Elisewin- Un amore in viaggio

1“Perché nella vita non riusciamo mai a identificare il momento preciso in cui un amore comincia, ma ci accorgiamo così bene del momento in cui finisce?” Questa frase di Steve Martin nel film Pazzi a Beverly Hills (L. A. Story, ‘91, di Mick Jackson) mi è utile per introdurre il recente libro di Giovanni Maiolo (1980), sociologo, giornalista e scrittore, Elisewin – Un amore in viaggio, Laruffa Editore, che possiamo considerare la sua seconda opera, vista la precedente esperienza come co-autore di Trasite, Favorite (2010, Carta e Intra Moenia), scritto insieme a Chiara Sasso, vertente sull’accoglienza dei migranti in Calabria.

L’autore conosce una ragazza, il cui nome dà il titolo alla pubblicazione, in un momento particolare della sua vita, nel quale si scopre capace di donare amore puro, proprio lui che, come ci racconta, in passato ha rifiutato l’amore vero, non ricambiandolo come meritava, anzi elargendo al riguardo inganni e tradimenti:Elisewin, voce vellutata, camminata lieve, morbidamente divisa tra scontrosità ed improvvisa capacità di lasciarsi andare, così come è arrivata, inaspettata, allo stesso modo andrà via, lontano, Caracas, Venezuela, sia per non sprecare un’opportunità che le si è presentata, sia per assecondare la sua voglia di libertà.

Ecco la validità della citazione di cui sopra, la quale nella prima parte avalla l’idea di come la fase iniziale, quella dell’innamoramento, sia non solo qualcosa di improvviso, che capita magari quando meno te lo aspetti, ma di totalmente irrazionale, che ti fa perdere ogni contatto con il reale, alla ricerca di quell’anelato coinvolgimento che ti porti all’ideale alternanza di gioire e patire insieme, al di là del puro e semplice congiungimento fisico, mentre nella seconda esprime la sicurezza di un’estrema razionalità nell’individuare l’ eventuale momento finale.

In realtà, a pensarci bene, specie considerando la varietà dei caratteri umani, non sempre è così, per cui lo stesso sconvolgimento provato dapprima, ora può delinearsi con nuove caratteristiche, lasciandoti un forte senso di vuoto, di annichilimento, non riuscendo a trovare valide risposte né dentro né fuori di te, costituendo, poi, allo stesso tempo, una valida occasione per trarre dalla viva esperienza la forza per andare avanti e continuare a lottare, per sé stessi e per gli altri, come capita, appunto, a Giovanni, che, una volta partita Elisewin, si troverà ad essere estremamente confuso, nella sensazione di una vita che si muove ormai tra compartimenti stagni, e, sintetizzando un suo pensiero, con la voglia di essere come la spiaggia sulla quale si infrangono le onde del mare: cambia forma, si modella, ma resiste, risultando vincitrice.

Scatta comunque la forza di reagire o quantomeno di non stare fermo, tra footing a perdifiato, coinvolgimento in sport estremi, trekking in Aspromonte o sulle Madonie, qualche tentativo, forzato, di sconfiggere la malinconia, con l’unico esito di incrementarla ulteriormente; infine, come spesso capita, la sensazione improvvisa di comprendere finalmente tante cose, la ritrovata forza di riappropriarsi della propria vita, “di non affidare più i desideri alle stelle, ma di prenderli in mano e di realizzarli”, ritornare all’attivismo politico, progettare un viaggio in America Latina, nella contrastante consapevolezza, pensando ad Elisewin, di essere stati veramente la stessa cosa, ma di risultare ormai così differenti da quel momento in cui le loro strade si sono incrociate, da non riuscire più a riconoscersi nell’eventualità di un incontro, pur formulando l’idea di una speranza dubitativa (“…o forse no”).

Scritto in una forma piacevolmente scorrevole e dallo stile abbastanza elegante, ovviando all’estrema scomposizione dei periodi visualizzanti i pensieri in libertà dell’autore, che irrompono violentemente nelle pagine cercando di trovare ordine e razionalità, intervallati dai testi delle canzoni di Gianluca Bernardo, Elisewin riesce a farci comprendere il disagio esistenziale di Giovanni, descrivendo i moti, le pulsioni, dell’anima e del cuore, in modo schietto, senza sdolcinature, “costringendoci” a viaggiare al suo fianco in un percorso formativo, che, per quanto possa sembrare tardivo, certamente è fondamentale per una rinascita interiore, per acquisire piena consapevolezza di sé: alla fine il viaggio più importante è quello che facciamo dentro di noi, alla scoperta del nostro io più profondo, giorno per giorno, consci che “il primo passo è sempre l’inizio di un cammino”.

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