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Un ricordo di Andrea Crisanti

Lunedì 7 maggio ci ha lasciati lo scenografo e costumista Andrea Crisanti (foto), che ha collaborato nel corso della sua carriera con i più grandi registi italiani, vincendo due David di Donatello, nel ’94 per Una pura formalità , Giuseppe Tornatore, e nel 2005 per Cuore sacro, Ferzan Özpetek, senza dimenticare i suoi lavori in ambito internazionale, come Nostalghia, ’83, Andrej Tarkovskij, o le coproduzioni I vestiti nuovi dell’imperatore, 2001, Alan Taylor, e Il consiglio d’Egitto, 2002, Emidio Greco, con il quale ottenne il Nastro d’Argento.

Nato a Roma nel 1936, dopo gli iniziali studi classici Crisanti si orientò verso quelli artistici, assecondando il grande talento per il disegno e la pittura, che lo condurranno alla specializzazione in scenografia presso l’Accademia di Belle Arti della Capitale; agli inizi degli anni ’50 iniziò a frequentare gli studi di Guido La Regina e Giovanni Consolazione, esponendo le sue opere pittoriche in via Margutta e in diverse mostre collettive, anche se la sua passione per il teatro e il cinema lo porterà a lavorare nello stesso periodo come secondo assistente di Mario Garbuglia, per il film La grande guerra ’59, Mario Monicelli: prenderà così avvio la sua attività cinematografica, con varie collaborazioni (Mario Chiari ed Enzo Del Prato, assistente ed art director dello scenografo Gianni Polidori).

Sarà però il 1969 l’anno di svolta della sua carriera, quando Francesco Rosi (foto), che alla 69ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia (29 agosto-8 settembre) riceverà il Leone d’ Oro alla Carriera, lo chiamerà a lavorare per Uomini contro, dando vita ad un sodalizio artistico ultraventennale, sino a La tregua (’97): Crisanti contribuirà a conferire alle pellicole del regista e sceneggiatore una connotazione estremamente realista, nel riuscire a coniugare documentazione e stile, senso dell’azione ed impegno civile, come ne Il caso Mattei ,’72 (Palma d’Oro a Cannes), che verrà proiettato nella città lagunare il prossimo 31 agosto, giorno in cui Rosi riceverà il suddetto riconoscimento, nella versione restaurata, opera della Film Foundation di Martin Scorsese, con il sostegno di Gucci.

Crisanti lavorò anche con Sergio Leone per Giù la testa,’71, proseguendo la sua attività per tutti gli anni ‘80 (opere, tra le altre, come Salto nel vuoto, ’80 e Diavolo in corpo, ’86, Marco Bellocchio; L’avvertimento,’80, Damiano Damiani; Identificazione di una donna,’82, Michelangelo Antonioni, Nuovo Cinema Paradiso, ’88, Giuseppe Tornatore) e ’90 ( ancora Tornatore, Stanno tutti bene, ’90, e il già citato Una pura formalità; Il ladro di bambini, ’92, Gianni Amelio) sino ai tempi recenti (Ferzan Özpetek, La finestra di fronte, 2003, Cuore Sacro, 2005, Mine Vaganti, 2010, il recente Magnifica presenza; Michele Soavi, Arrivederci amore, ciao!, 2005, e Il sangue dei vinti ; Paolo e Vittorio Taviani, La masseria delle allodole, 2006; Theo Anghelopulos, La Polvere del Tempo, 2011).

Membro dell’EFA (European Film Academy), dal 2010 Crisanti è stato preside della Scuola Nazionale di Cinema e tra i soci fondatori dell’Associazione ASC (Associazione Italiana Scenografi Costumisti Arredatori), mantenendo la carica di Presidente dal 1995 fino al 2005.

“Terraferma” in corsa per l’Oscar

Emanuele Crialese

La selezione di commissione istituita dall’Anica, composta da Nicola Borrelli (Direttore Generale Cinema – Ministero per i Beni e le Attività Culturali), Marco Bellocchio e Luca Guadagnino (registi), Martha Capello (Presidente AGPC – Associazione Giovani Produttori Cinematografici), Francesca Cima e Tilde Corsi (produttrici), Paola Corvino (Presidente UNEFA – Unione Nazionale Esportatori Film e Audiovisivi), Valerio De Paolis (distributore), Niccolò Vivarelli (giornalista) ha espresso ieri mattina, mercoledì 28 settembre, la sua decisione: tra le pellicole candidate (Habemus Papam, Nanni Moretti, Noi credevamo, Mario Martone, Corpo celeste, Alice Rohrwacher, Nessuno mi può giudicare, Massimiliano Bruno, Notizie degli scavi , Emidio Greco, Tatanka, Giuseppe Gagliardi, Vallanzasca – Gli angeli del male, Michele Placido) a concorrere nella corsa all’Oscar per il miglior film in lingua non inglese sarà Terraferma di Emanuele Crialese, già insignito del Premio Speciale della Giuria alla 68ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia e, nei giorni scorsi, del Premio Francesco Pasinetti, conferitogli dai giornalisti cinematografici.

Qualche giorno fa in un mio articolo volto a presentare la rosa dei candidati avevo “profetizzato” la probabile scelta di Moretti, ma, pur non avendo visto ancora il film, sulla base della sinossi e dopo aver visionato qualche filmato, mi sembra che Terraferma possa validamente rappresentarci, perché fotografa sia un problema attuale, quello dell’immigrazione, sia un’ Italia lontana tanto dall’immagine da bella cartolina, magari d’epoca, che dal solito refrain “va tutto ben Madama la marchesa”, bensì estremamente reale, coinvolgendo attori professionisti (Beppe Fiorello e Donatella Finocchiaro) e non (Filippo Pacillo), come avveniva, volendo andare indietro nel tempo, durante la fase Neorealista del nostro cinema.

Chissà se anche in tal caso, corsi e ricorsi storici, qualche politico illuminato ci ricorderà che “i panni sporchi si lavano in famiglia”… Comunque, nel frattempo, in attesa che l’Academy renda note le nomination, il 24 gennaio 2012 (la Notte degli Oscar è prevista per il 26 febbraio), incrociamo le dita e, per dirla con Nino Manfredi, fusse ca fusse la vorta bona.

Al via la 68ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia

Dopo la preapertura di stasera, con la proiezione, in odor di miracolo, del film di Ezio Greggio Box Office 3D e i festeggiamenti relativi al recente compleanno di Lina Wertmuller, si aprirà ufficialmente domani, mercoledì 31 agosto, madrina l’attrice Vittoria Puccini, la 68ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, diretta da Marco Mueller e presieduta da Paolo Baratta; la conclusione sabato 10 settembre, quando la Giuria, presidente il regista, produttore e sceneggiatore statunitense Darren Aronofsky, assegnerà i premi ufficiali relativi alle opere in concorso, a partire dal Leone d’Oro per il miglior film.

Vittoria Puccini

Dando uno sguardo alle opere in concorso e fuori concorso, relativamente alla sezione principale, ciò che mi sembra risultare a primo acchito è come la presenza delle pellicole americane appaia improntata, in linea di massima, relativamente a tematiche e stile, ad una certa classicità, più che sulla spettacolarizzazione, a partire dal film d’apertura, The Ides of March, regia di George Clooney, tratto dalla pièce teatrale Farragut North di Beau Willimon; riguardo invece il nostro cinema, direi che appare ben rappresentato, tra intimismo (Quando la notte, Cristina Comencini, tratto dal suo omonimo romanzo, con Claudia Pandolfi e Filippo Timi), attenzione critica al reale e al sociale (Terraferma, Emanuele Crialese) e voglia di sperimentare (L’ultimo terrestre, esordio registico del disegnatore ed illustratore Gianni Pacinotti, in arte Gipi), mentre tra le altre opere in gara risaltano titoli quali Carnage, Roman Polanski, Killer Joe, William Friedkin, 4:44 Last Day on Earth, Abel Ferrara, A Dangerous Method, David Cronenberg, Life Without Principle (Dyut Ming Gam), Johnny To.

George Clooney

Nella sezione Fuori concorso, a far compagnia, tra gli altri, a Madonna, W.E., Al Pacino, Wilde Salomè, o a Steven Soderbergh, Contagion, appaiono i nomi di Ermanno Olmi, Il villaggio di cartone, quelli di Francesco Maselli, Carlo Lizzani, Ugo Gregoretti, Nino Russo, Scossa, senza dimenticare l’evento speciale della kermesse, Questa storia qua, documentario su Vasco Rossi, realizzato da Alessandro Paris e Sibylle Righetti, anche se è sempre la sezione Controcampo italiano, equamente suddivisa tra lungometraggi, cortometraggi e documentari, ad offrire il miglior colpo d’occhio sulla situazione del nostro cinema e la sua capacità d’andare incontro a determinate tendenze, se non di anticiparle: qui, tra gli esordi dietro la macchina da presa, oltre a Scialla!, dello sceneggiatore Francesco Bruni e a Il maestro, dell’attrice e produttrice Maria Grazia Cucinotta, rispettivamente lungometraggio e cortometraggio di apertura, ecco Andata e ritorno (work-in-progress) di Donatella Finocchiaro, o titoli certo intriganti, almeno sulla carta, come Pivano Blues – Sulla strada di Nanda, Teresa Marchesi o L’arrivo di Wang, Manetti Bros.

Marco Bellocchio

Ricordando, infine, l’assegnazione del Leone d’Oro alla carriera a Marco Bellocchio, in onore del quale verrà proiettato una nuova versione de In nome del padre, ’71, oggetto di un particolare director’s cut, la mia speranza è che al di là delle passerelle sul red carpet, ostentato glamour e le solite, immancabili, polemiche, a vincere più che i migliori, aggettivo che in fondo, cinematograficamente parlando, non vuol dire nulla, siano opere magari imperfette o con qualche squilibrio espresso a vari livelli, ma capaci di trarre forza da questa insolita diversità, esprimendo coraggio, coerenza e determinazione nel portare avanti una semplice idea, invogliando il pubblico a farla propria come a discuterne, contribuendo a conferire alle pellicole una valida dimensione artistica, espressa anche sul campo.

Venezia 2011: i film in concorso e fuori concorso

Cristina Comencini

Presentato ieri, giovedì 28 luglio, a Roma, il cartellone ufficiale della 68ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, che prenderà il via il 31 agosto con la proiezione, in concorso, de Le idi di marzo, di George Clooney, per concludersi il 10 settembre, con la consueta cerimonia di premiazione; tra i tanti autori in gara per il Leone d’oro, come David Cronenberg, Dangerous Method, Roman Polanski, Carnage, Abel Ferrara, Last Day on Earth, anche tre italiani, l’esordio del disegnatore ed illustratore Gianni Pacinotti, in arte Gipi, L’ultimo terrestre, Emanuele Crialese, Terraferma, e Cristina Comencini, Quando la notte, tratto dal suo omonimo romanzo; annunciato, poi, l’inserimento di un “film sorpresa”. Riguardo le opere fuori concorso, sezione che si aprirà con Vivan Las Antipodas!, Victor Kossakovsky, per chiudersi con Damsels in Distress, Whit Stillman, risaltano, tra gli altri, i nomi di Ermanno Olmi, Il villaggio di cartone, Steven Soderbergh, Contagion, Madonna, W.E., Al Pacino, Wilde Salome, e l’evento speciale della kermesse, Questa storia qua, documentario su Vasco Rossi, realizzato da Alessandro Paris e Sibylle Righetti; il Leone d’Oro alla carriera sarà assegnato a Marco Bellocchio, del quale verrà proiettato Nel nome del padre,’72.

In concorso

Emanuele Crialese

Un été brulant, Philippe Garrel, Francia
Faust, Aleksandr Sokurov, Russia
Dark Horse, Todd Solondz, Usa
Terraferma, Emanuele Crialese, Italia
Le idi di marzo, George Clooney, Usa
Carnage, Roman Polanski, Francia, Germania, Spagna, Polonia
A Dangerous Method, David Cronenberg, Usa
Quando la notte, Cristina Comencini, Italia
La talpa, Tomas Alfredson, Gran Bretagna
L’ultimo terrestre, Gianni Pacinotti, Italia
Killer Joe, William Friedkin, Usa
Texas Killing Fields, Ami Canaan Mann, Usa
4:44 Last Day on Earth, Abel Ferrara, Usa
Himizu, Sion Sono, Giappone
Wuthering Heights, Andrea Arnold, Gran Bretagna
The Exchange, Eran Kolirin, Israele
A Simple Life, Ann Hui, Cina
Seediq Bale, Wei Te-Sheng, Taiwan
Poulet aux prunes, Marjanne Satrapi e Vincent Paronnaud, Francia/ Germania
Alps, Giorgos Lanthimos, Grecia
Shame, Steve McQueen, Gran Bretagna
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Gianni Pacinotti

Questa storia qua, Alessandro Paris e Sibylle Righetti
Marco Bellocchio, Venezia 2011, Pietro Marcello, documentario, Italia
Il villaggio di cartone, Ermanno Olmi, Italia
La Folie Almayer, Chantal Akerman, Belgio, Francia
Baish Echuanshuo (The Sorcerer and the White Snake), Tony Ching Siu-tung, Hong Kong, Cina
Giochi d’estate, Rolando Colla, Svizzera, Italia
Vivan Las Antipodas !, Victor Kossakovsky, documentario, Germania, Argentina, Olanda, Cile, Russia
W.E., Madonna, Gran Bretagna
Eva, Kike Maillo, Spagna, Francia
Scossa, Francesco Maselli, Carlo Lizzani, Ugo Gregoretti, Nino Russo, Italia
Damsels in Distress, Whit Stillman, Usa
La Desintegration, Philippe Faucon, Belgio
The Moth Diaries, Mary Harron, Canada, Irlanda
Aloise Nebel, Tomas Lunak, Repubblica Ceca, Germania
La Clé des champs, Claude Nuridsany, Marie Perennou, Francia
Wilde Salome, Al Pacino, Usa
Tormented, Takashi Shimizu, Giappone
Contagion, Steven Soderbergh, Usa
La meditazione di Hayez, Mario Martone, Italia
Tahir 2011, Tamer Ezzat, Ahmad Abdalla, Ayten Amin, Amr Salama, documentario, Egitto
The End e Vanguards, Collectif Abounaddara, Siria
Evolution (Megaplex), Marco Brambilla, Usa

Ricordando Leopoldo Trieste

Leopoldo Trieste (Reggio Calabria, 03/05/1917; Roma 25/01/2003) merita di essere ricordato, a quasi dieci anni dalla sua scomparsa, nella sua complessità di intellettuale ed artista completo, dalle mille sfaccettature, che ha saputo spaziare dal tragico al comico; nasce come drammaturgo, autore di testi teatrali e sceneggiature cinematografiche (Preludio d’amore, ’46, Giovanni Paolucci; Il cielo è rosso, ‘50 e Febbre di vivere, ’53, Claudio Gora; I fuorilegge, ’51, Aldo Vergano), prosegue nel suo percorso professionale come “attore per caso”, adattando il suo estro culturale e dando vita ad un particolare binomio vita-scena che si fortifica e si caratterizza negli anni:una timidezza, una ritrosia nel proporsi certamente insolita nel mondo dello spettacolo in genere; la notevole presenza scenica conviveva infatti con una camaleontica attitudine al mimetismo, quasi a volersi scusare di trovarsi davanti alla macchina da presa, connotando elegantemente il tutto con fine ironia e pacato umorismo, dando vita a dei personaggi secondari, i classici “non protagonisti” assolutamente indimenticabili nella loro caratterizzazione, assecondando ora i toni malinconici, ora quelli più grotteschi, anche con un semplice sguardo o espressione del viso.

Dopo la laurea in Lettere a Roma ed aver vinto alcuni premi letterari, Trieste si diploma, nel 1941, in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia della capitale, con il cortometraggio Vecchia Roma; ha già all’attivo alcune scritture teatrali (Una notte ai Quattro di picche, Nascere un uomo, Ulisse Moser, Il lago, Racconto d’amore, Trio a solo), ma è a partire dal ’45 che la sua produzione al riguardo assume caratteristiche inedite ed importanti con La frontiera, che viene rappresentato al Quirino di Roma, proseguendo con Cronaca (’46), primo dramma in Italia sull’Olocausto e N.N. , sulla gioventù del dopoguerra, che avrebbe ispirato Pietro Germi per il film Gioventù perduta (’48).Trieste si fa portatore del “realismo in teatro”con rappresentazioni scarne, crude, un teatro per stessa ammissione dell’autore, “squadrato coi martelli di pietra”, lo stesso stile che ritroveremo nei suoi unici due film come regista, Città di notte, ’58, e Peccato degli anni verdi, ’60.

Chiamato da Fellini per interpretare lo sposino Ivan Cavalli ne Lo sceicco bianco, ’50, prendendo il posto di Peppino De Filippo, all’ultimo momento risultato non disponibile, delinea con la sua interpretazione uno dei primi ritratti d’italiano piccolo-borghese, tutto “vizi privati e pubbliche virtù”, perso nell’ immaginario alquanto squallido del suo sogno, ingraziarsi lo zio, “alta personalità in Vaticano”, per una rapida carriera d’impiegato comunale al paese:da qui in poi sarà un susseguirsi di brevi, salaci interpretazioni, più di 100 film, tre Nastri d’Argento come miglior attore non protagonista (’65, Sedotta e abbandonata, Pietro Germi; dove interpretava un nobile decaduto; ’85, Enrico IV, Marco Bellocchio; ’96, L’uomo delle stelle, nel ruolo di un reduce muto, di Giuseppe Tornatore, per il quale riceve anche il David di Donatello).

Tra le altre caratterizzazioni possiamo ricordare il commediografo de I vitelloni di Fellini, intimamente ed ironicamente autobiografico, il pittore Carmelo Patanè di Divorzio all’italiana, Pietro Germi, film che gli dà la grande notorietà o, andando avanti negli anni, il Sig. Roberto nel Padrino Parte II , ’74, di Francis Ford Coppola, il prete censore munito di campanella in Nuovo Cinema Paradiso, ’88, di Tornatore, senza dimenticare, a dimostrazione dell’estrema duttilità, i lavori televisivi, dal Circolo Pickwick, ’68, a Il cane di terracotta, 2000, episodio della serie tv de Il Commissario Montalbano, ma non mi va di sminuirne la figura nell’ambito di un freddo elenco, soprattutto per non evidenziare l’avvertita mancanza di un simile personaggio a tutto tondo nell’attuale panorama cinematografico italiano e nella nostra società, dove sgomitate e sgambetti per assicurarsi i noti 15 minuti di celebrità a filo di telecamera, sono ormai divenuti più importanti di un sorriso, anche solo timidamente accennato, di un porgersi al pubblico apparentemente sommesso; Trieste è stato non protagonista sullo schermo, ma protagonista assoluto nei cuori di quanti lo hanno seguito e amato per anni.

Venezia 2011: Leone alla carriera per Marco Bellocchio

Il regista Marco Bellocchio riceverà il Leone d’oro alla carriera alla 68ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (31 agosto-10 settembre), decisione presa dal Cda della Biennale, su proposta del direttore della Mostra, Marco Mueller.
Dopo la cerimonia di consegna del suddetto riconoscimento, nella Sala Grande del Palazzo del Cinema sarà presentata la nuova versione di Nel nome del padre (‘71), oggetto di un particolare director’s cut, non il solito restauro, ma, in linea con la forte personalità ed espressività artistica dell’autore, una vera e propria opera inedita realizzata basandosi sui materiali offerti dal film stesso, così da renderlo più attuale, più legato alla realtà contemporanea e meno alle ideologie proprie del periodo di realizzazione, pur non mutandone, a detta dello stesso Bellocchio, contenuto, significato ed impatto complessivo.