Lo squalo (Jaws, 1975)

Steven Spielberg

Steven Spielberg

Steven Spielberg (Cincinnati, 1946), appartiene alla generazione dei Movie Brats, quei registi che all’inizio degli anni ’70 contribuirono alla nascita di quel movimento noto come New Hollywood, quali Lucas, Coppola, Scorsese o De Palma. Capace di passare con disinvoltura e coerenza autoriale da film di puro intrattenimento ad opere più complesse, cominciò a farsi notare dopo che un suo cortometraggio, Amblin, vince vari premi ai festival di Venice e di Atlanta.
La Universal gli offrì un contratto nella sezione televisiva, riscontrando particolare successo nel ‘71 con Duel, poi ampliato per le sale.
La storia di un automobilista braccato da un camion di cui non vediamo mai il guidatore, contiene già elementi propri della sua filmografia: senso dello spettacolo, capacità di tenere viva la tensione, il male che irrompe nella vita dell’uomo comune. Dopo Sugarland Express, ’74, è la volta de Lo squalo, grande successo planetario.

fAmity, località balneare situata su di un isola californiana. Durante una festa sulla spiaggia una ragazza si allontana dal gruppo e si tuffa in mare. Nuota tranquilla e sicura, ma vi è un’altra presenza in acqua, “qualcosa” che la strattona violentemente dal basso e tra le sue urla strazianti ne squassa il corpo, trascinandola nel buio dell’oceano.
Un amico, preoccupato per la sua scomparsa, allerta la polizia: lo sceriffo Brody (Roy Scheider) e il suo aiutante ne troveranno i resti sulla riva. Il medico legale parla di probabile attacco di squalo, Brody vuole chiudere le spiagge. Ma il sindaco e l’intera comunità temono per la stagione turistica, il medico cambia versione e solo dopo altri morti partirà la caccia al “mostro”, con l’imbarcazione dell’esperto pescatore Quint (Robert Shaw) e lo stesso sceriffo e Hooper (Richard Dreyfuss), esperto dell’Istituto Oceanografico, a far da equipaggio. La caccia sarà lunga e spietata, con due sopravvissuti, di cui un unico vincitore.

Roy Scheider

Roy Scheider

Tratto dall’omonimo romanzo di Peter Benchley (Jaws in originale, 1974) autore della sceneggiatura insieme a Carl Gottlieb, il film evidenzia la notevole abilità del regista, in particolare nel gestire la suspense:per buona parte del film possiamo solo intuire la presenza dello squalo, con riprese in soggettiva (in debito con Il mostro della laguna nera, Creature from the Black Lagoon, ’54, Jack Arnold) del suo approssimarsi ai bagnanti, sottolineate dall’inconfondibile musica in crescendo di John Williams (premio Oscar miglior colonna sonora e miglior sonoro, insieme a quello per il miglior montaggio), che apparirà nel suo sinistro fascino all’improvviso, durante la caccia in mare aperto, facendo esclamare a Brody: “Ci serve una barca più grossa”.

Robert Shaw, Scheider e Richard Dreyfuss

Robert Shaw, Scheider e Richard Dreyfuss

Da qui in poi la tensione cala leggermente e lo squalo, in particolare se osservato con gli occhi smaliziati di oggi, evidenzia la sua natura di simulacro meccanico (denominato affettuosamente Bruce dalla troupe), e il film, non perdendo comunque un colpo riguardo la resa spettacolare, tende ora a delinearsi come un classico racconto d’avventura, rimarcando ulteriormente bravura e sintonia dei tre protagonisti principali (Shaw ci offre un monologo da brivido), ognuno con una ben delineata psicologia. Una pellicola che, citando Moby Dick in chiave pop, come anche Il vecchio e il mare, erge lo squalo a simbolo e proiezione delle nostre più ancestrali paure e dei nostri limiti, Leviatano che emerge dal buio degli abissi sconvolgendo la tranquillità del vivere quotidiano; da segnalare tre inutili seguiti ed un ripoff italiano (L’ultimo squalo, ‘84 di E. G .Castellari).

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