Il fiume rosso (Red River, 1948)

Il fiume rosso è il primo dei 5 western girati da Howard Hawks, regista estremamente poliedrico, non legato a contratti con le varie majors, quindi libero di esprimersi con una certa disinvoltura nei vari generi cinematografici (guerra, gangster movie, screwball comedy, noir), lasciando in ogni opera il proprio personale tocco, perfezione formale e rispetto per la sceneggiatura.

Codiretto da Arthur Rosson, sulla base del racconto The Chisholm Trail di Borden Chase, sceneggiatore insieme a Charles Schnee, Red River appare strutturato piuttosto classicamente, una storia ammantata di epicità (l’apertura di un libro ad inizio film e la voce narrante di Walter Brennan a dare il via alla narrazione), ma con un’inedita, per i tempi, connotazione. Il mito della frontiera, della nascita di una nazione, viene infatti riletto in chiave introspettiva, accostando all’iconografia tradizionale propria del genere, stilemi di stampo melodrammatico ed introspettivo.

Agosto 1851, Thomas Dunson (John Wayne) e il suo amico “Groot” Nadine (Brennan) lasciano S. Louis, unendosi ad una carovana di pionieri diretta in California; giunti al confine settentrionale del Texas, si separano dal gruppo, Thomas è deciso ad attraversare il Fiume Rosso ed andare verso sud, per iniziare in quelle terre la sua attività d’allevatore di bestiame, sacrificando al riguardo anche l’amore, lasciando la sua donna, che di lì a poco morirà nel corso di un attacco indiano. Unico superstite un ragazzo, Matthew, che Thomas prenderà con sé, come figlio. Arrivati al luogo adatto, uno spazio sconfinato che si estende a nord del Rio Grande, Thomas ne prende possesso, uccidendo uno dei dipendenti del proprietario che gli intimano di sloggiare: 14 anni (e 7 croci) dopo, è proprietario di ben 10mila capi di bestiame, destinati alla vendita nel più florido mercato del sud, un viaggio piuttosto lungo, dai molti disagi e pericoli. Esasperati dalla sua prepotenza, i componenti della carovana, guidati dal figlioccio Matthew (Montgomery Clift), si ribellano e conducono il bestiame ad Abilene, prendendo una strada diversa, vendendolo ad ottimo prezzo. Ma Thomas cova rancore e medita vendetta…

Il film appare strutturato sulla contrapposizione di due personaggi, tra amicizia virile e conflitti edipici, ben resi da un’efficace interpretazione, diversi nell’aspetto fisico prima e in quello psicologico poi, oltre che nel modo di affrontare la vita: Thom/Wayne, massiccio, dalla forte presenza scenica, movimenti bruschi e spesso impacciati, tipico eroe insieme western ed hawksiano, energico, cocciuto, intransigente, dispotico, con una propria, ambigua moralità ed un’altrettanto personale visione di ragione e torto; Matt/Clift timido, esile, mite, quasi femmineo, poco incline alla violenza pur essendo piuttosto abile con la pistola, risoluto almeno quanto il padre e permeato di un’adamantina onestà.

Rilevante poi che la loro rivalità, con conseguente scontro fisico, venga sedata da Tess (Joanne Dru), ragazza conosciuta da entrambi durante il tragitto ed innamorata, ricambiata, di Matt, che viene così a personificare il necessario ordine nell’ambito della nascita di una nuova civiltà. Rimarchevoli la fotografia di Russel Harlan e il commento musicale di Dimitri Tiomkin. Richard Michaels nell’88 ne gira un remake, destinato alla televisione, mentre alcune sue sequenze si notano in Bellissima di Visconti ed una viene citata ne L’ultimo spettacolo di Peter Bogdanovich.

4 risposte a Il fiume rosso (Red River, 1948)

  1. ciao Antonio,
    ho letto i tuoi due bei commenti a ladri di biciclette e al film di Hawks (che vedrò al più presto)

    mi chiedevo se hai visto Piccoli ladri?
    c’è una scena- omaggio al film di De Sica che è davvero affascinante e malinconica.

    comunque anche se non ci sei, io su facebook ho postato il tuo blog, così anche i miei amici critici e/o appassionati di cinema possono conoscerti :)
    a presto ale

    • Ciao Alessandra.
      “Piccoli ladri” non l’ho visto, ma rimedierò al più presto, la curiosità è tanta.
      Grazie per gli apprezzamenti riguardo il mio lavoro, che fanno sempre piacere, e per aver postato il blog su Facebook, nei confronti del quale, pur comprendendone una certa utilità, nutro una sana idiosincrasia. Non è grave, forse passerà prima o poi…
      Ciao,
      Antonio

  2. “Il fiume rosso” è un grandissimo classico western. Howard Hawks ha girato in seguito altri film western di grande valore come “Un dollaro d’onore”, ma credo che forse questo rimanga il migliore, soprattutto per l’intensità di alcune scene e la descrizione dei personaggi. Ottima la tua analisi su questa pellicola; condivido tutto quello che hai scritto. Senza dubbio uno dei tanti motivi di interesse è il confronto fra le due generazioni di attori rappresentate John Wayne e Montgomery Clift, entrambi straordinari. Bellissime le musiche di Tiomkin, il cui tema principale è stato ripreso, mi pare, anche in un altro western successivo.

    Un caro saluto,
    Francesco

    • Ciao Francesco. Andando a memoria il tema musicale di Tiomkin (My rifle, my pony and me) è stato ripreso dallo stesso autore proprio per Un dollaro d’onore, era la canzone cantata da Dean Martin e Ricky Nelson, con Brennan all’armonica. Credo anch’io che Il fiume rosso possa considerarsi il miglior western del poliedrico Hawks, la scazzottata finale tra Wayne e Clift è certamente qualcosa di memorabile nella storia del cinema, un modo “pratico” di risolvere il conflitto generazionale… Grazie per gli apprezzamenti riguardo la mia analisi, a presto.
      Antonio

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