Il caimano (2006)

45678wewRoma. Bruno Bonomo (Silvio Orlando), produttore di film di genere, da circa dieci anni non ha più un’idea valida, dal flop di Cataratte, ora proiettato in una rassegna a lui dedicata; proprio in quest’occasione riceve da una ragazza, Teresa (Jasmine Trinca) una sceneggiatura, Il caimano, probabile spinta ad uscire dalla stasi creativa, anche perché in Rai sembrano non volerne sapere del suo soggetto su Cristoforo Colombo.

In famiglia, poi, non tutto procede per il meglio, è in atto la separazione dalla moglie Paola (Margherita Buy) e Bruno non riesce a farsi una ragione del doversi allontanare da lei e dai loro due bambini. Legge distrattamente il copione, visualizzando, anche nei sogni, la figura di un uomo d’affari (Elio Capitani) che, grazie ad una valigia piena di soldi, piovuta letteralmente dal cielo, dà vita ad un grande impero, costruttore, imprenditore televisivo, editore, sino a presentarsi alle elezioni politiche, “scendendo in campo per il bene del paese”. Compreso, dopo le spiegazioni di Teresa, che trattasi di Berlusconi, Bruno dapprima è sgomento, poi si entusiasma all’idea e nonostante il rifiuto della Rai a coprodurlo, ingaggia un regista polacco e il famoso attore “impegnato” Marco Pulci (Michele Placido) come protagonista, dopo il rifiuto di Nanni Moretti. Difficoltà finanziarie, crisi familiare, il ritiro di Pulci e poi del regista metteranno in forse l’opera, ma Bruno ha uno scatto d’orgoglio: si girerà una sola scena, quella finale, la fase conclusiva del processo al Caimano…

L’ultimo film di Moretti regista, anche sceneggiatore con Francesco Piccolo e Federica Pontremoli, si concretizza a tutt’oggi come la sua opera più completa e matura, soffusa di toni autobiografici ed intimistici senza cadere nell’egocentrismo, trovando il modo di parlare di sé, del proprio mondo, nell’ambito di un discorso universale, volto a comprendere la crisi della società italiana vista attraverso gli occhi di un produttore cinematografico in tre ambiti essenziali: la propria attività, quindi crisi del cinema, sia come mezzo di espressione popolare che di impegno civile, crisi della famiglia, dei suoi valori tradizionali, e crisi socio-politica del paese.Oggetto di forti polemiche alla sua uscita, più o meno alla vigilia delle elezioni politiche, ancora oggi mai trasmesso dalla tv in chiaro (la Rai lo ha in magazzino, ma il solo mandarne in onda un breve filmato pare crei problemi), Il caimano più che un J’ accuse contro il premier è un’amara constatazione, come dice lo stesso Nanni in una scena, di cose delle quali tutti noi siamo a conoscenza, dalla famosa domanda di dove abbia preso i soldi, destinata a restare senza risposta, in poi, mettendo in risalto due elementi essenziali: la scalata al potere, economico e politico, come “risposta ad una lunga attesa” e il vasto consenso popolare, non ancora plebiscitario, come legittimazione a sentirsi “un po’ più eguale degli altri”.

Da un punto di vista tecnico, i vari piani narrativi (le proiezioni di parti di film di Bonomo, le visualizzazioni oniriche della sceneggiatura, i filmati con Berlusconi), si alternano spesso bruscamente, ma hanno l’efficacia di mettere in risalto, in un generale senso di amarezza e insoddisfazione, il non riuscire a trovare qualcosa di concreto per guardare con serenità al futuro proponendo validi rimedi, metaforizzato dalla continua ricerca del pezzo mancante necessario al bambino per costruire la sua astronave, che finirà per distruggere, concordando al riguardo con quanto scrisse Tullio Kezich (Corriere della Sera, 24/03/2006). Drammaticamente distaccata e contemporaneamente aggressiva l’interpretazione data da Moretti del Caimano, una protervia mai doma, sottolineata dallo sguardo rivolto al Pm dopo la lettura della sentenza di condanna. Finale, film nel film, agghiacciante, oggi più di ieri, complice l’incisivo motivo di Franco Piersanti: la gente a manifestare fuori dal tribunale contro i magistrati “rei” della condanna e il buio a scendere sul volto del protagonista che si allontana in auto. Se semplice espressione del pessimismo dell’autore o sua lungimiranza lo sapremo, forse, da qui a qualche mese. Auguri, Italia.

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Amici lettori, l’articolo relativo all’analisi de Il caimano appare su questo blog nella sua “versione integrale”, diversa in molti punti da quella pubblicata recentemente dal settimanale la Riviera (sede in Siderno, RC), testata con la quale attualmente collaboro, per due motivi essenziali.Il primo è dovuto alla mia volontà, in quanto, considerando i temi trattati dal film e le mie considerazioni espresse nell’articolo, avevo provveduto preventivamente ad autocensurarmi, limando un po’ dappertutto e dando vita infine ad un secondo articolo, in sostanza vagamente edulcorato ma esprimente sempre il mio pensiero. Il secondo motivo, invece, è dovuto a scelte redazionali arbitrarie, lontane da ogni deontologia, non concordate con lo scrivente, che si sono concretizzate nel taglio e scomposizione di un periodo, quello relativo all’uscita del film alla vigilia delle elezioni, rendendolo di fatto tutt’altra cosa rispetto a quanto avevo intenzione d’esprimere. Scusandomi per lo sfogo, volto essenzialmente a rendere edotti quanti, eventualmente, mi seguono anche nell’ambito del citato giornale, colgo l’occasione per salutarvi e ringraziarvi.

Antonio Falcone

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