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C’era una volta Sergio Leone: “La trilogia del dollaro”

Il seguente articolo, già pubblicato su  Storia dei film, rappresenta un approfondimento di quanto da me scritto negli anni scorsi riguardo le singole pellicole rientranti nell’ideale Trilogia del dollaro: considerando l’attuale proposizione su Rete 4 di un ciclo dedicato a Sergio Leone e la presentazione al Festival di Cannes, che si sta svolgendo in questi giorni, della versione restaurata del suo capolavoro C’era una volta in America, ho pensato potesse fare piacere ai tanti estimatori del grande regista, come lo scrivente, ripercorrere insieme le iniziali tappe della sua filmografia.
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Sergio Leone

Nell’ormai lontano 1989, a soli 60 anni, ci lasciava uno dei più grandi autori del cinema italiano, Sergio Leone, il cui nome inizia a risuonare, forte e secco come lo sparo di una Colt, nel 1964, anno d’apparizione del suo primo film western, Per un pugno di dollari, girato con lo pseudonimo di Bob Robertson, letteralmente “Roberto figlio di Roberti”, omaggio al padre Vincenzo Leone, regista ai tempi del muto, noto come Roberto Roberti; non si era certo di fronte ad un esordiente, visto la lunga e sofferta carriera come aiuto regista, assistente alla regia (Quo vadis, ’51, Melvin le Roy) e autore di soggetti (Nel segno di Roma, ’58, Guido Brignone), riuscendo solo nel 1960 a dirigere Il colosso di Rodi, rutilante peplum che si differenziava da similari produzioni dell’epoca per mettere in campo una già notevole padronanza tecnica, insieme a quell’innato gusto per lo spettacolo che saranno connotazioni costanti della sua produzione, sino all’ultima realizzazione e capolavoro assoluto, C’era una volta in America, ‘84.

Folgorato dalla visione di Yojimbo,’61, di Akira Kurosawa, con altri sceneggiatori (tra i quali Duccio Tessari, Fernando Di Leo e Tonino Valeri) ne trasse ispirazione (noncurante dei problemi legali relativi ai diritti d’ autore) per una storia alquanto semplice: un pistolero taciturno e solitario (tale Clint Eastwood, 34enne attore per lo più televisivo, al suo esordio come protagonista assoluto), praticamente senza nome, anche se il becchino lo chiamerà Joe, giunge a San Miguel, paese al confine tra Messico e USA, dove due famiglie, i Rojo e i Baxter lottano per il controllo sul contrabbando di alcool e armi; qui darà vita a un doppio gioco al fine di mettere i clan l’uno contro l’altro, in modo che si eliminino a vicenda, ma uno dei Rojo scoprirà il piano e il nostro verrà catturato e torturato; riuscito a fuggire, attenderà che i Rojo uccidano i Baxter e gli altri componenti della banda, per poter attuare la sua vendetta, in un mitico duello finale dove riuscirà a farli fuori tutti, compreso il brutale Ramon (uno straordinario Gian Maria Volontè, “John Wells” sui manifesti dell’epoca, nell’insolito ruolo di vilain).

“Le cose viste dall’alto fanno sempre meno impressione”

Pur non essendo propriamente il primo western girato in Europa, considerando le precedenti produzioni ad opera di Spagna e Germania, è però da considerare che solo Leone riuscì a mettere in pratica il non facile intento di ricreare un genere e dargli nuova linfa vitale, tanto che il termine ormai consueto, spaghetti western, mediato sui grandi giornali da alcuni critici americani, acquisterà man mano una diversa rilevanza, non certo dispregiativa, finendo con l’identificare anche produzioni made in Usa che, successive a questo film, si ispireranno al suo stile violento ed eccessivo, lontano da sentimentalismi o retoriche celebrazioni sul mito della frontiera e la sua epopea.

Marianne Koch e Clint Eastwood

Niente, infatti, fanciulle estatiche o romantici tramonti, ma predominanza di una violenza parossistica, tra sadiche torture, brutali sparatorie, singolari ed affascinanti inquadrature con primi piani stretti sugli occhi, sui volti segnati dal sole, “alla ricerca del volto dell’uomo” cui si stavano accingendo altri registi, certo con altri intenti; la costruzione complessiva appare ancora oggi notevole, tutta giocata più sul togliere che sull’aggiungere, tanto che i momenti drammatici o senza parole vengono sottolineati dalla colonna sonora, opera di Ennio Morricone (sotto lo pseudonimo di Dan Savio), innovativa per un western, raffinato amalgama di suoni e rumori, volta, in particolare, a mettere in atto una sorta di rincorsa tra immagine e suono, spesso funzionale alla dilatazione temporale cara al regista.

C’è già tutto il Leone che verrà, con la sua visione pessimistica e disillusa della vita, la sua cinica e macabra ironia, ma pochi all’epoca, seppero comprendere la forza “eversiva” di uno stile che troverà conferma nel successivo Per qualche dollaro in più, ’65, sceneggiato da Leone e Luciano Vincenzoni, con una esposizione narrativa ancora più asciutta, lineare e tesa, oltre che particolarmente attenta all’approfondimento psicologico dei tre personaggi principali; dopo i pirotecnici titoli di testa, divelti da invisibili colpi d’arma da fuoco, una didascalia ci introduce nel west più selvaggio e violento “dove la vita non aveva valore, ma la morte qualche volta aveva il suo prezzo”: questo è il motivo per cui apparvero i bounty-killers, i cacciatori di taglie come il giovane detto Il Monco(Eastwood), che fa tutto con la sinistra, tranne sparare (usa la destra, protetta da uno strano tutore di cuoio), laconico e sornione, e il più anziano colonnello Mortimer (Lee Van Cleef), freddo e spietato.

Gian Maria Volontè

Assistiamo in parallelo alle loro gesta, la cattura di vari ricercati, sino ad un incontro-scontro per un comune obiettivo, un bandito schizofrenico e drogato, El Indio (Volontè) insieme alla sua banda, così da mettere le mani sull’ ingente taglia; attuano un piano: il giovane agisce da infiltrato, dall’interno, il vecchio dall’esterno, ma dopo una rapina alla banca di El Paso, vengono smascherati. Inevitabile l’ecatombe finale, con la sorpresa di un duello tra Mortimer e l’Indio, scandito dal suono di un carillon (Quando la musica finisce cerca di sparare…Cerca…), simbolo di un comune, tragico, destino che li accomuna, e il cui ricordo, vere e proprie proiezioni subliminali, turba la mente del fuorilegge; il colonnello rinuncia alla taglia, voleva solo vendicare la morte di un familiare.

“Beh, c’è aria di famiglia in quella foto…”

Fedele al concetto della realtà dell’ingenuità, già presente, in abbozzo, nel lavoro precedente, rivolgendosi non tanto all’adulto tornato bambino, ma a quel fanciullo che siamo stati e che vorremmo ancora essere, lo stile di Leone appare orientato ad un ben definito manierismo, con una violenza tanto realistica ed esagerata da divenire gioco surreale; unendo all’atmosfera da west di frontiera la ricerca formale di certo cinema giapponese (ancora Kurosawa) e i toni da commedia di quello italiano, il regista passa bruscamente da campi lunghi a primi piani frontali, così come appaiono bruschi, e stilisticamente irrisolti, per quanto affascinanti, i flashback sui ricordi dell’ Indio, risolutivi comunque nel dare un tono da tragedia; sempre notevole la colonna sonora di Morricone, qui ulteriormente caratterizzata e non più debitrice di altre composizioni, pur se in forma di omaggio (il Deguello di Per un pugno di dollari).

Il terzo e conclusivo capitolo dell’ideale “trilogia del dollaro”, anche detta “dell’uomo senza nome”, Il buono, il brutto, il cattivo, ‘66, rappresenta la consacrazione definitiva, un raffinato compendio di ricerca formale, dagli ormai tipici manierismi e virtuosismi, anche se in tal caso l’esagitato ricorso alla violenza, pur presente, ha un tono meno parossistico e surreale, complice la precisa ed accurata ricostruzione storica, in un’estrema commistione di toni epici, commedia e riflessione, con espliciti richiami ai conflitti mondiali, mettendone in risalto i lati più grotteschi, tragici ed assurdi, puntando sui toni della farsa e della beffa, con il tentativo dichiarato di rifare La grande guerra di Mario Monicelli in chiave western. D’altronde gli sceneggiatori sono gli stessi: Age & Scarpelli, Vincenzoni, Sergio Donati.

Eli Wallach

In un’America sconvolta e devastata dalla Guerra di Secessione, si incrociano le vite di tre individui: Tuco Ramirez (Il brutto, Eli Wallach), furfante di mezza tacca, il Biondo (Il buono, Eastwood), cacciatore di taglie, e Sentenza (Il cattivo, Van Cleef), killer spietato alla ricerca di un cospicuo quantitativo d’oro sottratto ai confederati; ognuno di loro viene a sapere un ben preciso particolare riguardo il luogo in cui tale “tesoro” è stato nascosto, per cui, tra alleanze e doppi giochi vari, cambi di casacca e gesta eroiche di calcolata opportunità, si ritroveranno in un cimitero a “guadagnarsi” il bottino sfidandosi in un singolare duello.

Aldo Giuffrè

In una cornice estremamente realista, nonostante il film, come molti altri spaghetti western sia stato girato in Spagna, esaltata dalla fotografia di Tonino Delli Colli che riesce a mitigare i colori naturalmente accessi del paesaggio giocando sui toni del marrone e del bianco sporco, risalta l’estremo individualismo e la picaresca anarchia di tre “facce di cuoio”, lungi dal prendere una qualsiasi posizione che non sia quella di salvare la pelle e il proprio tornaconto, servendosi al riguardo della guerra in atto. Tra spettacolari riprese di battaglia (Mai vista tanta gente morire così male) e ampie panoramiche sui campi di prigionia, che tanto richiamano i lager tedeschi, è messo ben in evidenza il pensiero del regista, scevro da retorica, sulla barbarie messa in atto da ogni conflitto; Eastwood conferma, evolvendolo ulteriormente, il suo personaggio dai gesti lenti e dal fare ieratico, con frasi secche espresse a mezza bocca, spesso risuonanti come lapidarie sentenze, Van Cleef ribalta il ruolo “romantico” del precedente Per qualche dollaro in più, mentre la vera sorpresa è Wallach, l’unico ad avere non solo un nome, ma anche dei trascorsi ed una psicologia ben definiti, non priva quest’ultima di una certa complessità; da ricordare la bella interpretazione, dolente ed efficace, di Aldo Giuffrè.

Le successive realizzazioni western, C’era una volta il West, ’68, e Giù la testa, ‘71, per quanto sempre estremamente affascinanti nella loro visualizzazione e caratterizzazione di tematiche e personaggi, vuoi per una certa lentezza insistita nel primo, vuoi per certe verbosità di fondo presenti nel secondo, non avranno presso il pubblico lo stesso forte impatto del trittico sopra descritto, non aggiungendo ma neanche togliendo nulla alla ormai consolidata fama del “padre del western all’italiana”, anche se a chi gli faceva spesso notare tale appellativo, il Maestro, al solito spietatamente sardonico, rispondeva: “Lei lo sa quanti figli di puttana ci sono in giro?”.

Roma 2011: ” Un cuento chino” miglior film

Ecco il verdetto espresso dalla giuria internazionale della VI Edizione del Festival del Film di Roma, presieduta da Ennio Morricone e composta da Susanne Bier, Roberto Bolle, Carmen Chaplin, David Puttnam, Pierre Thoretton, Debra Winger:
Premio Marc’Aurelio della Giuria al miglior film: Un cuento chino, Sebastián Borensztein.
Premio Marc’Aurelio della Giuria alla migliore attrice: Noomi Rapace, per Babycall, Pål Sletaune.
Premio Marc’Aurelio della Giuria al miglior attore: Guillaume Canet per Une vie meilleure, Cédric Kahn.
Gran Premio della Giuria Marc’Aurelio:Voyez comme ils dansent, Claude Miller.
Premio Speciale della Giuria Marc’Aurelio: The Eye of the Storm, Fred Schepisi.
Premio Speciale alla colonna sonora della Giuria Marc’Aurelio: Ralf Wengenmayr, per Hotel Lux.

Importante, perché espressione della vera natura della kermesse capitolina e del significato della sua importanza a livello essenzialmente e puramente cinematografico, la coincidenza di quanto espresso dalla Giuria relativamente al miglior film, che nelle nostre sale avrà come titolo Cosa piove dal cielo?, con il Premio BNL del pubblico, in quanto gli spettatori sono sin dagli esordi i veri protagonisti (e fruitori finali), al di là di polemiche campate in aria e basate ancora su meri confini, ed interessi, regionalisti. Nessun premio alle opere italiane in concorso, nonostante la buona accoglienza ricevuta, anche dalla critica, in particolare riguardo Il mio domani, Marina Spada, e ai due debutti dietro la macchina da presa, lo sceneggiatore Ivan Cotroneo, La kryptonite nella borsa, dal suo omonimo romanzo, e Pippo Mezzapesa, Il paese delle spose infelici.

Nell’ambito della Sezione L’Altro Cinema/Extra, la giuria internazionale, diretta da Francesca Comencini e composta da Pietro Marcello, James Marsh, Anne Lai, Meghan Wurtz ha assegnato il Premio Marc’Aurelio al miglior documentario a Girl Model, David Redmon e Ashley Sabin, mentre ai film in concorso nella sezione Alice nella città sono stati attribuiti due premi, in base ai voti espressi dalle diverse giurie, composte rispettivamente dai ragazzi sotto e sopra i 13 anni: Premio Marc’Aurelio Alice nella città sotto i 13 anni a En el nombre de la hija, Tania Hermida P.; Premio Marc’Aurelio Alice nella città sopra i 13 anni a Noordzee Texas, Bavo Defurne.

Riguardo, infine, il Premio Marc’Aurelio Esordienti, trasversale a tutte le sezioni del Festival e rivolto al regista della migliore opera prima, la giuria presieduta da Caterina D’Amico e composta da Leonardo Diberti, Anita Kravos, Gianfrancesco Lazotti, Giuseppe Alessio Nuzzo ha premiato, ex aequo, Circumstance, Maryam Keshavarz e La Brindille, Emmanuelle Millet; nella Vetrina dei giovani cineasti italiani il vincitore è Ruggero Dipaola, Appartamento ad Atene.

Festival Internazionale del Film di Roma 2011

Ecco il programma della VI edizione del Festival del Film di Roma, che prenderà il via giovedì 27 ottobre, presso l’ Auditorium Parco della musica, apertura con The Lady di Luc Besson, per concludersi venerdì 4 novembre, con la consueta cerimonia di consegna dei Marc’Aurelio (miglior film, migliore attrice e miglior attore, Gran Premio della Giuria) alle opere in concorso nella Selezione Ufficiale. Presidente della kermesse è Gian Luigi Rondi, Piera Detassis è il Direttore Artistico, Ennio Morricone il Presidente della Giuria, affiancato da Roberto Bolle.

Dando uno sguardo all’elenco delle opere, a risaltare, così di primo acchito, sembrano in particolare gli eventi speciali fuori concorso, vedi Le avventure di Tintin: il segreto dell’unicorno, Steven Spielberg, o Too Big To Fail – Il crollo dei giganti,Curtis Hanson, o ancora, tornando in Italia, Un giorno questo dolore ti sarà utile, Roberto Faenza, ricordando al riguardo che per il nostro paese vi saranno in concorso quattro film: Il cuore grande delle ragazze, Pupi Avati, Il mio domani, Marina Spada, e due debutti dietro la macchina da presa, lo sceneggiatore Ivan Cotroneo, La kryptonite nella borsa, dal suo omonimo romanzo, e Pippo Mezzapesa, Il paese delle spose infelici.

SELEZIONE UFFICIALE – CONCORSO: Babycall, Pål Sletaune, Norvegia – Svezia – Germania; La kryptonite nella borsa, Ivan Cotroneo, Italia; Un cuento chino / Chinese Take-Away, Sebastián Borensztein, Spagna; Il cuore grande delle ragazze, Pupi Avati, Italia; The Eye of the Storm, Fred Schepisi, Australia; La Femme du cinquième / The Woman in the Fifth, Pawel Pawlikowski, Francia -Polonia; Hotel Lux, Leander Haussmann, Germania – Russia; Hysteria,Tanya Wexler, UK – Lussemburgo; Magic Valley, Jaffe Zinn, USA; Il mio domani, Marina Spada, Italia; Il paese delle spose infelici, Pippo Mezzapesa, Italia; Poongsan, Juhn Jaihong, Corea del Sud; Une vie meilleure / A Better Life, Cédric Kahn, Francia – Canada; Voyez comme ils dansent /See How They Dance, Claude Miller, Francia – Canada – Svizzera; Zui Ai / Love for Life, Gu Changwei, Cina.

SELEZIONE UFFICIALE – FUORI CONCORSO: Too Big to Fail / Il crollo dei giganti, Curtis Hanson, USA; A Few Best Men, Stephan Elliott, Australia; L’industriale / The Industrialist, Giuliano Montaldo, Italia; The Lady, Luc Besson, Francia; Like Crazy, Drake Doremus, USA; Mon pire cauchemar / My Worst Nightmare, Anne Fontaine, Francia – Belgio; Un giorno questo dolore ti sarà utile, Roberto Faenza, Italia.

SELEZIONE UFFICIALE-ALICE NELLA CITTÀ: Le avventure di Tintin: il segreto dell’Unicorno, Steven Spielberg, USA – Nuova Zelanda; Hugo Cabret, Martin Scorsese, USA; The Twilight Saga: Breaking Dawn – Parte 1, Bill Condon, USA.

SPETTACOLO-EVENTI SPECIALI: Wim Wenders racconta il futuro del cinema:incontro con il regista, cui seguirà la sua ultima realizzazione, Pina, Germania – Francia – UK; Toto’ in 3d – Il più comico spettacolo del mondo, Mario Mattoli, Italia, 1953; Tormenti – Film disegnato, Filiberto Scarpelli, Italia; L’illazione, Lelio Luttazzi, Italia, 1972; Noi di settembre, Stefano Veneruso, Italia, 2011, e incontro con Franco Califano; La passione di Laura, Paolo Petrucci, Italia; La meravigliosa avventura di Antonio Franconi, Luca Verdone, Italia; 11 metri, Francesco del Grosso, Italia; 148 Stefano. Mostri dell’inerzia, Maurizio Cartolano, Italia; La Guerre des boutons / War of Buttons, Christophe Barratier, Francia; I primi della lista, Roan Johnson, Italia; Evento Halloween – Lezione di horror.

L’ALTRO CINEMA-EXTRA -DOCUMENTARI IN CONCORSO: Catching Hell, Alex Gibney, USA; Comic-Con: Episode IV – A Fan’s Hope, Morgan Spurlock, USA; Dragonslayer, Tristan Patterson, USA; Dead Men Talking, Robin Newell, Cina; Franca la prima, Sabina Guzzanti, Italia; From the Sky Down, Davis Guggenheim, USA; Grazia e furore, Heidi Rizzo, Italia; Girl Model, Ashley Sabin, David Redmon, USA; How to Die in Oregon, Peter Richardson, USA; Patria o Muerte, Vitaly Manskiy, Russia; People in White, Oliver Kochta-Kalleinen, Tellervo Kalleinen, Finlandia – Olanda; The Dark Side of the Sun, Carlo Shalom Hintermann, Italia.

L’ALTRO CINEMA EXTRA – DOCUMENTARI FUORI CONCORSO: African Women: in viaggio per il Nobel della pace, Stefano Scialotti, Italia; Bobby Fischer Against the World, Liz Garbus, USA; Case chiuse, Filippo Soldi, Italia; Diversamente giovane, Marco Spagnoli, Italia; Hollywood Bruciata – Ritratto di Nicholas Ray, Francesco Zippel, Italia; Io non sono io. Romeo, Giulietta e gli altri, Paolo Santolini, Italia; Project Nim, James Marsh, UK.

L’ALTRO CINEMA EXTRA – LUNGOMETRAGGI FUORI CONCORSO:Circumstance, Maryam Keshavarz, Francia – Iran – USA; Locos, Harold Trompetero, Colombia; Nuit Blanche, Frédéric Jardin, Francia; Ostende, Laura Citarella, Argentina; Turn Me On, Goddammit / Få meg på, for faen, Jannicke Systad Jacobsen, Norvegia.

ALICE NELLA CITTÀ – CONCORSO:La Brindille/ Twiggy, Emmanuelle Millet, Francia; Jesus Henry Christ, Dennis Lee, USA; En el nombre de la hija / In the Name of the Girl, Tania Hermida P., Ecuador; Kokurikozaka kara / From up on Poppy Hill / Dalla collina dei papaveri, Goro Miyazaki, Giappone; Nordzee Texas / North Sea Texas, Bavo Defurne, Belgio; Le Diable dans le peau / Devil in the Skin, Gilles Martinerie, Francia; Amy George, Yonah Lewis, Calvin Thomas, Canada; Kids Stories, Siegfried, Francia; Foster, Jonathan Newman, UK; Hasta la vista / Come as You Are, Geoffry Enthoven, Belgio; No et moi / No and Me, Zabou Breitman, Francia; Death of a Superhero, Ian Fitzgibbon, Germania – Irlanda; David, Joel Fendelman, USA; Little Glory, Vincent Lannoo, Belgio.

OCCHIO SUL MONDO FOCUS:The British Guide to Showing Off, Jes Benstock, UK; The Deep Blue Sea, Terence Davies, UK – USA; Page Eight, David Hare, UK; Trishna, Michael Winterbottom, UK; Tyrannosaur, Paddy Considine, UK; Weekend, Andrew Haigh, UK; Wild Bill, Dexter Fletcher, UK.

I FILM DELLA RETROSPETTIVA “PUNKS & PATRIOTS”:The Ladykillers / La signora omicidi, Alexander Mackendrick,UK, 1955; The Pumpkin Eater /Frenesia del piacere, Jack Clayton,UK, 1964, My Son the Fanatic /Mio figlio il fanatico, Udayan Prasad; The Fallen Idol / Idolo infranto, Carol Reed, UK, 1948; Sunday Bloody Sunday / Domenica, maledetta domenica, John Schlesinger, UK, 1971; Persuasion / Persuasione, Roger Michell, UK, 1995; My Beautiful Laundrette, Stephen Frears, UK, 1985; Hard Day’s Night / Tutti per uno, Richard Lester, UK – USA, 1964; Hue and Cry / Piccoli detectives, Charles Crichton, UK, 1947; A Matter of Life and Death / Scala al Paradiso, Michael Powell, Emeric Pressburger, UK, 1946; The Last of England,Derek Jarman, UK, 1988; A Canterbury Tale / Un racconto di Canterbury, Michael Powell, Emeric Pressburger, UK, 1944.

Festival del Film di Roma 2011: Marc’Aurelio a Richard Gere

Richard Gere

Chiusa con successo la 68ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, cominciano a circolare le prime indiscrezioni sulla VI edizione del Festival del Film di Roma, che prenderà il via il 27 ottobre, apertura affidata a The Lady di Luc Besson, per concludersi il 4 novembre, con la consegna dei Marc’Aurelio (miglior film, migliore attrice e miglior attore, Gran Premio della Giuria) alle opere in concorso nella Selezione Ufficiale della kermesse.

Sempre Gian Luigi Rondi nella qualità di Presidente del Festival e Piera Detassis Direttore Artistico, Presidente della Giuria sarà Ennio Morricone, che avrà accanto Roberto Bolle, Étoile del Teatro alla Scala, primo italiano ad essere nominato Principal Dancer dell’American Ballet di New York, oltre ad aver espresso il suo talento praticamente su tutti i palcoscenici del mondo, facendo parte delle compagnie più prestigiose.

Il Premio Marc’Aurelio all’attore verrà assegnato a Richard Gere, attore estremamente poliedrico, mentre, in attesa di conoscere il cartellone definitivo, nella sezione Fuori Concorso della Selezione Ufficiale risalta il film tv Too Big to Fail – Il Crollo dei Giganti di Curtis Hanson, sulla base dell’omonimo libro scritto dal giornalista Andrew Ross Sorkin (tra gli interpreti, William Hurt e Paul Giamatti) e in quella L’Altro Cinema Extra l’incontro previsto con il regista Michael Mann; interessante, infine, il confronto libro-film previsto nella sezione Alice nella città, con la visione in anteprima, ormai tradizionale, di alcune sequenze di The Twilight Saga: Breaking Dawn Parte I, in uscita il 16 novembre, e il reading di brani tratti dal romanzo di Stephenie Meyer.

Una pistola per Ringo (1965)

Duccio (Amedeo) Tessari (Genova, 1926-Roma, 1994) è stato tra i protagonisti del cinema italiano di genere, spaziando tra peplum, spaghetti western, poliziesco e guerra, connotando ogni pellicola di una particolare ironia, giocosa e scanzonata, spesso in forte contrasto con i toni drammatici o violenti.
Trasferitosi a Roma negli anni ’50, dopo le esperienze nella città natale in qualità di produttore, operatore e regista di documentari, inizia a lavorare, come assistente, al fianco di Carmine Gallone e Vittorio Cottafavi, divenendo tra i più validi sceneggiatori del filone storico-mitologico, cui è legato il suo esordio registico nel ’61, Arrivano i Titani, mentre nel ’65, dopo aver collaborato, tra l’altro, alla scrittura di Per un pugno di dollari, ’64, Sergio Leone, dirige il suo primo western, Una pistola per Ringo.

In un paese al confine tra Stati Uniti e Messico, qualche giorno prima di Natale, lo sceriffo Dan (George Martin) apprende che Ringo “faccia d’angelo” (Giuliano Gemma / Montgomery Wood) è stato scagionato da un’accusa d’omicidio, per legittima difesa: temendo la vendetta dei fratelli della vittima, cerca di rintracciarlo, ma lo trova quando li ha già fatti fuori e lo conduce in cella, in attesa del processo. Intanto, il bandito messicano Sancho (Fernando Sancho) rapina la banca con la sua banda, di cui fa parte anche la bella Dolores (Nieves Navarro), intenta a distrarre lo sceriffo, il quale comunque riesce a ferire Sancho, che trova rifugio con i suoi nella tenuta del maggiore Brown (Antonio Casas), vedovo con una figlia, Ruby (Lorella De Luca / Hally Hammon), fidanzata di Dan; Ringo sembra essere l’elemento adatto ad agire come infiltrato, in cambio di una percentuale sulla somma rubata…

Rielaborazione di Ore disperate, William Wyler, ’55, per ammissione stessa di Tessari, anche autore del plot (insieme, non accreditati, a Fernando Di Leo, Alfonso Balcazar, Enzo Dell’Aquila), il film racchiude in sé un po’ tutti gli elementi classici del western, la normalità di una tranquilla cittadina sconvolta da un tragico evento, lo sceriffo integerrimo ma duttile, l’individualista eroe suo malgrado, non dimenticando il vecchietto brontolone e il cattivo da manuale, rivisitati con un tono da commedia, come si evince dai dialoghi abbastanza brillanti. Un certo equilibrio viene mantenuto grazie all’efficace regia, tanto nelle scene d’ interni che in quelle d’azione, per quanto lontana dalla ricerca formale e dal manierismo di Leone, e alle valide prove attoriali, almeno nel senso della corrispondenza con il personaggio interpretato, visto che il taglio un po’ bonario alla fine finisce per prevalere, in particolare nel vilain Sancho.

Gemma-Ringo è una figura interessante nelle sue molteplici contraddizioni, parente alla lontana dell’ Eastwood / “Straniero senza nome”: scarsa inclinazione alle regole, se non quelle forgiate sulla base di un personale tornaconto, quindi tendenzialmente anarchico, ma capace di gesti nobili, affronta la vita sempre con il sorriso sulle labbra e la mano a sfiorare l’impugnatura della Colt, fedele allo spirito proprio di Tessari, superare il senso del tragico sfruttando la spensieratezza del riso. Ecco quindi, a inizio film, Ringo che gioca con dei bambini prima di sparare, o l’incredibile duello finale, quando il nostro usa una vecchia pistola a guisa di stecca da biliardo, giocando di sponda con una campanella, e il proiettile di rimbalzo colpisce a morte Sancho, nascosto dietro un muro…

Bella la colonna sonora di Ennio Morricone, con Angel Face cantata da Maurizio Graf (testo di Gino Paoli) sui titoli di testa e di coda; il grande successo di pubblico spinse l’uscita, appena un anno dopo, de Il ritorno di Ringo, il quale però, nonostante il titolo, l’impiego più o meno dello stesso cast e dello stesso set, non è un sequel, bensì una storia autonoma, basata sull’Odissea, coerentemente con il disincantato assunto programmatico del regista: “Nessuno di noi inventa niente, hanno inventato tutto Omero e Tolstoj…”

Festival Internazionale del Film di Roma:Ennio Morricone Presidente della Giuria

Ennio Morricone sarà il Presidente della Giuria del Festival Internazionale del Film di Roma (27 ottobre- 4 novembre); accanto al Maestro, insignito di recente a Stoccolma con il Polar Music Prize, che va ad aggiungersi ai tanti riconoscimenti ottenuti (come l’ Oscar e il Leone d’oro alla Carriera, vari Golden Globe, David di Donatello, Nastri d’Argento), un altro rappresentante della cultura e dello spettacolo italiani a livello internazionale, Roberto Bolle, Étoile del Teatro alla Scala, primo italiano ad essere nominato Principal Dancer dell’American Ballet di New York, oltre ad aver espresso il suo talento praticamente su tutti i palcoscenici del mondo, facendo parte delle compagnie più prestigiose. A dare la notizia martedì scorso Gian Luigi Rondi, Presidente del Festival, insieme con Piera Detassis, Direttore Artistico; la giuria, che vedrà tra i suoi componenti anche membri stranieri, conferirà ai film in concorso nella Selezione Ufficiale i premi Marc’Aurelio (miglior film, migliore attrice e miglior attore, Gran Premio della Giuria).