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Paradiso amaro

Premio Oscar 2012 per la miglior sceneggiatura non originale, The Descendants (dall’omonimo romanzo di Kaui Hart Hemmings), Paradiso amaro in Italia, è un film che mi ha piacevolmente sorpreso per la qualità della scrittura, molto scorrevole, senza particolari intoppi o incongruenze, opera dello stesso regista Alexander Payne (insieme a Nat Faxon e Jim Rash), il cui stile mi è apparso sobrio e lineare, gradevolmente sottotono: il ricorso a volte anche insistito, per quanto sempre estremamente funzionale, ai primi piani dimostra la sua attenzione a far sì che possa risaltare l’interpretazione di ogni singolo attore, del protagonista Clooney in particolare, dando rilevanza al loro essere persone ancor prima che personaggi.

Matt King (George Clooney), benestante avvocato discendente di un’antica famiglia hawaiana e proprietario insieme ai numerosi cugini di uno degli ultimi anfratti incontaminati delle paradisiache isole, come classicamente vengono descritte, si trova di fronte ad un punto cruciale della propria esistenza: in seguito ad un incidente nautico sua moglie versa ormai in coma irreversibile, per cui dovrà cercare d’instaurare quel rapporto che non vi è mai stato con le due figlie, la piccola Scottie (Amara Miller) e l’ inquieta adolescente Alex (Shailene Woodley), affrontando inoltre la notizia del tradimento della consorte e prendere una decisione se vendere o meno i sopra citati terreni ad una società immobiliare, come impone il “cartello” dell’antitrust …

In un’impostazione generale “vecchio stile”, debitrice nella sua trasposizione e visualizzazione sullo schermo tanto nei confronti di alcune nostre commedie degli anni ‘60-’70 che a quelle americane proprie del periodo della New Hollywood, Paradiso amaro è in realtà un vero e proprio film drammatico, appena stemperato dai toni della commedia grazie agli accurati e brillanti dialoghi e a mirate dosi d’umorismo:ottima la prova di Clooney (sono ormai lontane le pose da “piacione” o gli ammiccamenti gigioneschi), in parallelo con quella della Woodley, la figlia complice di King, determinante nell’avallarne la figura d’eroe quotidiano che si trova a lottare con quanto la vita improvvisamente ti para davanti, facendoti rendere conto di come ciò che sinora si è attuato corrisponda ad una convenzione sociale e non al proprio intimo essere.

Molto acuta poi la scelta di non ricorrere al flashback nel ripercorrere i tratti salienti relativi alla vita della moglie di King, che appare viva solo qualche secondo prima dell’incidente e poi ripresa sul letto d’ospedale a far da costante proiezione per tutti coloro che hanno avuto a che fare con lei, i genitori, lo stesso marito, le figlie, l’amante, facendo emergere ricordi, rancori ed infine il perdono, nella primaria accezione di riconciliazione con se stessi, con il proprio io perduto.

Dei sopra citati richiami filmici fa anche parte la forte connessione tra ambiente e personaggi: il “paradiso hawaiano” viene dapprima rappresentato nel suo squallido modernismo e poi nella sua primigenia bellezza quando tutta la vicenda troverà definitiva soluzione, con la speranza di voler affidare un mondo (forse) migliore a quanti verranno dopo di noi, evidenziata da una ricercata sincronia tra la visione di una natura ancora incontaminata e la scena finale, rafforzata dal piano sequenza, padre e figlie insieme sul divano a mangiare gelato e guardare la tv, una “normalità” non insistita, pura ed essenziale, che è poi la vera forza, stilistica e contenutistica, del film.

Le idi di marzo

Film d’apertura, in concorso, alla 68ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, candidato all’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale (il soggetto è la piece teatrale Farragut North, Beau Willimon), Le idi di marzo è, a parere di chi scrive, una pellicola esemplare, tanto a livello di scrittura che di regia, volte ad esaltare la coralità espressa nella recitazione dall’intero cast: entrambe sono opera (riguardo la prima insieme al citato Willimon e Grant Heslov) del “divo” George Clooney, qui alla sua prova più convincente come regista, anche considerando il pur ottimo Good Night, and Good Luck.

Ciò che mi ha colpito in particolare è la modalità di ripresa estremamente classica e raffinata (la mente va a Tutti gli uomini del Presidente, Alan J. Pakula, ’76), molto attenta a valorizzare ogni singolo personaggio e l’interpretazione offerta dagli attori, così da rendere gli spettatori attivamente partecipi alla delineazione in crescendo della trama sullo schermo, incentrata sulla progressiva “diseducazione sentimentale” del trentenne Stephen Myers (Ryan Gosling), addetto stampa nell’ambito della campagna elettorale del candidato democratico Mike Morris (Clooney) per le elezioni presidenziali americane, che, tra subdole manovre sottobanco, orchestrati complotti, complice anche la stampa, e gli immancabili intrighi a sfondo sessuale, il tutto alla consolante ombra riparatrice della Costituzione, sacrificherà la propria verginità idealista sugli altari del successo e del potere.

Più che il classico “teatrino della politica”, con “vizi privati e pubbliche virtù” a far da funzionale, amara e dolente, coreografia, ciò che risalta, senza alcuna enfasi retorica o narrativa, tra dialoghi taglienti e toni da tragedia shakespeariana, è la duplicità, la doppiezza della natura umana e i patti mefistofelici che si è disposti a firmare in sostituzione di ogni ideale o valore, ordendo una congiura in primo luogo contro se stessi: su questo sfondo si staglia la figura del protagonista, ottimamente resa da Gosling, come quella di ogni singolo interprete, in ruoli solo apparentemente secondari, dagli ambigui Philip Seymour Hoffman e Paul Giamatti, all’intensa Evan Rachel Wood, senza dimenticare Marisa Tomei e lo stesso Clooney, spesso defilato ma decisivo nel far risaltare l’istrionismo proprio del politico, volto a blandire ruffianamente le masse, più che convincerle della concreta attuazione del programma.

Nella suddetta linearità evidenziata dell’intera vicenda, dalla valenza ovviamente universale, il film riesce inoltre ad esprimere una circolarità esemplare nell’aprirsi, l’avvio delle danze, e nel chiudersi, a giochi già fatti, con una scena pressoché identica: un uomo, un microfono, un leggio o una sedia sul palco e il vuoto delle parole espresse dal candidato di turno ad infrangersi rumorosamente sul destino degli uomini.

Golden Globes 2012: “The Artist” e “The Descendants” i più premiati

Jean Dujardin

Considerati tradizionalmente un’anticipazione o comunque una sorta d’indicazione relativamente all’assegnazione degli Oscar, spesso puntualmente smentita, sono stati conferiti ieri, domenica 15 gennaio, presso il Beverly Hilton Hotel, Beverly Hills, California, i Golden Globe Awards, a cura della giuria composta dai novanta giornalisti della stampa estera iscritti all’ HFPA (Hollywood Foreign Press Association). L’edizione n. 69, presentata da Ricky Gervais, ha visto il trionfo di The Artist, Michel Hazanavicius, premio miglior film e miglior attore protagonista (Jean Dujardin) nella sezione commedia e musical, insieme a quello per la miglior colonna sonora (Ludovic Bource) e di The Descendants, Paradiso amaro in Italia, miglior film e miglior attore protagonista (George Clooney) nella sezione dramma; miglior film straniero è risultato Una separazione, Asghar Farhadi. Di seguito, l’elenco dei vincitori, relativamente al settore cinematografico.

Miglior film (dramma): Paradiso amaro (The Descendants), Alexander Payne; Miglior film (commedia/musical): The Artist, Michel Hazanavicius; Miglior attore protagonista (dramma): George Clooney, Paradiso amaro; Miglior attrice protagonista (dramma): Meryl Streep,The Iron Lady, Phyllida Lloyd; Miglior attore protagonista (commedia/musical): Michel Hazanavicius, The Artist; Miglior attrice protagonista (commedia/musical): Michelle Williams, My Week With Marylin, Simon Curtis; Miglior attore non protagonista: Christopher Plummer, Beginners, Mike Mills; Miglior attrice non protagonista: Octavia Spencer, The Help,Tate Taylor; Miglior regia: Martin Scorsese, Hugo Cabret; Miglior sceneggiatura: Woody Allen, Midnight in Paris; Miglior colonna sonora: Ludovic Bource, The Artist; Migliore canzone originale: Masterpiece, di Madonna, Julie Frost e Jimmy Harry, Edward e Wallis; Miglior film d’animazione: Le avventure di Tintin: il segreto dell’unicorno, Steven Spielberg; Premio Speciale Cecil B. DeMille: Morgan Freeman; Miglior film straniero:Una separazione, Asghar Farhadi.

Venezia 68: Leone d’Oro ad Aleksandr Sokurov

Dopo una Mostra Cinematografica certamente d’alto livello, vista la generale validità delle opere proposte, nella riuscita convivenza tra autorialità e genere, una premiazione che sembra non lasciare spazio a polemiche: la giuria presieduta da Darren Aronofsky ha assegnato il Leone d’Oro ad Aleksandr Sokurov (foto) per la sua ardita e maestosa rilettura del mito di Faust, dall’omonima opera di Goethe, che, facendosi forza anche della sua capacità di sperimentazione, elevata a cifra stilistica, è riuscito a prevalere su film convincenti riguardo la critica, a partire da Carnage di Roman Polanski, passando per Le idi di marzo di George Clooney e finendo con A Dangerous Method di David Cronenberg.
Lo stesso criterio sembra aver motivato il Leone d’Argento per la migliore regia, conferito al “film sorpresa” People Mountain People Sea di Cai Shangjun e, in certo qual modo, il Premio Speciale della Giuria, conferito a Terraferma di Emanuele Crialese, un buon segnale per il nostro cinema, così come il Premio Luigi De Laurentiis per un’opera prima, andato a Guido Lombardi, Là-bas. Riguardo gli attori, Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile a Michael Fassbender per Shame, Steve McQueen, e a Deanie Yip, A Simple Life, Ann Hui, per quella femminile.

LEONE D’ORO: Aleksandr Sokurov, Faust

LEONE D’ARGENTO PER LA MIGLIOR REGIA: Shangjun Cai, People mountain, People Sea

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA: Emanuele Crialese, Terraferma

COPPA VOLPI PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE MASCHILE: Michael Fassbender per Shame, Steve McQueen

COPPA VOLPI PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE FEMMINILE: Deannie Yip, A Simple Life, Ann Hui

PREMIO MARCELLO MASTROIANNI A UN GIOVANE ATTORE O ATTRICE EMERGENTE: Shota Sometani e Fumi Nikaido, Himizu, Sion Sono

OSELLA PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA: Giorgos Lanthimos e Efthymis Filippou, Alps, Giorgos Lanthimos

OSELLA PER IL MIGLIOR CONTRIBUTO TECNICO: Robbie Ryan, Wuthering Heights, Andrea Arnold

PREMIO LUIGI DE LAURENTIIS PER UN’OPERA PRIMA: Guido Lombardi, Là-bas

LEONE D’ORO ALLA CARRIERA: Marco Bellocchio

PREMIO CONTROCAMPO ITALIANO: Francesco Bruni, Scialla!

PREMIO CONTROCAMPO ITALIANO Doc: Fiorella Infascelli, Pugni chiusi

PREMIO ORIZZONTI: Shinya Tsukamoto, Kotoko

PREMIO ORIZZONTI – MENZIONE SPECIALE: Michael Glawogger, Whores’ Glory

PREMIO ORIZZONTI MEDIOMETRAGGIO:Mario Andrizzi e Marcus Lindeen, Accidentes Gloriosos

PREMIO ORIZZONTI MEDIOMETRAGGIO – MENZIONE SPECIALE: Tusi Tamasese, O le tulafale

PREMIO ORIZZONTI CORTOMETRAGGIO: In attesa dell’avvento, Felice D’Agostino, Arturo Lavorato

PREMIO LABEL EUROPA CINEMAS – GIORNATE DEGLI AUTORI 2011: Vincent Garenq, Présumé coupable

PREMIO FIPRESCI:Steve McQueen, Shame

PREMIO FIPRESCI – ORIZZONTI E SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA: Ben Rivers, Two Years at Sea

Al via la 68ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia

Dopo la preapertura di stasera, con la proiezione, in odor di miracolo, del film di Ezio Greggio Box Office 3D e i festeggiamenti relativi al recente compleanno di Lina Wertmuller, si aprirà ufficialmente domani, mercoledì 31 agosto, madrina l’attrice Vittoria Puccini, la 68ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, diretta da Marco Mueller e presieduta da Paolo Baratta; la conclusione sabato 10 settembre, quando la Giuria, presidente il regista, produttore e sceneggiatore statunitense Darren Aronofsky, assegnerà i premi ufficiali relativi alle opere in concorso, a partire dal Leone d’Oro per il miglior film.

Vittoria Puccini

Dando uno sguardo alle opere in concorso e fuori concorso, relativamente alla sezione principale, ciò che mi sembra risultare a primo acchito è come la presenza delle pellicole americane appaia improntata, in linea di massima, relativamente a tematiche e stile, ad una certa classicità, più che sulla spettacolarizzazione, a partire dal film d’apertura, The Ides of March, regia di George Clooney, tratto dalla pièce teatrale Farragut North di Beau Willimon; riguardo invece il nostro cinema, direi che appare ben rappresentato, tra intimismo (Quando la notte, Cristina Comencini, tratto dal suo omonimo romanzo, con Claudia Pandolfi e Filippo Timi), attenzione critica al reale e al sociale (Terraferma, Emanuele Crialese) e voglia di sperimentare (L’ultimo terrestre, esordio registico del disegnatore ed illustratore Gianni Pacinotti, in arte Gipi), mentre tra le altre opere in gara risaltano titoli quali Carnage, Roman Polanski, Killer Joe, William Friedkin, 4:44 Last Day on Earth, Abel Ferrara, A Dangerous Method, David Cronenberg, Life Without Principle (Dyut Ming Gam), Johnny To.

George Clooney

Nella sezione Fuori concorso, a far compagnia, tra gli altri, a Madonna, W.E., Al Pacino, Wilde Salomè, o a Steven Soderbergh, Contagion, appaiono i nomi di Ermanno Olmi, Il villaggio di cartone, quelli di Francesco Maselli, Carlo Lizzani, Ugo Gregoretti, Nino Russo, Scossa, senza dimenticare l’evento speciale della kermesse, Questa storia qua, documentario su Vasco Rossi, realizzato da Alessandro Paris e Sibylle Righetti, anche se è sempre la sezione Controcampo italiano, equamente suddivisa tra lungometraggi, cortometraggi e documentari, ad offrire il miglior colpo d’occhio sulla situazione del nostro cinema e la sua capacità d’andare incontro a determinate tendenze, se non di anticiparle: qui, tra gli esordi dietro la macchina da presa, oltre a Scialla!, dello sceneggiatore Francesco Bruni e a Il maestro, dell’attrice e produttrice Maria Grazia Cucinotta, rispettivamente lungometraggio e cortometraggio di apertura, ecco Andata e ritorno (work-in-progress) di Donatella Finocchiaro, o titoli certo intriganti, almeno sulla carta, come Pivano Blues – Sulla strada di Nanda, Teresa Marchesi o L’arrivo di Wang, Manetti Bros.

Marco Bellocchio

Ricordando, infine, l’assegnazione del Leone d’Oro alla carriera a Marco Bellocchio, in onore del quale verrà proiettato una nuova versione de In nome del padre, ’71, oggetto di un particolare director’s cut, la mia speranza è che al di là delle passerelle sul red carpet, ostentato glamour e le solite, immancabili, polemiche, a vincere più che i migliori, aggettivo che in fondo, cinematograficamente parlando, non vuol dire nulla, siano opere magari imperfette o con qualche squilibrio espresso a vari livelli, ma capaci di trarre forza da questa insolita diversità, esprimendo coraggio, coerenza e determinazione nel portare avanti una semplice idea, invogliando il pubblico a farla propria come a discuterne, contribuendo a conferire alle pellicole una valida dimensione artistica, espressa anche sul campo.

Venezia 2011: i film in concorso e fuori concorso

Cristina Comencini

Presentato ieri, giovedì 28 luglio, a Roma, il cartellone ufficiale della 68ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, che prenderà il via il 31 agosto con la proiezione, in concorso, de Le idi di marzo, di George Clooney, per concludersi il 10 settembre, con la consueta cerimonia di premiazione; tra i tanti autori in gara per il Leone d’oro, come David Cronenberg, Dangerous Method, Roman Polanski, Carnage, Abel Ferrara, Last Day on Earth, anche tre italiani, l’esordio del disegnatore ed illustratore Gianni Pacinotti, in arte Gipi, L’ultimo terrestre, Emanuele Crialese, Terraferma, e Cristina Comencini, Quando la notte, tratto dal suo omonimo romanzo; annunciato, poi, l’inserimento di un “film sorpresa”. Riguardo le opere fuori concorso, sezione che si aprirà con Vivan Las Antipodas!, Victor Kossakovsky, per chiudersi con Damsels in Distress, Whit Stillman, risaltano, tra gli altri, i nomi di Ermanno Olmi, Il villaggio di cartone, Steven Soderbergh, Contagion, Madonna, W.E., Al Pacino, Wilde Salome, e l’evento speciale della kermesse, Questa storia qua, documentario su Vasco Rossi, realizzato da Alessandro Paris e Sibylle Righetti; il Leone d’Oro alla carriera sarà assegnato a Marco Bellocchio, del quale verrà proiettato Nel nome del padre,’72.

In concorso

Emanuele Crialese

Un été brulant, Philippe Garrel, Francia
Faust, Aleksandr Sokurov, Russia
Dark Horse, Todd Solondz, Usa
Terraferma, Emanuele Crialese, Italia
Le idi di marzo, George Clooney, Usa
Carnage, Roman Polanski, Francia, Germania, Spagna, Polonia
A Dangerous Method, David Cronenberg, Usa
Quando la notte, Cristina Comencini, Italia
La talpa, Tomas Alfredson, Gran Bretagna
L’ultimo terrestre, Gianni Pacinotti, Italia
Killer Joe, William Friedkin, Usa
Texas Killing Fields, Ami Canaan Mann, Usa
4:44 Last Day on Earth, Abel Ferrara, Usa
Himizu, Sion Sono, Giappone
Wuthering Heights, Andrea Arnold, Gran Bretagna
The Exchange, Eran Kolirin, Israele
A Simple Life, Ann Hui, Cina
Seediq Bale, Wei Te-Sheng, Taiwan
Poulet aux prunes, Marjanne Satrapi e Vincent Paronnaud, Francia/ Germania
Alps, Giorgos Lanthimos, Grecia
Shame, Steve McQueen, Gran Bretagna
***************************************************************************************   Fuori concorso

Gianni Pacinotti

Questa storia qua, Alessandro Paris e Sibylle Righetti
Marco Bellocchio, Venezia 2011, Pietro Marcello, documentario, Italia
Il villaggio di cartone, Ermanno Olmi, Italia
La Folie Almayer, Chantal Akerman, Belgio, Francia
Baish Echuanshuo (The Sorcerer and the White Snake), Tony Ching Siu-tung, Hong Kong, Cina
Giochi d’estate, Rolando Colla, Svizzera, Italia
Vivan Las Antipodas !, Victor Kossakovsky, documentario, Germania, Argentina, Olanda, Cile, Russia
W.E., Madonna, Gran Bretagna
Eva, Kike Maillo, Spagna, Francia
Scossa, Francesco Maselli, Carlo Lizzani, Ugo Gregoretti, Nino Russo, Italia
Damsels in Distress, Whit Stillman, Usa
La Desintegration, Philippe Faucon, Belgio
The Moth Diaries, Mary Harron, Canada, Irlanda
Aloise Nebel, Tomas Lunak, Repubblica Ceca, Germania
La Clé des champs, Claude Nuridsany, Marie Perennou, Francia
Wilde Salome, Al Pacino, Usa
Tormented, Takashi Shimizu, Giappone
Contagion, Steven Soderbergh, Usa
La meditazione di Hayez, Mario Martone, Italia
Tahir 2011, Tamer Ezzat, Ahmad Abdalla, Ayten Amin, Amr Salama, documentario, Egitto
The End e Vanguards, Collectif Abounaddara, Siria
Evolution (Megaplex), Marco Brambilla, Usa