Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970)

gggElio Petri (Roma, 29/01/’29-10/11/’82), sceneggiatore e regista, ha affrontato temi inconsueti per il nostro cinema, quali la nevrosi e il potere, con toni grotteschi al limite del parossismo, riuscendo quasi sempre a realizzare una felice alchimia tra qualità e riscontro del pubblico.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, sceneggiato da Petri stesso e da Ugo Pirro, ha vinto il premio Oscar come miglior film straniero nel ’71:un uomo (Gian Maria Volontè) entra in un palazzo, dove l’attende l’amante, l’affascinante Augusta (Florinda Bolkan); tra i due vi è uno strano rapporto vittima-carnefice e durante l’amplesso l’uomo uccide la donna tagliandole la gola con una lametta. Subito dopo si premura di eliminare alcune prove, lasciandone altre in evidenza, e chiama la polizia; uscendo incrocia un giovane che abita nello stesso stabile (da alcuni flashback sapremo essere uno studente anarchico, che aveva una relazione con Augusta).
Qualche istante e vediamo l’uomo entrare in questura, acclamato da tutti: “il dottore”, come viene chiamato, è stato promosso da Capo della Sezione Omicidi a Capo dell’Ufficio Politico; il suo discorso di insediamento è caratterizzato da frasi come “repressione è libertà”.

Dietro la maschera di irreprensibile funzionario , si cela in realtà un uomo in lotta con se stesso e con il potere che rappresenta, del quale si fa scudo in modo schizofrenico per fronteggiare la propria fragilità ed immaturità. Durante le indagini sull’omicidio suggerisce ai colleghi che se ne occupano una pista da seguire per poi mandarli fuori strada, oscillando a livello di nevrosi tra un delirio di onnipotenza che lo rende sicuro di non essere sospettato e il desiderio di essere punito,che non si realizza causa la sua stessa autorità:il testimone che l’ha visto uscire dal palazzo all’ora del delitto, arrestato in seguito ad un attentato, rinuncia a denunciarlo e lo ricatta (“un criminale a guidare la repressione, è perfetto!”).

Consegnata una lettera di confessione ai colleghi, si ritira nella sua abitazione, in attesa dell’arresto; addormentatosi, sogna di subire un interrogatorio, con uso di mezzi coattivi perchè dichiari la propria innocenza; al risveglio vedrà effettivamente giungere i colleghi, ma la scena si interrompe e in sovrimpressione appare una frase di Kafka: “Qualunque impressione faccia su di noi, egli è un servo della legge, quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano”. Film dalla costruzione impeccabile, con una grande interpretazione di Volontè, è una lucida e pungente satira, dai toni psicoanalitici, sul potere costituito, universalmente considerato, sulle sue derive autoritarie e sulla sua impossibilità a giudicare se stesso, contraddizione con la quale convive e di cui si nutre per continuare ad esistere, affermando la sua supremazia celandosi dietro il rispetto della legge e dell’ordine.

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