Gianni e le donne

48401A due anni dal felice esordio con il delizioso Pranzo di Ferragosto, Gianni Di Gregorio prosegue la sua carriera di regista, dopo le esperienze teatrali, di sceneggiatore ed assistente alla regia per Garrone, Castellitto e Farina; autore dello script insieme a Valerio Attanasio, Di Gregorio si conferma attore, nei panni di sé stesso, ed autore capace di far sorridere e indurre alla riflessione con grazia e levità di tocco, puntando al sottotono e al minimalismo rappresentativo. Adottando inoltre un’invidiabile compostezza formale, certo lontana dai consueti standards cinematografici nostrani ridanciani o mutuati dalla fiction televisiva, riflesso di quella propria del protagonista, si viene a creare un’ulteriore contrapposizione con i modelli di comportamento imposti nell’odierna società, confluenti spesso nella maleducazione e nel cattivo gusto.

Gianni Di Gregorio

Gianni Di Gregorio

Gianni, 60enne pensionato anzitempo, persona estremamente educata, mite, accondiscendente, affronta la vita con distaccata ironia, passando le sue giornate sbrigando le commissioni affidategli dalla moglie o che si offre spontaneamente di svolgere, per esempio portando fuori il cane di una giovane vicina insieme al suo e facendole la spesa, quando non deve accorrere in soccorso della madre ultranovantenne (Valeria de Franciscis Bendoni) per gravi urgenze (da uno sbalzo di pressione alla tv che non funziona), nobile decaduta la quale si ostina a vivere nella sua grande villa, assistita da una badante rumena, concedendosi lussi ormai fuori portata; altra mansione, cercare di scuotere la figlia Teresa e il suo fidanzato Michelangelo, ormai terzo componente della famiglia, dal loro torpore esistenziale. Il consueto tran tran viene scosso dall’amico Alfonso, che gli fa notare come molti uomini della loro età abbiano in corso delle storie, a volte con donne più giovani, per cui Gianni, lottando tra timidezza, pigrizia e rassegnazione, si metterà alla ricerca dell’ “eletta”…

Se la visione in soggettiva di persone e ambienti, entrambi estremamente veri e “normalmente quotidiani”, può ricordare Woody Allen, fonte d’ispirazione per stessa ammissione del regista, la capacità di analizzare vizi e virtù del proprio entourage d’appartenenza, la borghesia romana in tal caso, semplicemente visualizzandone i suoi componenti più tipici, richiama il Moretti degli esordi, facendone risaltare così la loro inazione sociale, sempre che non si tratti di mettere in atto qualsiasi azione volta a mantenere il proprio status o modus vivendi; ugualmente bastano pochi, efficaci, tratti per descrivere l’indecisione e la confusione che aleggia nelle menti dei giovani virgulti, la figlia adolescente e il suo ragazzo, evitando prese di posizione o facili prediche.

Valeria de Franciscis Bendoni e Di Gregorio

Valeria de Franciscis Bendoni e Di Gregorio

Altrettanto dicasi nell’ evidenziare il delicato tema della sessualità senile, scevro da volgarità, compiacimenti o inutili moralismi e atti di dolore, preferendo puntare su un delicato intreccio di humour, poesia e romanticismo.
Certo la naturalità dell’insieme, la spontaneità o meglio l’estemporaneità della recitazione e delle battute, si paga con qualche sfilacciamento, avvertendo a volte l’esigenza di una maggiore compattezza ed unitarietà, ma ci si passa sopra, proprio in virtù del personaggio di Gianni, simbolo di chi non si adegua a modelli comportamentali imposti, riuscendo a riconciliarsi con la vita preferendo la concreta felicità concessa dall’illusorietà del sogno a quella, apparente, indotta da un’artefatta realtà e dai suoi falsi valori.

C’è un’ape che se posa
su un bottone de rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.

(Felicità, Trilussa)

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