Archivi del mese: aprile 2011

Habemus Papam

tttMorto un papa se ne fa un altro, recita l’antico adagio popolare, ma se dopo l’elezione da parte del conclave cardinalizio e conseguente fumata bianca, il neo eletto pontefice (Michel Piccoli, intenso e sommessamente dolente) al momento di comparire sul balcone per la proclamazione ufficiale non ne volesse proprio sapere, manifestando per di più “il gran rifiuto” con un urlo straziante? Da questo, apparentemente semplice, assunto si sviluppa e prende efficacemente corpo, tra studiata leggerezza, ironia e soffusa angoscia esistenziale, Habemus Papam, regia di Nanni Moretti, autore anche della sceneggiatura, insieme a Francesco Piccolo e Federica Pontremoli, oltre che interprete nel ruolo dello psicoanalista, non credente, chiamato a scandagliare, con tutte le accortezze e i limiti imposti dall’etichetta, quale possa essere il motivo del turbamento di Sua Santità.

Non è un film sulla Chiesa o contro di essa, Moretti non si scaglia contro dogmi o certezze precostituite, bensì, attenuando la sua iconoclastia, prosegue nel discorso morale che gli è proprio sin da inizio carriera, evidenziando e accompagnando con morbidi movimenti di macchina, essenzialmente l’incertezza, il muoversi allo sbando di un’umanità smarrita, ormai satura di pseudo valori, che subisce da un lato l’arroganza irresponsabile di un potere che, consapevolmente o meno, contribuisce ad alimentare tra ignavia e supina accondiscendenza (Il caimano) e dall’altro avverte il vuoto che l’attanaglia, la mancanza di una qualsivoglia spiritualità, il peso di una confusa ricerca interiore, non riuscendo però a trovare adeguate risposte, perché se la terra a volte anela verso il cielo, non sempre avviene il contrario, mancando spesso l’incontro decisivo.

Questo è quanto viene metaforizzato nella pellicola, il papa in fuga, che cammina per le vie di Roma, “uomo tra gli uomini” a contatto con il mondo, oltre che con se stesso, con il suo vero io finalmente venuto fuori, lo psicoanalista “prigioniero” in Vaticano, costretto a confrontarsi con i vari cardinali, tra una partita a scopone ed un torneo di pallavolo, dei quali man mano mette allo scoperto ogni fragilità ed anche in dubbio qualche certezza (il botta e risposta su Darwin con il cardinale Gregori, un efficace Renato Scarpa).

Pregio dell’opera, segnale di piena maturità artistica, è di lasciare aperta la porta all’interpretazione di chiunque, credente o meno, apparendo comunque emblematico che il pontefice alla domanda su quale lavoro faccia, risponda “l’attore”: cioè, al di là della sua reale passione per il teatro, interpretare un ruolo, recitare una parte, essere presente in scena, evidenziando alla fin fine come possa essere più importante raffigurare il vicario di Cristo, riempire insomma un posto vuoto (vedi la guardia svizzera piazzata negli appartamenti pontificali, ad inscenarne la presenza), mantenendo la continuità del potere, che assumersi veramente il peso del messaggio di amore, comprensione, fratellanza di Gesù, il suo “misericordia voglio e non sacrificio” che dovrebbe essere scolpito nel cuore degli uomini, la vera pietra sulla quale edificare la sua chiesa, e non imbalsamato in dottrine immutabili, senza voler scendere in questioni teologiche.

Nel bellissimo, tragico, finale affacciatosi finalmente al balcone, il pontefice esternerà alla folla tutti i suoi dubbi nel riuscire a poter dare loro ciò di cui hanno veramente bisogno, una Chiesa che sappia parlare, comprendere e compatire, andandogli incontro facendosi portatrice di una nuova speranza: tra le tende color porpora resterà allora il vuoto, il nero buio a scendere sull’attesa di una risposta al perché della nostra esistenza.

“Racconto breve” III edizione: giurie al lavoro

Rush finale per la terza edizione di Racconto breve, concorso letterario in ricordo di Simone Esposito, destinato agli studenti di scuole medie e superiori della provincia di Reggio Calabria, la cui cerimonia di premiazione si svolgerà sabato 28 maggio a Locri, del quale ho scritto sulle pagine di questo blog nelle scorse settimane, relativamente alla presentazione del libro Fiori di seta, quando il pensiero si fa parola, Rubbettino Editore, raccolta antologica dei migliori scritti partecipanti nelle precedenti edizioni.

Dieci pre-giurie hanno lavorato alla selezione dei lavori che verranno sottoposti alle giurie tecniche per la scelta dei vincitori di ogni sezione; il comitato organizzatore, presieduto da Don Eugenio Fizzotti e composto da Angelo e Antonella Esposito, Silvana Pollichieni, Marcello Pezzano, Ugo Mollica, ha quindi resi noti i nomi dei giurati che si dovranno decretare il vincitore tra quanti hanno inviato un racconto di massimo cinque cartelle sui temi della solidarietà, amicizia e rispetto per l’altro: Ugo Mollica, Carmine Barbaro, Vilma Tamburrini, Maria Marrara e Manuela Campagna; la giuria, invece, che valuterà i racconti aventi come tematica l’importanza del rispetto delle regole, nell’ambito della sezione di EnergieCalabria, risulta composta da Valeria Buccisano, Alessandra Fragomeni, Giuseppe Pellegrino, Francesco Riggitano, Giovanni Scarfò; gli audiovisivi partecipanti all’interno di tale sezione saranno infine esaminati da una giuria composta da Antonio Ciano, Cristina Briguglio, Debora Cartisano, Bernardo Migliaccio Spina e Vittorio Zannino.

Un premio speciale tra tutti i finalisti sarà assegnato da un’apposita giuria di giornalisti composta da Emanuela Alvaro, Aristide Bava, Domenica Bumbaca, Rosario Condarcuri, Maria Teresa Criniti, Emanuela Ientile, Raffaella Rinaldis, Enzo Romeo e Antonio Tassone, mentre torna per il secondo anno il Premio testimonianza, destinato a uno studente non maggiorenne, distintosi per particolari gesti di bontà e solidarietà.

Info : http://www.simoesposito.com

Manhattan (1979)

cfvgAtto d’amore per la città natale, New York, e contemporaneamente riflessione dolce-amara sulle trasformazioni in atto nella società da un punto di vista morale, in particolare nell’ambito dei rapporti umani e sentimentali, Manhattan rappresenta nella filmografia di Woody Allen un felice compendio tra i precedenti Interiors, ’78, bergmaniano e dolente, ed Io e Annie,’77, l’opera di svolta, improntata ad una comicità più composta e riflessiva rispetto alle farse degli esordi, esili e sgangherate, ma spassose nel loro mix di slapstick e battute fulminanti, eredità dei trascorsi televisivi e cabarettistici d’inizio carriera.

Isaac Davis (Allen), 42enne scrittore televisivo nevrotico ed insicuro, è a cena in un ristorante con la sua ragazza, la 17enne Tracy (Mariel Hemingway), relazione che vive con una certa titubanza, causa la differenza di età e due fallimentari matrimoni alle spalle, l’ultimo con Jill (Meryl Streep), che l’ha lasciato per una donna. Insieme a loro l’amico professore Yale (Michael Murphy) e la moglie di questi, Emily (Anne Byrne), solito chiacchiericcio tra intellettuali, considerazioni bislacche e qualche battuta; Yale confida ad Isaac di essersi innamorato di Mary (Diane Keaton), giornalista, che il nostro avrà occasione di conoscere durante l’inaugurazione di una mostra, risultandogli spocchiosa e saccente. Abbandonato il programma tv per dedicarsi alla scrittura di un libro, Isaac rincontra Mary ad una festa: iniziano a frequentarsi, lei è convinta che Yale non divorzierà mai, lui ormai è deciso a lasciare Tracy, prossima alla partenza per Londra, dove frequenterà l’Accademia d’arte drammatica. Dopo qualche mese, Mary riprende la storia con Yale ed Isaac, ormai solo, riflettendo sulle cose più belle della vita, annovera tra queste il viso di Tracy e corre a perdifiato a casa sua…

Pregio essenziale di Manhattan è riuscire ad unire, mantenendo intatto il suo fascino nel tempo, un’esemplare gradevolezza estetica e formale a un motteggio morale dai risvolti psicoanalitici e con riflessi esistenziali, caratterizzato da una disarmante leggerezza: riguardo la prima, “la Grande Mela” appare splendidamente fotografata in bianco e nero da Gordon Willis, connotata ulteriormente dalle musiche di George Gershwin e dall’essenzialità rigorosa delle riprese, ben resa poi nelle sue proporzioni visuali ed emozionali dal formato widescreen, il secondo invece fa affidamento su un valido lavoro di scrittura (lo stesso Allen, insieme a Marshall Brickman) incentrato sui vezzi, idiosincrasie, manierismi tipici di esponenti del mondo intellettuale newyorkese, a partire, ovviamente, dallo stesso protagonista.

L’ironia si rivela fondamentale per ovviare a quel senso di inadeguatezza e di solitudine che ti prende quando vedi il mondo, il tuo mondo, cambiare repentinamente, costringendoti o ad assecondare i suoi mutamenti, accompagnandoli coi tuoi, o a restare sospeso in un’incertezza di fondo, leitmotiv dominante sin dall’inizio con le note di Rhapsody in blue sull’avanzare frammentario delle immagini di Manhattan vista in vari periodi dell’anno e in diversi momenti della giornata e sulla voce over di Isaac che corregge continuamente l’incipit del suo libro.
Nella dicotomia tra l’immutabilità esteriore di una città “idolatrata smisuratamente”, “metafora della decadenza della cultura contemporanea”, e l’estrema mutabilità dei componenti di una “società desensibilizzata da droga, rumore, televisione, crimine e immondizia”, tra vuoto spirituale e alienazione, l’unica certezza e salvezza possibile sono rappresentate dalla continuità della vita e dalla consapevolezza del proprio apporto, da intendersi nella sua generalità oltre che nella specificità culturale e artistica dell’ autore.

68ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia: Darren Aronofsky presidente della giuria

fewqIl regista, sceneggiatore e produttore Darren Aronofsky (foto) presiederà la giuria della 68ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, in programma dal 31 agosto al 10 settembre; il Cda della Biennale di Venezia, presieduto da Paolo Baratta, ha dunque accolto la proposta del Direttore della Mostra, Marco Mueller.

Formatosi nell’ambito del cinema indipendente Aronofsky ha debuttato nel ‘98 con Il teorema del delirio, conquistando il premio come miglior regista al Sundance Film Festival e l’Independent Spirit Award per la migliore sceneggiatura, facendo sì che l’audacia formale, espressa con toni forti, sanguigni, estremamente e duramente “corporali”, divenisse uno dei tratti distintivi della sua cinematografia, insieme ad una certa attenzione per i vari linguaggi e la loro evoluzione (Requiem for a dream, 2000, suo secondo film; The Fountain – L’albero della vita, presentato nel 2006 in concorso a Venezia) capace di miscelarli con una certa disinvoltura, la quale può apparire a volte sfrontata, anche disturbante, sgradevole, ma estremamente personale, capace di suscitare forti emozioni e comunque di non lasciare indifferenti, producendo qualche turbamento, rientrante in fondo nelle primigenie emozioni del meccanismo cinematografico; ricordiamo che Aronofsky ha aperto la scorsa edizione della kermesse lagunare con Black Swan, Il cigno nero, ottenendo poi, tra l’altro, 5 nomination nelle principali categorie degli Oscar 2010, vedendosi poi assegnare quello per la miglior attrice protagonista a Natalie Portman, in effetti autrice di una intensa interpretazione, mentre, sempre a Venezia, 65ma edizione nel 2008, con il precedente The Wrestler , ha vinto il Leone d’oro, protagonista un memorabile Mickey Rourke.

Anna, Teresa e le resistenti

“Incontro con l’autore” giovedì 28 aprile, alle ore 17:00, presso la Biblioteca Filippo De Nobili di Catanzaro, che ha patrocinato l’evento, insieme al Comune del capoluogo calabrese, Assessorato Cultura e Spettacolo, con la proiezione del docufilm Anna, Teresa e le resistenti di Matteo Scarfò, Menzione di Merito al 64mo Festival Internazionale del Cinema di Salerno, svoltosi nel mese di novembre 2010, e realizzato con il contributo del Consiglio Regionale della Calabria, la produzione esecutiva della ScarFord Produzioni e la collaborazione dei comuni di Cittanova (RC) e Genazzano (RM). Connubio tra cinema, teatro e documentario, sulla base di eventi e testimonianze reali, Anna, Teresa e le resistenti parte da un viaggio nella memoria di un soldato italo-americano e della sua famiglia per raccontare la storia di Teresa Talotta Gullace, nata a Cittanova l’8 settembre 1907 e morta a Roma il 3 marzo del ’44, uccisa da un soldato tedesco mentre tentava di consegnare un pezzo di pane al marito Girolamo, tra coloro che erano stati “rastrellati” e condotti nella caserma di Viale Giulio Cesare, una morte tragicamente assurda, che si eleva a simbolo della Resistenza, provocando sgomento e rabbia nella gente comune, ormai stanca dei soprusi e delle efferatezze in atto nella loro città; la figura di Teresa verrà ripresa in Roma città aperta, Roberto Rossellini, ’45, ispirando il personaggio di Pina, intensamente interpretato da Anna Magnani, unendo idealmente due donne che non ebbero occasione d’incontrarsi.

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Matteo Scarfò (Locri, RC, 1986), studente di Lingue e Letterature occidentali all’Università La Sapienza di Roma, ha frequentato nella capitale i corsi di regia e produzione della Scuola di Cinema. E’ stato assistente alla regia della docufiction Il caso Misiano, una produzione Cineteca della Calabria, e della sit-com Colpi di sole (Rai 3, 2006), assistente alla produzione del film Boogie Woogie di Andrea Frezza, aiuto regista e curatore dell’organizzazione generale per il corto Recherche – L’uomo che cerca, regia di Giampaolo Abbiezzi. Ha al suo attivo anche varie esperienze di sceneggiatura, avendo co-sceneggiato il mediometraggio Il cadavere di vetro, di Massimiliano Palaia, interpretato da Luigi Diberti e Daniele Favilli, collaborato allo script di due videoclip per i gruppi musicali Inhead e Artinsieme e scritto e diretto il corto Fantascienza in pillole (2006), selezionato al Cyborg Film Festival e vincitore del primo premio all’ Epizephiry Film Festival. Collabora a diverse riviste, anche on-line, di settore; nel 2008 ha pubblicato il libro di racconti Uomo mangia uomo, La Mongolfiera Editrice, da uno dei quali ha tratto un anno dopo il mediometraggio Omega; ha poi partecipato al montaggio del docufilm Memorie incantate, regia di Antonio Ciano, e del documentario Eurom-viaggio in un mondo a metà del quale è stato anche regista, per il programma Youth In Action dell’Unione Europea. Dopo Anna, Teresa e le resistenti, è ora in fase di postproduzione il docufilm La Canzone d’Aspromonte, libero adattamento dell’omonimo poema del 1400, del quale è coregista.
Ulteriori informazioni: http://www.guerrillasherp.it

Marie-France Pisier, indimenticabile Colette

Marie-France Pisier

Marie-France Pisier

E’ morta l’attrice francese Marie-France Pisier, la notte del 24 aprile il suo corpo è stato ritrovato dal marito nella piscina della loro residenza, a Saint-Cyr-sur-Mer, località nel sud della Francia; nata nel ’44 a Da Lat, Vietnam, la Pisier aveva debuttato al cinema giovanissima, a soli 16 anni, già comunque componente di una compagnia teatrale, scelta da Francois Truffaut per interpretare Colette, amante di Antoine Doinel (Jean-Pierre Leaud), nell’ episodio Antoine e Colette al’interno del film L’amore a vent’anni. Continuò a collaborare con il maestro della Nouvelle Vague (una piccola parte in Baci rubati, ’68, L’amore fugge,’79, del quale scrisse la sceneggiatura, Domicile Conjugal, ’70), alternando l’attività di attrice a quella di regista e sceneggiatrice, anche per il teatro e la televisione, lavorando con registi quali Jacques Rivette, André Delvaux e Luis Buñuel (Il fantasma della libertà, ’74).Ha vinto due César, nel ’76, miglior attrice non protagonista per Cugino, Cugina, Jean Charles Tacchella, e un anno dopo per Barocco, André Techiné.

Future Film Festival, vince “No Longer Human”

fgNo Longer Human di Morio Osaka ha vinto il Platinum Grand Prize della tredicesima edizione del Future Film Festival , svoltosi a Bologna dal 20 al 23 aprile, kermesse internazionale diretta da Giulietta Fara e Oscar Cosulich, dedicata al cinema, all’animazione e alle nuove tecnologie; ospite d’onore, il regista francese Luc Besson; a decretare il premio la giuria composta da Alberto Corradi, fumettista e esperto di cinema fantastico, Stefano Masi, giornalista e saggista, e Paola Pallottino, storica dell’illustrazione e saggista, assegnando inoltre una menzione speciale a Paul, di Greg Mottola.

Nell’ambito della sezione Future Film Short, dedicata ai cortometraggi, la giuria composta da Marco Consoli, giornalista, Guido De Maria, autore televisivo e animatore, Stefano Disegni, vignettista, ha assegnato il premio della Provincia di Bologna per il miglior corto a Bottle di Kirsten Lepore, attribuendo poi una menzione speciale a Rubika di Claire Baudean, Ludovid Habas, Mickael Krebs, Julien Legay, Chao Ma, Florent Rousseau, Caroline Roux, Margaux Vaxelaire. Il corto del Groupama Future Film Short più votato dal pubblico è risultato Le Royaume / The King and the Beaver di Nuno Alves Rodrigues, Oussama Bouacheria, Julien Cheng, Sébastien Hary, Aymeric Kevin, Ulysse Malassagne e Franck Monier; secondo posto, a pari merito, per Mobile di Verena Fels e il sopra citato Rubika.

E’ stato infine assegnato, in collaborazione con l’Università di Bologna, il Premio Franco La Polla, istituito quest’anno, volto a premiare la migliore tesi di laurea di argomento cinematografico, vertente specificamente sulle tematiche della fantascienza, del fantasy, dell’animazione e degli effetti visivi (anno 2010-2011), andato alla tesi I mondi invisibili della Pixar, autore Alessandro Giordano, corso di Scienze e Tecnologie della Comunicazione dello IULM di Milano.