To Rome With Love

20205Non amo i mezzi termini o i giri di parole, quindi esprimo subito il mio pensiero, come tale, ovviamente, opinabile: To Rome with Love, scritto e diretto da Woody Allen, è un gran brutto film, la cui unica valenza stilistica è rappresentata da un’abissale inconsistenza, confluente ben al di là dal considerare l’Urbe Eterna letteralmente come tale, immutabile nel corso dei secoli (o, almeno, dagli anni ’50 in poi), cristallizzata in una suggestiva fotografia (Darius Khondji) o valorizzare i tanti attori nostrani né più né meno alla stregua dei vari prodotti reclamizzati, alimentari e non, tanto da farmi pensare, a volte, che il carrello del supermercato avesse preso il posto della macchina da presa.

Il profondo senso di rammarico avvertito all’uscita dal cinema è infatti dovuto essenzialmente alla netta sensazione d’ essere di fronte alla classica occasione mancata, con la voglia dominante da parte dell’autore di risolvere il tutto sbrigativamente in una serie di episodi, quattro, introdotti dalla placida figura di un “pizzardone” romano sulle note di Nel blu dipinto di blu: certo un omaggio alla nostra “vecchia” commedia, il cui parallelismo è efficacemente ed elegantemente costruito, ma che lasciano ben presto il posto all’oblio, considerando la mancata caratterizzazione di ogni situazione o singolo personaggio, se non in chiave di omaggio citazionista, tra qualche battuta azzeccata e timidi accenni di graffi che avrebbero meritato maggiore affondo, come quelli rivolti ai giornalisti nell’episodio con Roberto Benigni “famoso per essere famoso”.

Hayley (Alison Pill), turista americana, conosce Michelangelo (Flavio Parenti). I due si innamorano e l’arrivo dei genitori di lei, la psicologa Phyllis (Judy Davis) e il regista d’opera in pensione Jerry (Allen), per l’ incontro tra le rispettive famiglie, rivelerà la sorpresa del papà del ragazzo, ottimo tenore solo sotto la doccia; da Pordenone giungono gli sposini Milly (Alessandra Mastronardi) e Antonio (Alessandro Tiberi), quest’ultimo grazie agli zii spera d’ assicurarsi un buon posto di lavoro, ma, complici la prostituta Anna (Penelope Cruz) e l’attore Luca Salta (Antonio Albanese), gli eventi prenderanno una piega diversa; il giovane architetto Jack (Jesse Eisenberg), incontra il maturo collega e nume tutelare John (Alec Baldwin), che gli farà da consigliere sentimentale nel gestire i rapporti tra la fidanzata e la sua squinternata amica (Ellen Page) da cui è affascinato; il buon borghese Leopoldo (Benigni) si trova improvvisamente coinvolto nel circuito dei famosi, tra interviste e frequentazioni d’alto bordo.

Allen cita il cinema italiano (la storia degli sposini è un mix tra Lo sceicco bianco ed Eritrea, un episodio de La mia signora) e se stesso (l’impresario Jerry, un condensato tra l’Alvy di Io e Annie e l’Isaac di Manhattan, Baldwin è ricalcato sul Bogey di Play It Again Sam), si offre, dopo un po’ di tempo, anche come attore, più stranito che imbolsito, distaccandosi da Freud per sostituirlo “con il palpeggio delle banconote fruscianti” e connota il film dell’ulteriore tocco ruffiano di note canzoni al ritmo dell’organetto, con il timore, il quale per fortuna si rivelerà infondato, che da un momento all’altro in qualche vicolo venga fuori il ristorante “da Tony” di Lilli e il vagabondo e relativo spaghetto al bacio.

Ciò che a mio avviso appare evidente è un certo scollamento tra i guizzi inventivi, l’ ironia, la specificità culturale ed artistica, insomma il “marchio di fabbrica” del buon vecchio Woody, presente solo a tratti, e quanto viene visualizzato nell’ottica dell’americano in ferie sabbatiche, che conosce l’Italia genericamente, attraverso quanto filtrato dai media o le pellicole, non solo italiane, del tempo che fu: il dubbio che ancora mi affligge è se questo distacco sia avvenuto consapevolmente o meno, magari, nel primo caso, in nome dei suddetti “dindi”, pur non cambiando il risultato, ma solo le modalità esplicative, di averci preso allegramente per il sedere. Galeotto fu Vacanze romane e chi lo diresse…

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2 risposte a “To Rome With Love

  1. Io non credo che Allen sia impazzito all’improvviso e abbia fatto, guarda caso proprio ora che è venuto nel nostro paese, il film più brutto della sua carriera, come molti hanno sostenuto. Penso che sia molto più probabile che la reazione quasi unanime, che ha messo d’accordo sia amanti di Woody che gente che non ne ha mai visto un solo film (il che già da sé è molto strano), sia dovuta ad un risentimento causato da un nostro orgoglio e senso di intoccabilità da parte di autori stranieri. Non dico che sia il tuo caso, ma che in generale sia un fattore che ha fortemente condizionato il giudizio. Se questo film fosse stato girato in Grecia non avrebbe ottenuto le stesse reazioni cariche di autentico e immotivato astio per un’opera assolutamente piacevole, intelligente e coerente con un pensiero che va avanti da più di 40 anni e 40 film. Non penso che per Scoop o Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, molto più brutti e meno ispirati di questo, gli inglesi abbiano reagito in questo modo. Ma noi ci siamo sentiti forse “presi per il sedere”, come hai scritto, e non ci è andato giù il fatto che abbia usato il filtro dell’immaginario del cinema italiano per raccontarci, anziché un occhio coerente sulla realtà italiana. A parte il fatto che, a mio parere, nonostante il suddetto filtro ha fatto emergere difetti italiani assolutamente veri e statistici (18 milioni di italiani usufruisce di prostituzione, le escort non sono uno stereotipo), non vedo cosa ci sia assolutamente di male nell’adottare una stilizzazione, soprattutto da parte di un autore che da sempre è un po’ metacinematografico e citazionista. Per finire, il discorso del non capire è plausibile e non è una colpa (anch’io l’ho dovuto vedere una seconda volta per comprenderlo meglio), essendo un film di forte carattere simbolico. Ed è proprio quest’essere simbolico e poco concreto, volutamente corale e frammentato (Bop Decameron era una volta il titolo) a deludere chi si aspetta una caratterizzazione specifica dei personaggi. Una seconda visione sicuramente aiuta ad apprezzarlo di più. Da quello che ho letto del tuo articolo ho capito che quello che ti ha infastidito è un senso di mercificazione che invade il film, a partire dai vari marchi sparsi. Ecco un altro tormentone sul web, quello del product placement invasivo. Però il product placement è presente in ogni film americano e di Allen stesso (anche in Midnight c’erano Dior e compagnia bella), solo che in questo caso notiamo di più le marche perché sono italiane. Poi, non è che Allen abbia sostituito Freud con il piacere del denaro frusciante. Il personaggio che si è scritto addosso è sicuramente negativo e autoironico, dato che non sa neanche il significato di “minus habens”, pur vantandosene. Allen stesso ha dichiarato di non far film per soldi ma per amore di raccontare, distraendosi dalla paura della morte. Poi, a ognuno la libertà di giudizio, ovviamente. Chi vuole beneficiare di questo godibilissimo regalo di Woody a Roma e al suo cinema, ne benefici, così come degli altri suoi film; chi non vuole, pazienza. Non casca mica il mondo.

    • In estrema sintesi, e sempre per quanto mi riguarda, la delusione è legata non tanto o, meglio, non essenzialmente, al citazionismo legato all’immaginario del nostro cinema usato come filtro del reale e men che mai al simbolismo soffuso, ma, più propriamente, riprendendo le tue parole, nell’ aver avvertito l’assenza di una narrazione volta al solo piacere di raccontare, persa nei rivoli di schematismi e bozzetti, non negando assolutamente l’eleganza e la maestria di Allen nella composizione complessiva dell’intera pellicola. Il “presi per il sedere” finale era una semplice nota ironica per sottolineare come Allen, sia che abbia messo in atto consapevolmente uno scollamento tra il suo io pulsante e pensante e il filtro dell’americano in ferie, sia che l’abbia sviluppato inconsciamente, il risultato finale non cambia: sfotterci e il gioco ci può stare. Poi, per concludere, “non arriva certo l’inquisizione spagnola”:ad ognuno, giustamente, libertà di giudizio, tanto positivo che negativo, senza stracciarsi le vesti in un caso o nell’altro, come ho avuto già modo di scriverti, libertà e varietà di pensiero vanno di pari passo. Ed ora passiamo al prossimo film…

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