Francia, Costa Azzurra. Il susseguirsi di una serie di furti fa pensare alla polizia, per tecnica esecutiva e loro oggetto (gioielli), che il celebre ladro John Robie, detto “il Gatto” (Cary Grant), sia tornato in attività. In realtà John, in libertà condizionata dopo aver preso parte alla Resistenza, vive tranquillo nella sua villa in collina, dedito alla coltivazione di vigneti e fiori, e vuole dimostrare la sua innocenza, chiedendo la collaborazione dell’agente assicurativo Hugson (John Williams), dei Lloyd’s di Londra. Sul suo cammino incontrerà tre donne, ognuna delle quali sarà rilevante per la soluzione del caso: Danielle (Brigitte Auber), figlia di un suo ex “collega”, l’affascinante americana Frances (Grace Kelly), in vacanza insieme alla ricca ed eccentrica madre (Jessie Royce Landis)…
Alfred Hitchcock definiva Caccia al ladro “una storia piuttosto leggera”, ma se la leggerezza si coniuga con una ben dosata sapidità, scaturente da una notevole eleganza visiva e formale (la fotografia in Technicolor Vistavision di Robert Burks, unico Oscar del film) e dalla sceneggiatura ricca di dialoghi raffinati, intrisa di sottile umorismo e sottintesi sessuali (John M. Hayes, da un romanzo di David Doge), allora non può derivarne altro che un raffinato divertissement, con il quale l’autore sfrutta magistralmente i citati elementi per irretire gli spettatori, sovrapponendoli sagacemente ad altri tipici delle sue opere, dal tema dell’uomo accusato ingiustamente all’idea a lui cara del “sesso indiretto”, facendo in modo che l’effetto sorpresa prevalga sulla suspense propriamente detta.
In parte commedia sofisticata, e il pensiero va subito a Lubitsch nella rappresentazione di certi ambienti aristocratici, in parte thrilling, tra scontri, inseguimenti a piedi, sui tetti o in auto (da brivido), il film si snoda in un intrigante gioco, basato sullo scambio di ruoli, tra inseguitore e inseguito: la curiosità è incentrata non tanto chi possa essere il vero autore dei furti o se e come verrà catturato, ma sulle modalità seduttive messe in campo da Frances.
Figurarsi se John, un impagabile Cary Grant, sornione e charmant, con quell’aria da uomo di mondo che ne ha viste tante, si lascerà irretire da un’ereditiera capricciosa e viziata … Destino vuole, però, che la donna in questione abbia le fattezze di Grace Kelly, capelli biondi pettinati impeccabilmente, camminata statuaria valorizzata da altrettanto impeccabili vestiti, altera, aristocratica, ma capace di slanci improvvisi, come quando trascina “il Gatto”, che l’ha accompagnata presso la sua camera, verso di sé per baciarlo, un gesto il cui unico significato attribuibile è quello proprio di un genuino trasporto erotico.
E’ una modalità insolita e suggestiva di visualizzare il sesso sullo schermo, che trova la sua sublimazione nella famosa scena dei fuochi d’artificio: Frances e John soli nella stanza, lei lo invita ad impossessarsi dei suoi gioielli, indicando una preziosa collana, lui si avvicina con il solito fare understatement ed ecco esplodere in rapida alternanza baci infuocati e giochi pirotecnici sullo sfondo … La bravura di Sir Alfred sta proprio nel creare una sottile sospensione allusiva, suscitando l’effetto sorpresa di cui sopra, grazie al quale, sfruttando il suo humour dissacrante e sardonico, caratterizza un altrimenti scontato lieto fine: il vero ladro è stato ormai catturato, John è tornato nella sua villa, inseguito ancora una volta da Frances per quello che sembra essere un arrivederci mentre è in realtà la resa definitiva del lupo solitario, con la donna raggiante a guardarsi intorno esclamando: “E così è qui che vivi. A maman piacerà molto …”





