Archivi del mese: luglio 2011

Magna Graecia Film Festival 2011: “20 sigarette” miglior film opera prima

Aureliano Amadei

Aureliano Amadei

Con la consueta cerimonia di premiazione, l’assegnazione delle “Colonne d’oro”, i premi opera dell’orafo Michele Affidato, si è conclusa ieri sera, sabato 30 luglio, nella ormai abituale location dell’Anfiteatro della Villa Comunale di Soverato (CZ), l’ottava edizione del Magna Graecia Film Festival, direzione artistica di Alessandro e Gianvito Casadonte.
La serata, condotta da Chiara Giacomelli, è stata dedicata a Mario Monicelli, con la proiezione del documentario Vicino al Colosseo c’è Monti, ultimo lavoro del regista e prodotto dalla Inspire Production dei fratelli Casadonte; la giuria, presidente onorario Ettore Scola, componenti Ugo Gregoretti, Silvia Scola, Mimmo Calopresti, si è così espressa, evidenziando, come già avvenuto in altre occasioni (penso ai Nastri d’Argento o ai David di Donatello), una sorta di compromesso tra commedia e autorialità, che rafforza la validità della formula espressa dalla kermesse:

Miglior produttore: Gianluca Curti per Tatanka, Gianluca Gagliardi
Miglior film opera prima: 20 sigarette, Aureliano Amadei
Migliore regia: Dalla vita in poi, Gianfrancesco Lazotti
Migliore sceneggiatura: Edoardo Falcone e Massimiliano Bruno per Nessuno mi può giudicare, Massimiliano Bruno
Migliore attrice: Carolina Crescentini, per 20 sigarette, Aureliano Amadei
Migliore attore: Gianfelice Imparato per Into paradiso, Paola Randi

Grazie alla partnership tra MGFF e Annecy Cinema Italien, è garantita alle opere prime in concorso la proiezione in Francia, in nome di una maggiore visibilità; Rai Uno trasmetterà, giorno 11 agosto, uno speciale dedicato alla manifestazione.

Gli “Orizzonti” di Venezia 2011

tttttVolgendo lo sguardo verso le altre sezioni in cui è suddivisa la 68ma Mostra d’arte cinematografica di Venezia, si nota una estrema varietà di titoli e proposte, anche all’interno di Orizzonti, che pone la sua attenzione sulle nuove correnti del cinema mondiale, in cui risaltano, in qualità di eventi, Birminghan Ornament, Andrey Silvestrov e Yuri Leiderman, e Monkey Sandwich, Wim Vandekeybus ed una particolare retrospettiva, Orizzonti 1961-1978, curata da Enrico Magrelli, Domenico Monetti e Luca Pallanch, realizzata dalla Biennale in coproduzione con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, una attenta analisi rivalutativa di quel cinema italiano che, soprattutto nel decennio ’60-’70, seppe dare alla sperimentazione e alla ricerca, nel campo della Settima Arte, particolare connotazione stilistica e di contenuti.

Orizzonti: Cut, Amir Naderi, Giappone; L’oiseau, Yves Caumon, Francia; Hail, Amiel Courtin-Wilson, Australia; Nocturnos, Edgardo Cozarinsky, Argentina; Amore carne, Pippo Delbono, Italia/Svizzera; I’m Carolyn Parker:the Good, the Mad and The Beautiful,Usa; Sal, James Franco, Usa; Whore’s Glory, Michael Glawogger, Austria/Germania; Die Herde Des Herrn, Romuald Karmakar, Germania; Jultak Dongshi, Kim Kyungmook, Corea del Sud; Girimunho, Helvècio Marins Jr. e Clarissa Campolina, Brasile/Spagna/Germania; Photographic Memory, Ross McElwee,Usa; L’envahisseur, Nicolas Provost, Belgio; Shock Head Soul, Simon Pummell, Paesi Bassi/Gran Bretagna; Two Years at Sea, Ben Rivers, Gran Bretagna; Anhey Ghorhey Da Daan, Gurvinder Singh, India; O le tulafale,Tusi Tamasese, Samoa; Lung Neaw Visits his Neighbours, Rirkrit Tiravanija, Thailandia/Messico; Verano, José Luis Torres Leiva, Cile; Kotoko, Shinya Tsukamoto, Giappone; Le petit poucet, Marina de Van, Francia; Cisne, Teresa Villaverde, Portogallo; Wokou de zongji, Xu Haofeng, Cina; Would you Have Sex With an Arab?, Yolande Zauberman, Francia

Orizzonti Mediometraggi e Cortometraggi: Palacios de pena, Gabriel Abrantes e Daniel Schmidt, Portogallo; Hadinat al shams, Ammar Al-Beik, Siria; Piattaforma luna, Yuri Ancarani, Italia; Accidentes Gloriosos, Mario Andrizzi e Marcus Lindeen – Svezia/Danimarca/Argentina; Hypercrisis, Wolfgang Dabernig e Alfons Egger, Austria; In attesa dell’avvento, Felice D’Agostino e Arturo Lavorato, Italia; Snow canon, Mati Diop, Francia; Sonchidi, Amit Dutta, India; Parabeton – Pier Luigi Nervi and Roman Concrete, Heinz Emigholz, Germania; Movimenti di un tempo impossibile, Flatform, Italia; Notes sur nos voyages en Russie 1989-1990, Yervant Gianikian e Angela Ricci-Lucchi, Italia; Meteor, Christoph Girardet e Matthias Muller, Germania; Start, Mattias Gustafsson, Svezia; 663114, Isamu Hirabayashi, Giappone; Late and Deep, Devin Horan, Norvegia; Lourye – This Our Still Life, Andrew Kotting, Gran Bretagna ; All the Lines Flow Out, Charles Yi Long Lim, Singapore; Passing Through The Night, Wattanapume Laisuwanchai, Thailandia; Black Mirror at The National Gallery, Mark Lewis, Canada; Modern n°2, Mirai Mizue, Giappone; Dialogical Abrasion, Yves Netzhammer, Svizzera; Hollywood Talkies, Oscar Perez e Marc Ribot, Spagna ; The Tracks of My Tears 2, Axel Petersen, Svezia; Conference, Norbert Pfaffenbichler, Austria; Moving Stories, Nicolas Provost, Belgio; River rites, Ben Russell, Usa; Miss Candace Hilligoss’Flickering Halo, Fabio Scacchioli e Vincenzo Core, Italia

Orizzonti Eventi: The Annunciation, Eija Liisa Ahtila, Finlandia; Il silenzio di Pelesjan, Pietro Marcello, Italia; Birmigham Ornament, Andrey Silvestrov e Yuri Leiderman, Russia; Monkey Sandwich, Wim Vandekeybus, Belgio

Orizzonti 1961-’68: Anna, 1972-1975, Alberto Grifi; Il Potere , 1972, Augusto Tretti; In punto di morte, 1971, Mario Garriba; I parenti tutti, Fabio Garriba, 1967; Voce del verbo morire, 1970, Mario Garriba; Sul davanti fioriva una magnolia, 1968, Paolo Breccia; La quieta febbre, 1964 – Diario beat , 1967- Attacco (Zen-Shin), 1970, – Lsd, 1968-1970, Romano Scavolini; Reflex, 1964- Ferreri, 1966-1969, – Souvenir, 1967 – Film, 1967- Fotografo, 1966-1969- Vietnam, 1967, Mario Schifano; Vieni dolce morte, 1967-1968- Bis, 1966, Paolo Brunatto; Hermitage, 1967, Carmelo Bene; Il canto d’amore di Alfred Prufrock, Nico D’Alessandria, 1967; Il respiro, 1964- The city, 1961, Axel Rupp; Zoomm, Track!, 1968, Mario Carbone; Kappa, 1965-1966- Soglie, 1978, Nato Frascà. Eventi : Il vetturale del San Gottardo, 1942, Ivo Illuminati; L’Accademia Musicale Chigiana, Vittorio Vassarotti e Franco Mannini, scene e costumi di Franco Zeffirelli

Claudio Sottocornola il 5 agosto a Siderno (RC)

Claudio Sottocornola

Claudio Sottocornola

Incontro con l’autore venerdì 5 agosto, ore 17:00, presso il Salotto Letterario Calliope della Libreria Mondadori di Siderno (RC), Centro Commerciale la Gru, S.S. 106 n. 7: Claudio Sottocornola presenterà la trilogia Il pane e i pesci, Editrice Velar, 2011, oltre ad inaugurare la Mostra Collage 80/Eighties (laudes creaturarum ’81), un viaggio nel sacro fra pensieri, immagini e canzone d’autore, che resterà aperta sino al 31 agosto; relatori Rossella Scherl e Antonio Falcone.

Venezia 2011: i film in concorso e fuori concorso

33Presentato ieri, giovedì 28 luglio, a Roma, il cartellone ufficiale della 68ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, che prenderà il via il 31 agosto con la proiezione, in concorso, de Le idi di marzo, di George Clooney, per concludersi il 10 settembre, con la consueta cerimonia di premiazione; tra i tanti autori in gara per il Leone d’oro, come David Cronenberg, Dangerous Method, Roman Polanski, Carnage, Abel Ferrara, Last Day on Earth, anche tre italiani, l’esordio del disegnatore ed illustratore Gianni Pacinotti, in arte Gipi, L’ultimo terrestre, Emanuele Crialese, Terraferma, e Cristina Comencini, Quando la notte, tratto dal suo omonimo romanzo; annunciato, poi, l’inserimento di un “film sorpresa”. Riguardo le opere fuori concorso, sezione che si aprirà con Vivan Las Antipodas!, Victor Kossakovsky, per chiudersi con Damsels in Distress, Whit Stillman, risaltano, tra gli altri, i nomi di Ermanno Olmi, Il villaggio di cartone, Steven Soderbergh, Contagion, Madonna, W.E., Al Pacino, Wilde Salome, e l’evento speciale della kermesse, Questa storia qua, documentario su Vasco Rossi, realizzato da Alessandro Paris e Sibylle Righetti; il Leone d’Oro alla carriera sarà assegnato a Marco Bellocchio, del quale verrà proiettato Nel nome del padre,’72.

In concorso

Un été brulant, Philippe Garrel, Francia
Faust, Aleksandr Sokurov, Russia
Dark Horse, Todd Solondz, Usa
Terraferma, Emanuele Crialese, Italia
Le idi di marzo, George Clooney, Usa
Carnage, Roman Polanski, Francia, Germania, Spagna, Polonia
A Dangerous Method, David Cronenberg, Usa
Quando la notte, Cristina Comencini, Italia
La talpa, Tomas Alfredson, Gran Bretagna
L’ultimo terrestre, Gianni Pacinotti, Italia
Killer Joe, William Friedkin, Usa
Texas Killing Fields, Ami Canaan Mann, Usa
4:44 Last Day on Earth, Abel Ferrara, Usa
Himizu, Sion Sono, Giappone
Wuthering Heights, Andrea Arnold, Gran Bretagna
The Exchange, Eran Kolirin, Israele
A Simple Life, Ann Hui, Cina
Seediq Bale, Wei Te-Sheng, Taiwan
Poulet aux prunes, Marjanne Satrapi e Vincent Paronnaud, Francia/ Germania
Alps, Giorgos Lanthimos, Grecia
Shame, Steve McQueen, Gran Bretagna
***************************************************************************************   Fuori concorso

Questa storia qua, Alessandro Paris e Sibylle Righetti
Marco Bellocchio, Venezia 2011, Pietro Marcello, documentario, Italia
Il villaggio di cartone, Ermanno Olmi, Italia
La Folie Almayer, Chantal Akerman, Belgio, Francia
Baish Echuanshuo (The Sorcerer and the White Snake), Tony Ching Siu-tung, Hong Kong, Cina
Giochi d’estate, Rolando Colla, Svizzera, Italia
Vivan Las Antipodas !, Victor Kossakovsky, documentario, Germania, Argentina, Olanda, Cile, Russia
W.E., Madonna, Gran Bretagna
Eva, Kike Maillo, Spagna, Francia
Scossa, Francesco Maselli, Carlo Lizzani, Ugo Gregoretti, Nino Russo, Italia
Damsels in Distress, Whit Stillman, Usa
La Desintegration, Philippe Faucon, Belgio
The Moth Diaries, Mary Harron, Canada, Irlanda
Aloise Nebel, Tomas Lunak, Repubblica Ceca, Germania
La Clé des champs, Claude Nuridsany, Marie Perennou, Francia
Wilde Salome, Al Pacino, Usa
Tormented, Takashi Shimizu, Giappone
Contagion, Steven Soderbergh, Usa
La meditazione di Hayez, Mario Martone, Italia
Tahir 2011, Tamer Ezzat, Ahmad Abdalla, Ayten Amin, Amr Salama, documentario, Egitto
The End e Vanguards, Collectif Abounaddara, Siria
Evolution (Megaplex), Marco Brambilla, Usa

Serpico (1973)

hgNell’attuale panorama cinematografico, americano nella fattispecie, ciò che spesso si avverte, consuete eccezioni a parte e senza cadere nella generalizzazione, è la mancanza della classica figura del “regista artigiano”, capace di spaziare tra i vari generi, senza magari connotarli di un tocco propriamente autoriale, ma lasciando il segno di una forte professionalità, tra impegno civile, rispetto della sceneggiatura e delle prestazioni attoriali, estremamente valorizzate semplicemente lasciandole fluire sullo schermo. Tutte caratteristiche proprie di Sidney Lumet, abile cineasta che ci ha lasciato lo scorso aprile, probabilmente tra i primi ad aver intuito il cambiamento profondo in atto nella società statunitense, la progressiva disgregazione dei valori fondanti, riuscendo a visualizzarlo sul grande schermo con estremo realismo, memore al riguardo della “lezione” televisiva, settore cui sono legati i suoi trascorsi registici, dopo alcune produzioni off Broadway e gli esordi come attore. In un certo senso ha anticipato quell’ondata di rinnovamento nota come New Hollywood, che, a partire dalla metà degli anni ’70, riscoprì l’essenzialità del cinema come messaggio e come concetto.

Serpico, ’73, tra tutti i suoi film, a partire dal debutto, La parola ai giurati, ’57, può considerarsi un’efficace ed emblematica sintesi tra valenza registica e caratterizzazione liberal, oltre che lucido compendio tra cronaca (la vera storia di un poliziotto del dipartimento di New York, in servizio dal ’59 al ’72) e lo script di Waldo Salt e Norman Wexler, su soggetto del romanzo omonimo di Peter Maas; sin dai titoli di testa, seguendo il tragitto verso l’ospedale di Frank Serpico (Al Pacino), agente investigativo della squadra narcotici di New York gravemente ferito nel corso di una retata, siamo trasportati all’interno di una struttura circolare: tramite un flashback, interrotto inizialmente dal montaggio alternato che ci mostra amici e superiori giungere al suo capezzale, possiamo conoscere le origini italiane di Serpico, l’ingresso nella scuola di polizia, giovane recluta, il desiderio di prendere contatto con la strada, con la realtà di ogni giorno, anche ricorrendo a inediti travestimenti e, soprattutto, la netta presa di distanza dai suoi colleghi, tanto come metodi che come rifiuto di ogni compromesso o bustarelle varie, scoprendo, nel passaggio da sezione a sezione cui è praticamente costretto dopo ogni denuncia, come, tranne rare mosche bianche, non ve ne sia uno che non sia “foraggiato”; il prezzo da pagare sarà alto, tanto a livello affettivo che nell’ambito del lavoro in cui crede fortemente, nonostante tutto, sino alla vittoria finale, sul piano morale, amaramente coincidente con la resa definitiva.

Lo stile asciutto, quasi documentaristico di Lumet, supportato dalla bella fotografia di Arthur J.Otniz, visualizza tanto le zone più degradate di una Grande Mela ormai marcia, vista spesso dal basso, tra grandangolo e teleobiettivo, quanto, ripagato dalla superba resa recitativa di Pacino, la schietta naturalità di un antieroe, individuo fiero della sua primigenia purezza, che cerca di preservare viva ed integra alimentandola di quegli ideali che ha coltivato sin da bambino, mantenendo una propria identità, morale e culturale, e riuscendo a dare un significato alla sua attività, facendo leva su una diversità contrapposta alla triste normalità dell’ambiente che lo circonda; allontanandosi dai fatti reali, spingendo quasi ossessivamente sul pedale della corruzione ad oltranza, il regista opta per una schematica, netta, distinzione tra bene e male, comunque, nella sua trasparenza e linearità, estremamente funzionale a creare un coinvolgimento, anche empatico, con il protagonista. E non manca un certo humour dal sapore acremente sarcastico, capace di condensare il senso del film in una sola battuta: “Chi si fiderebbe di un poliziotto che non prende la busta?”

Michael Cacoyannis (1922-2011)

Michael Cacoyannis

Michael Cacoyannis

Il regista greco-cipriota Michael Cacoyannis è morto ieri, lunedì 25 luglio, ad Atene; aveva 89 anni. Il suo nome è legato al film che gli ha dato la grande notorietà a livello internazionale, Zorba il Greco, ‘64, adattamento dell’omonimo romanzo di Nikos Kazantzakis e vincitore di tre premi Oscar: miglior fotografia in bianco e nero, Walter Lassally, miglior scenografia in bianco e nero, Vassil Photopoulos, e miglior attrice non protagonista, Lila Kedrova, facente parte di un ricco cast (Anthony Quinn, in una delle sue più sentite e pregevoli interpretazioni, Alan Bates, Irene Papas); indimenticabile, poi, la bella colonna sonora di Mikis Theodorakis, con il noto motivo “in crescendo”.

Nato a Limassol, Cipro, nel ‘22, Cacoyannis si reca nel ’39 a Londra per studiare Giurisprudenza; durante la Seconda Guerra Mondiale produce alcuni programmi televisivi in lingua greca per la BBC; tornato in Grecia, nel ’53 dirige il suo primo film, Kyriakatiko xypnima (Risveglio domenicale), del quale è autore anche della sceneggiatura, mentre l’anno successivo è la volta di Stella, cortigiana del Pireo, con l’esordiente Melina Mercouri; tra le sue opere meritano di essere ricordate certamente l’adattamento dell’ Elettra di Euripide, ’61, premio miglior trasposizione cinematografica e Gran Premio della Commissione Superiore tecnica del Cinema Francese al Festival del Cannes del ’62, protagonista Irene Papas, o di altre tragedie classiche, come Le troiane, ’71, con Katharine Hepburn e Ifigenia ’76, senza dimenticare la rilettura volgente al pop del mito di Pandora, Il giorno in cui i pesci uscirono dal mare, ’67; l’ultima regia risale al ’99, Il giardino dei ciliegi.

E’ morta Linda Christian

Linda Christian

Linda Christian

Linda Christian, all’anagrafe Blanca Rosa Welter, è morta ieri a Palm Springs, in California, all’età di 87 anni, dopo aver lottato negli ultimi tre anni contro un tumore al colon, assistita dalla figlia Romina Power, che ha dato in Italia la notizia del decesso, nata dal matrimonio con Tyron Power, celebrato a Roma nel gennaio del ’49.

Una delle ultime icone del divismo hollywoodiano proprio degli anni ’40 e ’50, estremamente e “naturalmente” sensuale ed affascinante (The anatomic bomb, la definizione datale dal settimanale Life Magazine), Linda Christian, la modella preferita del pittore Diego Rivera, fu indirizzata al mondo del cinema da Errol Flynn, che la convinse a trasferirsi dalla nativa Acapulco ad Hollywood, lasciando così gli studi per intraprendere la carriera d’attrice, firmando un contratto con la Mgm.

Debutta nel ’47 (Il delfino verde, Green Dolphin Street, Victor Saville), proseguendo l’anno successivo con Tarzan e le sirene (Tarzan and the Mermaids, Robert Florey) e via via vari titoli, tra i quali possiamo ricordare anche gli italiani Appuntamento a Ischia, Mario Mattoli,’60, Lasciapassare per il morto, Mario Gariazzo, ’62, …e la donna creò l’uomo, Camillo Mastrocinque, ’64, Il momento della verità, Francesco Rosi ’65, Nel sole, ’67, e L’oro del mondo, ’68, Aldo Grimaldi. L’ultima interpretazione risale al 1988, il film tv Cambiamento d’aria, Gian Pietro Galasso.