Archivi del mese: agosto 2011

Al via la 68ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia

Vittoria Puccini

Vittoria Puccini

Dopo la preapertura di stasera, con la proiezione, in odor di miracolo, del film di Ezio Greggio Box Office 3D e i festeggiamenti relativi al recente compleanno di Lina Wertmuller, si aprirà ufficialmente domani, mercoledì 31 agosto, madrina l’attrice Vittoria Puccini, la 68ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, diretta da Marco Mueller e presieduta da Paolo Baratta; la conclusione sabato 10 settembre, quando la Giuria, presidente il regista, produttore e sceneggiatore statunitense Darren Aronofsky, assegnerà i premi ufficiali relativi alle opere in concorso, a partire dal Leone d’Oro per il miglior film.

George Clooney

George Clooney

Dando uno sguardo alle opere in concorso e fuori concorso, relativamente alla sezione principale, ciò che mi sembra risultare a primo acchito è come la presenza delle pellicole americane appaia improntata, in linea di massima, relativamente a tematiche e stile, ad una certa classicità, più che sulla spettacolarizzazione, a partire dal film d’apertura, The Ides of March, regia di George Clooney, tratto dalla pièce teatrale Farragut North di Beau Willimon; riguardo invece il nostro cinema, direi che appare ben rappresentato, tra intimismo (Quando la notte, Cristina Comencini, tratto dal suo omonimo romanzo, con Claudia Pandolfi e Filippo Timi), attenzione critica al reale e al sociale (Terraferma, Emanuele Crialese) e voglia di sperimentare (L’ultimo terrestre, esordio registico del disegnatore ed illustratore Gianni Pacinotti, in arte Gipi), mentre tra le altre opere in gara risaltano titoli quali Carnage, Roman Polanski, Killer Joe, William Friedkin, 4:44 Last Day on Earth, Abel Ferrara, A Dangerous Method, David Cronenberg, Life Without Principle (Dyut Ming Gam), Johnny To.

Nella sezione Fuori concorso, a far compagnia, tra gli altri, a Madonna, W.E., Al Pacino, Wilde Salomè, o a Steven Soderbergh, Contagion, appaiono i nomi di Ermanno Olmi, Il villaggio di cartone, quelli di Francesco Maselli, Carlo Lizzani, Ugo Gregoretti, Nino Russo, Scossa, senza dimenticare l’evento speciale della kermesse, Questa storia qua, documentario su Vasco Rossi, realizzato da Alessandro Paris e Sibylle Righetti, anche se è sempre la sezione Controcampo italiano, equamente suddivisa tra lungometraggi, cortometraggi e documentari, ad offrire il miglior colpo d’occhio sulla situazione del nostro cinema e la sua capacità d’andare incontro a determinate tendenze, se non di anticiparle: qui, tra gli esordi dietro la macchina da presa, oltre a Scialla!, dello sceneggiatore Francesco Bruni e a Il maestro, dell’attrice e produttrice Maria Grazia Cucinotta, rispettivamente lungometraggio e cortometraggio di apertura, ecco Andata e ritorno (work-in-progress) di Donatella Finocchiaro, o titoli certo intriganti, almeno sulla carta, come Pivano Blues – Sulla strada di Nanda, Teresa Marchesi o L’arrivo di Wang, Manetti Bros.

Marco Bellocchio

Marco Bellocchio

Ricordando, infine, l’assegnazione del Leone d’Oro alla carriera a Marco Bellocchio, in onore del quale verrà proiettato una nuova versione de In nome del padre, ’71, oggetto di un particolare director’s cut, la mia speranza è che al di là delle passerelle sul red carpet, ostentato glamour e le solite, immancabili, polemiche, a vincere più che i migliori, aggettivo che in fondo, cinematograficamente parlando, non vuol dire nulla, siano opere magari imperfette o con qualche squilibrio espresso a vari livelli, ma capaci di trarre forza da questa insolita diversità, esprimendo coraggio, coerenza e determinazione nel portare avanti una semplice idea, invogliando il pubblico a farla propria come a discuterne, contribuendo a conferire alle pellicole una valida dimensione artistica, espressa anche sul campo.

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Kung Fu Panda 2 (3D)

45Dopo il grande successo di Kung Fu Panda (2008), la Dreamworks ne presenta ora il sequel, proiettato in anteprima l’11 giugno, alla 57ma edizione del Taormina Film Fest, operazione sempre rischiosa se non accompagnata da logiche che, almeno in parte, siano estranee alla legge del merchandising, volta soprattutto a “piazzare un prodotto”, puntando essenzialmente sulla fidelizzazione del pubblico, specie quello più giovane, garantendogli la visione di situazioni note, e sul suo facile coinvolgimento, proponendogli la solita scatola delle meraviglie dal pronto e facile effetto.

Queste (sin troppo) consuete elucubrazioni che accompagnano ormai ogni mio articolo volto a commentare un qualche seguito di un film baciato dalla fortuna al botteghino, sono come d’incanto svanite trascorsi i primi 15 canonici, almeno per il mio standard, minuti, facendomi infine maturare la convinzione che, senza gridare al miracolo, Kung Fu Panda 2 sia un film d’animazione decisamente riuscito, gradevole e divertente per le famiglie come per gli “adulti non accompagnati”.
Per certi versi risulta anche migliore del precedente, in primo luogo perché si è riusciti felicemente ad unire un’ottima esecuzione tecnica, con un 3D finalmente scenograficamente e coreograficamente funzionale (anche se a volte sembra cedere al solito effetto “oggetto che fuoriesce dallo schermo”), ad un trasporto emotivo notevole, una “sana” commozione che non cade nel facile sentimentalismo in odor di melassa.

Merito, più che di una sceneggiatura affidata al collaudato team d’origine (Jonathan Aibel e Glenn Berger), dell’efficace regia di Jennifer Yuh Nelson (storyboard artist nel film precedente) particolarmente attenta a bilanciare divertimento (le belle scene dei combattimenti, per quanto estremamente velocizzate) e l’ approfondimento psicologico dei personaggi offerto dallo script, puntando sulla contrapposizione tra il bonario Po, ormai “Guerriero Dragone” la cui fame di giustizia va alla pari con quella di cibo, alla ricerca di se stesso e delle proprie origini (può mai un panda avere come padre un’ oca?), e il malvagio pavone bianco Shen, esiliato dal regno per un uso improprio della polvere pirica e tormentato dalla profezia che lo vuole sconfitto da una “creatura bianca e nera”, tanto da aver ordito, novello Erode, la strage dei panda, ed in procinto di conquistare la Cina grazie ad un’ arma segreta, mentre gli “attori” secondari, come i 5 cicloni (Tigre, Gru, Scimmia, Vipera e Mantide) o il maestro Shifu, pur fondamentali ai fini della narrazione, sono messi in secondo piano, validi caratteristi.

Evidenziando poi la curata visualizzazione degli scenari naturali, con le montagne del Cheng Du e la regione del Sichuan a far da ispirazione per i disegnatori, la bellissima sequenza iniziale che omaggia il teatro delle ombre cinesi, i toccanti flashback bidimensionali sull’infanzia di Po e il valido assunto per cui è importante non tanto chi si è stati “ma chi scegli di essere ora”, le uniche note di rammarico mi vengono offerte dal vago sentore di una mancata uniformità che dia il tono della bella fiaba, prevalendo gli effetti della risata e dell’iperbole, e, in particolare, tra molti non detti ed un sottofinale esplicitamente aperto, dall’ ipotesi di un numero 3, sino ad arrivare a 6, nelle intenzioni dei boss della Dreamworks, se il gradimento continuasse, con la paventata ipotesi di includere tra le specie protette creatività, talento e spettacolarità: vi dice niente, giusto per restare in famiglia, la saga di Shrek?

Tropea Film Festival 2011: i premi della V edizione

Si è conclusa martedì 23 agosto, nella consueta location del Teatro del Porto di Tropea (VV), la V edizione del Tropea Film Festival, kermesse ideata dall’Associazione Culturale Tropeana: la giuria presieduta da Paolo Sassanelli, attore, regista e musicista, affiancato da Pietro Romano, ha quindi decretato i vincitori tra le 29 pellicole in concorso, 5 lungometraggi e 24 cortometraggi, selezionate dalla suddetta associazione, diretta da Bruno Cimino.

Nella serata inaugurale erano già stati annunciati i premi per le sezioni Corti dedicati al mare (Mare senza riva, Maria Tarzia e Maurizio Marzella) e Fuori Concorso (N, videoclip di Alessandro Alfonso Leone e Emanuele Bonaventura), mentre nella Sezione Speciale Contro la violenza alle donne risultava vincitore il corto Te la ricordi Francesca Lupo?, Giacomo Rebuzzi e Jessica Cavallo. Di seguito, l’elenco completo dei premi assegnati.

Premio Migliore Regia Lungometraggio:Giuseppe Papasso, Un giorno della vita

Premio Migliore Regia Cortometraggio: Gianluigi Tarditi, Deu ci sia

Premio Migliore Attore Protagonista Lungometraggio: Claudio Bisio, Benvenuti al Sud, di Luca Miniero

Premio Migliore Attrice Protagonista Lungometraggio: Angela Finocchiaro, Benvenuti al Sud

Premio Migliore Attore Protagonista Cortometraggio: Enrico Sotgiu, Io sono qui, di Mario Piredda

Premio Migliore Attrice Protagonista Cortometraggio: Maria Paiato, Solo di passaggio, di Alessandro Zonin

Premio Migliore Sceneggiatura Lungometraggio: Paolo Genovese, Immaturi

Pemio Migliore Sceneggiatura Cortometraggio: Giuseppe Marco Albano e Antonio Andrisani, Stand by me, di Giuseppe Marco Albano

Premio Migliore Colonna Sonora Originale Lungometraggio: Paolo Vivaldi, Un giorno della vita

Menzione Speciale Migliore Colonna Sonora Originale Cortometraggio: Rossella Faa, Battiti, di Simeone Latini

Premio Contro la Violenza alle Donne: Te la ricordi Francesco Lupo?, Giacomo Rebuzzi e Jessica Cavallo

Premio Corti dedicati al Mare: Mare senza riva, Maria Tarzia e Maurizio Marzolla

Premio Migliore Videoclip: N, Alessandro Leone ed Emanuele Bonaventura

Premio Tropea Film Festival 2011: Carlo Degli Esposti

Venezia 2011-Controcampo italiano: Stefano Incerti sostituisce Roberta Torre

Stefano Incerti

Stefano Incerti

“Cambio della guardia” nell’ambito della Presidenza della Giuria di Controcampo italiano, 68ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia:il regista Stefano Incerti (Il verificatore, Gorbaciof) succede nella carica alla collega Roberta Torre, impossibilitata da sopraggiunti motivi personali; la Giuria di Controcampo italiano, come già ho avuto modo di scrivere in un precedente articolo, risulta composta dal regista e sceneggiatore Aureliano Amadei, che proprio lo scorso anno è risultato vincitore in tale sezione con 20 sigarette (cui si aggiungono 4 David di Donatello, 2 Nastri d’argento e il recente Premio miglior opera prima alla VIII edizione del Magna Graecia Film Festival ) e dall’attrice Cristiana Capotondi.

“Roccella Jazz Festival-Rumori Mediterranei 2011”: la forza della continuità, la capacità di stupire

I concerti pomeridiani presso l’ex Convento dei Minimi

Fabrizio Bosso

Fabrizio Bosso

Non sono propriamente un esperto di musica e neanche un serio “cultore della materia”: ciò che mi affascina, al di là del genere d’appartenenza (ascolto di tutto, dal pop alla classica), è l’esecuzione musicale in sé, quanto riesca a coinvolgermi e ad intrigarmi nella sua piacevolezza complessiva e capacità sperimentale di contaminazione, tralasciando la mera perfezione, espressa o meno, e le sensazioni che riesce a regalarmi in un determinato momento.

Questo, in sostanza, lo spirito con il quale mi accosto all’annuale appuntamento estivo con Rumori Mediterranei, il Festival Jazz di Roccella Jonica (RC) giunto alla 31ma edizione, direzione artistica Paolo Damiani, intitolata alla ricorrenza dei 150 anni dell’ Unità d’Italia, Unitàlia in-attesa, titolo a mio avviso quanto mai indovinato, con un tocco di benvenuta ironia che spazza via la polvere propria delle vacue celebrazioni, come ho già avuto modo di scrivere in un articolo relativo alla presentazione del programma. Non potendo seguire tutte le rappresentazioni, ho preferito concentrarmi su determinati spettacoli, tra quelli andati in scena nella cittadina jonica dove risiedo, a partire dai concerti pomeridiani, ore 18:00, presso l’ex Convento dei Minimi, con una qualità delle proposte piuttosto elevata ed un ingresso gratuito volto ad offrire la possibilità a quanti si accostano per la prima volta a questo tipo di sonorità, forse con una certa diffidenza, di farsi comunque un’idea, positiva o negativa credo che in un ambito culturale non abbia importanza, scoprendo inediti percorsi strumentali e vocali, restandone quantomeno incuriositi.

Rosario Bonaccorso

Rosario Bonaccorso

Ad inaugurare la kermesse, lo scorso 12 agosto, il Duo BoBo, ovvero Fabrizio Bosso alla tromba e Rosario Bonaccorso al contrabbasso: due strumenti essenziali alla musica jazz, tra semplicità e libertà espressiva, armoniosamente uniti nell’esecuzione sia di standard che di inediti, per un felice connubio tra originalità e tradizione, con le rispettive personalità espresse nel suono ora ad emergere l’una sull’altra, ora a farsi complementari, con contrappunti ironici e virtuosismi sempre musicalmente funzionali; molto coinvolgente anche l’esibizione di Luca Aquino (Icaro solo), tromba e flicorno, espressione estrema di una musicalità intensamente e suggestivamente libera, anche se a parer mio l’apice si è raggiunto con Dado Moroni (Piano solo), “swingante” al pianoforte, in procinto di sollevarsi tanta è stata l’energia musicale espressa dall’artista, capace di coniugare con sciolta disinvoltura gli stili più disparati, arrivando inoltre a felici improvvisazioni nell’esecuzione dei vari brani (anche in tal caso si variava tra standard e composizioni originali) e con Cristina Zavalloni, mezzo soprano, accompagnata al pianoforte da Andrea Rebaudengo; il duo, con la voce della cantante capace d’esprimere una trascinante fisicità e “carnalità”, ha spaziato nell’ambito di un particolare repertorio, comprendente anche musica d’origine popolare (Spagna, Italia, Sudamerica), creando un piacevole effetto, solo apparentemente straniante, musicalmente raffinato, suggestivo e trascinante, alternando morbidezza e ruvidità, spesso unite in un forte afflato.
Cristina Zavalloni,  Andrea Rebaudengo

Cristina Zavalloni, Andrea Rebaudengo

I concerti pomeridiani presso l’ Auditorium Comunale

David Riondino

David Riondino

Riguardo i concerti, sempre pomeridiani, all’ Auditorium Comunale, la mia attenzione è andata in primo luogo su Un pensiero perfetto, particolare performance teatrale-musicale volta a mettere in musica o, meglio, in stretto dialogo con le note, i testi di Andrea Emo, interessante ma poco noto pensatore del ‘900, che ci ha lasciato un imponente lavoro di scrittura, più di 100 quaderni con i suoi scritti. David Riondino, voce recitante, ne ha illustrato il pensiero, sottolineandone il nichilismo, leggendo alcuni suoi aforismi e contrapponendoli ai pensieri di Nietzche, mentre le note espresse dal Massimo Donà Quartet (Massimo Donà, tromba; Michele Polga, sax tenore; Bebo Baldan, basso, tastiere, elettronica; Davide Ragazzoni, batteria; guest star Francesco Bearzatti, sax tenore, clarino), frutto di un progetto originale, hanno fornito il valido contrappunto sonoro, con gli estremi dei toni lancinanti del sax e quelli più morbidi della tromba, arrivando anche a delle sottolineature piacevolmente giocose e scherzose.Efficaci nel contesto le “poesie canticchiate” di Riondino, alternanza di amenità apparente e sostanziale profondità.

Nicola Piovani

Nicola Piovani

Poi è stata la volta di Epta, originale suite strumentale di Nicola Piovani, consulenza ai testi di Piergiorgio Odifreddi, giocata sul numero 7, come i sette lati dell’ettagono, figura geometrica che i Greci non riuscirono a costruire, dando vita ad una composizione musicale visualizzante mistero e magia del numero, con sette musicisti (Alessio Mancini, flauto; Marina Cesari, sax clarinetto; Fabio Ceccarelli, fisarmonica, tastiere; Luca Pincini, violoncello; Andrea Avena, contrabbasso; Ivan Gambini, percussioni, batteria; Piovani, pianoforte) ad eseguire una serie di sette movimenti, dove ogni strumento diveniva protagonista principale, coinvolgendo nel dialogo gli altri sei, per inediti incontri timbrici e ritmici, mai improvvisati, la cui unica simmetria è costituita dai richiami tanto a musiche del ‘900 che a composizioni dello stesso Piovani, quasi uno studiato divertissement, volto a commentare musicalmente i sette interventi registrati (Odifreddi, Omero Antonutti, Ascanio Celestini, Mariano Rigillo, Vincenzo Cerami, Gigi Proietti) introducenti sette diverse storie, tra storia, mitologia, poesia, scritture bibliche, matematica antica e moderna, cinema.

Le serate presso il Teatro al Castello

Venendo alle serate presso il Teatro al Castello, ho giocoforza scelto quella finale, restando particolarmente affascinato dall’interpretazione di Chiara Civello accompagnata dal contrabbasso di Jaques Morelembaum, che ha espresso con voce calda e suadente un particolare percorso musicale- esistenziale, ma concentrandomi maggiormente su Piovani dirige Piovani, estremamente desideroso di ascoltare dal vivo la selezione di colonne sonore realizzate dal Maestro per vari film nel corso degli anni, adattate in forma di suite per la felicissima esecuzione della neonata Orchestra Nazionale dei Conservatori Italiani, che ha piacevolmente stupito un po’ tutti gli spettatori per la naturalezza con la quale tali temi si siano inseriti in un contesto apparentemente avulso, merito sia della direzione di Piovani, che della bravura espressa da ogni singolo componente.
Le note si sono diffuse con notevole soavità e sapidità espressiva, raggiungendo ora livelli propriamente elegiaci, in particolare nella riproposizione del tema base de La vita è bella, Roberto Benigni, ora allegramente circensi (Ginger e Fred, La voce della luna, Federico Fellini) o vagamente marziali (Il generale, Luigi Magni).

22Concludo questo mio resoconto con un plauso sincero alla macchina organizzativa nel suo insieme, a partire dall’ Associazione Culturale Jonica: offrire uno spettacolo di alta qualità, esibizioni di grandi nomi, riuscire insomma, tra difficoltà finanziarie e logistiche, ad investire sulla cultura anche, se non soprattutto, in un periodo così difficile, dal punto di vista economico e morale, per il nostro paese e non solo, tra tagli e soppressioni varie, paventate o meno, credo sia un opera meritoria, pur pesando come macigni, in generale, gli errori espressi e tristemente visualizzati in forma di sprechi, quando non di illecito arricchimento, di un recente passato sempre presente. Mi giungono all’uopo funzionali ad una valida chiosa le parole espresse sul palco dal Maestro Piovani nel presentare la sopra citata neonata orchestra: “Mi congratulo con l’ottimo livello già raggiunto, ma anche con l’iniziativa in sé. Formare un’ orchestra in tempi così confusi rappresenta un messaggio forte. Chi tenta di imbavagliare la cultura, non tiene alle sorti di questo Paese”.

Del Connell, cantore del “super goffo” eroe

Del Connell

Del Connell

Del Connell, tra i più famosi sceneggiatori della Disney americana, cui è stato conferito nel luglio scorso il premio alla carriera Bill Finger Award, nell’ambito della consueta cerimonia annuale degli Eisner Awards, è morto lo scorso 12 agosto all’età di 93 anni, a Tehachapi, nel sud della California, dove si era ritirato a partire dal 1988.
E’ a lui che si deve la creazione dell’alter-ego del “disadattato in letizia” Pippo (Goofy), quel Super Pippo (Super Goof) in pigiama rosso e mantello blu annodato al collo, indimenticabile grido di battaglia Ta-dah! ad intervallare i ben noti yuk-yuk e gawrsh, dotato d’incredibili poteri, del tutto simili a quelli di Superman, del quale è un’evidente parodia. Ecco quindi la capacità di librarsi in volo, la supervista, il superudito e la supergoffaggine, visto che il carattere di base resta quello ben noto, tutto garantito dall’ingestione di un particolare tipo di arachidi (“spagnolette”, Super Goobers) che pare crescano solo nel suo giardino e dalla nostra fantasia che si adatta volentieri all’idea che nessuno (nipote Gilberto a parte) riconosca, neanche l’amico del cuore Mickey Mouse, nel “cagnolone volante” le immutate fattezze del buon vecchio Pippo.

ggConnell inizia la sua carriera nel ‘39, presso il Character Model Department dello Studio Disney , dove prendono vita i vari personaggi da affidare agli animatori dei cartoons e collabora alla lavorazione di opere come Fantasia, ‘40, o Dumbo, ‘41 , mentre dal ‘45, dopo il servizio militare, lavora come sceneggiatore, contribuendo alla nascita di altri capolavori (I tre caballeros, ’45, Alice nel Paese delle Meraviglie, ’51, del quale cura anche la trasposizione a fumetti, così come per Peter Pan e Lilli e il Vagabondo); trasferitosi alla Western Publishing nel ‘50, casa editrice che deteneva i diritti di pubblicazione dei personaggi disneyani, ai quali era solita dedicare albi con il loro nome nella testata (Uncle Scrooge), particolari uscite stagionali o i cosiddetti “speciali” in occasione, per esempio, delle festività (Christmas Parade), Del continua a lavorare alle sceneggiature, per poi divenire, dal ’56 all’84, direttore editoriale: dalla sua fantasia nascono splendide storie conosciute anche in Italia (una delle mie preferite è Paperino e il grande scambio, ’54, per le chine di Tony Strobl), spesso un felice binomio script-disegno (Bob Moore, Jack Bradbury, Dick Moores), e nuovi personaggi, come appunto il sopra citato Super Pippo.

dfRitornando alla genesi del supereroe, la sua nascita avviene sul secondo numero dell’albo dedicato a Phantom Blot (Macchia Nera), che a partire dal luglio del ’64 e sino al novembre ’66, sette numeri in tutto, riprende le avventure del criminale apparso per la prima volta nel ‘39 sulle strisce quotidiane disegnate da Floyd Gottfredson e scritte da Merrill De Maris (Mickey Mouse Outwits the Phantom Blot, 20 maggio – 9 settembre ‘39; Topolino e il mistero di Macchia Nera, Topolino giornale, n. 353-372, 28 settembre ’39 – 8 febbraio ‘40), per poi ricomparire in Italia, nella storia di Guido Martina e Romano Scarpa, Topolino e il doppio segreto di Macchia Nera (Topolino n. 116, 117, 118 e 119, a partire dal 10 giugno ‘55); nella storia The Phantom Blot Meets Super Goof, aprile ’65, da noi nota con il titolo L’Ultra Pippo contro Macchia Nera (Topolino n.515, 9 ottobre ‘65), disegni di Paul Murry, Pippo, dopo aver ingerito un intero bicchiere di un particolare carburante, invenzione di Archimede Pitagorico, crede di aver acquisito dei super poteri e, ideato un costume funzionale a questa sua inedita allucinazione, pigiama personalizzato con l’iniziale del suo nome (P in Italia, G negli States) e sacco di patate a mo’ di mantello, eccolo scagliarsi contro il malefico Macchia…

Da questo folle “prototipo”, già Super Goof nell’originale ma da noi Ultra Pippo, la nascita, tale fu il consenso del pubblico, addirittura di un albo a lui intitolato, ottobre ’65, con la pubblicazione della prima storia “ufficiale”, disegni sempre di Murry ma sceneggiatura di Bob Ogle, pubblicata in Italia su Topolino n. 540 del 3 aprile ’66, con il titolo Pippo e i ladroni di Zanzipar: 74 numeri, l’ultimo è dell’84, e vari disegnatori, come Pete Alvarado e e Kay Wright; da non dimenticare, infine, le storie dedicate a Super Pippo per il mercato estero, con autori quali i nostri Luciano Bottaro, Romano Scarpa e Sergio Asteriti o le varie avventure per il mercato brasiliano.

S. Ilario dello Jonio (RC): incontro tra vino, poesia e spettacolo

Nino Racco

Nino Racco

Vino, poesia e spettacolo d’autore protagonisti della serata che si terrà domani sera, martedì 23 agosto, ore 21:30, a S.Ilario dello Jonio (RC), Zona Belvedere del centro storico, alle spalle di Palazzo Vitale.

La manifestazione, organizzata dall’amministrazione comunale con il patrocinio della Provincia di Reggio Calabria, verrà aperta da un’introduzione di Pierfrancesco Multari, rappresentante dell’ AIS, Associazione italiana Sommelier- delegazione della Locride, volta a coinvolgere il pubblico nella conoscenza del vino, cercando di farne cogliere tanto ogni sua sfumatura culturale, tra segreti, curiosità, mito e storia, con alcuni intermezzi poetici a cura dell’artista Nino Racco, che sensoriale, con due momenti dedicati alla degustazione, ad opera di esperti sommelier.

Intorno alle 22:30, poi, Racco metterà in scena la riproposizione di un classico della tradizione cantastoriale, come La baronessa di Carini, cui seguirà un pot-pourri di storie brevi, canti e racconti, ispirati alla vita e all’arte dei cantastorie meridionali, all’insegna dell’estro e dell’improvvisazione, care all’attore e regista, con le quali riesce a conferire inedita connotazione ad ogni rappresentazione di questo suo spettacolo.