Intervista a Giovanni Scaramuzzino

In data 29 aprile 2017 Tele Mia per comporre un articolo ha ripreso in parte, senza citarla, una mia intervista al collega Scaramuzzino di qualche anno addietrohttp://www.telemia.it/2017/04/locride-rc-giovanni-scaramuzzino-roccella-jonica-voce-storica-dello-sport-della-rai/

Interpellati i responsabili della pagina Facebook dell’emittente televisiva hanno risposto “picche”, ripubblicando il post senza alcuna correzione riguardo il “prelevamento”, oltre ad aver cancellato il mio commento con riferimento all’ intervista…

Un’ode conclamata alla deontologia professionale.

Ai posteri.

Antonio Falcone   

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Giovanni Scaramuzzino

Il nome del giornalista Giovanni Scaramuzzino  (nato a Reggio Calabria il 29 novembre 1967, ma roccellese di adozione) è legato soprattutto al mondo dello sport e del ciclismo: ci ha infatti emozionato al seguito del Giro d’Italia dal 1996, del Tour de France e delle grandi classiche dal 1998, radio-trasmettendo in diretta le fasi finali delle corse dalla sella di una moto, un’esperienza certo molto particolare, ben visualizzata nel suo libro Fino all’ultimo chilometro. Il Giro d’Italia da una motocicletta (Geo Edizioni, 2005).

Ha da poco pubblicato anche un interessante romanzo dal titolo: Come quando ascoltiamo le partite alla radio. Storie di sport minuto per minuto, edito dalla SEI di Torino, un affascinante intreccio di storie e personaggi legati all’ascolto, non solo in sottofondo, della cronaca di una partita trasmessa alla radio, attingendo così anche all’altra sua grande passione dopo il ciclismo, il calcio: telecronista delle partite del campionato di calcio di Serie A per La Grande Giostra dei Gol di Rai-International, è poi passato in pianta stabile a Radio Rai, è una delle voci della ormai storica trasmissione Tutto il calcio minuto per minuto, ha seguito da inviato i Giochi della XXVIII Olimpiade ad Atene e quelli della XXIX Olimpiade di Pechino e recentemente dal Sud Africa ci ha raccontato con la professionalità e passionale verve dai vari stadi le partite del Mondiale 2010. Contattato telefonicamente per un’intervista, Giovanni mi ha amabilmente narrato le sue ultime attività di scrittore e giornalista.

Dopo Fino all’ultimo chilometro. Il Giro d’Italia da una motocicletta (Geo Edizioni), basato sulle tue esperienze nel seguire in diretta l’importante competizione agonistica, ora la tua ultima fatica, Come quando ascoltiamo le partite alla radio. Storie di sport minuto per minuto(Sei), un libro forse meno diretto del primo, ma ugualmente emozionante, un vero e proprio romanzo, che si ammanta di toni surreali, tra ricordi lontani, ritorno al presente e capacità di descrivere i vari protagonisti “dal vero”, come persone “normali”…

VF2RF“In effetti è così. Il romanzo nasce dalla necessità di voler raccontare una visione dello sport, dei suoi protagonisti e della nostra Calabria così come ce li ricordiamo e così come desideriamo, ma forse è un’utopia, che possano ancora essere. In un’epoca dove nello sport contano i diritti, soprattutto quelli televisivi, mi piaceva scrivere una storia dove fossero in evidenza i cosiddetti doveri anche, perché no, quelli degli sportivi nei confronti del pubblico. Se dobbiamo dare un inizio alla storia che è appena diventata un libro, direi che tutto è cominciato nel febbraio del 1979, quando ho assistito dal vivo a Catanzaro-Inter, prima partita di Serie A della mia vita. Ebbene quei giocatori si potevano vedere, applaudire, toccare. Ci potevi parlare senza troppe barriere. Il loro numero telefonico, a cominciare da quello del capitano dei giallorossi Gianni Improta, era sull’elenco cittadino. Cose inconcepibili al giorno d’oggi”.

Tra digitale terrestre, nuove e varie offerte televisive, internet, insomma in questo nuovo villaggio globale, la radio ha ancora un senso, riesce a mantenere intatto il suo fascino un po’ d’antan, magari rivolto ad un pubblico di fedelissimi ?

“Me ne sono accorto ai mondiali sudafricani, soprattutto confrontando il nostro lavoro e la nostra impostazione italiana di radiocronisti con quella dei colleghi brasiliani, spagnoli, olandesi, messicani, ivoriani etc. La radio non avrebbe ragione d’essere se non trasmettesse in primo luogo emozioni nei confronti di chi ascolta . A qualunque latitudine e con qualsiasi lingua. Non importa lo strumento, ma conta l’effetto. Violino, chitarra, pianoforte o sassofono: a che servono se non si usano per produrre dei suoni che emozionano chi ascolta? La radio è questa. Gli altri mezzi d’informazione ormai sviscerano la partita di calcio, la gara di basket, la corsa di ciclismo, in moto o di Formula Uno in ogni benché minimo aspetto. Magari te la fanno anche vedere, ma non te la fanno respirare, annusare, non te la fanno vivere, come invece fa la radio. Per questo nel romanzo, tutte le storie, tutti gli intrecci, da quelli più delicati a quelli vigorosamente più intensi sono legati all’ascolto di una radiocronaca sportiva che non fa soltanto da sottofondo alle vicende dei protagonisti”.

Nell’ambito della tua esperienza di questi ultimi anni come giornalista sportivo, cosa è veramente cambiato nel mondo dello sport, in particolare rispetto a quanto seguivamo da ragazzi? La mia impressione è che ormai in tutti i suoi ambiti, dal calcio all’ automobilismo, si dia più importanza al fattore denaro rispetto a quello umano, riducendo la passione e l’entusiasmo di un tempo, quasi si volesse “capitalizzare” il successo…

“Tutto e subito. Sembra questa la parola d’ordine del nuovo millennio. Lo sport non fa eccezione perché legato a doppio filo all’immediato: nel calcio è finita da tempo l’epoca dei grandi presidenti di provincia come Rozzi, Ceravolo, Anconetani capaci di concludere accordi con allenatori e giocatori sulla base di una semplice stretta di mano. Adesso anche i contratti più blindati valgono per modo di dire, basti vedere la relativa facilità con cui il tecnico dell’Inter José Mourinho si è liberato dai vincoli con la squadra nerazzurra per firmare con il Real Madrid subito dopo la conquista della Champions League”.

Come vedi da giornalista il mondo dell’informazione in Italia? Al di là della tristemente nota “legge bavaglio”, ha ancora un senso nel nostro paese parlare di libertà d’informazione, quando ormai è sotto gli occhi di tutti una neanche tanto velata imposizione di consenso mediatico? Con l’eccezione dei soliti “indiani confinati nella riserva” assistendo ad un telegiornale, reti pubbliche e private, sembra sia stata messa in onda una trasmissione a reti unificate…

“La libertà di informazione deve nascere anzitutto dalla libertà di coscienza. Faccio un esempio che nasce dalla mia attività di giornalista sportivo. Per poter essere libero di elogiare o criticare una squadra, un arbitraggio, un allenatore o un giocatore, ritengo sia indispensabile, prima di ogni altra cosa, evitare con cura alcune cose, come ad esempio chiedere biglietti omaggio di ingresso allo stadio per parenti o amici. In questo modo nessuno può venirti a rinfacciare nulla e nella cronaca, nel commento e nei giudizi rispondi solo a te stesso. Tutte le cose più grandi scaturiscono dalle piccole”.

E nella nostra regione, la Calabria dove sei nato e cresciuto, cosa te ne pare del settore dell’informazione? Quali i problemi da superare e gli errori da evitare e, soprattutto, che consigli daresti a quanti desiderino avvicinarsi all’attività giornalistica o dar vita ad una nuova realtà, nell’ambito della carta stampata o della radio e della televisione?

“Di avere passione, di crederci, di non arrendersi alle prime difficoltà. Uno dei protagonisti del romanzo è un radiocronista di un’emittente locale. Sarà lui a dare una bella lezione di giornalismo e di altruismo ai cosiddetti grandi dell’informazione proprio perché attento nei confronti di quei particolari che sembrano all’apparenza insignificanti. In questo mestiere credo che senza umiltà e curiosità non si vada da nessuna parte. Chi si sente arrivato dopo i primi anni di attività e chi giudica i colleghi in base alla testata dove lavorano dovrebbe ricordare che i protagonisti sono sempre gli altri, non chi racconta la loro storia, ma chi la vive, sia esso un fatto di cronaca, di politica, di economia, di sport o di spettacolo. In conclusione, un bravo giornalista è tale sia che lavori in un foglio condominiale o rionale sia che giunga ad essere la prima firma di un prestigioso quotidiano che tira un milione di copie. Senza entusiasmo non si va da nessuna parte. In questo senso, un derby tra Marina di Gioiosa e Roccella, tra Locri e Siderno, tra Bovalinese e Ardore vale quanto Brasile-Olanda ai Mondiali di calcio ovvero anche la più piccola emittente locale ha la sua grande dignità adattandosi a quelle che sono le esigenze del proprio pubblico senza però divenirne schiava, anzi contribuendo a una crescita collettiva che dà senso professionale al nostro lavoro. E infine mai cadere nel tranello della presunzione. Un giornalista non deve dimostrare di sapere tutto, ma deve essere per prima cosa capace di sapere dove cercare e dove trovare le cose che non sa”.

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8 risposte a “Intervista a Giovanni Scaramuzzino

  1. Pingback: Ode conclamata alla deontologia professionale | Sunset Boulevard

  2. Sinceramente sono senza parole: davvero pensavano che non se ne sarebbe accorto nessuno? Perché poi? È vero che tra i giornalisti spesso c’è ostilità se non inimicizia, ma il plagio è una scorrettezza che si vede poco, anche in ambito locale. Insomma, amici di Telemia, che vi siete comportati da buffoni l’avete capito o no?

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    • Antonio Falcone

      Si nota anche l’innesto malriuscito nella seconda parte, dove si parla all’improvviso di un romanzo… quello oggetto della mia intervista…

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  3. Tutto il mio supporto mediatico, comunque.

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    • Antonio Falcone

      Grazie! Inizialmente volevo lasciar perdere, non sono certo i primi, nei miei come negli altrui confronti, ma poi vista l’indifferenza generale e la mancata considerazione del lavoro altrui ho deciso di pubblicare quanto era rimasto a sonnecchiare nelle bozze.

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      • Hai secondo me fatto bene a evidenziare pubblicamente l’accaduto. Oltre a una violazione del Codice Deontologico del Giornalista, che sarebbe sanzionabile dietro richiesta della parte lesa, c’è che non è davvero più concepibile che il lavoro altrui venga riutilizzato senza permesso. Che poi, sono certa, sarebbe stato concesso se fosse stato richiesto.
        Insomma, una balordaggine doppia.

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      • Antonio Falcone

        Grazie Lidia, dici bene, se mi avessero chiesto il consenso al “prelievo” l’avrei concesso senza problemi una volta che ci fossimo accordati sulla dovuta indicazione. Per indole tengo a tenermi distante da polemiche et similia, ma dopo anni di “sbattimento” (pardon) e altri episodi simili l’ebollizione ha fatto saltare il coperchio…

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