Parnassus, l’immaginazione ci salverà

pppLondra, giorni nostri: alla periferia della città, tra barboni dormienti e giovani uscenti da una discoteca ubriachi, giunge uno sgangherato carrozzone, che in pochi secondi si trasforma in un palcoscenico sul quale viene rappresentato uno strano spettacolo, The Imaginarium of Doctor Parnassus. Dominante sulla scena, per quanto immobile e in apparente stato di trance, il Dr. Parnassus (Christopher Plummer), mentre un giovane imbonitore nei panni di Mercurio ne declama in versi gli strabilianti poteri, cercando di attirare l’attenzione dei passanti sulla bellezza della giovane Valentina (Lily Cole). Alle loro spalle un misterioso specchio, in realtà una porta magica verso altri mondi possibili, per quanti vogliano accettare il sogno e la potenza dell’immaginazione, con la possibilità di scegliere nuove strade o discendere verso gli inferi, cioè nient’altro che la visualizzazione di dove possano portare scelte di vita basati su effimeri, consolatori, surrogati dei veri valori. Ma chi è in realtà il misterioso Dr. Parnassus? E chi sarà mai il sinistramente intrigante Mr. Nick (Tom Waits) che si aggira intorno con fare sospetto? Perchè questi pretende da Parnassus l’anima di Valentina, sua figlia, al compimento del sedicesimo anno di età, pur giungendo infine ad un accordo per cui la ragazza sarà del primo che riuscirà a sedurre cinque anime? Ancora, chi è il misterioso Tony (Heath Ledger, morto durante le riprese), salvato da un’impiccagione, che, complice l’amore, avrà un ruolo determinante in tutta la vicenda?

Diretto e sceneggiato (insieme a Charles McKeown) da Terry Gilliam, ex dei Monty Python, il film risulta intriso, appesantito a volte, del suo gusto pittorico, visionario e lisergico, che abbatte qualsiasi muro di razionalità per far entrare lo spettatore, come Alice che attraversa lo specchio, in un mondo favolistico e fatato, avvolgendolo in una sarabanda di immagini, dove tutto appare magicamente e poeticamente scombinato, confuso, rutilante, complici anche scenografie e costumi densi di barocchismi. Per chi abbia voglia e pazienza di entrare in una nuova dimensione sospesa tra realtà e fantasia, oscillante tra vita e morte, dove si rivisita, rivitalizzandolo, il mito di Faust, uno spettacolo visivamente affascinante, che compensa incongruenze e vuoti del plot narrativo, non sempre trascinante.

Convincente la prova degli attori, in particolare Plummer e il compianto Ledger, sostituito nelle scene mancanti da Johnny Depp, Colin Farrell, Jude Law, testimoni di come la magia del cinema e la forza dell’immaginazione possano realizzare egregi risultati senza ricorrere ad artifici da computer. Splendidamente sornione e sulfureo Tom Waits. Un film rivolto soprattutto a chi, come il regista, abbia nel cuore purezza e capacità di stupirsi, accettando l’immaginazione come àncora di salvezza per entrare in un mondo dove l’impossibile la fa da padrone, travalicando poi il mondo del reale, dominato dalla “irreale fantasia” creata da menzogneri miti moderni, artificiosi in quanto imposti: forza vitale che fa andare avanti il mondo, senza la quale la vita non sarebbe altro che uno spettacolo di marionette, con il Bene ed il Male liberi di muovere i fili.

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