più che probabile, come si evince dal solito finale aperto, con i cattivi, novelli Lazzaro, dati per morti e resuscitati alla bisogna.

Infatti, se la scena iniziale tra i canali veneziani (ricostruiti in studio), sorta di prologo, è pura invenzione, comunque funzionale a presentare i protagonisti Athos (Matthew Macfayden), Aramis (Luke Evans), Porthos (Ray Stevenson), l’ambigua Milady (Milla Jovovich) e il sinistramente mellifluo Duca di Buckingam (Orlando Bloom), lo svolgimento successivo segue, pur se a mo’ di traccia, la pagina scritta:la partenza di D’Artagnan (Logan Lerman, bravo nell’esprimere giovanile protervia) dalle campagne della Guascogna verso Parigi, il suo incontro-scontro dapprima con Rochefort (Mads Mikkelsen) e poi con “i fantastici tre”, sino ad una blanda rappresentazione dei complotti di corte ad opera del Cardinale Richelieu (Christoph Waltz, sin troppo incolore), concedendosi un finale in crescendo e altamente vertiginoso, con spettacolari battaglie navali a “filo di nuvola” tra galeoni-dirigibili, dove la mirabilia tecnica del 3D trova finalmente giustificazione, e qualche spettacolare duello, inframmezzato da tecniche ninja.

Nel complesso, anche se più di un purista sarà pronto a stracciarsi le vesti, il film riesce a divertire e ad intrigare, passando sopra i citati difetti e senza gridare al capolavoro, grazie al gusto della contaminazione tra generi, tendente allo stupore, espresso dal regista, per quanto bel lontano da una vera e propria autorialità. Anderson non fa altro che shakerare stilemi propri dei vari action movie di questi ultimi anni, anche da lui diretti (vedi le plateali e coreografate gesta guerriere della Jovovich), agitando ma non mescolando, un po’ come aveva fatto Guy Ritchie con il suo Sherlock Holmes, delineando un’estetica complessiva sospesa tra videogame e fumetto; in fondo, ma molto in fondo, alla fine il tutto risulta coerente all’assunto proprio di Dumas, per il quale la Storia non era altro “che un chiodo al quale appendere le trame dei romanzi” (Francesco Perfetti, dall’ introduzione a I tre moschettieri e Vent’anni dopo, Grandi Tascabili Economici Newton, 1993).

Addio a Damiano Russo

Damiano Russo

Damiano Russo

Il giovane attore Damiano Russo è morto ieri, sabato 22 ottobre, a Roma, causa un incidente stradale in moto, riguardo al quale sono ancora in corso accertamenti.
Nato a Bari nel 1983, Russo ha iniziato a lavorare giovanissimo nel mondo del cinema, debuttando a all’età di 13 anni nel film Io non ho la testa, ’98, regia di Michele Lanubile, anche se i suoi ruoli più famosi sono certo legati alla serie di Rai2 Compagni di scuola, 2001, Tiziana Aristarco e Claudio Norza, e, soprattutto, in termini di grande popolarità, quello di Fabio Petrucci nella miniserie tv I liceali , Lucio Pellegrini e Claudio Manfredonia, trasmessa da Canale 5 nel 2008, dopo essere stato interprete sul piccolo schermo di numerose fiction (Il veterinario, con Gigi Proietti, Rai Uno, 2005, tra le altre ) o di alcuni episodi della soap di Rai 3 Un posto al sole.

Tornando al cinema, nel ‘99 per il suo ruolo da protagonista, al fianco di Gerard Depardieu e Margherita Buy, in Tutto l’amore che c’è, diretto da Sergio Rubini, gli venne assegnato il premio Capitello d’Oro al Sannio Film Festival ed ottenne la nomination al Globo d’oro come migliore attore esordiente; ha accompagnato, inoltre, l’esordio nel lungometraggio di Susanna Tamaro, Nel mio amore, 2004, non dimenticando il ruolo di Micky in Ice Scream, 2009, Roberto De Feo e Vito Palumbo, Gold Award per il miglior cortometraggio al California Film Awards nel 2011. Ultimi lavori, entrambi del 2010, Una sconfinata giovinezza, Pupi Avati, e il film-Tv di Stefano Reali Come un delfino, Canale 5, con Ricky Memphis e Raoul Bova.

Roma 2011: mostre, retrospettive e “Off Doc”

All’interno del cartellone della VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, 27 ottobre-4 novembre, oltre alle sezioni “ufficiali” con i film in concorso e fuori concorso o ai vari eventi speciali, è possibile rinvenire altre interessanti iniziative. Nei giorni scorsi ho illustrato la Vetrina dei giovani cineasti italiani, ora intendo soffermarmi su altre interessanti manifestazioni, a partire dalle mostre fotografiche, passando per alcune retrospettive e finendo con una particolare sezione dedicata al documentario.

dfP.P.P. Un omaggio a Pier Paolo Pasolini (foto), installazione e allestimenti di Dante Ferretti e Francesca Loschiavo, a cura di Gian Luca Farinelli, Cineteca di Bologna, ideazione Equa, è una mostra fotografica dedicata ad uno dei più illuminati intellettuali del nostro ‘900, rappresentante di un’estrema lucidità ed indipendenza di pensiero, alla continua ricerca di una personale Verità con l’uso di ogni forma di espressione per poterla individuare, come, appunto, il mezzo cinematografico, dove riusciva a rimediare alle inevitabili carenze con indubbio afflato poetico e innato gusto pittorico. La mostra (Spazio Espositivo dell’ Auditorium della Musica), si articola in varie sezioni: nella prima, le fotografie di scena di Angelo Novi si trasformano in una sorta di documentario, volto a sottolineare i vari cambiamenti della penisola così come li ha visualizzati Pasolini nei suoi film (il diverso modo di essere periferia, dalle borgate di Mamma Roma, ’62, alla Milano industrializzata di Teorema, ’68) nella seconda, invece, vi sarà una scelta di ritratti di Pasolini, fotografato da autori quali Mario Dondero, lo stesso Angelo Novi e Roberto Villa, mentre la sezione fondamentale sarà quella rappresentata da un’installazione originale creata in esclusiva da Francesca Loschiavo e Dante Ferretti.

4567La seconda mostra è Monica e il cinema. L’avventura di una grande attrice (Foyer Sala Sinopoli – Auditorium Parco della Musica), con la quale il Festival, il Centro Sperimentale di Cinematografia e Cinecittà Luce rendono omaggio a Monica Vitti (foto), una delle nostre più grandi e poliedriche attrici, in occasione del suo compleanno, con un’esposizione volta a ripercorrerne i quarant’anni di attività, dai ruoli drammatici nei film di Michelangelo Antonioni, intervallati da qualche breve sketch brillante, al definitivo ruolo di protagonista della commedia all’italiana, a partire da La ragazza con la pistola, ’68, Mario Monicelli. Il regista ripeté con la bella Monica, Maria Luisa Ceciarelli all’anagrafe, la stessa operazione che aveva avviato qualche anno prima ne I soliti ignoti con Vittorio Gassman, valorizzandone il talento comico. Previste le proiezioni de Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca, Ettore Scola, ‘70 e Scandalo segreto, ’90, purtroppo il suo ultimo lavoro, del quale è stata interprete, regista e sceneggiatrice.

Non poteva mancare poi una mostra fotografica celebrativa del 150 anniversario dell’Unità d’ Italia, a cura di Antonio Maraldi, Viva L’italia! Il Risorgimento sul set, una serie di foto (Archivio Storico del Cinema/AFE Roma, Franco Bellomo, Centro Cinema Città di Cesena, Cineteca di Bologna, Museo nazionale del Cinema, Torino, Reporters Associati Roma) di scena e fuori scena di varie pellicole, dal valore non esaustivo ma semplicemente volta a sottolineare le diversi visioni del movimento risorgimentale in Italia, in particolare l’aurea sospensione celebrativa tra trionfo ed epicità (1860, Edoardo Blasetti, ’34, Viva l’Italia, ’61, Roberto Rossellini) del passato e quella, più recente, problematica e dalle tante domande in attesa di una risposta (Noi credevamo, 2010, Mario Martone), spaziando, riguardo trattazione e resa sullo schermo, dal melodramma (Visconti), alla commedia (Magni).

trwDouglas Gordon (foto), uno dei più importanti artisti internazionali, vincitore del Turner Prize nel ‘96, proporrà una nuova versione, 24 Hour Psycho To and Fro, della sua installazione video più celebre 24 Hour Psycho, risalente al ’93: :nello spazio di AuditoriumArte, Psycho di Alfred Hitchcock sarà proiettato senza sonoro su un grande schermo alla velocità di due fotogrammi al secondo, in luogo dei soliti ventiquattro, come normalmente avviene, in modo tale che il compimento del film abbia luogo in un giorno intero; in particolare nella versione esposta la proiezione sarà su due schermi adiacenti, sempre con la stessa velocità ridotta, uno con la progressione normale, l’altro in reverse, fino ad incontrarsi con la stessa immagine per un solo secondo. Accanto a questa installazione, Douglas Gordon esporrà una serie di fotografie, Raise the Dead, che ritraggono, in forma inedita, celebri protagonisti del cinema italiano.

Tra le retrospettive, a 30 anni dalla morte il Festival omaggerà il regista Mario Camerini con la proiezione, per la prima volta, del film muto Rotaie, ’29, nella sua versione restaurata dalla Fondazione Cineteca Italiana di Milano.
Un altro omaggio è poi previsto nei confronti della regista Liliana Cavani, una serata speciale dedicata alla proiezione della versione restaurata del film I cannibali, ’69, sempre attuale riflessione sulla legittimità del potere, pellicola girata negli anni della contestazione, rileggendo in chiave di moderno apologo i valori espressi nell’ Antigone di Sofocle.

Vi è poi Decamerone Italiano, viaggio realista e surreale in dieci tappe nell’identità italiana al cinema: la Casa del Cinema, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, propone a fianco del Festival, cinque giornate, dal 31 ottobre al 4 novembre, dedicate all’identità italiana come è stata vista e raccontata sul grande schermo. La rassegna è realizzata in collaborazione con la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, che ha fornito le copie dei film in programma: La grande guerra, Mario Monicelli, Italia – Francia, 1959; I mostri, Dino Risi, Italia – Francia, 1963; Tre fratelli , Francesco Rosi, Italia – Francia, 1981; Il papà di Giovanna, Pupi Avati, Italia, 2008; Il posto, Ermanno Olmi, Italia, 1961; I basilischi, Lina Wertmüller, Italia, 1963; Francesco, Liliana Cavani, Italia – Germania, 1988; Nell’anno del Signore, Luigi Magni, Italia – Francia, 1969; Pane e cioccolata, Franco Brusati, Italia, 1974; Pummarò, Michele Placido, Italia, 1989.

Spazio, infine, al documentario, un genere in forte espansione da qualche anno a questa parte nelle sue varie declinazioni, grazie alla sezione Off Doc, a sua volta inserita nella sezione Altro Cinema Extra, allo stesso tempo un esperimento di decentramento nel territorio, considerando lo svolgimento al di fuori dell’Auditorium, alla Casa del Cinema, e di esplorazione di nuovi territori.
Ecco le opere in programma: Antonio + Silvana = 2, Vanni Gandolfo, Simone Aleandri, Luca Onorati, Italia; Casco in volo, Gianluca Greco, Italia; Ho visto cose, Chiara Pacilli, Maurizio Tedesco, Italia; Il pranzo di Natale, da un’idea di Antonietta De Lillo, Italia; Il volto della medusa, Donata Gallo, Italia; In arte Lilia Silvi, Mimmo Verdesca, Italia; Io sono il teatro: Arnoldo Foà raccontato da Arnoldo Foà, Cosimo Damiano Damato, Italia; Piero Guccione oltre l’infinito, Nunzio Massimo Nifosì, Italia; KILLER PLASTIC-o. Tu ti faresti entrare? , Stefano Pistolini, Italia; Renato Carosone. Un americano a Napoli, Paolo Rossetti, Italia; Viaggio nel bullismo, Roberto Citran, Gianni Ferraretto,Italia; La casa dei bambini, Marco Turco, Italia.

Baciato dalla fortuna

65Porca miseria che tristezza …
Avevo paventato nel corso di quest’anno cinematografico come la pletora di commedie italiane man mano avvicendatesi sugli schermi, alcune riuscite, altre meno, avrebbe portato, se non propriamente ad una saturazione, certo ad uno strano gioco improntato all’assuefazione reciproca, nella convinzione che ormai al pubblico va bene tutto purché si rida.
Ma, pur vedendo all’opera produttori, sceneggiatori e registi pronti a sacrificare la creatività sull’altare della coazione a ripetere, sinceramente non pensavo si potesse arrivare (o tornare) tanto in fretta ad una stantia imitazione di temi propri della Commedia dell’Arte, mutuati con gli stilemi della fiction televisiva, per dar vita ad una pellicola così stiracchiata e claudicante nella regia come Baciato dalla fortuna.

Partendo da un soggetto di Vincenzo Salemme, anche sceneggiatore insieme a Massimiliano Bruno, Gianluca Bomprezzi e Paolo Costella, regista del film, la vicenda ruota intorno la figura di Gaetano (Salemme), vigile urbano, di origine partenopea, in quel di Parma, oberato dai debiti, pressato dalla banca per il pagamento del mutuo, con gli alimenti da pagare all’ex moglie.
L’ attuale compagna, Betty (Asia Argento), lo umilia e lo cornifica con il suo superiore, il comandante Grandoni (Alessandro Gassman), aitante single costantemente pronto alla bisogna, sempre a danno dei suoi sottoposti.
Unica speranza del nostro, il Super Enalotto, giocando da anni un’improbabile sestina basata su una filastrocca del nonno, per quanto una sua vecchia fiamma, Anna (Nicole Grimaudo), psicologa, cerchi di convincerlo a fare affidamento sulle risorse interiori e non sulla dea bendata…

Imbarazzante farsa cavalcante con impudica disinvoltura i più triti luoghi comuni, Baciato dalla fortuna concede le (poche) risate facendo leva su una classica comicità di situazione, espressa essenzialmente dall’indubbia forza comica di Salemme, in particolare nel dosare i tempi durante i dialoghi, per quanto spesso sembri voglia farsi carico di rappresentare sullo schermo tutti i “nomi sacri” della comicità napoletana, dai De Filippo in poi, passando per Totò e concludendo con Troisi, tra inutili ammiccamenti e moine.
Riguardo invece gli altri protagonisti, ritenendo degno di miglior causa il gigionismo espresso da Gassman, l’Argento risulta francamente fastidiosa nell’essere costantemente ed inutilmente al di sopra delle righe, confondendo il grottesco con l’umorismo involontario, Grimaudo cerca forzatamente di far venire fuori un lato comico, mentre qua e là appare qualche personaggio capace di un minimo di caratterizzazione non propriamente macchiettistica, come Maurizio Casagrande nel ruolo di un impiegato di banca.

Il problema è sempre quello, ci si allontana dalla realtà, facendo sì che una città di provincia più che assurgere a simbolico microcosmo di tante italiche contraddizioni, come la ricchezza e il perbenismo di facciata, con i soldi a far da unico collante tra i rapporti umani, diventi un semplice scenario come tanti, sul cui sfondo si muovono innocui burattini senza fili e senza coordinazione alcuna che non sia il solito, improbabile, finale consolatorio ad aggiungersi al minimo sindacale di resa complessiva, in nome del massimo introito al botteghino, baciati dalla fortuna grazie ad una schedina mai giocata.

Festival Internazionale del Film di Roma: “Vetrina dei giovani cineasti italiani”

erNell’ambito della VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma (27 ottobre – 4 novembre) è prevista una gradita novità, che lascia ben sperare riguardo lo stato di salute del cinema in particolare e della cultura in generale nel nostro paese, sempre sotto costante minaccia. Concretizzando infatti in fattivo impegno il tentativo di sostenere quel cinema giovane indipendente, che spesso affronta grandi difficoltà nella distribuzione e nel far visionare al pubblico i frutti del proprio talento creativo, il Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Fondazione Cinema per Roma hanno dato vita alla Vetrina dei giovani cineasti italiani, iniziativa rivolta ad assicurare a tali autori emergenti una maggiore visibilità.

In particolare, nell’ottica di dare risalto alle opere più meritevoli, la suddetta Vetrina sarà costituita da una selezione di dieci lungometraggi, la quale avrà svolgimento, contemporaneamente ai giorni del Festival, presso il Centro Culturale Elsa Morante, gestito da Zètema progetto Cultura, con il pubblico a decretare il miglior film, la cui proiezione avverrà nel giorno della Premiazione finale. Tra le opere partecipanti, il film-documentario L’angelo di Alfredo del regista calabrese Fabio Marra, prodotto dalla Quadra Film di Cosenza (proiezione prevista domenica 30 ottobre, ore 18:30), la cui lavorazione, iniziata nel 2008 e conclusasi solo pochi mesi fa, gode del patrocinio morale del Centro Alfredo Rampi, associazione fondata da Franca Rampi dopo la tragedia di Vermicino, che vide coinvolto suo figlio Alfredo, sei anni, ed impegnata a diffondere la cultura e la formazione della prevenzione dei piccoli e grandi rischi ambientali.

Il docufilm infatti, nelle triste ricorrenza dei trent’anni dall’evento (13 giugno 1981), ricostruisce, asciugandola da ogni retorica celebrativa o commemorativa, la vicenda di Alfredino, morto intrappolato in un pozzo artesiano, grazie al racconto di Angelo Licheri, insieme agli altri protagonisti dei vari tentativi di soccorso, il caposquadra degli speleologi del Soccorso alpino Tullio Bernabei, lo speleologo Maurizio Monteleone e l’ex vigile del fuoco Maurizio Bonardo, arricchendo il racconto di inediti dettagli, grazie alle le tavole tratte dalla graphic-novel Vermicino – L’incubo del pozzo di Monteleone (001 Edizioni) cui si affiancano immagini inedite, interviste e ricostruzioni al computer.
A tutto ciò si aggiungono rapidi squarci della vita di Angelo, dalla gioventù in Sardegna al soggiorno in Africa, arrivando all’attuale condizione di disabile, sottolineandone la grande forza di carattere, con il gravame della sconfitta a farsi succedaneo dell’originaria impellente necessità di tentare il tutto per tutto, simbolo di un’ Italia che non si vuole arrendere, o che almeno continua a e lottare, sperando siano fruibili le condizioni per poter mettere in atto tale proposito.
Di seguito, l’elenco delle dieci opere incluse nella rassegna e un breve profilo del regista Fabio Marra.

Amore liquido, Marco Luca Cattaneo, Italia; L’angelo di Alfredo, Fabio Marra, Italia; Appartamento ad Atene, Ruggero Dipaola, Italia; Esterno sera, Barbara Rossi Prudente, Italia; Et in terra pax, Matteo Botrugno, Daniele Coluccini, Italia; Interno giorno, Tommaso Rossellini, Italia; Silver Case, Christian Filippella, Italia; La strada verso casa, Samuele Rossi, Italia; La terra negli occhi, Gaia Adducchio, Italia; La via di mio padre, Luigi Maria Perotti, Italia.

Fabio Marra, nato a Bovalino, Rc, nel 1973, dopo il diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 1994, svolge attività di illustratore, disegnatore di fumetti e scenografo, incamminandosi lungo la strada del cinema a partire dal 2003, come autore e regista di vari cortometraggi (Il cerchio, con il quale partecipa alla rassegna Visionaria del 2005). Nel 2007 dà vita, insieme ad altri 4 soci, alla casa di produzione cinematografica Quadra Film e nello stesso anno dirige il suo primo lungometraggio, Vienna da Fuscaldo, la madre di San Francesco di Paola, presentato, in concorso al 61mo Festival Internazionale del Cinema di Salerno, affrontando il tema della rievocazione storica e della ricostruzione in costume, come nel successivo Francesco di Paola, la ricerca della verità.