Tonino Guerra, l’eclettismo di un poeta

Tonino Guerra

Tonino Guerra

E’ morto questa mattina nel suo paese natale, Santarcangelo di Romagna, Tonino Guerra, poeta prestato al cinema, cui ha regalato soggetti intrisi di rara elegia e coinvolgenti suggestioni, oltre che artista completo, considerando la sua dedizione, per quanto spesso in via alternativa, alla pittura, alla scultura e all’ideazione artistica in genere. Qualche giorno fa (il 16 marzo) era ricorso il suo 92mo compleanno, mentre nel 2010, aveva ottenuto il David di Donatello alla carriera, il quarto dopo i tre conseguiti per la miglior sceneggiatura ((Kaos, Paolo e Vittorio Taviani, ’84, Tre fratelli, Francesco Rosi, ’81, E la nave va, ’83, Federico Fellini), mentre con il regista greco Theo Angelopoulos aveva ottenuto la a Palma d’oro a Cannes nel 1989, per L’eternità e un giorno; fondamentale poi il suo contributo relativamente alla vittoria di Amarcord, Federico Fellini, Oscar come Miglior Film Straniero nel ’74. Con il regista riminese collaborò inoltre per il già citato E la nave va, ’83, e Ginger e Fred.

Appena ventenne, Guerra visse la triste esperienza della deportazione in Germania, nel lager di Troisdorf, dove iniziò a comporre i primi versi in dialetto romagnolo, poesie che troveranno forma definitiva nella raccolta I scarabocc, pubblicata a sue spese nel ’46, con la prefazione di Carlo Bo; maestro elementare, esordisce come narratore nel ’52 con il romanzo breve La storia di Fortunato (Einaudi), anche se sarà la trasferta a Roma a rivelarsi fondamentale per la sua carriera, dove avrà modo di frequentare il pittore Lorenzo Vespignani e conoscere registi come Elio Petri e Giuseppe De Santis, il cui Uomini e lupi, ’57, risulta tra le sue prime sceneggiature, considerando che già nel ’53 aveva avviato una collaborazione con Aglauco Casadio per realizzare un film con Marcello Mastroianni, Un ettaro di cielo, distribuito a partire dal ’56.

Altro momento saliente della sua vita, l’incontro con Michelangelo Antonioni, sul finire degli anni ’50, avviando un forte sodalizio che, a partire da L’avventura, ’59, durerà sino al 2004 (Il filo pericoloso delle cose, episodio del film Eros), escludendo dal novero Professione reporter: eclettismo ed intuito artistico hanno fatto sì che Guerra apportasse il suo indubbio talento creativo alle opere dai contenuti più vari, assecondando, approfondendo e visualizzando, ogni volta con diversa efficacia ed intensità, le idee di registi come Francesco Rosi (Cadaveri eccellenti, ’75) o Andrej Tarkovskij (Nostalghia, ’83), giusto per evidenziare gli estremi della genialità propria di un grande uomo prima che di un grande poeta e scrittore, senza soffermarsi troppo a lungo sul solito freddo elenco delle opere realizzate, col rischio di sminuirne la figura e la sua portata inventiva.

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