In nome della legge (1949)

germiNel parlare di Pietro Germi (Genova,1914-Roma, 1974), non si può non essere d’accordo con il critico Paolo Mereghetti: dell’eclettico e geniale regista se ne è sempre parlato con distacco, magari ritenendolo degno di rivalutazione, “ma sempre in attesa che la rivalutazione diventasse definitiva”; non gli sono stati d’aiuto il suo carattere chiuso, la sua schiettezza nel dichiararsi socialdemocratico, che lo ha reso inviso a certa critica di sinistra e la sua scelta di puntare sul “film di genere” distaccandosi dal neorealismo, spaziando dal melodramma alla commedia all’italiana, innovandola con un inedito senso del grottesco.

In nome della legge, tratto dal romanzo Piccola pretura di Giuseppe Guido Lo Schiavo, sceneggiato dallo stesso Germi, Monicelli, Fellini, Pinelli, Aldo Bizzarri e Giuseppe Mangione, narra le vicende del giovane magistrato Guido Schiavi (Massimo Girotti), inviato come pretore in un piccolo paese siciliano, dove i suoi buoni propositi di applicare fermamente la legge dovranno fare i conti con la diffidenza della popolazione locale, con le prepotenze del barone Lo Vasto (Camillo Mastrocinque), che ha chiuso la zolfara da lui amministrata, lasciando molta gente disoccupata e con il capomafia Passalacqua (Charles Vanel), che garantisce al barone “rispetto e protezione”; grazie alla collaborazione del maresciallo Grifò (Saro Urzì) e rincuorato dall’amicizia del giovane Paolino, il pretore cerca di districarsi tra gli omicidi che si susseguono e l’ottusità del capomafia, di cui rifiuta la protezione; fallito il tentativo di corromperlo, il barone assolda un sicario per ucciderlo, ma il pretore scampa all’attentato; il procuratore gli consiglia il trasferimento e Schiavi, ormai rassegnato, accetta; quando però apprende che Paolino è stato ucciso, corre in chiesa a suonare le campane a martello, convocando tutti gli abitanti sulla piazza, accusandoli dell’omicidio per la loro condotta omertosa; resterà al suo posto affinchè il rispetto per la legge trionfi, anche a costo della sua vita; il capomafia, colpito dalle sue parole, gli consegna il colpevole, rinunciando alla sua legge perchè venga applicata quella dello Stato; Schiavi procede all’arresto pronunciando la formula di rito, “in nome della legge”, gridandola poi in faccia a Passalacqua, per ribadire la supremazia della legalità.

Film d’azione spettacolare e coinvolgente, ottimamente diretto ed interpretato, che si avvale di un suggestivo sfruttamento del paesaggio naturale, con una Sicilia vista “verganiamente”nella sua vitalità e nel suo isolamento, legata ad un desueto codice d’onore, che, ambiguamente, ha forse a che fare con la giustizia tout court, ma non con quella legalità del cui valore il pretore si fa pugnace testimone, sotto la cui egida dovrebbero sentirsi uniti tutti gli uomini, senza sopraffazione dell’uno sull’altro:in ciò sta l’abilità di Germi, dare un senso morale al racconto, senza che questo predomini sulla sua struttura, ma divenendone parte integrante.

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